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28
Feb 14

Pino Aprile: sulla Rai va in onda la “secessione per colpa”

Sul proprio profilo Facebook Pino Aprile, commenta una cattiva abitudine di mamma Rai, che negli ultimi tempi prende sempre più piede.

Ormai è verità di Stato, propalata da tutte le reti (specie Rai 3), a tutte le ore, senza contraddittorio: È tutta colpa del Sud, che “è rimasto indietro” e ha pure il coraggio di protestare perché dice che non “è rimasto”, ma ce l’hanno lasciato. A Telepadania sono disperati: la Rai, con i soldi di tutti, non può fare concorrenza così spudorata all’emittente di un partito razzista. Il realtà, le due tv sono complementari; una: “Prima il Nord” (l’attuale segretario della Lega, Salvini, pretendeva che anche in metropolitana, le chiappe meneghine, dei bianchi, diciamo, avessero diritto di seduta, negato agli altri, i neri, diciamo); l’altra: “Tutta colpa del Sud” e delle classi dirigenti meridionali; non tutte, solo quelle meridionali, essendosi verificato, in Italia, in un secolo e mezzo, un miracolo unico al mondo: nessun ladro, corrotto e corruttore o evasore fiscale del Nord. Mai. Felice/mente garantito. E mai un conduttore o un disturbatore che contesti le affermazioni di Felice, smentito con i suoi stessi dati dai professori Paolo Malanima e Vittorio Daniele, sulla rivista scientifica dello stesso editore del suo libro, Il Mulino! Mai che siano interpellati quei docenti, o i ricercatori dell’ufficio studi della Banca d’Italia, Fenoaltea e Ciccarelli, o il dirigente del Fondo monetario internazionale, Vito Tanzi, o la professoressa dell’università di Bruxelles Stephanie Collet e altri, per ribattere a quanto Felice/mente può dire dall’emittente pubblica.
La Tv di Stato può offrire verità di Stato: È tutta colpa del Sud, È solo colpa del Sud. Stanno preparando “la secessione per colpa”. Ne riparleremo.

 


28
Feb 14

Troppo Clamore sulla Terra dei Fuochi? Nessun problema c’è sempre l’Africa!

L’Africa come sversatoio delle industrie del Nord Italia è tornata di moda. Troppo è il clamore ed riflettori accesi sulla terra dei fuochi, disturbano i “manovratori”.

The show must go on, e pure il business…volete eserciti di disoccupati e cassaintegrati? No, e allora se i terroni si sono agitati troppo ed hanno fatto casino, le rotte riprendono per l’Africa (tanto non cambia nulla).

La guardia di finanza di Modena ha scoperto e smantellato un’organizzazione criminale che spediva illegalmente rifiuti speciali e pericolosi in Africa, facendoli passare come beni frutto di raccolte di solidarietà. La base era proprio a modena, ma l’organizzazione aveva ramificazioni in altre aree d’Italia, soprattutto al Nord. Erano coinvolti trasportatori, spedizionieri doganali, facchini, gruisti e altri ancora: tutti insieme, avvalendosi delle proprie strutture aziendali, spedivano in Africa tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi all’interno di containers.

L’indagine, ribattezzata “clean up”, è partita a giugno 2012, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, e ha permesso di individuare quattro siti di stoccaggio in Emilia-Romagna e principalmente nel modenese. Qui che venivano ammassati vecchi monitor, pc, stampanti oltre a migliaia di elettrodomestici, macchine demolite, batterie per auto esauste, estintori, pneumatici: venivano poi caricati sui containers, imbarcati al porto di Genova e spediti in Africa (prevalentemente Ghana e Nigeria). (Repubblica redazione di Bologna)

Il trucco era semplice (oltre che vecchio ed abusato): siamo onlus e spediamo aiuti umanitari in Africa, aiutateci per favore…Ma all’interno c’erano rifiuti speciali e pericolosi.

Il Fatto Quotidiano aggiunge:

Secondo uno studio del Programma Ambiente della Nazioni Unite, solo un terzo di questa merce sarebbe diretta al recupero e al riciclaggio, mentre la maggior parte – dopo aver viaggiato tra i materiali legittimi per sfuggire ai controlli doganali – finirebbe in discariche non controllate, miniere abbandonate e cave di ghiaia. Oltre ai siti, inoltre, l’organizzazione effettuava un servizio “su misura” per il cliente, andando a posizionare i container vuoti nelle località indicate dai committenti, provvedendo poi al successivo ritiro. Un’attività è svolta principalmente nella provincia di Modena ma anche in altre province dell’Emilia Romagna (Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Piacenza e Forli-Cesena) e in Lombardia, Veneto, Piemonte e Lazio. Solitamente le operazioni di carico dei container avvenivano nel fine settimana, e in particolare di notte, per non destare sospetti e diminuire le possibilità di essere scoperti.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio…Ah per la cronaca, a quanto risulta al momento dalle indagini, non c’è l’ombra dei canonici camorristi…quelli di cui parlava Schiavone, per intenderci.


27
Feb 14

Il Sole 24 Ore: basta coi fondi europei al sud, finanziamo le imprese

1921108_713344482044000_24019663_oCosì Marco Esposito*, quest’oggi, dal proprio profilo Facebook:

Questa mattina sul Sole 24 Ore c’è una proposta “personale” di Roberto Perotti. Così personale che diventa l’editoriale del quotidiano di Confindustria (presente al governo con il ministro Federica Guidi). Così personale che Perotti è coordinatore di un gruppo di lavoro della segreteria di Renzi sulla spesa pubblica. La proposta in soldoni è: basta dare soldi europei al Sud, anche perché vanno cofinanziati al 50% dai fondi nazionali. Chiediamo alla Ue di ridurre il contributo dell’Italia in cambio della fine dei fondi per il Mezzogiorno. Con i soldi risparmiati riduciamo le tasse per le imprese (che sono più al Nord). Ora, nessuno può negare che i fondi europei in Italia (in Lombardia come in Sicilia) non siano stati utilizzati al meglio. Laddove in Portogallo si costruiva il ponte sul Tago e in Grecia quello di Patrasso, da noi si usavano i fondi come sostitutivi della spesa ordinaria per scuole e marciapiedi. Però la proposta Perotti è agghiacciante. E’ la prova provata che in Separiamoci ho visto giusto: i fondi europei vanno gestiti dai meridionali per i meridionali.

*Giornalista de Il Mattino e presidente di Unione Mediterranea.


27
Feb 14

“E’arrivato il napoletano che puzza di …” condannati i vicini di casa

E certo è solo uno sfottò, come no, ripetetemelo ancora.

La notizia viene riportata da Condominioweb un sito che tratta di problematiche relative alle questioni condominiali.

Appartenere ad una specifica regione d’Italia, può essere un elemento di discriminazione? Sì. E’ questa la triste verità che dobbiamo commentare alla luce di un recente intervento della Corte di Cassazione, che condanno una coppia di coniugi che aveva offeso i propri vicini per il solo fatto di essere nati al Sud. Decisiva, ai fini delle condanna, è stata ricostruzione dell’episodio: un uomo rientra a casa, poi si ferma a parlare con un vicino, ma, a sorpresa, diviene bersaglio di un insulto con la seguente frase: “ecco che è arrivato il napoletano che puzza di m…”». Ma non basta, si va oltre. Ad aumentare la dose di sdegno interviene il marito, il quale, con un fare caricaturale, inizia a ballare la tarantella (ballo tipicamente di origine napoletana).Offesa la dignità. Esito scontato, ci verrebbe da dire. Insulti a sfondo razziale, offesa all’onere della persona. Il Giudice di pace, sanziona I due coniugi, complessive 900,00 euro. Ma secondo coppia rea di aver insultato il loro vicino, manca l’offensività nelle parole rivolte a un vicino di casa. Obiezione, ovviamente, respinta dalla Corte di Cassazione che rigetta il ricorso condannando i coniugi al pagamento delle spese del procedimento.
La miccia è una banale questione di parcheggio che fa emergere le frizioni già preesistenti con la famiglia di origine meridionale che abitano al piano terra. Le frasi che “volano”, di fronte anche a persone non residenti nel condominio, sono di questo tenore: “ solo dei terroni possono parcheggiare in quel modo…siete una categoria di m…”. Secondo il Giudice veronese, in queste offese è riconducibile anche l’aggravante dello sfondo razzista che scatta quando l’agente esprime in maniera inequivocabile un sentimento di “ grave pregiudizio e un giudizio di disvalore” nei confronti della categoria dei cittadini italiani del Meridione intesa come popolazione distinta per origini e tradizioni. Quindi l’offesa è “appesantita” dall’aggravante ex articolo 3 della legge 133/93 per avere commesso il fatto per «finalità di discriminazione o di odio etnico o razziale».
La notizia non ha avuto grande eco perchè in questo paese  politically correct a seconda della moda e dei costumi del momento, come ripeto stesso, v’è una gerarchia di razzismi. Da quello più trendy a quello fuori moda.

27
Feb 14

Paghi più tasse ma ricevi di meno in servizi:benvenuto al Sud

È uno di quei giorni in cui il Mattino si ricorda di essere il giornale di Napoli e merita di essere acquistato, per leggere un’interessantissima inchiesta di Marco Esposito che ribalta i falsi miti,cari all’epopea leghista, di un Nord che riceve meno di quello che versa in tasse.

L’inchiesta è lunga e complessa ed ovviamente non posso riportarla qui, per cui vi invito a leggerla direttamente dal quotidiano.
Vi riporto solo in breve, un esempio dell’autore dell’inchiesta, che confuta la vulgata secondo cui il nord paga di più in tasse e riceve meno in servizi.
Esposito immagina due famiglie tipo di 4 persone con un reddito di 40000 euro lordi. Una risiede a Napoli, l’altra a Milano.

In base a un conto su quattro voci di uscita e a una comparazione su quattro tipologie di servizi essenziali si può sintetizzare che a Napoli si paga il 69% in più e si riceve il 58% in meno.
Si immagini che entrambe le famiglie abbiano solo un’automobile (1900 diesel) e un ciclomotore (il classico cinquantino) la prima guidata in esclusiva da un patentato esperto di 55 anni, in classe di massimo scon- to, il ciclomotore guidato da un diciottenne. Ebbene, per il solo effetto della residenza, secondo le rilevazioni ufficiali dell’Ivass in base ai prezzi effettivamente praticati, la famiglia napoletana paga 1.360 euro di Rc au- to e 1.323 euro di Rc moto per un tota- le di 2.683 euro all’anno. La medesima famiglia residente a Milano versa per le due polizze 1.088 euro.
E non finisce qui. Al momento di
versare l’addizionale Irpef, su 40.000 euro di reddito la famiglia napoleta- na si vede prelevare il massimo possi- bile e cioè 320 euro dal Comune (0,80%) e 812 dalla Regione (2,03%) per un totale di 1.132 (2,83%); la medesima famiglia milanese paga 288 al Comune e 598 alla Regione per un totale di 886 euro. Per la sola tassa sui rifiuti la famiglia napoletana deve sborsare 781 euro che diventano 698 per l’analogo nucleo familiare mila- nese. Entrambe le famiglie versano 11.520 di Irpef nazionale per cui, sot- tratti dal reddito lordo le tasse nazio- nali e i balzelli locali, alla famiglia di Milano restano netti 160 euro al mese rispetto all’analoga famiglia che vive a Napoli

I servizi che ricevono le famiglia nelle due città ovviamente sono diversi. Basta pensare ai soli trasporti. Esposito non considera un altro fattore, tuttavia, quello d ella erogazione del credito che, come scritto più volte, superate le granitiche barriere d’accesso, prevede tassi di interessi diversificati nella restituzione. Più onerosi a seconda delle aree geografiche. Indovinate dove si paga di più…
E la classe politica che dovrebbe rappresentarci, cosa fa in tutto ciò? Dorme e si gode i rimborsi elettorali…


26
Feb 14

Dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle

Esce in questi giorni l’ultimo libro di Gennaro de Crescenzo “dalla Borbonia felix al carcere di Fenestrelle”.

Dalla descrizione:

“Borbonia felix”? Nessuno lo ha mai scritto o detto, ma non è un caso se tutti i primati positivi nel Regno delle Due Sicilie diventano negativi solo dal 1860 con una inversione di tendenza che resiste nel tempo e arriva fino a oggi. È un dato di fatto. Il monopolio della cultura ufficiale è finito e da qui parte quella nuova storiografia degli storici “neoborbonici” o degli storici “senza patente” che costituiscono davvero un fenomeno nuovo e dilagante, che costringono gli storici “professionisti” a scrivere libri per rispondergli (anche se fingono di ignorarli), che costringono e costringeranno (e spesso hanno già costretto) gli stessi storici a cambiare i loro libri in attesa di testi che ricostruiscano tutta la nostra memoria storica.

Un momento di riflessione, di discussione, di contraddizione oltre la storia ufficiale.


26
Feb 14

Una eccellenza abruzzese lasciata morire: la birra

Ci sono storie come queste che fanno rabbia. Perchè raccontano di eccellenze dimenticate e lasciate morire, di un sud a forte vocazione imprenditoriale e non assistenziale.

E’ la storia della Birra d’Abruzzo .

C’era perché era il 1921 quando in un minuscolo paesino del Sangro nacque un birrificio che nel giro di pochi anni passò da una produzione di circa 2.000 ettolitri di birra a 6.000 e oltre. Una volta, perché quelle cifre diedero molta preoccupazione a qualcuno e, così misteriosamente come era esplosa, la Birra d’Abruzzo scomparve: passarono circa 9 anni, era il 1930 quando la Società Birra Peroni ne divenne azionista di maggioranza e nel 1936 lo stabile venne venduto, dismesso, la storia seppellita negli archivi napoletani dell’altra birra, la bionda che non voleva avversarie. (abruzzoservito.it)

E’ la storia di una piccola eccellenza locale fagocitata dalla produzione industriale nazionale, e sconfitta per sempre.

La storia la sta ricostruendo una bibliotecaria, Maria Santucci.

Lo fa per lo spirito di identità forte che questa specialità abruzzese intendeva significare per tutto il territorio.

Una eccellenza a basso impatto ambientale, nata da una torbiera.

“Era buona perché sostenibile – “sostiene” la nostra bibliotecaria, rimarcando l’attenzione su un ingrediente non trascurabile – per via dell’acqua. Un’ottima acqua di cui il territorio era naturalmente ricco, che con l’aumentare della produzione richiese lo scavo di un pozzo ad hoc per la fabbrica. Queste componenti e un ottimo ambiente di lavoro furono il segreto che rese la Birra d’Abruzzo competitiva e fece spaventare le altre etichette: si bevve di più della nota Birra Meridionale e poi, con il suo prezzo di 2,30 lire, attaccò di petto la birra delle birre di quegli anni, la Peroni”. E’ storia, ad esempio, che l’allora rappresentante Peroni, tal Filippo Murolo, vide calare il numero dei carri di birra Peroni in loco da 70/80 l’anno a 2 o 3 in tutto, perché la gente preferiva la birra “locale” e non solo in Abruzzo, perché quella birra arrivò anche a Milano e allo stesso prezzo. Non servì a nulla portare il prezzo della prima a 2 lire, nella Piana si continuava a bere abruzzese, perché lo stabilimento nel frattempo era diventato luogo di incontro e socializzazione. Tanto che chi vi passava per caso e si intratteneva con gli operai riceveva da questi una bottiglia da portarsi via gratis e spesso tornava a casa con una cassetta da 25, per quanto aveva gradito la politica di marketing territoriale nato insieme a quella birra! Così si legge nel racconto dell’operaio. (abruzzoservito.it)

E’ insomma la storia di una realtà locale che crolla sotto i primi colpi delle nuove necessità industriali “nazionali”.  Di altre latitudini ovviamente. Ed allora, mi torna in mente la maledizione del Bombrini…”non dovranno mai più essere capaci di intraprendere”.

L’articolo completo è qui.


26
Feb 14

Hai capito l’Alto Adige? Vitalizi come se piovesse…

E poi l’esercito degli scrittori da neomeridionalismo padano viene a fare la morale a noi (Giletti, dove sei???), leggete quanto scrive Alto Adige Geolocal:

Quasi 1 milione di euro a Holzmann, quasi un milione e trecentomila euro a Minniti. Quasi un milione e mezzo alla Kasslatter-Mur…. Fanno impressione le cifre, rese note oggi dal presidente del consiglio regionale, maturate dai consiglieri regionali (in carica ed ex), che hanno ottenuto il requisito contributivo per la riscossione dell’assegno di vitalizio; e da ex conisglieri regionali beneficiari di assegno vitalizio che hanno optato per il nuovo sistema. In tutto oltre 50 milioni di euro:

Per vedere la lista completa clicca qui


26
Feb 14

Campi Flegrei ed Ischia: la nuova (possibile) “zezzenella” energetica nazionale

1969116_600611303350155_830865183_nNo triv, no tap, i comitati che si oppongono allo sfruttamento energetico del sottosuolo del Mezzogiorno dovranno immaginare una nuova sigla territoriale.

Le aziende che si occupano di sfruttamento energetico hanno spostato la loro attenzione sui Campi Flegrei ed Ischia, per porre in essere, eventualmente, in futuro, un’attività di sfruttamento geotermico.

La notizia con la foto delle aree interessate e il nome delle Aziende coinvolte è stata pubblicata da Franco Ortolani, geologo della Università Federico II di Napoli, su un gruppo Facebook,  che così commenta :

Napoli, Campi Flegrei ed Ischia: ecco i permessi di ricerca geotermica.
Sul sito ufficiale dell’UNMIG, Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche, si può verificare che Napoli, i Campi Flegrei ed Ischia rientrano negli interessi di due società che hanno richiesto ed ottenuto i permessi di ricerca geotermica che prevedono prima la esecuzione di studi ed indagini e poi, eventualmente, la perforazione di pozzi esplorativi e poi ancora i permessi di produzione di energia elettrica.
Quest’ultima avverrebbe tramite estrazione dei fluidi caldi dal sottosuolo e la loro successiva reiniezione a forte pressione nel sottosuolo in quanto non possono essere dispersi nell’atmosfera per il loro contenuto dannoso per l’ambiente e la salute dei cittadini.
La reiniezione a forte pressione avverrebbe nel sottosuolo che naturalmente è già instabile come evidenziato dai disastrosi sismi della seconda metà del 1800 ad Ischia e dai numerosi terremoti che accompagnano il fenomeno bradisismico, come verificato tra il 1983 ed il 1985 quando il suolo flegreo si sollevò di circa 2 m nella zona del porto di Pozzuoli.
In un sottosuolo instabile naturalmente è notoriamente pericolosa la reiniezione di fluidi ad alta pressione in quanto si può innescare una sismicità che può risultare dannosa per i manufatti e la sicurezza dei cittadini.
I permessi sono denominati Cuma e Scarfoglio in terraferma e la società titolare è la Geoelectric. Ad Ischia il permesso si chiama Forio e la società titolare è la Taddei Green Power.
E’ necessario che i cittadini siano informati delle azioni ministeriali e che siano adeguatamente edotti sugli eventuali rischi.
Naturalmente le società dovranno effettuare adeguati studi di impatto ambientale assumendosi tutte le responsabilità; i cittadini, con la collaborazione di studiosi, dovranno verificare la validità di tali studi per accertarsi che i funzionari regionali siano in grado di valutare trasparentemente i rischi derivanti dalle eventuali attività di produzione e reiniezione.

Non voglio fare il luddista e l’oppositore a prescindere: ammesso che il gioco valga la candela e non ci siano rischi (a proposito, a quando il piano da evacuazione da attuare in caso di pericolo?), non penseranno costoro di lasciare oboli da quinto mondo alle popolazioni locali, per il disturbo arrecato, immagino.

Ed immagino anche che spostino la sede legale laddove hanno deciso l’attività di sfruttamento, ove verseranno le tasse nell’interesse dei territori coinvolti. O no?


25
Feb 14

Online il corto tragicomico sulla “Terra dei Cuochi”

La terra dei cuochi è un cortometraggio che propone in modo ironico una riflessione sulla cosiddetta terra dei fuochi e su come la questione sia affrontata dai media.

Soprattutto sul rapporto tra informazione e disinformazione che non rende merito alle eccellenze di un territorio che sono sane e possono essere tranquillamente consumate.

E’ la storia di uno chef che fugge dagli ingredienti della propria tera perchè presume siano avvelenati, e si illude di trovarli sani altrove. (fonti: La Repubblica, Giomagazine.it)