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30
Set 13

Casal di Principe: “Vuless murì vicchiariell”

 

Veniteci a raccontare, ora, dell’omertà dei Casalesi. Veniteci a raccontare delle porte chiuse, dei non so e non sapevo.

Eccoli i Casalesi, un corteo di migliaia di persone che, assunta consapevolezza e coscienza, inizia a parlare e capire.

Gente che ha mostrato il proprio volto, senza paura, e lo ha fatto col coraggio di chi intende difendere la propria Terra e la propria vita.

Dove erano le tv della domenica, pronte a condannare ed esprimere giudizi, interpellando opinionisti col fazzoletto verde nel taschino? Dove erano i giornalisti in cerca di notorietà?

Dove i giornalisti del plastico in studio e delle chiacchiere del primo pomeriggio? Dove, coloro con l’indice puntato contro?

Dove erano gli abili esegeti del paragone facile, quando si tratta di usare Casal di Principe come termine comparativo di minoranza e delinquenza? Dove erano (e sono) i politici che in queste terre, catapultati dalle segreterie dei partiti, vengono ad elemosinare i voti?

Dove erano le istituzioni accusate dai pentiti?

Dove erano i Fratelli d’Italia, così pronti ad indignarsi quando s’alzavano cumuli di rifiuti agli angoli delle nostre strade e con superbia e disgusto urlavano “la vostra monnezza non la vogliamo”? Peccato che la loro monnezza tossica, intanto, aveva riempito le nostre discariche.

Dov’erano, dunque, costoro, l’altro giorno, mentre migliaia di persone manifestavano a Casal di Principe? Non c’erano. Meglio così, c’era solo gente pulita, quella che quando si muove, come una goccia, scava le rocce.

La gente che “Vuless murì vicchiariell”…

Il servizio è di Livio Tv (http://www.youtube.com/user/LivioTV?feature=watch):

 


30
Set 13

Taranto e i tumori “fantasma”

 

di Salvatore Maria Righi

Uno su 18 nel distretto industriale, addirittura uno su 16 al Tamburi. I dati sulle patologie oncologiche di Taranto fanno venire la pelle d’oca. Secondo questi numeri, i codici «048», cioè le persone in cura presso il servizio sanitario nazionale per malattie tumorali, nella città dei veleni e dell’acciaio raggiungono punte impensabili. Facendo un paragone col resto d’Italia, per dire, vorrebbe dire che un quinto della popolazione è ammalato o è in cura, una vera epidemia tumorale.
Proprio mentre il commissario Bondi (quello che «i tumori di Taranto sono dovuti ad alcool e fumo») si appresta oggi ad incontrare i sindacati a Roma, facendo il punto sulla situazione Ilva, parlando di «segnali di ripresa» e in attesa del piano industriale per i prossimi tre anni, filtrano notizie sempre peggiori sulla salute della città e dei suoi abitanti.

L’articolo completo:

Taranto e i tumori “fantasma” di Salvatore Maria Righi | Com.Unità.

 


30
Set 13

Cari ultras milanisti, questo blog ed io puzziamo…

…e puzziamo di di lava, di tufo, di ortobotanico, di golfo e di isole, di mare e pure di cozze, di ragu’ e di dolci fatti in casa, di pizza, di almeno tre castelli, di solfatara, di canzoni cantate a squarcia gola nel traffico, di frutta e verdura non geneticamente modificata, di serate buttate in una piazza, di sporcizia e di disordine logico, di genuinita’, di caffe’, di una tradizione musicale, di sole, di scogli e pure di frittura, di bambini che giocano a pallone in mezzo alla strada, di ingiustizie, di precarieta’, di generosita’, di fiducia nel prossimo e di ingenuita’,di salite e discese, di vicoli, di chiese,di “a Maronn’ T’accumpagn'”, di una citta’sotterranea, di panieri calati dai balconi, di pane quotidiano, di inventiva ed adattamento, della domenica, di allegria, di panni stesi ad asciugare fuori e non dentro una stanza…di bidet e di identita’, eppure e’ tutta questa puzza, e non solo, che da profumo alla mia vita!

PS: ultimamente abbiamo scoperto anche di puzzare di rifiuti tossici, copertoni d’auto usati ed amenità varie che qualche imprenditore, dalla regione d’appartenenza della vostra squadra, con l’appoggio di un manipolo di rifiuti umani locali, ha deciso di spedire nella mia terra..


28
Set 13

I Test Invalsi al Nord? Ucci ucci ucci sento odor di imbrogliucci…

 

Studenti: i più bravi sono femmine e studiano al Nord (Panorama luglio 2013).

Test Invalsi: gli studenti del Nord più bravi di quelli del Sud (Fanpage, luglio 2013).

Il bilancio sulle prove Invalsi: alunni più bravi al Nord, il Sud è in ritardo (Il Sole 24 ore, luglio 2013)

Ecco il tenore dei titoli di rotocalchi e riviste online che puntuali, ogni anno, nello stesso periodo leggiamo. E puntualmente mostriamo lo scetticismo verso questo sistema di valutazione, dal sapore vagamente lombrosiano, avanzando qualche ragionevole dubbio…

Potete andare a ritroso nel tempo, ed analizzare tutti i quotidiani che volete: non muta il tenore ed il contenuto dei titoli, con una dotta analisi sulla ragione di questa Italia a due velocità, belli e studiosi al Nord, brutti e ignoranti al Sud.

Oggi mi viene in soccorso il piemontesissimo La Stampa, deo gratias, almeno il lettore diffidente si mette l’anima in pace.

Leggete cosa scrive Flavia Amabile:

Non c’è un’accusa esplicita di imbroglio ma molti sospetti sì. E quindi 78 scuole del nord, sparse tra Trentino e Lombardia, si sono viste restituire le prove di italiano e matematica del quinto ginnasio (il secondo anno per i licei) senza valutazione.  

Da quest’anno l’Invalsi ha deciso di registrare quello che ha sempre sostenuto, e cioè che durante i test  i professori aiutino i propri studenti. Li definisce “comportamenti anomali” e li fa emergere calcolando per ogni classe elementi come la media e la deviazione standard dei punteggi, l’indice di omogeneità delle risposte date alla domanda e il tasso di risposte non date. 

Quando c’è una concentrazione piuttosto alta elevata dei punteggi della classe attorno al punteggio medio, un’elevata concentrazione di risposte identiche – indipendentemente dal fatto che siano corrette o errate – date a un medesimo quesito e infine un basso numero di risposte non date, vuol dire che sono stati tutti bravi. Un po’ sospetto, quindi.  

Alle scuole in cui è stato  il livello 50, la soglia massima consentita, la prova è stata restituita. Sono 78, tutte del nord, trentine e lombarde.

Opssss….imbarazzante…


28
Set 13

Rifiuti tossici: quando Cassiopea assolse tutti,politici campani e imprenditori veneti.

Erano gli anni a cavallo tra i 90 e il 2000. Partiva e si concludeva, in un decennio, quello che più tardi fu definito il cuore di Gomorra: l’operazione Cassiopea.

«Non è stato tutto inutile, i treni che portavano i rifiuti dal Nord al Sud c’erano davvero, ora grazie a quest’indagine il traffico si è interrotto, la discarica d’Italia ha chiuso». Dichiarava una decina di anni fa il procuratore Donato Ceglie, magistrato che ha condotto l’inchiesta Cassiopea, che ha portato alla luce anni di commercio illegale di rifiuti destinati al casertano. Peccato tuttavia che quel traffico, probabilmente sia comunque proseguito.

95 sentenze di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione o semplici multe ed ammende comminate, questo il risultato di Cassiopea. Tra gli assolti, anche l’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino.

Ecco, invece, gli imprenditori veneti assolti, da un articolo del Corriere del Veneto di Roberta Polese del 21 settembre 2011:

Ma fu l’inizio dell’indagine a provocare un’onda inarrestabile: da quel momento e con l’uscita del libro di Roberto Saviano, «Gomorra », e nell’omonimo film di Matteo Garrone, gli imprenditori del nord sono stati visti con sospetto in tutta Italia. Tra i nomi veneti più rilevanti nell’indagine Cassiopea spicca quello del vicentino Carlo Valle, originario di Arcugnano, legale rappresentante della Servizi Cosieri Srl, società di stoccaggio rifiuti con sede a Marghera. Per lungo tempo la procura di Santa Maria Capua Vetere aveva sospettato collegamenti tra la sua azienda e ditte del Sud che dovevano fa sparire melme acide. E poi c’è Giuseppe Vidori, trevigiano di Vidor, Treviso, a capo della Vidori Servizi Ambientali, anche lui sospettato di rovesciare rifiuti al sud risparmiando fior fior di quattrini. Ruolo di spicco, durante le indagini preliminari, avrebbe avuto anche Oriano Brugnaro, di San Giorgio in Bosco, Padova. Il sospetto era che Brugnaro, in quanto titolare della Autotrasporti Bfp, avesse intrattenuto affari con Villa e quindi anche lui era sospettato di collaborare allo smercio di veleni al sud. E poi ci sono collaboratori, altri piccoli imprenditori a formare la squadra compatta di veneti messi nel mirino da Santa Maria. Nell’arco di questi nove anni di indagine le ipotesi di accusa sono cambiate di volta in volta, a seconda delle intercettazioni, dei contatti (Corriere del Veneto, 21 settembre 2011)

Prosegue l’articolo del Corriere del Veneto, spiegando i motivi del non luogo a procedere:

Molti reati sono finiti in prescrizione. Per l’associazione a delinquere il gup non ha trovato prove, tantomeno per l’associazione a delinquere di stampo camorristico, rigettata qualche anno fa dalla Dda di Napoli. Il disastro ambientale e avvelenamento della acque sono stati derubricati e passati in prescrizione. Non restano che ammende e multe. Che siano salate o meno poco importa: l’inchiesta Cassiopea non ha portato a nulla di penalmente rilevante. I veneti ne escono puliti. Lo stesso procuratore che ha condotto le indagini ammette la sconfitta. Ma dice anche: «Rispetto la decisione del Gup, ma rifarei tutto. Queste inchieste non sono fantasiose ipotesi investigative, i treni che portavano i rifiuti tossici dal nord al sud ci sono stati davvero». E i colpevoli? secondo Ceglie la colpa è di una giustizia forse troppo lenta, incapace di stare al passo con i tempi. «Abbiamo ipotizzato associazione a delinquere quando per gli illeciti in materia di rifiuti esistevano solo contravvenzioni». Mancano però le responsabilità penali: «Per noi le responsabilità penali di quell’indagine sono accertate, provo sgomento e dispiacere per quest’esito infausto. Ci sono persone condannate in altri processi per aver sversato un centesimo dei rifiuti che risultano aver tombato a Casreta, come è emerso dalle indagini. Attendiamo le motivazioni del gup, valuterò se fare appello contro quei proscioglimenti » dice Ceglie. L’amaro in bocca c’è e gli resterà per un bel po’. Forse i rifiuti del nord non arrivano più a Caserta, ma lo smacco è pesante da digerire. Soprattutto Castel Volturno e in tutto il casertano «avvelenato» dalle falde fuori norma provocate da colpevoli «fantasma ».

Insomma, tana libera tutti…nessuno c’entrava niente. Per chi è stato provato il coinvolgimento, invece, una multa o un’ammenda, secondo quanto previsto dalla legge in materia di reati ambientali.

A tal proposito, così oziosamente ed incidentalmente, oltre che proditoriamente, mi sovvengono le parole proprio del governatore veneto Zaia, a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania:  “Il Veneto – ha detto Zaia all’ANSA spiegando il no del Veneto a farsi carico di una quota rifiuti della Campania – senza alcuna nota polemica, conferma con serenità la sua indisponibilità ad accettare rifiuti provenienti dalla Campania“ (29/11/2010)

La Regione Veneto dice no, ancora una volta, ai rifiuti di Napoli: «Qui mai». Poco importa che i tecnici squadernino numeri che dimostrano non solo la fattibilità del trasferimento, ma addirittura la sua convenienza sul piano industriale ed economico: «Il Veneto ci guadagna di più a lasciarli dove sono » taglia corto il governatore Luca Zaia. E l’assessore all’Ambiente, Maurizio Conte, fuga ogni dubbio: «Il nostro no è politico, non ammette repliche»(27 settembre 2011)

Eh già, aveva ragione Zaia, ci hanno proprio guadagnato a lasciarli dove erano, ossia in Campania..

 


27
Set 13

Sprofonda Crotone?

di VideoCalabria*

Una città sull’orlo degli abissi? Sprofonda Crotone e rischia il naufragio nelle acque del Mar Jonio. Adesso non è solo fantagiornalismo ma il risultato scientifico di un’accurata indagine sul campo, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Geophysical Research Letters. Le parole chiave sono sale, frana, GPS, Calabria, profili sismici. Tutti apparentemente termini neutri ma gli scenari di rischio che sembrano voler suggerire sono a dir poco allarmanti se non addirittura apocalittici. Quattro o cinque cose che fanno venire in mente, persino le catastrofiche dimensioni di un Vajont in versione jonica, mediterranea, dopo che un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, delle Università di Roma Tre, Messina e Unical ha scoperto una megafrana nel Mar Ionio, al largo di Crotone. Tutto è iniziato da un dettaglio apparentemente nascosto ma certo non marginale. La velocità dei rilevatori GPS, alcuni dei quali situati proprio sui pozzi metaniferi che la grande multinazionale dell’energia ENI sfrutta ormai da decenni tra Crotone e Capocolonna, risulta stabilmente e significativamente superiore alla velocità di altre stazioni della regione, diversamente orientate. Una velocità, una dinamica evidentemente anomala che spinge nel mare aperto un pezzo intero di territorio, un tempo più notoriamente conosciuto come Marchesato di Crotone. E tutto questo proprio mentre le altre stazioni regionali GPS confermano che il resto della Calabria va in direzione diametralmente opposta e contraria a quella del crotonese. Il controllo dei profili sismici, nonché i registri, e le prove di campo con velocità GPS, ha messo in guardia decine di ricercatori. L’intero bacino di Crotone sta sprofondando nel Mar Ionio su uno strato di sale viscoso sepolto. Un corpo franoso di dimensioni molto grandi che ha origine a terra nella penisola di Crotone-Capo Rizzuto e si estende verso mare, coinvolgendo una superficie di circa 1000 km quadrati. Insomma, una grande frana proprio in mezzo ai giacimenti del gas metano del potente gruppo petrometanifero italiano. Segnali pesanti per chi vive in un area in cui si estrae il 16 per cento del gas italiano, dove è già avvenuto un disastro ecologico proprio in una miniera di sale situata in agro di Belvedere Spinello. E dove stanno per iniziare nuove e preoccupanti trivellazioni petrolifere nel water.front del crotonese.

*(www.videocalabria.tv)


27
Set 13

Caivano: il campo con i rifiuti tossici provenienti da Milano (video)

Ecco il video del ritrovamento dei rifiuti tossici in un campo di Caivano. In un fotogramma la provenienza del fusto.

Al contatto con i guanti in lattice, il contenuto di quelli che paion essere fanghi, li fa sciogliere.

E la memoria va a dichiarazioni di tal guisa: “L’Emilia e la Romagna i rifiuti di Napoli non li vogliono, perciò – scrive al governatore Vasco Errani Mauro Manfredini, capogruppo del Carroccio in Regione –  siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative possibili, compreso il blocco stradale dei camion che dovessero arrivare qui con la spazzatura napoletana, per impedire che l’immondizia prodotta da altri inquini il nostro territorio”. (La Repubblica 1/06/2011)

O ancora: “Presenteremo una mozione per impedire che l’immondizia napoletana arrivi nei nostri impianti”, spiega il capogruppo del Carroccio, Matteo Salvini, secondo il quale “i milanesi hanno già aiutato e pagato abbastanza”. (04/07/2011)

Tutto ciò,ovviamente al netto delle considerazioni sulla gran merda locale, colpevole due volte, e che ha permesso questo scempio (Schiavone individua nelle sue interviste specifici attori ed artefici).


27
Set 13

Garofalo risponde a Barilla: le uniche famiglie che non ci piacciono,sono quelle che non amano la pasta

Schermata Non ho mai comprato pasta Barilla. Nipote di gragnanesi doc, a casa mia tradire la tradizione dei pastifici di Gragnano sarebbe stato un dramma familiare.

Ma il polverone alzato da sior Barilla, giunto anche in Canada, dove alcuni amici mi hanno chiesto di commentare l’ assurdità del no ai gay nelle nostre pubblicità, è davvero un suidicidio commerciale e fa male soprattutto al pastificio italiano (al netto di eventuali delocalizzazioni, ovviamente)

La migliore risposta, anche furba se vogliamo visto il momento, è di un competitor di Barilla, il pastificio Gragnanese Garofalo, dal loro profilo Facebook:

Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta

 

In fondo chissenefrega del presunto messaggio sociale della pasta, ispirato dai Barilla, la si mangi e buon appaetito…

PS: una curiosità come un tarlo si insinua nel cervello: ma il signor Barilla, che genere di test fa prima di scegliere gli attori (rigorosamente eterosessuali) delle proprie pubblicità?


26
Set 13

Nuova intervista a Schiavone: “Mi dispiace solo per i miei compaesani”

Se davvero, e parlo dell’aspetto psicologico, le parole di Carmine Schiavone, riferite all’ottima Francesca Nardi di Lunaset, nell’ultima intervista del 21 settembre, sono sincere, il senso di colpa per aver avvelenato la propria terra ed i suoi abitanti deve aver prevalso sugli aspetti economici portandolo al pentimento: solo una cosa mi dispiace, la sorte dei miei compaesani e di tutti i bambini che muoiono.

Già, perchè ormai l’intervista settimanale a Carmine Schiavone, relegata ad un’ottima emittente locale, e al tam tam di youtube, sta diventando una consuetudine. Una lunga sceneggiatura che conferma sospetti su vicende irrisolte talvolta ammantando d’un sapore cinematografico e letterario, il carico di merda che la malavita ha spalmato su questo paese.

E non è mai parco di parole e rivelazioni Carmine Schiavone, che da l’impressione di un uomo che ha paura. Il terrore che, spenti i riflettori, qualcuno possa offrirgli il famigerato caffè Sindona. Lasciandolo tacere. Mostra documenti e lancia messaggi chiari: qui c’è scritto tutto, tutto è documentato e depositato in Germania. Si sappia, muoia Sansone con tutti i filistei.

Parte dall’attualità, il pentito, e dalle rivelazioni di quel giovane collaboratore che ha sta conducendo i primi scavi nei terreni inquinati della Campania Infelix. “Scavate a 18 metri, usate gli scavatori a corda, non fermatevi in superficie! Sotto c’è dell’altro e di peggio..” suggerisce ed aggiunge che tutti gli scavi venivano fatti a “biscotto”, aggiungendo in superficie, oltre ai rifiuti tossici seppelliti in profondità, altro genere di rifiuti, solitamente, a quanto si deduce meno pericolosi dei primi. E poi la confessione di resa: stanno scavando semplicemente per placare il clamore e l’allarme sociale, sequestreranno i terreni e lasceranno tutto così com’è..e non se ne farà nulla…

Poi le ormai consuete accuse allo Stato ed ai servizi segreti, elementi border line delle istituzioni, pronti a coprire, insabbiare e dare esecuzione ad ordini decisi di comune accordo. Lo Stato ci ha sempre convissuto con la mafia, dice Schiavone raccontando il sistema d’appalti per le opere pubbliche, sui cui “mangiavano tutti” complici i mancati controlli sulla qualità dei materiali usati per le opere da costruire (ed in questo campo il collaboratore di giustizia dimostra tutta la sua competenza in materia edilizia).

Segue il racconto sul carcere, su Cutolo e Buscetta fino all’invettiva contro l’editoria italiana, colpevole di coprire ed insabbiare secondo le necessità perchè schiava dei fondi pubblici elargiti dallo Stato (e quindi dai politici) e funzionale agli interessi di chi paga.

E ti viene di maledire quel Febbraio del 1861….

Ecco l’intervista, lunga ma interessante:


25
Set 13

Le altre “terre dei fuochi” del Sud: le navi affondate in Calabria

 

Se credete che la Terra dei Fuochi sia l’unico sversatoio di rifiuti tossici d’Italia vi sbagliate.

Per una scelta consapevole degli attori coinvolti, gli stessi che hanno agito in Campania,  quando diventò impossibile sversare in Somalia, definita “pattumiera” da taluni politici della Prima Repubblica legati all’allora regime somalo, si decise di sostituire il territorio africano con quello del Sud Italia. Del resto, nell’immaginario a tinte razziste che da sempre ci suggeriscono, il passaggio dall’Africa al Sud Italia è stato davvero breve.

In Calabria la ndrangheta usava (usa?) navi che affondano col loro carico di rifiuti tossici, invece dei tir usati in Campania. Condotte al largo, venivano fatte esplodere, lasciandole inabissare.

Le parole del pentito, sono le medesime ascoltate da Schiavone e ribadiscono quanto il traffico di rifiuti illegali sia più redditizio di quello degli stupefacenti. Non solo. Egli ammette candidamente connivenze a livello istituzionale, senza le quali, tale traffico non sarebbe mai avvenuto.

Il video è del 2009 e fa parte di una inchiesta de l’Espresso, curata da Riccardo Bocca