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31
Mag 14

Premiate a Cambridge tre scuole del Sud

Secondo quanto riporta l’ADN Kronos tre scuole del Sud hanno ottenuto un importante rionoscimento.

Si tratta del prestigioso titolo “Italian preparation centres of the year” da Cambridge English Language Assessment, dipartimento dell’Università di Cambridge e responsabile dei noti esami Cambridge English. Le scuole finaliste, scelte tra una rete estesa di migliaia di Preparation Centres in tutta Italia, hanno dimostrato un’eccellenza nella preparazione alle certificazioni internazionali.

Nick Beer, Direttore di Cambridge English per il Sud Europa spiega “Questi premi sono pensati per riconoscere le scuole che si sono distinte per la passione, l’entusiasmo e la costanza con cui hanno preparato i propri studenti agli esami Cambridge English. Tutte queste scuole sono preparate per portare i propri studenti ai massimi livelli nella conoscenza della lingua inglese, garantendo loro ottime possibilità di successo.”

Le scuole sono : il Liceo Magistrale “Rechichi” di Polistena (RC), nominato dal Centro d’Esame Autorizzato IT297 British School, Reggio Calabria; il Liceo Scientifico “A. Volta” di Foggia, nominato dall’Agenzia MCS di Colanardi Massimo e sponsorizzato da Cambridge University Press e l’Istituto Comprensivo “Pescara 6” di Pescara, nominato dal Centro d’Esame Autorizzato IT326 Athena Docet, Pescara.

Tra le mille difficoltà delle scuole meridionali, la dimostrazione che il capitale umano su cui investire c’è e regala grandi soddisfazioni.


31
Mag 14

Calabria e Puglia: l’oro verde della canapa

Erba che non va in fumo. E’ stato ribattezzato “oro verde” e può offire prospettive occupazionali, sviluppare edilizia ecologicamente sostenibile e “depurare” territori inquinati al Sud.

Dai mattoni della bioedilizia per costruire case ai vestiti, passando gli alimenti, gli olii e persino i cruscotti delle auto, la sua canapa viene destinata agli stabilimenti per la produzione di diversi oggetti.

In taluni casi andando a sostituire la coltivazione di grano, meno redditizia. Per evitare denunce penali, occorre compilare un modulo e consegnarlo alle forze dell’ordine, prima di realizzare un orto con coltivazioni destinate a settori e finalità, ovviamente, non illegali.

Per Assocanapa  in Calabria gli agricoltori di cannabis sono già una decina ed in costante aumento in tutta Italia, con piantagioni in 400 ettari di terreni al nord e 450 al sud del Paese.

“La canapa è un ottimo investimento per tanti usi – spiega ancora l’agricoltore  Antonino Chiaramonte, di Mendicino in provincia di Cosenza all’Ansa – rigenera i terreni, non necessita di diserbanti ed ha ottimi costi. Quella importata dall’Olanda costa anche di più. E allora perché non avviare una grande produzione in Italia? E’ ingiusto criminalizzarla e finora la legislazione ne ha compromesso gli utilizzi associandola solo alla droga. In passato ho fumato qualche spinello, lo considero comunque molto meglio di devianze come alcol o droghe pesanti”.

Nella Valle d’Itria, in Puglia, la canapa viene utilizzata nella ristrutturazione degli antichi trulli, impastata alla calce. Tale ‘impasto isola termicamente la struttura, oltre a fornire sostegno alla superficie,  in maniera ecologicamente sostenibile.

Anche per “ripulire” i terreni inquinati della Terra dei Fuochi s’era avanzata l’ipotesi di piantare canapa. Del resto in Terra di Lavoro, nella provincia di Caserta, la coltivazione della canapa era di casa e forniva, tra i vari usi, fibre tessili  impiegate nella manifattura, realizzando lenzuola ed asciugamani spesso patrimonio del corredo in dote ragazze che si sposavano.


31
Mag 14

Istat: quel Sud che non fa più figli

Se si leggesse il report dell’ultimo rapporto Istat, con un focus particolare sul Sud, ci si troverebbe davanti a scenari da mutazione antropologica, come li definisce Marco Esposito.

Non solo un flusso migratorio costante che provoca una emorragia di menti e risorse. Ma anche, in uno scenario di desertificazione occupazionale, una regressione negli indici di natalità.

Le donne del Sud, quelle nate dopo il 1982, non fanno più figli, ponendo in essere quello che viene definito un “disinvestimento riproduttivo”.

Nel rapporto si legge: «l’unico strumento rimasto a disposizione di questi giovani adulti del Mezzogiorno, donne e uomini: lo spostamento dell’investimento in capitale umano dal loro futuro al loro presente, dai loro potenziali discendenti a se stessi».

In questo quadro l’Istat registra l’assenza di politiche specifiche per il Sud e, peggio,
l’attuazione di tagli che colpiscono soprattutto il welfare del Mezzogiorno.

Secondo Marco Esposito, dal Mattino, fatta 100 la spesa per servizi sociali dei Comuni (in genere assistenza agli anziani, ai disabili e asili nido)si va da un massimo di 282 in Trentino Alto Adige a un minimo di 26 in Calabria.
Quindi si toglie soprattutto a chi ha meno. E i tagli riguardano anche la sanità,con la conseguenza che a causa dei ticket nel Mezzogiorno sempre meno persone sicurano ed è in aumento il numero di malati cronici. Con la crisi, precisa l’Istat, interrompono le cure soprattutto le donne del Mezzogiorno: il 16,7% (una su sei) ha rinunciato a prestazioni sanitarie o all’acquisto di farmaci pur avendone bisogno.

Insomma lo stato non investe ma taglia. I giovani emigrano. Non nascono più figli. State facendo le prove generali per la sperimentazione sulla decrescita felice di un territorio?

 


31
Mag 14

Carmine Crocco: così divenni Brigante

“Se io ammetto una organizzazione, non sarò più nulla; mentre restando in questi boschi sono onnipotente, nessuno li conosce meglio di me: se entriamo in campagna, questo non accadrà più. Del resto i soldati mi hanno nominato generale, ed io ho eletto i colonnelli e i maggiori e gli altri ufficiali, i quali nulla più sarebbero, se cadessi. Del resto io non sono stato che caporale, lo che vuol dire che di cose militari non me ne intendo! Dal che ne segue che non avrò più preponderanza il giorno in cui si agirà militarmente.”

Queste parole di Carmine Crocco furono annotate sul suo diario da José Borjès, che evidentemente doveva esserne rimasto particolarmente impressionato.

Il brano fa parte della prefazione di Marcello Donativi ad un libro pubblicato da Edizioni Trabant, dal titolo “Come Divenni Brigante – Carmine Crocco”.

Un racconto di miseria, ingiustizia e violenza ambientato in un mondo in cui “la patria e la legge, la prima è una puttana, la seconda peggio ancora”.

Così prosegue Donativi nella prefazione :

Carmine Crocco è una di quelle personalità storiche in cui ognuno, a seconda delle necessità, travasa ciò che vuole. Se lo si vuole presentare come un fedele suddito neoborbonico, si sottolinea il suo passato di soldato di Ferdinando II, tacendo il fatto che fosse stato arruolato contro la sua volontà e che quella vicenda sia terminata con una condanna per aver ucciso un commilitone. Se si preferisce usarlo come esempio delle deluse speranze garibaldine, si pone l’accento sulla sua esperienza in camicia rossa, senza enfatizzare troppo la promessa di amnistia che poteva averlo spinto a combattere quella guerra. Si desidera un Crocco paladino del legittimismo? Sotto con gli aneddoti sulla conquista di Venosa a suon di bandiere gigliate. Lo si preferisce criminale comune? Via a sottolineare l’attività di rapina ed estorsione praticata per anni. Si cerca di farne un prodotto dell’ingiustiza sociale? Esistono allo scopo diversi racconti sulla sua infanzia infelice: basta evitare di accorgersi che possono essere stati gonfiati a scopo di giustificazione.
Ma non si rende giustizia a una figura come Crocco né dipingendolo come un Innominato, né come un Robin Hood.

Le memorie sono del Brigante lucano, secondo la prefazione, sono state raccolte da un capitano dell’esercito di nome Eugenio Massa, che aveva spesso visitato il brigante in carcere, ne aveva raccolto la testimonianza e infine curato quello che noi oggi chiameremmo editing; un po’ come accade al giorno d’oggi con certe autobiografie di personaggi celebri.

Anche se, sempre secondo Donativi, le memorie sono state revisionate per motivi idiologici.

Si prenda ad esempio il modo in cui viene sminuita la fase politica della banda di Crocco. Chi parla sembra ansioso di minimizzare il periodo a sostegno della “riconquista borbonica”, attribuendolo soltanto a motivi di convenienza, e liquidandolo in un capitoletto. Sparse un po’ ovunque ci sono affermazioni varie contro il governo borbonico, come a volersi giustificare a posteriori. Di contro, poca è la critica al nuovo governo unitario, e c’è una strana reticenza sull’esperienza della guerra garibaldina, cui Crocco partecipò combattendo nella battaglia del Volturno.
Amplificati sono invece gli episodi di ingiustizia sociale, soprattutto relativi all’infanzia, come a voler corrispondere a un cliché a quei tempi consolidato nella letteratura d’appendice: il povero che diventa bandito per i torti subiti, o delinque per difendere l’onore della propria donna, della sorella, della madre.

Carmine Crocco (1830 – 1905) della famiglia soprannominata dei Donatelli, fu a capo di una delle più valide bande di briganti del Mezzogiorno post-unitario, con base nel bosco di Lagopesole nei pressi di Rionero in Vulture. Fuggito a Roma, nel 1872 fu condannato ai lavori forzati a vita. Morì nel carcere di Portoferraio.


30
Mag 14

Iovine: anche le aziende del Nord nel “sistema”

Un bello schiaffo ai teoreti delle mafie come fenomeno regionalizzato. Agli alfieri della civilità e dell’onestà d’origine territoriale. Alle narrazioni cinematografiche che vogliono il male localizzato in determinati quartieri.

Iovine confessa : a mostrarsi a proprio agio nel tessuto dominato dalla violenza della camorra, anche gruppi imprenditoriali del nord.  «le aziende del Nord si adeguano senza fare problemi» (fonte Il Mattino).
La giacca e la cravatta, e l’accento d’altre latitudini non rendono meno omertosi e conniventi di chi quella mafia ce l’ha sul territorio, imposta con una forza militare da antistato.

«Potevano denunciare, non scendere a patti con la camorra o addirittura rinunciare all’appalto, ma non l’hanno fatto» . Una accusa pesantissima dell’ex primula rossa.

Pecunia non olet, gli affari giravano drogando la competitività ed il mercato.

Chissà quante sorprese riserverà ancora, o’Ninno che sta spostando il castello degli orrori ben oltre il limite, imposto dagli ipocriti, del Garigliano. Perchè le “infiltrazioni” senza connivenza autoctona e locale non potrebbero mai avvenire.


29
Mag 14

Altro schiaffo alla città di Taranto

Non bastavano le conseguenze politiche, occupazionali ed ambientali del caso Ilva. La città di Taranto, sul cui insistono anche le raffinerie dell’Eni,  con tutto quello che comporta, ha ricevuto un altro schiaffo.

Secondo quanto riporta il quotidiano di Puglia: gli operatori del Consorzio Lts (Logistica Trasporti e Servizi) di Taranto, che trasportano il carburante della raffineria Eni, hanno indetto lo sciopero delle attività con decorrenza immediata e ad oltranza per protestare contro la decisione dell’azienda di assegnare, a decorrere dal primo giugno prossimo, il servizio di autotrasporto dei prodotti di raffinazione a due aziende non locali, di Alessandria e Roma.

Per il Comune quella dell’Eni è”»una decisione assunta senza una previa comunicazione alle istituzioni cittadine”, adottata dall’azienda, “pensando o forse sperando che essa – conclude la nota – sarebbe stata accettata supinamente da una categoria e da una città che di torti ed abusi ne ha già subiti abbastanza”.

Insomma non solo hanno sedi legali lontane dal territorio che “usano”, ma neanche più la “carità” di usare servizi degli operatori locali.


29
Mag 14

L’appello per la salvaguardia dell’autonomia siciliana

Condivido e ripropongo l’appello delle associazioni “Per la Sicilia”, “Sicilia OpenGov” e “Sicilia Nazione”  per la tutela dello statuto siciliano.

Ecco un estratto da BlogSicilia:

Il disegno di legge presentato dall’esecutivo ridisegna in maniera sostanziale le autonomie regionali, tra cui anche quelle a Statuto speciale, come la Sicilia. E gli autonomisti siciliani hanno lanciato l’allarme.

hanno scritto una lettera-appello ai senatori eletti in Sicilia affinché “assumano una chiara presa di posizione per il rilancio dell’Autonomia regionale siciliana” (LEGGI LA LETTERA).

Nella lettera-appello, alla quale sono stati allegati gli emendamenti (il termine per la presentazione scade oggi, n.d.r.) che rafforzano l’autonomia speciale – il ruolo pattizio degli Statuti, la perequazione fiscale ed infrastrutturale ed introducono la fiscalità di vantaggio – i presidenti Gaetano Armao e Rino Piscitello, a nome delle associazioni promotrici dell’iniziativa, chiedono “ai parlamentari l’assunzione di una precisa responsabilità, invitando a far prevalere sulla fedeltà e le convenienze di partito la lealtà verso i cittadini siciliani, presentando e votando emendamenti al testo di riforma costituzionale che rafforzino e rilancino l’Autonomia della Sicilia”.


29
Mag 14

1 giugno: imperdibile Darfur-Padania

Ricomincia il mondiale alternativo. Ritorna la nazionale padana in campo!

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Proprio a proposito della nazionale della Padania,  mi ritorna in mente un servizio andato in onda su Servizio Pubblico qualche anno fa. Anche se per carità, a naso, da allora, credo che i dirigenti siano cambiati tutti.

PS: ma tra i convocati, ci potranno essere anche dei naturalizzati tipo di  Agerola o Maletto, viste le percentuali ottenute da Salvini in questi comuni?


29
Mag 14

L’Indipendent promuove la Calabria dei libri in carcere

“Colui che legge ha più idee, più parole e una visione del mondo. Pertanto, distingue meglio il bene dal male”.  In queste parole di Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria, racchiude il senso del suo disegno di legge che presto diventerà una proposta in Parlamento. Una novità che potrebbe consentire ai detenuti di usufruire di uno sconto della pena.

foto di Francesco Cocco (www.francescococco.com)

In sintesi, più libri leggi, prima potrai uscire di galera L’idea dell’assessore è  quella di istituire un corso “di lettura e analisi critica” per i detenuti, che consentirebbe loro uno sconto di pena di 48 giorni l’anno. 3 giorni a libro, per un massimo di 16 libri in 12 mesi.

Secondo quanto riporta l’assessore, l’idea è piaciuta nel Regno Unito, ripresa ed esaltata dal quotidiano Indipendent.

Il motivo? Un serrato dibattito su alcuni provvedimenti del governo Cameron sul carcere duro, che limitano e di molto la possibilità di usufruire della lettura dei libri in carcere, per i sudditi di Sua Maestà.

La regione Calabria è dunque assurta a modello positivo per l’iniziativa.

 


29
Mag 14

“Lo Stato non esiste, è connivente”

Così o’ninno, o’ boss Antonio Iovine, uno degli artefici della distruzione di un territorio, della sua gente e della umiliazione costante dei suoi abitanti:

«Anche la parte politica che dovrebbe rappresentare la parte buona dello Stato in effetti non esiste:è connivente, se non complice». Quanto basta ad inculcare la «mentalità casalese»,specie nelle giovani generazioni.Vede è quella che definisco la regola del 5 per cento (tangenti degli appalti), della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi, ha diffuso sul nostro territoriolo Stato, del tutto assente nell’offrire possibilità alternative e legali alla nostra popolazione»

Ora al netto di tutte le considerazioni su un personaggio che la propria credibilità deve ancora dimostrarla e chissà per quali fini, quello che fa male rilevare è la conferma di uno Stato che in Campania e nel Sud, dai tempi della polizia affidata ai camorristi di Salvatore de Crescenzo, ha sempre scelto di delegare controllo del territorio e welfare state alla criminalità organizzata. Avallando, secondo anche quanto l’ex primula rossa sostiene, comportamenti disdicevoli e illegali. Se non altro quei settori dello Stato interessati ai voti dei clan, agli interessi e alle logiche di una industria nazionale che perdeva competitività sui mercati internazionali e che trovava nello smaltimento illegale dei rifiuti (al Sud ed in Africa), negli appalti truccati, un modo per abbattere radicalmente i costi da sostenere e per drogare il mercato.

Un complesso ramificato che raccoglieva voti e clientele e li trasformava in un sistema di potere trasversale, in cui luci ed ombre finivano per lambirsi e confondersi senza soluzione di continuità.

Un sistema che da una parte strizzava l’occhio fingendo di non sapere e dall’altra si offendeva quando qualcuno “osava” spostare i confini delle mafie e del malaffare oltre le latitudini meridionali dove, secondo vulgata, avrebbe voluto facilmente relegarli.

Il territorio moriva. Le denunce cadevano nel vuoto. Le informative dei servizi segreti (vedi il caso della discarica di Chiaiano) trasformavano le vittime (i manifestanti ed i comitati civici) nei carnefici.

l risultato? Un armageddon ecologico, antropologico ed imprenditoriale che ha svuotato e continua a svuotare la Campania ed il Sud, secondo quella che a volte appare una logica precisa, condita da campagne mediatiche ad hoc, e da una letteratura cinematografica che mitizza certi ambienti e personaggi, riducendo questa piaga ad un male circostanziato a quartieri e classi sociali, senza commistione alcuna con i colletti bianchi che siedono nelle stanze dei bottoni.

E quando qualcuno ha provato a restiture estetica e bellezza ai cittadini, tipo la Reggia di Carditello, s’è pure trovato di fronte i soliti intellettualoidi radical chic che “e sai quanti milioni di euro adesso per ristrutturarla”. Logico. Il bello rende liberi e pensanti. Ma i cittadini di certe aree devono rimanere silenti spettatori delle infiltrazioni liquamose delle manifestazioni di potere altrui. A Casale come a Scampia. Aree dove “o post” ha un prezzo. E se sei disperato e onesto o vendi calzini o, ti vendi l’anima al diavolo, paghi 50mila euro, e quel posto te lo compri.

Alle ultime elezioni europee, più di un meridionale su due non ha scelto alcun partito. Astenendosi, lasciando bianca la scheda o annullandola. E buona parte di chi ha votato, più che altrove, ha scelto comunque quella che viene definita “antipolitica”.

Mentre l’emigrazione continua, proseguono i roghi tossici,non si costruiscono asili, non si riparano le scuole e vengono tagliati i trasporti. Come se le mafie si colpissero solo con le leggi e non anche con la formazione.

E poi senti la Gelmini che “bisogna ripartire dal Nord”.

Fatelo per favore, anzi, jatevenne, andatevene proprio, lasciateci ufficialmente “soli”. Perchè la speranza come gli anticorpi non possono che venire dal territorio. Lo dimostrano tutti gli eroi dell’antimafia.