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31
Ott 13

Ecco il file con verbali secretati di Schiavone

Quest’oggi grazie all’iniziativa di alcuni deputati del M5s, si apre uno squarcio su un capitolo oscuro della storia di questo paese.

E’ stato tolto il segreto alle dichiarazioni di Carmine Schiavone, rese nel 1997, a proposito dei rifiuti tossici interrati in Campania.

E’ singolare come già Schiavone nel corso di quella audizione, avesse previsto,temporalmente, tutti i morti di cancro di oggi. Tragico profeta, mentre lo stato, pur a conoscenza ha ignorato completamente il problema.

Le dichiarazioni sono simili a quelle rese già nelle varie interviste, con la confessione, che mi sembra nuova, su rifiuti tossici che sarebbero stati gettati nel Lago Lucrino, un bacino d’acqua non molto grande per estensione posto in una zona ad alta densità abitativa, nel comune di Pozzuoli.

Tra gli allegati anche la lista di alcune aziende coinvolte.

Qui è scaricabile il file


31
Ott 13

Normandia…è caffè sospeso

 

 

NAPOLI – Il «caffè sospeso al banco» tipico di Napoli sbarca in Francia. In particolare a Caen la perla della Bassa Normandia. Da solo pochi giorni gli abitanti del capoluogo della regione immersa nei castelli tanto amati dai turisti, hanno lanciato la pagina Facebook: «Café Suspendu»: «Per pagare – spiega l’account – due caffè, berne uno e lasciare l’altro a disposizione di chi non se lo può permettere». Ai clochard quindi, ma anche ai precari che, purtroppo sono i poveri di oggi. (corriere del Mezzogiorno)

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31
Ott 13

Gino Paoli: a Napoli le radici della mia anarchia

Parole d’amore e …d’anarchia quelle su Napoli, depositate da Gino Paoli in una intervista a La Stampa.

«Niente acuto mi spiace – è la versione di Paoli -. Le canzoni napoletane hanno un’altra dimensione, intimista, raccontata, non urlata. Urlare è contro lo spirito dei napoletani che son poeti dell’intimo, del sussurrato. Sono brani con una tale forza emotiva, che è un peccato sciuparle con l’acuto, bisogna renderle così per far passare l’emozione. Calcoli che proprio da quel mondo viene una certa canzone d’arte, e nel suo Dna c’è la lirica e la contaminazione del jazz arrivato nel ‘45. Nei recital canto prima Una furtiva lacrima, poi Time after time di Khan, poi O sole mio e a quel punto la gente capisce». 

Con Danilo Rea, Paoli ha messo in piedi una sorta di format: «Forse il più grande pianista era Glenn Gould che faceva Bach come voleva, e anche noi ci comportiamo così. Questo è lo spettacolo, e il disco viene fuori da una straordinaria empatia e simmetria che c’è fra me e Danilo: siamo all’unisono,un incontro che accade una volta nella vita». Dice che in 2 giorni hanno inciso 40 o 50 pezzi, buona la prima: si deduce che altre opere seguiranno… «Finché Danilo mi sopporta sì, mi dà libertà. E Napoli poi è la radice della mia dolce anarchia, non c’è popolo più anarchico, con la capacità di discutere tutto e di non subire quasi mai, mi corrisponde molto».

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31
Ott 13

San Gennaro vede e provvede

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, sostiene (evidentemente empiricamente a ragione) un vecchio adagio popolare, che conoscono poco sulle sponde dell’Arno.

E se dalle parti di Trigoria, sponda giallorossa, si parla di un pool di maghi pronti a dispensare fortuna a piene mani alla squadra capitolina, ieri sera l’intervento di San Gennaro, chiamato in causa dai tifosi viola dopo i soliti incitamenti all’eruzione del Vesuvio e gli ormai arcinoti cori di discriminazione territoriale (“San Gennaro pezzo di m..”), è stato piuttosto evidente e chiaro.

Se l’intento dei tifosi della viola era quello di offendere i mos maiorum partenopei, hanno trovato contro di loro il patrono che ha deciso di occuparsi, per una sera, di questioni profane. Evidentemente contrariato da quelle assimilazioni fecali.

Due tiri in porta e due gol per la squadra napoletana, mentre la Fiorentina si perdeva in un lungo assedio ed un lampo di luce che accecava l’arbitro su un rigore negato.

Del resto, l’importanza del santo di Benevento, intimamente legata alle sorti della città, in un fitto, invisibile reticolo al confine tra sacro e profano, che a Napoli diventano materie indistinguibili, era nota anche  alle truppe francesi che occupavano Napoli nella breve esperienza della Repubblica Partenopea.

I napoletani arrivarono addirittura a “detronizzare” San Gennaro, accusato di parteggiare per i giacobini, artefici di una guerra sistematica contro la fede cattolica. Il generale francese Jean Étienne Championnet impose all’arcivescovo di Napoli, Capece Zurlo, di dichiarare che la liquefazione del sangue era avvenuta nel giorno dell’arrivo dei francesi. Quando le armate della Santa Fede, guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo, giunsero a liberare la città, era proprio il 13 giugno, e il posto di patrono di Napoli fu assegnato a Sant’Antonio da Padova, raffigurato da quel momento con la bandiera borbonica. San Gennaro sarebbe tornato al suo “posto” solo dopo la Restaurazione del 1815, circa quindici anni dopo.
Celebre il Canto dei Sanfedisti, in cui Sant’Antonio è protagonista della riscossa. (Angelo Forgione).

Ma tant’è, I Love San Gennaro…

Ecco il coro



30
Ott 13

Ecco come vogliono “far puzzare” la Basilicata

di Pino Aprile
«In Basilicata, sono state presentate richieste di altre 18 concessioni per ricerche petrolifere; una di quasi 500 chilometri quadrati, in mezzo alle migliori e più redditizie produzioni agricole della regione. Il 70 per cento del territorio lucano, a questo punto, sarà nelle disponibilità delle compagnie.»…
…Giuseppe Di Bello ha da aggiungere un’informazione che inquieta: «Ci sono degli imprenditori del Nord che contattano direttamente i contadini, cui propongono 1.500 euro a ettaro, per scaricarvi fanghi industriali. Su ogni ettaro, 22,5 tonnellate di fanghi. Ho partecipato a uno di questi incontri, in un hotel, ho anche fatto delle foto. Si sono presentati come un agronomo, un ingegnere, più uno che toscaneggiava.
A una quarantina di contadini hanno parlato a nome di una “Società specializzata”, il cui nome, però, non ho trovato nell’albo nazionale di quelle per la gestione
dei rifiuti industriali. Hanno mostrato una mappa della nostra regione, indicando le aree che ritengono più adatte alla loro opera di spargimento di fanghi. È curioso: coincide perfettamente con quella dei nuovi campi petroliferi, per i quali sono stati chiesti permessi di perforazione».
«E…?» (è chiaro che ha in mente qualcosa). «E… chi potrebbe dire, domani, ad attività estrattiva a pieno regime, che i metalli pesanti sono stati diffusi su quei
campi da impianti petroliferi, se già li avevano depositati i fanghi industriali?»
Da “Il Sud puzza. Una storia di vergogna ed orgoglio”.

30
Ott 13

Treni..taglia: ovvero come umiliare i passeggeri a sud di Eboli

La grolla d’oro di Padania, quest’oggi, va a Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. Con la seguente motivazione: per l’alacre lavoro di secessione rotabile di fatto, tra il Nord e il Sud del Paese.

«Dopo il taglio dei treni, della qualità del materiale rotabile da e per il Sud, Trenitalia taglia anche i servizi a bordo».

A denunciarlo per primo, in una nota congiunta, i sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Uil, Orsa e Ugl, i quali segnalano che «dal prossimo primo novembre la ristorazione e la vendita dei prodotti alimentari a bordo dei vagoni non sarà più prevista sui treni InterCity».

Insomma una sperequazione di fatto, posta in essere dalla società del sior Moretti, soprattutto se un povero Cristo si trova a viaggiare a Sud di Eboli.

I sindacati proseguono «la maggiore offerta di InterCity riguarda il Sud ed in particolar modo la direttrice Adriatica» e che quindi «è un altro passo nel discriminare i cittadini/clienti del Sud Italia nel renderli viaggiatori di serie B a tutti gli effetti, obbligandoli, come qualche decennio fa, ad affrontare i viaggi verso il nord con tutto l’occorrente necessario.

Allora che dire, Dio benedica l’acquafrescaio che su ogni diretto a Sud del Garigliano ti offre “acqua coca panini, chi beve…”


30
Ott 13

Colpo di scena per l’Istat: il Sud è più ricco del Nord!

Basilicata regione più povera d’Italia? Napoli città più povera della penisola? Beh dimetnicatevi questi stereotipi e luoghi comuni.

Secondo l’Istat infatti, il Centro Nord oggi sarebbe più povero del Sud. Con tutto quello che ne consegue. Ed è forse quest’ultimo periodo che maggiormente interessa.

Ma come è possibile? Il meraviglioso gioco di prestigio contabile, che con questi parametri ad esempio erogherebbe più sussidi in zone che nei fatti sono le più ricche del paese, lo spiega Marco Esposito , giornalista e portavoce di Unione Mediterranea:

I poveri sono in aumento ma meno della metà vive al Sud. Parola dell’Istat. Dieci anni fa non era così: tre poveri su quattro abitavano nel Mezzogiorno. Sempre per l’Istat. Cos’è successo di così miracoloso per ridurre – rispetto al resto d’Italia – la quota di poveri meridionali? Non ci dicono, altre statistiche, che il divario Nord-Sud negli ultimi anni si è andato allargando?
Il miracolo dei poveri spariti dalle statistiche è dovuto a un calcolo errato. Ad affermarlo è il ministero dello Sviluppo economico, il quale si raccomanda di «non utilizzare i dati sui livelli dei prezzi diffusi nell’ambito dell’Osservatorio nazionale prezzi e tariffe per confronti fra le diverse città». Tuttavia l’Istat il confronto sconsigliato lo fa, con il risultato che una famiglia di tre persone che guadagna 1.000 euro al mese è considerata povera se vive in un paesino del Centronord mentre diventa agiata in una città del Mezzogiorno. E non è un problema di percentuali bensì di persone: quando si vara un sostegno ai poveri, come la Social card, con le tabelle dell’Istat il beneficio va più al Centronord che al Sud, perché 1,2 milioni di persone del Mezzogiorno sono state liberate dal peso della povertà con colpo di spugna statistico.
Per smascherare un prestigiatore occorre filmarlo e guardarne i movimenti al rallentatore. Ripercorriamo quindi passo passo cosa è accaduto sul monitoraggio della povertà, partendo dall’ultimo fotogramma. Ieri in Parlamento il presidente dell’Istat, Antonio Golini, è stato ascoltato nel corso delle audizioni sul disegno di legge di Stabilità. «Dal 2007 al 2012 – ha detto – il numero di individui in povertà assoluta è raddoppiato (da 2,4 a 4,8 milioni). Quasi la metà dei poveri assoluti (2 milioni 347 mila) risiede nel Mezzogiorno». Quasi la metà vuol dire che ci sono più poveri al Centronord che al Sud. Possibile?
Golini fa riferimento al 2007-2012, ma se fosse tornato indietro al 2002, avrebbe dovuto ricordare che i poveri assoluti erano 2,9 milioni dei quali quasi il 75% (2.165.000) residenti nel Mezzogiorno. Come mai i poveri stanno aumentando soprattutto al Centronord?
Altro fotogramma: fino al 2002 la povertà «assoluta» è stata calcolata con un modello valido in tutta Italia. Si prendeva cioè un paniere di prodotti essenziali per vivere e si verificava il costo. Per una coppia con un figlio il livello di povertà assoluta era quell’anno di 763 euro e c’erano 2,9 milioni di italiani (il 5,1% della popolazione) sotto la soglia.
Nel 2003 (in pieno governo Berlusconi-Bossi-Tremonti) l’Istat decise di calcolare le soglie di povertà su base territoriale. Si aprì una fase di studio che durò due anni e nel 2005 l’Istat tirò fuori i conteggi con parametri diversi per Nord, Centro e Sud.
Non è sbagliato entrare nel dettaglio territoriale, l’importante è farlo con metodo. L’Istat tramite i Comuni capoluogo di provincia misura da decenni il livello dei prezzi per migliaia di prodotti, con l’obiettivo di calcolare l’inflazione, cioè l’aumento dei listini. Per raggiungere tale risultato ogni messo comunale va nei negozi campione e a gennaio chiede all’esercente per ciascun prodotto qual è il «più venduto», dopo di che va a guardare il cartellino del prezzo e, mese dopo mese, scrive se il listino cambia.
I prodotti più venduti, ovviamente, non sono gli stessi in tutti i negozi italiani. Lo spiega la stessa Istat: «I prezzi elementari rilevati fanno quindi riferimento a specifiche molto diverse in termini di marche, varietà e packaging, non comparabili tra le diverse unità territoriali (capoluoghi di provincia) presso le quali viene effettuata la rilevazione». Occhio: «non comparabili». Solo che, in assenza di altre rilevazioni, per calcolare il paniere dei poveri l’Istat si accontenta dei dati che ha. E compara prezzi incomparabili per sua stessa ammissione.
Per esempio nel mese di agosto la pasta di grano duro più venduta nel più economico negozio di Milano costava 0,96 euro; a Roma 1,12 euro; a Napoli 0,78 euro. Ma si parla della stessa identica pasta? No. E c’è la controprova. La Nielsen in una ricerca (titolo: «Fare la spesa al supermercato? Al Sud costa di più») ha verificato i prezzi di prodotti identici nei supermercati italiani (120.000 beni) scoprendo che la regione più cara d’Italia è la Calabria (indice 104,60) mentre la più economica è la Toscana (indice 94,60). E la Nielsen non si è neppure sorpresa, spiegando che le differenze si giustificano con i costi logistici e con le caratteristiche della rete distributiva.
Alcuni prodotti, come gli ortaggi freschi e il pane, al Sud costano effettivamente di meno, tuttavia i beni industriali sono decisamente più cari e se il paniere Istat dice il contrario è perché misura i beni più acquistati, peraltro non dai poveri ma dall’insieme dei consumatori. Insomma: è ovvio che al Sud in media avendo meno soldi in portafoglio si fa la spesa acquistando prodotti di qualità inferiore. Ciò accade anche per gli elettrodomestici, i cui prezzi secondo le associazioni dei consumatori sono tendenzialmente più cari al Sud. Ma se si guarda non al listino più basso in assoluto bensì a quello del bene più venduto ecco che la «cucina non elettrica» inserita nel paniere Istat per i poveri costa 295 euro al Nord, 331 al Centro e 202 nel Mezzogiorno. Il televisore costa 238 euro al Nord, 183 al Centro e 171 al Sud. È lo stesso modello di cucina o di tv? No: è il prezzo del prodotto più acquistato.
Se si convincono gli italiani che al Sud la vita costa meno, sarà facile far accettare stipendi diversi per insegnanti, infermieri e carabinieri, o pensioni sociali modulate in base al presunto minore costo della vita.
I fotogrammi iniziano a definire l’accaduto e a delineare il finale, lo scopo: a che serve cancellare 1,2 milioni di poveri del Sud dalle statistiche? L’ultimo fotogramma riporta al Parlamento. Dopo l’audizione di ieri dell’Istat c’è stato un impegno dei politici a far qualcosa di concreto per i 4,8 milioni di poveri di cui 2,5 milioni al Centronord e 2,3 al Sud. Ecco, sapere che in realtà il conteggio corretto certificherebbe 1,3 milioni al Centronord e 3,5 milioni al Sud forse renderebbe il sostegno ai poveri meno necessario.


29
Ott 13

Io, Terrone di nome.

Trovo molto bello questo articolo di Lino Patruno su La Gazzetta del Mezzogiorno, che tocca tematiche spesso tracciate su questo blog. Ecco un estratto col link all’articolo completo:

Non deve avere tutte le rotelle a posto. Mica si può spiegare diversamente uno che non solo è un terrone della provincia di Salerno, ma si cognoma anche Terrone. E non basta. Da ingegnere va a fare una supplenza in una scuola di dove? Di Lecco, cuore della Lega Nord. Ovvio che, quando entra in classe dove già l’aspettavano iniettati di razzismo e dice come si chiama, i ragazzi si scompiscino dal ridere. E quando un moscone entra dalla finestra, riescono a spiaccicarlo sul muro al grido: “Crepa, terùn”. Una Waterloo, ma se l’era andata a cercare.

PERSONAGGIO RACCONTATO DA ALDO FORBICE – Questa, dell’ingegner Terrone, è la storia vera. Tanto vera e incredibile da averne tirato fuori un libro (appunto “Io, ingegner Terrone. Vita controcorrente di un imprenditore del Sud”, Log ed., pag. 141, euro 13,90) opera di Aldo Forbice, robusto terrone siciliano anch’egli, ancorché famoso giornalista e conduttore per 18 anni dello “Zapping” radiofonico.

Ma il nostro ingegnere è uno tosto, benché soffra di coazione a ripetersi. Fatto è che, non volendo morire docente precario, e non sentendo aria propizia al Sud, va a bussare a una azienda di Oggiono, sempre nel Lecchese. Dove, appena si accorgono del cognome, gli rispondono papale papale, guardi che sul terrone possiamo chiudere un occhio, ma sul Terrone proprio no. Anzi gli consigliano: vada a farsi cambiare quel cognome.

Il nostro emigrante ascolta pazientemente, sorrisi di compatimento e sfottò in dialetto compresi. Ma non ne può più quando cercano anche di svalutargli la laurea in ingegneria meccanica conseguita alla Federico II di Napoli: dovreste avere tutto l’onore. La madre piange quando glielo racconta. Mentre freddo lo accoglie e gelido lo congeda il pessimo prete locale dal quale cerca solidarietà cristiana. Santa Romana Chiesa è poi riabilitata da quel santo di card. Martini, che infila un indignato sermone pubblico a suo favore. Il disonore lumbard è completato quando, tempo dopo, torna con due amici sulle rive del manzoniano lago di Como e gli piomba addosso la polizia che li interroga e perquisisce come malavitosi, secondo il ributtante teorema lombrosiano: meridionali delinquenti nati. (La Gazzetta del Mezzogiorno)L’articolo completo


29
Ott 13

Tracciabilità dei prodotti dell’agro casertano: l’iniziativa di parallelo 41

vegesuper7-12801AlloraAderiamo anche noi all’iniziativa di Parallelo 41 per la tracciabilità dei prodotti dell’agro casertano e dell’area a nord di Napoli.

Avete denunciato l’inquinamento, smascherato il ritardo delle istituzioni, raccontato le vostre storie e seguito con attenzione quelle raccontate da noi. Avete scritto anche i cartelli in cui chiedevate rispetto per questa terra stuprata. Siete stati meravigliosi. Ora, però, lettori adorati, dovete darci un altro aiuto. Dobbiamo difenderci tutti insieme, perché solo se facciamo quadrato riusciremo a venirne fuori.: che cosa mangiamo, che cosa possiamo portare a tavola senza patemi d’animo e senza avere gli incubi tutte le notti? In attesa che la Regione – se mai accadrà – faccia una tracciabilità seria dei prodotti e anche dei terreni avvelenati, procediamo con le nostre forze. Perché mentre loro studiano e promettono, noi ci rimettiamo la salute.
Parallelo41 comincia oggi un viaggio nei supermercati. Ogni giorno andremo in un supermercato, di cui faremo nome e cognome e diremo di quali prodotti è indicata chiaramente la provenienza e di quali no. Inizieremo dai supermercati e poi, perché no, passeremo ai mercati rionali pretendendo il rispetto della legge e anche qualcosa in più.
La legge sull’etichettatura dei prodotti impone l’obbligo di indicare esclusivamente il paese di origine dei prodotti non trasformati, e non la zona specifica di produzione. Ora, non solo dovremmo pretendere che questa norma di legge venga rispettata anche dal carrettino per strada e, laddove non lo sia, denunciare chi opera contro legge e fargli pagare la relativa ammenda, ma dovremmo anche chiedere uno sforzo in più ai commercianti, in particolare quelli della grande distribuzione.

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28
Ott 13

La Halloween pugliese

Inoltriamoci nelle assolate contrade di Puglia per scoprire che ad Orsara (Foggia), un paesino di poco più di tremila abitanti situato sul pendio di un monte della Daunia, si segue da secoli una tradizione per certi versi affine ad Halloween ma le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Borgo antichissimo, secondo la leggenda sarebbe stato fondato da Diomede, figura epica di omeriche memorie, mentre nel XIII sec. fu sede dei cavalieri spagnoli dell’Ordine di Calatrava. Ebbene, con lo scarto di un giorno rispetto alla festa di Halloween, ad Orsara di Puglia tra l’1 e il 2 novembre si celebra la notte dei “fuuc a coste e cocce priatorjie”. Secondo la tradizione la sera di Ognissanti le anime del Purgatorio tornano sulla terra, perciò gli orsaresi ornano le strade del paese con zucche illuminate da candele, che simboleggiano le anime stesse (cocce priatorjie) alle quali si consente così di rivisitare i luoghi della loro esistenza terrena; inoltre accendono alti falò (fuuc a coste) per segnalare ad esse la strada verso il cielo, non senza prima passare attraverso il rito purificatorio del fuoco. La pubblica illuminazione viene spenta e verso le 19,00 al segnale dato dalle campane, centinaia di falò iniziano così a rischiarare gli angoli degli scoscesi vicoli del paese. Nella preparazione delle pire sono coinvolti soprattutto i più giovani che già alcuni giorni prima si recano nei boschi vicini per tagliare la legna da ardere e trovare dei verdi rami di ginestra che, posizionati sulla cima scoppiettano creando scattelle (scintille rumorose che mettono in fuga le anime dei peccatori) e munacielli (la cenere in caduta). Famedisud.it

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