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#1maggiotaranto, all’alba del giorno dopo

Quando Pino Aprile, in “Giù al Sud” e “Terroni” scriveva che la salvezza dell’Italia, sarebbe arrivata dal Mezzogiorno veniva costantemente accolto, alle presentazioni ed ai talk cui partecipava, come una sorta di visionario da compatire. Sorrisetti, pacche sulle spalle, considerazioni di circostanza proprio per non sminuire il lavoro editoriale. Una volta ricordo che un giornalista piuttosto radical chic sbottò “si, Pino, ma al Sud dov’è la società civile”. Mi alzai ed andai via.

Ma come possono mai questi rozzi terroni, intesi come categoria dell’animo e non solo geografica,  aspirare a tanto?

Eppure solo chi vive la realtà condizionata più di ogni altre dalla crisi, può comprendere le infinite risorse di un popolo che è sopravvissuto a invasioni e re senza mai perdere completamente la sua identità e la volontà di difendere la propria terra, a costo della vita. .

Così, per visionari avevano preso quei quattro pazzi che l’anno scorso avevano deciso di organizzare un concerto a Taranto senza i sindacati ufficiali. Per poter ribellarsi alle logiche del ricatto salute/lavoro voluto dall’industria, dai sindacati e dalla politica.

Discreto successo trasmesso in uno streaming sgranato. Gli organizzatori? Una associazione che ha per simbolo un ape car “Associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”. Liberi da logiche di partito, capaci di ragionare con la propria testa per il proprio futuro. Non li conosco, li giudico per quanto ho osservato e “sentito” col cuore.

Poi siccome notoriamente i tarantini sono capa tosta come i calabresi, ci hanno riprovato, nel silenzio generale dei media. Che se non era per Jo Tv, nessuno avrebbe visto neanche in streaming quanto stava accadendo. Il servizio pubblico? Era altrove (complimenti a jo tv per la professionalità e la regia,chissà in quanti ieri si sono mangiati le mani visto l’audience).

Il direttore artistico? Roba tipo Roy Paci, oltre a Michele Riondino.

Il cast? Tanti artisti emergenti Made in Puglia ma anche mostri sacri, da Mannoia a Capossela, dai Sud Sound System ai 99 Posse fino a Caparezza che ha l’onere e l’onore di aprire il cocnerto, nonostante le bizze della tastiera.

“Non sono qui a promuovere alcun disco” dice Paola Turci. “Siamo qui perchè era qui oggi che bisognava essere”, le replicano gl Afterours “perché da Taranto si snodano tante altre storie”. Oh meno male qualcuno inizia a capire dove si incroceranno i nodi delle storie che verranno.

E se su altri palchi campeggiano gli sponsor che raffinano il petrolio, a Taranto , chi sfrutta e inquina viene pesantemente contestato. Dai No Triv lucani, ai No Carbone brindisini. Dalla Terra dei Fuochi a Trieste, Dall’Abruzzo ai No Muos Siciliani.

Eccola l’unità della gente e dei territori che auspica dal palco il dottor Marfella dalla Terra dei Fuochi “se restiamo uniti possiamo vincere”, “jesc sole, su Taranto” invoca poi, al di la delle letture patinate e radical chic e dei palchi più glamour che di lotta. Non avete ancora capito che la storia la fa la gente e non gli sponsor commerciali o politici che siano?

A Taranto non sono servite banche per organizzare la festa e il coro di 130mila persone che hanno aspettato fin oltre l’1 senza arretrare di un solo metro è stato per dieci ore “Taranto Libera”. E in Taras, in realtà, c’era la voce di tutto il Sud, quello che si è stancato di sopportare il giogo della speculazione al collo.

Sembrava proprio il concertone del Primo Maggio, solo che mancava là davanti la bandiera coi mori della Sardegna. In compenso un pò di vintage politico, con la presenza del vessillo che fu del Movimento della Pantera.

Cosi mentre Rivera e Barbarossa, col loro accento, ti davano l’illusione che San Giovanni ieri si fosse trasferita a Taranto, Roy Paci e Vinicio Capossela si divertivano a far saltare la gente come pazzi, sulle note delle canzoni della lotta meno mainstream delle altre, senza indulgere a stereotipate e conformiste urla contro il capitalismo, mentre alle tue spalle ti fanno l’occhietto i marchi che sono la quintessenza del capitalismo.

Fiorella Mannoia fa accendere le luci dei primi accendini ed avvolge la piazza del velluto tipico dei cantautori. Poi i Sud Sound System sistemano i confini delle nostre terre, e O’Zulu rafforza il concetto “amiamo alla follia la nostra terra perciò rispettiamo tutte le culture” .Identità, terra e rispetto.

“Non gettate nulla a terra domani qui puliranno i cittadini” intimano simpaticamente dal palco. Giá perché a Taranto è stato finanziato tutto dalle sottoscrizioni di volontari e cittadini. Compresa la pulizia dell’area del concerto. E gli artisti? Senza cachet.

Dove guardavano i sindacati, ieri? In tanti, col corpo e con la mente, eravamo giù al sud, a casa nostra, dove “lasciamo sempre aperta la porta”. Ed abbiamo visto passione, ideali e determinazione. Oltre a 130mila persone. Senza censure e senza sponsor.

Ed allora ecco una delle ancore di salvezza di cui parlavo all’inizio di questo post, citando Pino Aprile. la fiamma è accesa a Taranto come in Basilicata, in Sicilia come a Crotone e nella Terra dei Fuochi, in quei luoghi cioè dove lo stato è rimasto assente e, nel peggiore dei casi, è sceso a compromessi con mafie ed industriali. Il fuoco è giù al sud, dove gli stipendi sono da fame, ed i territori si svuotano di intelligenza e mani. Chi guarda altrove resterà fuori dalla storia che verrà.

E’ ormai un’alba resa grigia dalle nuvole quando finisco di scrivere, mentre il miraggio di un letto su cui riposare, mi ricorda che sono un precario anche io. Insieme a tutti i refusi di cui è pieno il post.

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6 comments

  1. Salvatore Genovese

    Ottimo articolo, ma chi lo firma? Grazie comunque a chi ha il coraggio di dare voce al Sud.

  2. I refusi sono un dettaglio quando c’è tanta sostanza, come nel tuo post. Grazie perché il concerto di ieri non ho potuto seguirlo, ero a festeggiare in un pub… più precisamente, festeggiavo servendo ai tavoli. Col cuore però ero lì, a Taranto.

  3. bravissimo. peccato non esserci stato. purtroppo il terzo settore non può permettersi ponti.
    un abbraccio