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30
Giu 14

Persuasione alla raccolta differenziata made in Napoli

Questa foto è stata scattata in Viale Fratelli Grimm, nel quartiere Ponticelli a Napoli.

Contiene un persuasivo invito alla raccolta differenziata e chiama in causa la genitrice del cittadino distratto. Cartello non delle istituzioni, ma dei cittadini. Semplice, schietto.

Dinanzi a tale poesia e a tale forma di convincimento, la mamma è sempre la mamma e nessuno sarà più così sbadato da non centrare il buco della campana per la raccolta del vetro.

foto

 

 

 

 

 

 

 

 

 


30
Giu 14

Diario del Sud in uno struggente video

Vi propongo questo struggente e suggestivo video di Gianluca D’Elia.

Diario di un viaggio nell’Italia Meridionale, la terra della musica, dell’amore e della buona cucina. partendo da Napoli città colma d’arte e passando per la Basilicata a Maratea, paese tra il mare e la montagna sorvegliato e protetto dal “Cristo redentore” versione più piccola della statua posta a Rio De janeiro; Pietrapertosa, tra le Dolomiti Lucane, dove si può vivere un’esperienza unica: “Il volo dell’angelo”. Poi Matera, “la città dei sassi”, set di numerose pellicole cinematografiche da Pasolini a Mel Gibson. Poi ancora Sicilia dove le spiagge caraibiche e la cucina locale rendono i soggiorni piacevoli. Ed infine a casa, ancora in basilicata, Sarconi tra le “tarantelle” e i volti che mi sono familiari.
Musica di Radical Face
Editor Gianluca Delia ( facebook.com/gianluca.delia90 )

un ringraziamento speciale a Michele Cantis


28
Giu 14

Il conformismo della informazione, la partita della pace e la morte di Ciro

A bocce ferme, mentre si dirada la cortina di commozione di questi giorni intorno alla morte di Ciro, tante domande restano, così, come inquietanti e paradossali continuano ad essere alcune dichiarazioni.

Tra le tante, quelle di un uomo delle Istituzioni, Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma. Prefetto anche il giorno in cui Ciro è stato ucciso che al Mattino dichiara:«Organizziamo un’amichevole, una partita della pace tra Roma e Napoli per ristabilire regole di civiltà e non dimenticare quanto accaduto a Ciro Esposito».

Caro prefetto, davvero crede che basterebbe una partita di calcio “della pace” come la chiama lei? Serve tutt’altro. Indagini fatte per bene innanzitutto perchè qui il timore di alcuni è che Ciro sia la vittima di un gioco molto più grande che è sfuggito di mano. Quindi si cerchi di fugare questi dubbi e di accertare le responsabilità ed i colpevoli, in tempi rapidi perchè pare assurdo che a quasi due mesi di distanza l’unico movente accertato sia da ricercare nell’appartenenza di tifo e territoriale del povero Ciro. Fosse così, chieda l’avvocato Pisani, legale della famiglia Esposito, l’aggravante dell’odio razziale per l’omicida. Ma è davvero questo o anche questo? No perchè, qualcuno paventa inquietanti similitudini con gli anni 70…

Intanto per la stampa, soprattutto quella delle ben note latitudini, l’attore non protagonista continua ad essere “Genny a Carogna”. Il motivo? Lo si ignora, a meno di non voler pensare a mera sciatteria giornalistica. Il che continua spostare l’attenzione altrove rispetto al fulcro della vicenda.

Gigi di Fiore, giornalista del Mattino giustamente scrive:

Un commentatore si diceva dispiaciuto che le condizioni di Ciro fossero ormai senza speranze, ma poi aggiungeva – parola più, parola meno – “sì, però, le immagini di quel Genny la carogna non le vorremmo mai più vedere”.

Ancora, di nuovo, come tanti altri prima. Genny la carogna e la pigra e facile equazione dell’ultrà napoletano vicino alla camorra, del violento buzzurro (il fisico e il look, di certo, non aiutavano quel Genny a sfuggire alla semplificazione mediatica), di chi aveva tenuto uno stadio intero sotto scacco.

Che poi aggiunge:

Poi, c’era stato quel Genny, alibi e rifugio per pigrizie intellettuali e scarsa comprensione su quello che era accaduto. Paginate intere a chiedere inasprimenti di pene per il Daspo, stadi sicuri, ultrà da allontanare.

In una confusione totale e grottesca si continuano a richiedere pene più severe per gli ultras e provvedimenti Daspo come se piovesse.

Non considerando che :

  • Ciro è stato sparato fuori dallo stadio da un delinquente che con la partita che avrebbe avuto luogo di lì a poco non avrebbe avuto nulla a che fare.
  • Che quel delinquente era stato oggetto di un provvedimento di Daspo, quindi a che serve seminare Daspo se poi si lasciano le città in balia di personaggi in grado di pianificare agguati armati di pistola?

Provvedimenti che dunque, seppure fossero stati vigenti, non avrebbero impedito la morte di Ciro. Di cosa parliamo, dunque?

E poi il nodo fondamentale: perchè non è stata garantita la sicurezza dei tifosi ospiti non di una città qualunque, ma della Capitale di questo paese?

Così Gigi di FIore:

Genny la carogna è servito da alibi per rimuovere questo nodo. E purtroppo, assai spesso, la parola camorra viene utilizzata a sproposito per dire tutto e niente, coprendo le proprie incapacità a comprendere la complessità di ciò che accade. […] Sul Mattino, poche ore dopo la tragedia, un funzionario della Digos di Napoli, in servizio a Roma, descrisse ore di confusione, disorganizzazione, sottovalutazione sulla zona da presidiare, quella dove è avvenuto l’omicidio, lasciata totalmente nelle mani di folli sparatori vestiti da ultrà.

 

Ed allora torniamo all’inizio di questo post. Vi sembra ragionevole ed adulto addurre una partita di calcio a motivo di risoluzione della questione e per ristabilire regole di civiltà?


28
Giu 14

È calabrese uno dei migliori matematici al mondo: “ma io resto a Cosenza”,dice

Io resto qui. Ce lo imponiamo come impegno e missione per una rinascita possibile del nostro Sud. Pazzi, visionari, idealisti, innamorati di una terra vilipesa ed incompresa.

Ma quando l’esempio viene da uno che della logica fa il suo punto di forza ed è uno dei miglori matematici al mondo, senti che quella scelta è giustificata. Ragionata. Giusta.

La storia viene raccontata dal Fatto Quotidiano in questo video.

Si chiama Giuseppe Marino è calabrese ed è uno dei migliori matematici al mondo. Ha rifiutato offerte importanti di lavoro Stati Uniti e dalla Cina. Perchè non ha mai voluto lasciare la Calabria.

Studioso di analisi funzionale e teoria del punto fisso, docente ordinario di analisi matematica all’Unical di Cosenza anche se collabora con l’università dell’Arabia Saudita.


28
Giu 14

Da Castellammare il primo traghetto ecologico

Dagli storici cantieri navali di Castellammare, di cui tante volte è stata paventata e minacciata la chiusura, ricchi di tradizione, storia e maestranze qualificate, nasce il primo traghetto ecologico al mondo.

Fincantieri ha infatti varato per la Sociètè red traversiers du Quèbec, compagnia canadese che opera nel trasporto marittimo di passeggeri, il primo traghetto ecologico: si chiama “F. A. Gauthier”, in onore del fondatore della società di navigazione. “Questo traghetto è frutto dell’impegno e delle professionalità del cantiere tutto” ha detto Gabriele Cocco direttore navi mercantili di Fincantieri.

Il mezzo adotta gli standard più evoluti in termini di risparmio energetico e basso impatto ambientale, ed è un concentrato di tecnologia ed innovazione. Il traghetto  è dotato di propulsione diesel elettrica, come le moderne navi da crociera, ma i 4 gruppi diesel sono di tipo “duel fuel” e potranno funzionare sia a gas (liquid natural gas) che a marine diesel oil, riducendo drasticamente le emissioni inquinanti per l’ambiente.

In particolare secondo quanto riporta Stabia Channel:

due motori elettrici di propulsione azionano propulsori di tipo azimutale, dotati ciascuno di due eliche contro-rotanti che, insieme alle eliche trasversali, garantiscono al traghetto un’eccezionale manovrabilità. Tali caratteristiche, unite ad un complesso e ricco sistema di rampe e portelloni sia a prora che a poppa, consentirà alla nave considerevoli capacità di carico e scarico in tempi molto rapidi. La nave è certificata con la più alta classe prevista dai registri internazionali per questo tipo di servizio ed ha inoltre la classe ghiacci 1 A ed 1 AS per la propulsione, i più alti livelli previsti dagli stessi registri di classifica.


27
Giu 14

Brindisi: i veleni dimenticati da tutti

E’ il blog del Comitato No Al Carbone di Brindisi a pubblicare oggi a pubblicare un dossier sull’area Micorosa di Brindisi:

L’area Micorosa ha un’estensione di circa 50 ettari, è ubicata nella zona industriale, a sud del petrolchimico e all’interno del Parco naturale regionale “Saline di Punta della Contessa”. Tra il 1962 ed il 1980, l’area è stata utilizzata per lo smaltimento dei residui di lavorazione del petrolchimico, con uno strato di materiale compreso tra i 2 e i 7 metri. ed un volume di circa 1,5 milioni di metri cubi. Le indagini hanno evidenziato la presenza di rifiuto costituito in prevalenza da idrossido di calcio, con un diffuso ed elevato inquinamento, sia del suolo che della falda sottostante, un’altissima concentrazione di elementi cancerogeni, alcuni dei quali per milioni di volte i limiti di legge.
L’area Micorosa si può quindi considerare, a tutti gli effetti, una enorme discarica non autorizzata ed incontrollata di rifiuti industriali speciali pericolosi, lasciata da oltre 30 anni in uno stato di colpevole abbandono.
Nel 2013 la provincia ha inviato un’ingiunzione a diverse aziende per imporre loro la messa in sicurezza dell’area. Le aziende hanno fatto ricorso al TAR (sezione di Lecce) che ha accolto con tre sentenze molto simili) il ricorso ma esclusivamente per il fatto che la lettera era stata inviata dalla Provincia e non dal Ministero dell’Ambiente. ente competente per il Sito nazionale di Bonifiche. Per il resto il TAR non solo conferma i contenuti della nota ma ricostruisce esattamente i passaggi di proprietà e la responsabilità dei vari soggetti coinvolti.
Nonostante questa sentenza che chiarisce le varie responsabilità dei privati e le previsioni giuridiche che impongono (o, meglio, dovrebbero imporre) il principio “Chi inquina paga” , nel marzo 2014 il Ministero dell’Ambiente   sottoscrive con Syndial (e comune di Brindisi e Regione Puglia) un accordo di programma per la messa in sicurezza di emergenza dell’area del valore di 68 milioni di euro, di cui solo 20 del privato. L’accordo prevede una copertura (capping) di 50 ettari e un barrieramento idraulico con trattamento delle acque di falda lungo il perimetro.

Scarica il Dossier


27
Giu 14

A Luglio chiude Telepadania noi la ricordiamo così

Dopo sedici anni di attivita’ chiude ‘Telepadania’. La Lega Nord ha deciso di puntare sui nuovi media e chiudere le casse del Movimento: la societa’ che gestisce la tv, la ‘Celticon’, controllata dal partito attraverso la finanziaria Fingroup, ha, quindi, avviato la procedura per cessare l’attivita’ a partire dal primo luglio.

Una notizia che non mancherà di generare “moderata soddisfazione” in chi negli anni si è sentito vilipeso ed offeso gratuitamente, nella dignità e nella identità, dai contenuti di uno degli organi di informazione della Lega Nord.

Mi piace ricordarla con un video offensivo nei confronti dei napoletani e col la risposta che seguì da parte del sindaco De Magistris.


26
Giu 14

Un amaro calabrese conquista il Concours Mondial de Bruxelles-Spirits Selection

Il Vecchio Amaro del Capo, il prodotto simbolo della distilleria calabrese Caffo, di Vibo Valentia ha conquistato un prestigioso riconoscimento internazionale al Concours Mondial de Bruxelles-Spirits Selection svoltosi dal 6 all’8 giugno a Florianopolis in Brasile, aggiudicandosi per l’appunto il primo premio.

Il premio è stato conseguito tra  624 prodotti degustati in occasione della competizione internazionale.

Prodotto simbolo della Distilleria Caffo è il Vecchio Amaro del Capo, liquore di erbe di Calabria, frutto di un’antica ricetta calabrese poi rielaborata e migliorata dall’esperienza acquisita dalle quattro generazioni della famiglia Caffo. Il Vecchio Amaro del Capo racchiude in sé i principi attivi di tante benefiche erbe, fiori, frutti e radici della generosa terra di Calabria.

GIà nel 2010 il Vecchio Amaro del Capo era stato l’unico amaro italiano premiato con la medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles-Spirits Selection.


26
Giu 14

“Il Sud è una fucina di imprese nel tessile e nell’abbigliamento”.Campania è boom dell’export della moda

Parole che pesano quelle del presidente di Confcommercio Napoli aprendo i lavori dell’assemblea generale dell’associazione che si è tenuta presso la sede in Piazza Carità

«Il pil pro capite del Mezzogiorno nel 2013 è sceso al 55% rispetto a quello del Settentrione, e i consumi pro capite sono scesi dal 70% del 1995 al 65% del 2013. Questi dati sono destinati a peggiorare anche nel 2015 se non vi sarà un’inversione di tendenza».

E poi un’accusa precisa a chi ha completamente sbagliato le strategie per lo sviluppo del Mezzogiorno:

«Il Sud  esporta solo il 13% della sua produzione rispetto al 32% circa del Nord, a dimostrazione dell’inefficacia delle politiche di sviluppo che, puntando esclusivamente sull’industrializzazione dei territori meridionali, hanno trascurato la vocazione naturale del Mezzogiorno alle principali attività terziarie come il turismo. Il capitale artistico-culturale, ambientale ed eno-gastronomico del Sud è infatti gravemente sottoutilizzato: solo il 13,2% dei turisti stranieri sceglie le regioni meridionali, mentre ben il 44,3% si indirizza al Nord-Est».

 

In questo quadro c’è tuttavia un aspetto positivo da sottolineare ed è relativo al boom delle esportazione dei prodotti del tessile e del settore moda:

Secondo gli ultimi dati Istat il comparto è cresciuto nei primi tre mesi del 2014 del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2013, raggiungendo la cifra 161.285.855 euro di merci esportate, rispetto ai 147.320.450 del primo trimestre di un anno fa. Molto positiva la crescita del settore tessile che tocca il +14,4%, ma va bene anche l’acampania-e-boom-dellexport-rispetto-ai-consumi-internibbigliamento con un piu’ 8,6%.(fonte: Corriere del Mezzogiorno).

Secondo Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia:

«Il Sud è una fucina di imprese nel tessile e nell’abbigliamento, settori fondamentali nella ripresa. Il marchio Marinella? Pesa incredibilmente come immagine all’estero che nella moda vale quanto i numeri che per l’Italia parlano di un attivo di dieci miliardi ed un fatturato generale di 52 miliardi di euro»


26
Giu 14

De Magistris: la mia Napoli ferita e offesa

In una lunga lettera al Corriere del Mezzogiorno, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris si sfoga in una accorata difesa della città che amministra. Contro i clichè e gli stereotipi di cui la città di Partenope è sovente vittima.

Oggi è un giorno di dolore per la nostra città. Senza aggettivi rafforzativi, perchè è sufficiente il sostantivo. Il dolore e basta. Oggi è uno dei giorni più difficili da quando sono sindaco ed uno dei giorni che maggiormente segneranno la mia esistenza. Lo dico da napoletano, da referente istituzionale e, mi sia concesso, anche da essere umano. La morte di Ciro apre una ferita profonda nella nostra comunità, per questo la decisione di proclamare il lutto cittadino. Lo dico senza filtro emotivo, senza mezze parole, senza parafrasi.

 

Esordisce il sindaco senza mezzi termini, difendendo a spada tratta la famiglia e gli amici di Ciro Esposito ed apprezzando la dignità e la compostezza della famiglia di Scampia, il quartiere di Napoli troppo spesso addotto a ricettecolo di ogni male:

non un sentimento di vendetta o livore ho sentito provenire, in queste settimane difficili, dalle loro labbra che, in particolare grazie a mamma Antonella, hanno pronunciato, invece, il suono altissimo e chiaro di una richiesta di giustizia, affinchè non si produca altra violenza e lo sport del calcio possa tornare ad essere strumento di promozione di convivenza, solidarietà e divertimento. Oltre alla compostezza e alla responsabilità di questa famiglia, oggi piegata da un lutto che la segna per sempre, non posso non ricordare la fierezza con cui questa stessa ha, fin dal primo momento, difeso la propria provenienza: quel territorio di Scampia troppo spesso automaticamente assimilato a camorra e malaffare, ad illegalità e degrado.

[…] Lo dico ai tanti che, in modo strisciante, generando una pastoia di razzismo e clichè, di moralismo e luoghi comuni, hanno, maliziosamente, cercato di veicolare un messaggio contrario.

Si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa proprio verso quella informazione che ha cercato di strumentalizzare la città partenopea:

 A questo tentativo Napoli ha risposto, anche all’interno dello stadio quella sera stessa, con grande dignità e compostezza, non cedendo alla spirale dell’odio e della provocazione, di fatto facendo naufragare quel tentativo stesso di strumentalizzazione e mistificazione messo in atto. In queste ore dobbiamo proseguire, come richiesto dai familiari di Ciro, su questa medesima strada, secondo quello che deve essere il ruolo della nostra città: capitale di un Mezzogiorno coraggioso e fiero, avamposto di solidarietà e inclusione che, in queste ore, si stringe intorno alla famiglia di Ciro.

E l’invito, infine alla magistratura affinche sia fatta giustizia e piena luce sulle responsabilità di questa drammatica vicenda.