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31
Lug 13

Lo scoramento di Giuseppe

 

Nel settembre del 1868 Garibaldi, disgustato per la condotta del Governo, che nulla faceva per le popolazioni del Mezzogiorno, diede le dimissioni da Deputato al Parla­mento. Tali dimissioni provocarono il rammarico di tutti i patrioti e di Donna Adelaide Cairoli, alla quale Garibaldi diresse questa lettera.

 

Caprera, 7 settembre 1868.

Madonna amabilissima, (1)
Se v’è una voce, che possa pesare sulle mie risoluzioni, dessa è veramente la vostra. E se gli oltraggi commessi dal più immorale dei Governi avessero soltanto colpito il mio povero individuo, io m’inchinerei oggi, umiliato, ai vostri piedi, impareggiabile Madre, e vi direi, pentito: «riabilita­temi nell’antica stima». Ma… vedere il sacrifizio di tanti generosi, fra cui preziosissima parte del vostro sangue, risultare a pro’ di alcuni traditori e rima­nere indifferenti, è troppa debolezza non solo, ma vergogna ! E mi vergogno certamente di avere contato, per tanto tempo, nel novero di un’assem­blea di uomini destinata in apparenza a fare il bene del paese, ma in realtà condannata a sancire l’ingiu­stizia, il privilegio e la prostituzioe !
Ciò che a Voi dico, avrei potuto, motivando la mia dimissione, pubblicarlo. Ma, come dire all’Italia, ch’io mi vergogno appartenere ad un Parlamento, dove siedono uomini come Benedetto Cairoli? Quindi mi sono semplicemente dimesso da un mandato divenuto ogni giorno più umiliante.
E credete voi, che per ciò io non sia più con essi ?
Tale dubbio, tale diffidenza, da parte della donna che più onoro sulla terra, mi furono veramente dolorosi ! E benché affralito materialmente, sento nell’anima di voler seguire i campioni della libertà italiana, anche dove possa giungere una portantina. Qui, o Signora, io sento battere colla stessa vee­menza il mio cuore, come nel giorno, in cui sul monte del Pianto dei Romani, i vostri eroici figli faceanmi baluardo del loro corpo prezioso contro il piombo borbonico! E quando giunga l’ora, in cui gl’italiani vogliano lavare le loro macchie, se vivo, spero di trovarvi un posto.
troppo la stupida pazienza di chi li tollerava. E Voi, donna di alti sensi e d’intelligenza squisita, volgete per un momento il vostro pensiero alle popolazioni liberate dai vostri martiri e dai loro eroici compagni. Chiedete ai cari vostri superstiti delle benedizioni, con cui quelle infelici salutavano ed accoglievano i loro liberatori! Ebbene, esse maledicono oggi coloro, che li sottrassero dal giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all’inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame.
Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l’Italia e che seminò l’odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato. E se vogliamo conservare un avanzo di fiducia nella gioventù, chiamata a nuove pugne e che può avere bisogno della nostra esperienza, io consiglio ai miei amici di scuotere la polvere del carbone moderato, con cui ci siamo anneriti e non ostinarsi al consorzio dei rettili, striscianti sempre a nuovi tradimenti. E chi sa, che non si ravvedano gli epuloni governativi, lasciati soli a ravvolgersi nella loro miseria ?
Comunque, sempre pronto a gettare il mio rotto individuo nell’arena dell’Unità Nazionale, anche se dovessi ancora insudiciarmi, io non cambio oggi la mia determinazione, dolente di non poter servire.
Lunga è la storia delle nefandezze perpetrate dai servi d’una mascherata tirannide, e longanime popolazioni care al mio cuore, perchè buone, infelici, maltrattate ed oppresse; dolentissimo di contrariare l’opinione di Voi, che tanto amo ed onoro. Un caro saluto ai figli dal vostro per la vita.

G. Garibaldi

 

tratto dal volume Giuseppe Garibaldi, Lettere ad Anita ed altre donne, raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma 1926, pp. 113-116.

 

A dimostrazione di quelle parole, la rivelazione, qualche anno fa, proprio di una pronipote di Garibaldi, Anita, a Porta a Porta:

 

 

 


30
Lug 13

Tragedia di Monteforte Irpino: Vergognosa “ironia” (?!?) in rete

Lasciamo questa immagine senza ulteriore commento. DI un gruppo non nuovo a certe forme di razzismo.

“Precipita pullman vicino ad Avellino.40 morti di cui nessun italiano”. VERGOGNA.

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Schermata

 

 

 


30
Lug 13

Si, è stata una tipica tragedia del Sud.

A Pozzuoli , che pure conta quasi ottantacinquemila abitanti, e almeno  quattro popolose frazioni,  non esiste periferia. Anche quella che a rigor di logica, tale sarebbe nella valutazione urbanistica, nella mente e nella considerazione dei puteolani, non lo è.

Perchè, nel capoluogo flegreo, ogni quartiere, ogni frazione, ogni “periferia” ha in sé un nucleo di abitanti che sicuramente proviene dal centro storico, da quel Rione Terra, centro originario e primigenio di Pozzuoli, fondato da coloni della greca Samo.

Una cittadinanza condotta in quelle che oggi qualcuno chiamerebbe “new town”, a seguito dei frequenti “sfollamenti indotti”,  provocati dai fenomeni bradisismici che, per l’ultima volta all’inizio degli anni 80, hanno disperso il popolo puteolano del centro storico, “ncopp a terra”. E il ricordo di questa diaspora torna spesso, nei racconti degli anziani e di chi l’ha vissuta, come un demone.

Questo sentimento di “popolo spartuto”, diviso, unisce i puteolani ovunque si trovino in un senso di appartenenza e solidarietà unici.

Basta scorrere la lista dei morti della strage di Monteforte Irpino, per riconoscere, in buona parte di essi, un nome ed un cognome che rimandano “ncopp a terra”. Perchè quella di Monteforte è sì la “Spoon River” di Pozzuoli, come ha titolato il Mattino, ma lo è soprattutto di quartieri come il Rione Toiano e Monterusciello, epicentro di anime provenienti dal Rione Terra. Dallo Spirito di Pozzuoli.

Persone semplici, che portano nel cuore e nei comportamenti il senso di condivisione proprio di chi ha vissuto tra i vicoli dell’ antico Rione. Di chi, cioè, è depositario della lingua e del mos maiorum di questa città adagiata sui Campi Flegrei.

E’ in questo angolo di Sud, che la Parrocchia, i piccoli negozi di prossimità, i vicini di casa, costituiscono la rete sociale, il welfare, l’educazione e l’intrattenimento che lo Stato non garantisce (“perchè nun ce stann e sord”…). Ed allora, molto prima che altrove nascesse la Banca del Tempo, qui il senso di appartenenza e di identità si è fatto condivisione e solidarietà. Mancano, ad esempio, gli asili? Ci pensano i vicini di casa a turno ad accudire i figli di chi non può permettersi quello privato. E così “nonno” o “zio” si diventa anche per acquisizione successiva, non solo per consanguineità o affinità.

Una consanguineità acquisita che è diventata protezione  e che ha probabilmente salvato, col proprio corpo, la vita di Francesca, Cristoforo ed Arianna. Per loro, su stessa confessione di un medico del Santobono, ci sarebbe stata altrimenti morte certa.

Una consanguineità di origine ed acquisita che unisce buona parte delle vittime di Monteforte Irpino, dove il lutto ha travalicato i confini del nucleo familiare ed è diventato non soltanto retoricamente, il lutto di tutti, dell’intera comunità. Tra i palazzoni in cemento costruiti a ridosso degli anni del bradisismo e che ti rendono periferia, volente o nolente, ognuno conosce l’altro e non stupisce che il salumiere, con la chiesa, diventino il motore dello svago e dell’intrattenimento. Dell’organizzazione, anche per soli due o tre giorni, di quella dignità che si chiama vacanza.

Purtroppo, anche in questa tragedia, non sono mancate le allusioni alle “questioni meridionali”. “Una tipica tragedia del Sud” ha twittato qualcuno, alludendo al presunto dolo nell’incuria per la manutenzione del mezzo.

Oggi tante testate online pubblicano “i trucchi” su come barare per passare un collaudo (alludendo al fatto che il mezzo dell’incidente, il collaudo lo avesse superato a Marzo).

Eppure nessuno fa menzione alla tenuta e alla cura che le Autostrade per l’Italia, fanno della rete stradale nel Mezzogiorno e soprattutto su quella arteria, la A 16, dove non molto tempo fa un giovane è rimasto in bilico sul viadotto evitando (per fortuna) la sorte dell’autobus.

Quell’arteria autostradale tra l’altro dovrebbe mettere in comunicazione i due centri più importanti del Sud continentale. Napoli e Bari. Così chi percorre la A16: ” nel tratto appenninico è stata costruita “a mezzacosta”, ovvero come una strada comune e non come le altre autostrade del nord che valicano le montagne. L’A16 è piena di curve pericolose e di pendenze improvvise che comportano continue limitazioni di velocità.”

Pur nella oggettività del guasto meccanico, possibile che guardrail e new jersey, siano così sensibili alle conseguenze che dovrebbero evitare?

Siamo sicuri che quelle barriere (su quel viadotto come su qualsiasi punto della rete autostradale italiana) siano state costruite e montate tenendo conto dell’efficienza dello scopo della loro realizzazione?

Ed allora si, da membro di questa comunità colpita profondamente dal lutto, credo che questa sia una tipica tragedia del Sud, per la fatalità, cioè, con cui si accetta la precarietà e la scarsa cura con cui si trattano le nostre vite. Dalla terra dei fuochi all’Ilva di Taranto, passando per tragedie come questa.


29
Lug 13

Buonanno (lega): a Napoli su uno scooter tutta la famiglia

Queste le parole di Gianluca Buonanno della Lega nel dibattito parlamentare di oggi:

“Sono stato l’altro giorno a Napoli”, premette Buonanno, “e ce ne fosse uno che gira sul motorino con il casco: in tre su uno scooter, madre, figlio, padre e magari un altro parente. In altre parti d’Italia si viene multati per molto meno – continua l’esponente leghista – a Napoli invece i vigili si girano dall’altra parte. La gente che paga subito e tutto dice: sono io lo stupido. Non è questa l’Italia che gli italiani vogliono”.

Insomma se avesse pure aggiunto che.poi vanno anche a fare gli scippi e a rubare Rolex, avremmo fatto il pieno dei luoghi comuni.

Forse non sa, l’on. Buonanno, che non più tardi di una settimana fa, un suo illustre compagno di partito, così si vantava su twitter: assenzio e limoncello e poi “sereno al volante”.

Eh già non proprio il massimo dell’esempio da imitare,  sarebbe guida in stato d’ebrezza e tanti punti in meno sulla patente.

È stato multato?


29
Lug 13

Standand and Poor’s: La Campania sta andando bene. Le prospettive negative? Dipendono dal rating dell’Italia

 

E’ passato un pò in sordina l’ultimo comunicato di Standard and Poor’s, l’agenzia internazionale di rating, a proposito del rating della Regione Campania.

Che suscita non poche (piacevoli) sorprese:

“ la Campania ha raggiunto i risultati attesi e ha continuato a tenere a freno la spesa sanitaria; le misure messe in atto per contenere il debito verso i fornitori sono state efficaci, e riteniamo che i rischi associati al livello molto elevato del debito commerciale si siano ridotti; abbiamo confermato il rating “BBB” della regione Campania ; le prospettive negative sul rating della regione Campania, riflettono quelle sul rating della Repubblica italiana e indicano il possibile abbassamento del rating della Campania qualora il rating dell’Italia fosse rivisto al ribasso”.

Nel rapporto di tre pagine intitolato “Standard and Poor’s” conferma il rating della regione Campania a “BBB” sulla base di una riduzione del debito verso i fornitori sanitari; Le prospettive rimangono negative”

Ma la bomba si legge alla pagina 4 del rapporto, nell’unico passaggio che mostra preoccupazione per il futuro della regione Campania, a proposito delle prospettive  Ecco quali sarebbero secondo le parole di S&P: “Le prospettive negative sul rating della Regione Campania riflettono unicamente quelle sul rating della repubblica italiana. Il rating della regione Campania sarà rivisto al ribasso qualora a parità di condizioni si verificasse un abbassamento del rating della repubblica italiana”.

Così il governatore Caldoro:

“La conferma da parte di Standard & Poor’s del rating BBB è una notizia che ci incoraggia. In un momento difficile generalmente le società di rating danno giudizi negativi e qualche volta ce li hanno dati anche quando non li meritavamo. Ora invece c’è un riconoscimento molto importante per la qualità della spesa, per averla garantita, per aver invertito la tendenza e hanno fatto riferimento anche alla situazione ereditata dal passato. La Regione sta lavorando bene, sta risanando i conti e sta affrontando i temi di chi ha più bisogno, perché oltre a mettere i conti in ordine occorre garantire anche qualità della spesa, senza fare macelleria sociale e spendere per chi ha più bisogno e cioè famiglie, giovani disoccupati, per tutti quelli che devono avere una sanità e una mobilità possibili. Standard and Poor’s ha confermato il nostro rating, quando di solito viene abbassato, e dà un giudizio molto positivo del lavoro che abbiamo messo in campo in questi anni”.

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29
Lug 13

30 Luglio 1861: la strage di Auletta

Come quella di Pontelandolfo e Casalduni, anche la strage di Auletta rientra tra quelle che difficilmente, nel loro compimento, si fa menzione nei libri di scuola. In tutta la loro completa crudezza.

In un articolo apparso sul Corriere del Mezzogiorno il 7 Marzo 2011, Raffaele Avallone racconta la vicenda:

È il pomeriggio del 28 luglio quando una nutrita colonna di legittimisti invade il piccolo centro sulle rive del Tanagro. Accolta, secondo le accuse, da «ignobili feste, balli e canti». Da giorni i ribelli si concentrano nella vicina località Lontrano, in attesa di rinforzi che arrivano alla spicciolata. Contadini delusi, nobiluomini spiantati, disertori, soldati del disciolto esercito napoletano, cani sciolti. Disperati che non hanno nulla da perdere. Il primo atto, altamente simbolico, è la rimozione coatta dei ritratti di Vittorio Emanuele e di Garibaldi, i padri della Patria. Il vessillo borbonico sventola di nuovo sul palazzo comunale, mentre nella chiesa di San Nicola di Mira riecheggia il Te Deum il suono delle campane invita l’intero circondario alla rivolta. Possidenti e liberali filo-piemontesi si sono già volatilizzati da un pezzo, incalzati dallo spettro di inevitabili ritorsioni. Dalla vicina Pertosa, sede di un drappello della Guardia Nazionale, scatta immediato l’allarme. Decine di guardie e carabinieri calano su Auletta nel tentativo di snidare i ribelli ma vengono respinti a suon di fucilate.

Troppo alto il numero degli insorti: urge una repentina ed esemplare azione di forza, l’analisi dei vertici militari del VI Comando, anche per scongiurare pericolosi tentativi di emulazione. Si decide l’invio dei bersaglieri, affiancati da una squadra di mercenari ungheresi. Al soldo dei Savoia già da diversi anni, gli ausiliari magiari (ma non mancano polacchi, russi, tedeschi, americani, avventurieri e tagliagole) affiancano spesso le truppe sabaude, incaricandosi del «lavoro sporco». Li precede una sinistra fama, alimentata da stupri, saccheggi, abusi e vessazioni. I soldati espugnano Auletta all’alba del 30 luglio, attraversando quella contrada Piano lasciata indifesa dagli assediati. È il caos.

Per le strade e i vicoli si apre una caccia al brigante, criminale e stupida, lo si intuisce ben presto, poiché in giro ci sono soltanto civili inermi: i veri guerriglieri hanno ritenuto più conveniente ripiegare nei boschi che affrontare un avversario superiore per numero ed equipaggiamento. Il paese viene messo a ferro e fuoco. I colpi di baionetta come colonna sonora, basta uno sguardo, una parola di troppo, un semplice sospetto per finire davanti al plotone di esecuzione. Un massacro. Sono proprio gli ungheresi a rendersi protagonisti dei crimini più orrendi, penetrano nelle case, saccheggiano, bruciano. La furia cieca e selvaggia della rappresaglia non risparmia nemmeno i luoghi di culto. E i preti, additati come i veri ispiratori della sedizione.

Il parroco Giuseppe Pucciarelli viene barbaramente seviziato a coltellate nella canonica, letteralmente fatto a pezzi dalla soldataglia assetata di violenza. Che ha il tempo di far piazza pulita di arredi sacri, ex-voto e reliquie. Stessa sorte tocca a quattro religiosi, pestati a sangue in piazza, obbligati ad inginocchiarsi al cospetto del tricolore sabaudo tra risate di scherno ed umiliazioni. Uno di loro – «quasi ottantenne» raccontano le ingiallite cronache del tempo – non resiste nella scomoda posizione, prova ad alzarsi in piedi ma un sergente gli fracassa il cranio con il calcio del fucile. Il bilancio finale della mattanza è terribile: 45 morti accertati (ma potrebbero essere molti di più) e oltre duecento arrestati, condotti a marcire nelle carceri di Salerno con l’accusa di rivolta e cospirazione.

Quanti di voi conoscono questa storia? Non ha forse pari dignità rispetto ad altre analoghe vicende, anche di epoca più recente, avvenute in questo paese e di cui se ne commemora il ricordo?


29
Lug 13

AVIS Basilicata: prima in Italia per certificazione qualità del trasporto di organi e cellule staminali

 

Per raggiungere questo obiettivo abbiamo scelto di avvalerci di un servizio innovativo di localizzazione satellitare di controllo sugli automezzi e della temperatura delle frigo emoteche, che ci consente di monitorare costantemente l’efficacia delle attività di trasporto, ridurre i costi e intervenire tempestivamente in tempo reale, laddove ce ne fosse bisogno“, ha affermato Nicola Todisco, presidente regionale di AVIS Basilicata.

Installando a bordo dei mezzi della propria flotta il dispositivo “Remote Angel Fleet” realizzato da MACNIL, AVIS può garantire il trasporto di organi e cellule staminali al di sotto della temperatura certificata di -20° C e trasmettere via mail un report puntuale al presidio ospedaliero. Il dispositivo, dotato di scatola nera per memorizzare gli spostamenti giornalieri dei veicoli, che ogni mese percorrono circa 5000 km, monitorare i consumi del carburante e tracciare i percorsi su una mappa digitale visionabile da pc o smartphone, è anche collegato ad un sensore di temperatura che certifica il mantenimento della temperatura nei trasporti.

L’articolo completo:

AVIS Basilicata: prima in Italia per certificazione qualità del trasporto di organi e cellule staminali | Giornale Lucano.

 


29
Lug 13

Caivano: rinvenuti rifiuti tossici che rendono deformi i bambini

 

E’ stato reso noto in questi giorni l’elenco delle sostanze nocive presenti nel campo sequestrato lo scorso 18 Luglio a Caivano. In piena terra dei fuochi.

In particolare ve ne sarebbe una dannossissima soprattutto per i bambini e la formazione del feto: il “cloruro di metilene”

Tale sostanza è considerata dallo Iarc e dall’Unione Europea “potenzialmente cancerogena” ma i cui effetti sulla salute umana sono stati messi in evidenza maggiormente da un ultimo studio che ne mostra il potere mutageno, cioè capace di modificare il DNA, e tetrageno, in grado, cioè, di intervenire sulla formazione del feto

Così Generale Sergio Costa:

È la prima volta che ritroviamo una sostanza simile: il bicloro, secondo legge, non dovrebbe proprio essere presente nell’acqua, cioè la legge non consente la presenza neanche di un nanogrammo. Qui, invece, ne abbiamo trovati 71, vale a dire una percentuale superiore del 710% rispetto a quella consentita, che è zero.

Sulla questione è intervenuto anche l’oncologo Antonio Marfella, che da anni si batte con don Maurizio Patricello, per la bonifica rapida della terra dei fuochi:

Il cloruro di metilene, oggi scoperto ancora a caivano dalla forestale in data 18 luglio 2013, e’ lo stesso composto che e’ stato documentato da Istituto Superiore Sanita’ e a noi trasmesso da commissario De Biase anche nelle prime analisi su campioni vegetali della resit! (diclorometano o cloruro di metilene) con cio’ a significare che ogni giorno noi dobbiamo registrare in falda profonda i tossici (tipo cianuro) che ci hanno sversato dalle industrie del nord, tipo Acna di Cengio, ma ogni giorno, ogni giorno nelle terre dei fuochi si lavora in nero e si sversa nei campi i solventi e gli sverniciatori del settore merceologicho della produzione in nero di scarpe , borse e tessile. questi non sono veleni del nord, questi sono i veleni che le stesse mamme che poi piangono i figli avvelenati producono nelle nostre zone dove non si rispetta l’uomo e il suo lavoro.

Il biocidio continua…


29
Lug 13

Materiale nucleare in Basilicata? Il sospetto del M5S

“Qualcosa di nucleare” trasportato in gran segreto  in Basilicata. Lo sospetta il Movimento 5 Stelle che  ”chiederà immediatamente” ai Ministri dell’Interno e della Difesa di dare ”spiegazioni sullo schieramento di forze dell’ordine (circa 300 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri)” che, la nella notte tra domenica e lunedì, hanno partecipato al trasferimento dal centro Itrec di Trisaia di Rotondella (Matera) di materiale ancora non precisato (secondo le prime informazioni, un serbatoio, forse danneggiato).

Lo ha reso noto il senatore Vito Petrocelli (M5S), spiegando che il carico è stato trasferito nell’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari): “Contenuti e destinazione ignoti”, ha precisato. Nel centro di Rotondella sono custoditi ”materiale radioattivi di seconda e terza categoria”, comprese 64 barre di uranio provenienti, alcuni decenni fa, dalla centrale statunitense di Elk River: “I Ministri della Difesa e dell’Interno – ha detto Petrocelli – devono dare risposte immediate al territorio e ai cittadini e non ci sara’ segreto militare che tenga”.

 


28
Lug 13

Sulle orme di Ninco Nanco

L’idea del viaggio nasce dalla lettura delle storie di Ninco Nanco e dei briganti del Vulture e dall’ascolto delle canzoni del cantautore napoletano Eugenio Bennato. Sulle orme di una guerra sconosciuta, quella che si combatté attorno al 1860 tra i piemontesi e le popolazioni del Vulture, il cammino ripercorrerà la storia del giovane brigante Ninco Nanco. Il ragazzo fu catturato dai piemontesi e ucciso poco dopo di nascosto, a freddo e poi fotografato.

“Il cammino di Ninco Nanco sarà un’esperienza esplorativa, anche per me” spiega Luca Gianotti, guida e ideatore del viaggio evento. “Percorreremo territori non del tutto tracciati, motivo per cui il viaggio è indicato per chi ama l’avventura e non teme gli imprevisti.

L’articolo completo:

MelfiLive.it – Sulle orme di Ninco Nanco alla scoperta del Vulture.