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31
Lug 14

Mondragone: il museo del cane candidato al premio Unesco “La fabbrica del paesaggio”

Mondragone, provincia di Caserta. Patria della mozzarella di bufala. Terra di confine e di frontiera dove, ve ne avevo parlato un pò di tempo fa, esiste una peculiarità unica in Europa.

Si chiama Foof ed è un museo interamente dedicato al cane. Inaugurato nel dicembre del 2012.

 Un fossile del cane orso, specie vissuta 35 milioni di anni fa, il cranio del dire wolf, un antenato del migliore amico dell’uomo di 50 mila anni fa. Sono solo alcune delle reliquie che è possibile vedere negli spazi di Fooff. Poi una sezione scientifica sull’evoluzione del cane e una parte sul legame con l’uomo nella storia, anche in chiave cinematografica, completano l’ampia zona dedicata ai reperti archeologici.
Il museo è del tutto autonomo dal punto di vista energetico, grazie al fotovoltaico, ed è  una struttura polifunzionale che offre, oltre ai recinti e le cucce per ospitare cani d’allevamento o abbandonati, un ambulatorio con la possibilità di assistere anche al parto ed all’allattamento dei cuccioli.

Da oggi Foof è anche candidato al premio Unesco La fabbrica nel paesaggio”. Ogni club Unesco poteva candidare un solo progetto e il club Unesco della provincia di Caserta ha deciso di candidare il Foof per la qualità dell’inserimento nel paesaggio, per l’utilizzo di fonti energetiche alternative e per il ruolo positivo e duraturo che il museo sta avendo nel tessuto economico, culturale e sociale del litorale domitio.


31
Lug 14

Fabbisogni, scuole e asili nido: le due “Italie” (Video)

L’assegnazione dei fondi per la costruzione di asili nido al Sud (o la ristruttrazione di quelli esistenti) ha del paranormale. Nel senso che è un concetto che se misurato secondo il metodo scientifico, risulta inesistente o non spiegabile razionalmente.

Secondo quanto riporta Il Mattino del 23 luglio, a firma di Marco Esposito che lo anticipa dal proprio profilo Facebook, il governo ha approvato senza modifiche i decreti sui cosiddetti fabbisogni standard, nonostante l’impegno preso dal premier Matteo Renzi a Napoli il 14 maggio 2014 di cambiare le tabelle relative agli asili nido. Su tale voce, infatti, il fabbisogno è stato calcolato non in base al bisogno (cioè ai bambini) bensì in base alla spesa storica dei comuni, ovvero alle strutture esistenti. Con il risultato che comuni come Giugliano, Portici, Pozzuoli, San Giorgio a Cremano, Ercolano che hanno zero asili nido si vedono assegnare un fabbisogno standard di zero.

Ecco una intervista di Marco Rossano a Marco Eposito, che spiega bene quello che sta accadento:


31
Lug 14

“Terrona” alla collega gli costa un giorno di stipendio

Questa è un’altra di quelle notizie che dimostra come stia cambiando la sensibilità nei confronti di certe tematiche, discriminatorie e razziste.

La vicenda è accaduta quattro mesi fa, anche se solo oggi è venuta alla luce, a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Tra alcuni dipendenti comunali nasce un diverbio ed uno dei due alla collega, secondo quanto riporta il Gazzettino di Padova, sbotta con un “tasi ti, che te si terona”, ovvero “taci, tu, che sei terrona”.

La donna originaria del sud, offesa, con l’appoggio di alcuni colleghi si è rivolta ai sindacati. Il dipendente che aveva proferito l’insulto è stato convocato dal dirigente del suo ufficio, come prescritto dal regolamento interno, quindi la decisione: detratto un giorno di lavoro dalla busta paga. Francesca Prota responsabile del personale ha sottolineato: “L’insulto non aveva intenti razzisti  ci siamo anzi stupiti a leggerlo sui quotidiani locali: conosciamo i due impiegati coinvolti, inoltre nel nostro Comune lavorano dipendenti provenienti da tutta Italia, si vive normalmente”. Ed ancora “l’insulto non aveva accenti xenofobi o razzisti. Abbiamo però un regolamento da rispettare, che disciplina la condotta corretta dei nostri impiegati, tra cui anche insulti o linguaggio non consono”. (Fonte: La Stampa)

In tanti continuano, anche sulla carta stampata, a considerare non offensivo il termine. Ovviamente da un’altra prospettiva geografica.

Ma chi è che deve decidere se sia o meno offensivo, chi l’offesa la fa o chi la subisce? Neanche il termine “negro” era considerato un insulto fino a 60 anni fa. E non era neanche politicamente scorretto. Ma cambia la sensibilità, la coscienza e la precezione della storia. E del nostro ruolo in essa.


31
Lug 14

Le discese ardite e le risalite verbali…sui calabresi

Parto da un gioco e da una provocazione per mettere chi scrive e chi legge davanti ad uno specchio. E vedere l’effetto che fa.

Giorni fa sono stato all’estero, e fin qui giustamente “e chi se ne frega”. Il punto è che non sono stato proprio all’estero nel senso letterale e topologico, ma sono stato in un estero più che estero, in un estero metaforico, in un estero italiano: a Castelvolturno, a un soffio da Napoli e Caserta.

Ma perché, come mai? Perché tutti quelli che interpello, nel mercatino dell’antiquariato come nelle strade intasate d’auto vicino alla stazione, mi rispondono in varie accentuazioni di africano ? Diretto, storpiato, italianizzato, edulcorato, dissimulato. Che ci fa questo concentrato di africani di lunga o breve lena a Castelvolturno?

Mi informo: ormai tra  il 70 e l’80% della popolazione di Castelvolturno, è africana […]  A Castelvolturno le scuole ormai sono africanizzate fin dagli asili.  La comunità migliore degli indigeni non abbozza, reagisce, ci sono 4 librerie che per un’idea di cultura sempre più impallidita sono autentici bunker resistenziali che cercano di dare solidità a un costume strisciante e gassoso, quello delle pacche sulle spalle.

eccetera eccetera eccetera. Il pezzo che avete poc’anzi letto non l’ho scritto io, ma Oliviero Beha, ieri sul Fatto Quotidiano. Mi sono limitato a sostituire in corsivo alcuni termini. Ventimiglia con Castelvolturno e calabrese con africano. Per scendere nel più bieco e stereotipizzante (e discriminatorio) luogo comune. Per mostrarvi come appare la lettura agli occhi di chi viene discriminato.

Da una parte i civili indigeni che “resistono” nelle librerie. Dall’altra…i calabresi.

Come vi sembra, mh? Abbastanza politicamente scorretto? Ecco io credo che un articolo del genere, con gli aggettivi sostituiti dal sottoscritto,  avrebbe suscitato una levata di scudi indignata, un pò come è successo con Tavecchio, perchè si tratta di un articolo che nella superficiale generalizzazione accomuna tutti indistintamente nella melma della delinquenza solo per la provenienza geografica. Che è un pò quello che ha fatto Beha, beccandosi i rimbrotti giustamente incavolati di tanti calabresi. Il teorema “Ventimiglia è così per l’immigrazione calabrese” che ha portato la ndrangheta è paradossale (e stucchevole pure d’estate, cercavano di dimostrarlo anche i leghisti). Nessun fenomeno mafioso attecchisce senza la consapevole connivenza dei gangli presuntamente (per origine geografica) sani di una società. Pecunia non olet. Gli affari sono affari.

Beha oggi ha inizato una lieve arrampicata sugli specchi vanificata dal finale, per rimediare, tutto condivisibile se non per il finale: “un consiglio dunque, al di là dei limiti dell’estensore (oltre a quello di non essere purtroppo calabrese…) con i quali convivo da tempo con pazienza che vi prego di condividere.”

Chissà cosa avranno fatto mai i “calabresi” a Beha per meritarsi la sua tolleranza ed una manifestazione di pazienza. Quello che mi sento di suggerire ad un giornalista che ho sempre apprezzato molto per l’originalità di quello che scriveva, e che pure conduce trasmissioni impegnate su Rai 3, è di non trattare il fenomeno mafioso con questa superficialità, visto che ormai parla una lingua globale che non ha alcuna determinazione territoriale. Anzi, se proprio vogliamo metterla sul piano storico-geografico ,le mafie sono un fenomeno d’importazione anche per il Sud. E sono diventate fenomeno sistematico, solo dopo il 1861.

Sapete quele è la mia impressione da un pò di tempo? Il voler addurre i meridionali come causa di declino non solo del Mezzogiorno (che in un’analisi tirata ci potrebbe pure stare) ma anche del nord Italia morso e messo in crisi dal declino di questo Paese. Il nord va a rotoli? Colpa dei meridionali.

Badate che questi discorsi si possono avvertire per strada da Roma in su. Emergenza immondizia nella Capitale? Colpa dei troppi napoletani e stranieri che vi risiedono (e tra l’altro pagano le tasse). Proprio così, basta ascoltare a voce dell’uomo della strada. Che poi vota. E magari legge Beha e se ne convince.


30
Lug 14

Da Pozzuoli riparte il pescato del Mediterraneo

Il pescato campano? Parte da Pozzuoli e conquista nuovi mercati. Proprio dal capoluogo flegreo dove ha sede il Consorzio del Pescato Campano.

Una serie di accordi commerciali con operatori e ristoratori di Belgio, Georgia e Cina, consentirà di rifornire quei mercati con prodotti tipici (freschi), rigorosamente campani.

In particolare, per quanto riguarda il Belgio, la richiesta è arrivata direttamente da alcuni ristoratori che si sono detti stanchi e stufi dei prodotti (congelati) dell’Atlantico e quindi hanno deciso di puntare sul pescato del Mediterraneo ed in particolar modo campano. Gli accordi prevedono che il pesce venga confezionato il giorno stesso della pesca e spedito, in modo da trovarsi il giorno successivo pronto per essere consumato. L’intesa prevede anche attività e supporto del marketing che pubblicizzerà, nel Paese che si affaccia sul Mare del Nord, i prodotti ittici campani.

Interessati ad alici e pesce azzurro invece in Georgia, da cui alcuni operatori ittici sono giunti a Pozzuoli per confrontarsi con i colleghi campani e concludere una serie di trattative che vedrà l’esportazione nel paese bagnato dal Mar Nero, dei prodotti ittici che iniziano a scarseggiare  dalle parti del Caucaso.

Interessati agli scarti della lavorazione, invece in Cina, dove molto di quanto viene gettato via da noi, come la vescica natatoria dei pesci ad esempio, viene riutilizzata per preparare gelatine alimentari.

A dimostrazione del fatto che le eccellenze regionali riguardano non solo i prodotti della terraferma ma anche quelli del mare che incontrano i favori di un mercato globale capace di riconoscere le eccellenze e le peculiarità locali.

Buon appetito, mondo!


30
Lug 14

Rinvio a giudizio per razzismo antimeridionale su Facebook

A prescindere dall’esito del processo, questa notizia raccoglie il frutto di anni di denunce e di lotta contro il razzismo antimeridionale che trova terreno fertile sui social newtork.

Riguarda una vicenda di un paio di anni fa che ricordiamo bene e denunciammo anche da questo blog, anche se nel corpo del testo che leggerete, il nome ed il cognome della persona rinviata a giudizio, dal tribunale di Monza, sono celati.

Questo il comunicato dell’Avvocato Pisani che racconta la vicenda e la sua costituzione come parte civile.

«Intendiamo lanciare un segnale forte per far capire a tutti che la dignità dei cittadini italiani, siano essi meridionali o settentrionali, va rispettata.

E se non lo si comprende per senso civico, gli artefici lo capiranno pagando di tasca propria per le offese». E’ quanto annuncia l’avvocato Angelo Pisani, presidente della Ottava Municipalità di Napoli, che insieme al penalista Sergio Pisani ha denunciato una internauta di stampo leghista residente a Desio (MI), autrice di post sui social network in cui si augurava una catastrofe naturale tale da distruggere l’Italia meridionale ed i suoi abitanti. Pisani, che ha ottenuto la citazione diretta a giudizio della donna, si è costituito parte civile nel giudizio aperto al Tribunale di Monza.


La signora, dopo aver diffuso sul web la sua assurda propaganda xenofoba contro i meridionali, dovrà ora rispondere del reato di discriminazione territoriale. Nella citazione a giudizio della Procura di Monza si legge infatti che D. G. è imputata «perché propagandava idee fondate sulla superiorità razziale ed etnica degli italiani settentrionali rispetto ai meridionali e commetteva atti di discriminazione razziale ed etnica fondata sulla superiorità sopra indicata». A ottobre 2012 – ricorda il pubblico ministero Emma Gambardella – la signora aveva inserito nel suo post una foto satellitare dell’Italia dal Lazio in giù, foto commentata con frasi come «Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili».


Il riferimento legislativo è in primo luogo alla violazione della Legge n. 164 del 1975, con la quale il nostro Paese ratifica la convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.
Pisani, che nel giudizio si è costituito parte offesa come presidente della Municipalità a nome dei cittadini meridionali, tiene ora a sottolineare: «La condanna che potrebbe arrivare in questo processo rappresenterà un importante argine alla violenza, anche di connotazione razziale, che avvelena lo sport italiano, il web e la convivenza civile. E’ ancora forte – aggiunge Pisani – l’onda emotiva nel Paese per il ferimento a morte di un giovane, innocente tifoso di Scampia dinanzi allo stadio Olimpico.

La famiglia di Ciro Esposito ha impartito al Paese una grande lezione di civiltà con i suoi ripetuti inviti alla non violenza. In tal senso con la nostra denuncia, e ora con la costituzione di parte offesa a Monza, intendiamo dare un segnale forte a tutti coloro che offendono i valori dello sport con atti di discriminazione e razzismo. Vogliamo contribuire concretamente ad arginare simili focolai e a riportare l’attenzione di tutti sul rispetto della dignità. Chi fomenta l’odio, d’ora in poi imparerà le regole del comportamento civile a suon di risarcimenti danni, pagando di tasca propria. Sarà il modo migliore per farli smettere».

Questo è un risultato importantissimo per chi quotidianamente combatte contro una forma di razzismo latente ma presentissima in Italia. Ed un avvertimento, continueremo a vigilare e segnalare ogni episodio. Senza fare un passo indietro.


29
Lug 14

154 anni di Legge Pica, quando eravamo tutti presunti “camorristi”

Era il 15 agosto del 1863, quando il neonato Parlamento di Torino approvò quei nove articoli scritti per reprimere, con le maniere forti, la rivolta del brigantaggio nelle regioni meridionali.

La famigerata legge Pica. Presentata come “mezzo eccezionale e temporaneo di difesa”, la legge fu più volte prorogata ed integrata da successive modificazioni, rimanendo in vigore fino al 31 dicembre 1865. Sua finalità primaria era debellare il brigantaggio postunitario nel Mezzogiorno, attraverso la repressione dello stesso colpendo chi lo praticava e chi lo favoriva.

Il Paese unito due anni prima veniva diviso sulla Costituzione: nel centro-nord osservanza delle garanzie costituzionali, al Sud lo Statuto albertino diventava carta straccia. A vantaggio del potere militare, che calpestava il principio del giudice naturale e mortificava il diritto alla difesa. A proporre la legge fu un deputato abruzzese: Giuseppe Pica. (Gigi di Fiore)

Fu introdotto, per la prima volta, anche il termine di camorrista in una norma. Bastava un sospetto, una soffiata e si poteva essere esaminati da una commissione provinciale che poteva inviare il presunto camorrista al domicilio coatto. Camorristi in città, briganti nelle campagne.

Aurelio Saffi scriveva: “La natura del brigantaggio è essenzialmente sociale e, per accidente, politica. La causa radicale e permanente è la misera condizione de’ braccianti lavoratori delle campagne e de’ pastori”.

Nella seduta parlamentare del 29 aprile 1862, il senatore Giuseppe Ferrari affermava: « Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere. Si è introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so più come esprimermi. »

La legge veniva inizialmente applicata nelle seguenti aree:

Abruzzo Citeriore, Abruzzo Ulteriore II, Basilicata, Benevento, Calabria Citeriore, Calabria Ulteriore II, Capitanata, Molise, Principato Citeriore, Principato Ulteriore e Terra di Lavoro

Peccato che a Napoli i camorristi veri, come Salvatore de Crescenzo, nel frattempo, ricevevano pieno mandato di gestione dell’ordine pubblico. A dimostrazione che la storia, così come iniziata, prosegue. Coerentemente. Nonostante esercito, leggi speciali e migliaia di morti innocenti.

E pensate che qualcosa sia cambiato o siamo ancora, per l’opinione pubblica, anche negli innumerevoli esempi luttuosi di cui siamo vittime, camorristi fino a prova contraria?

 


26
Lug 14

Molise oscuro: ecocidio di un territorio

Dovremmo stupirci? Ormai non più. Che il Sud, come la Somalia ed alcuni territori dell’Africa, fosse stato eletto a discarica dei rifiuti tossici delle aziende del Nord è una realtà acclarata dal punto di vista storico e giudiziario, condivisa e funzionale alla “locomotiva del paese”, che per affrontare le sfide del mercato globale, si serviva di criminalità locale e beneplacito di “settori deviati” dello Stato, per ottenere costi di smaltimento più bassi. Drogando così anche il mercato.

«Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto». Solo alcune delle testimonianze raccolte nel report 2014 “Molise oscuro”.

Molise Oscuro (Ecocdio di un Territorio) è un racconto, ben documentato, di Vincenzo Musacchio. Racconta di una piccola regione che fa poco clamore ma che da tempo suscita l’interesse di industriali senza scrupoli e della criminalità per lo smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi.

Scrive Musacchio

In Molise (di tir) ne circolano a decine ogni giorno e il percorso è sempre lo stesso: dal casello autostradale di Caianello i camion passano per Venafro, Isernia, Bojano e finiscono nella zona di Campobasso, dove scompaiono misteriosamente per poi riapparire sulla Statale 87 in direzione contraria. Avanti e indietro, dal lunedì al venerdì. Non si sa con quali scopi, ma dopo aver letto i vari rapporti Ecomafia un brivido attraversa la schiena: “Con l’esigenza di diversificare le destinazioni finali dei traffici illegali, i rifiuti speciali pericolosi sono finiti in regioni considerate immuni fino a qualche anno fa.
E allora si è scoperto che i veleni sono stati scaricati anche nella verde Umbria e addirittura in Molise. Sono state coinvolte le province meno note agli onori delle cronache della criminalità ambientale tra cui Campobasso.” Se non bastasse, la Direzione Nazionale Antimafia, più volte, definì il Molise come “punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, ove occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti.

L’autore parte del racconto dell’operazione Mosca del 2004 che portò a sette ordini di custodia cautelare in carcere, 14 indagati e 59 perquisizioni: una organizzazione smaltiva abusivamente rifiuti tossici e pericolosi, provenienti da tutta l’Italia, in alcune aree della costa molisana.

Anche in questo caso, come per la Terra dei Fuochi, la direttrice di marcia era dalle aziende del nord Italia verso il sud. Scrive Musacchio

Il reato contestato fu di associazione per delinquere finalizzata alla illecita gestione ed al traffico di rifiuti pericolosi. I rifiuti, complessivamente alcune migliaia di tonnellate, contenevano arsenico e solfuri, mercurio, cromo, rame, piombo e reflui ad altissima tossicità. Venivano trasportati dall’ Italia del nord alla provincia di Campobasso grazie a documenti falsi che non certificavano il reale livello di pericolosità.

Con la compiacenza e la connivenza della criminalità locale.

Prosegue quindi il racconto di indagini ed operazioni compiute dalle forze dell’ordine sino al 2010.

“I camion andavano e venivano in quel terreno e sotterravano cose grigie, materiali ferruginosi, li vedevo portare una terra nera, melmosa e fumante. Mio marito è morto di due malattie, Sla e cancro e mio figlio ha una malattia rara. Moriremo tutti? Così Paolo De Chiara in uno dei suoi tanti reportage sui rifiuti tossici in Molise”
. I terreni molisani ospitano materiali pericolosi, la criminalità organizzata ha operato indisturbata nei nostri territori. Qui non se ne accorge nessuno, noi non siamo abituati a riconoscerle queste cose. Ringraziamo tanto coloro che qui da noi hanno fatto affari con la camorra per consentirci di morire presto tutti avvelenati. Lo sa bene Carmine Schiavone che ci dà ancora pochi anni di vita. Le terre nere e fumanti di Venafro, la diossina, i tumori incostante aumento “c’è qualcosa di strano o no?” “E’ una vergogna!”.Nella piana di Venafro non molto tempo fa sono state rinvenute tracce di diossina su carni macellate del territorio. Le persone si ammalano di cancro e muoiono. La giornalista de Il Mattino
Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra, scrive:
“il Molise è il punto finale di smaltimento dei rifiuti pericolosi” e continua spiegando il motivo per cui è stata scelta proprio la nostra Regione: ”In Campania le discariche sono piene e sono state aperte molte indagini. Quindi si è creata una certa sensibilizzazione sull’argomento. E’ meglio, per loro, andare altrove”. In Molise dunque non se ne accorge nessuno, almeno non subito.

Il report dettagliato si snoda nel corso degli anni col racconto delle indagini condotte sul traffico dei rifiuti e delle loro risultanze. Coprendo con dovizia di particolari le aree coinvolte.

Secondo l’autore costante è anche l’aumento delle patologie tumorali (anche se manca, come al solito, un registro dei tumori, come stato è richiesto, tra l’altro, anche per la Terra dei Fuochi).

Il report completo è scaricabile gratuitamente qui.


26
Lug 14

Caro Toscani, anche Portici sarebbe stata fortunata se la storia…

Se mio nonno, buon anima avesse avuto tre palle sarebbe stato un flipper. Se avesse avuto quattro ruote probabilmente un’ utilitaria. Se Toscani Oliviero, pubblicitario, fosse nato a Portici o Scampia, come da lui stesso proferito, sarebbe stato un disastro.

Per fortuna è nato a Milano. Toscani, detto col massimo rispetto e stima, fa parte della schiera di intellettuali radical chic che fanno gli antirazzisti di tendenza, cioè si abbandono al flusso delle battaglie civili quando sono trendy, fashionable, cool. Ma poi si voltano con l’aria schifata e la puzza sotto al naso guardando il sud del proprio Paese. Anche con un certo fastidio.

A proposito, questo il commento del Sindaco di Portici Oliviero Toscani: “Sono fortunato a non essere nato a Portici o a Scampia”
“Parole che si commentano da sole. Da un uomo di cultura non ci si aspetta di ascoltare affermazioni dal sapore classista che appartengono alla sottocultura di un ceto privilegiato. Vorrei invitare Toscani a visitare il nostro territorio ma credo che non sarebbe in grado di apprezzare il senso di profonda bellezza che pur si sprigiona nella contraddizione perenne tra le vestigia del passato e le incoerenze del presente e soprattutto la fervida intelligenza che la gente del Sud è in grado di esprimere “

 E’ una tendenza ormai nota e conosciuta. Come, in questa settimana, ha fatto anche quella giornalista dell’Espresso col paragone tra bambini extracomunitari e bambini terroni per stilare la classifica dei più bravi, sulla base dei Test Invalsi. E l’impietosa sentenza: gli “extracomunitari” (per me restano bambini senza etichetta) a scuola sono più bravi di napoletani e siciliani. Proprio così, senza alcuna edulcorazione. perchè l’antirazzismo interno, non è coolfashion. Non è neanche un blando impegno manierista.

E allora voglio assecondare Toscani in questo gioco.

Anche Massimo Troisi, che è nato a San Giorgio a Cremano, comune attaccato a Portici, non sarebbe stato lui se fosse nato a Milano. E pure Pino Maddaloni, che a Scampia ha una palestra di judo, non sarebbe stato un campione olimpionico se fosse nato a Milano. Tatanka, Clemente Russo, se fosse nato a Milano, e non nella Terra dei Fuochi, avrebbe fatto il tronista e non il campione di pugilato. Forse il barbiere, chissà.

Anche Portici (detto senza retorica), se a qualcuno non fosse venuto in mente di fare l’Italia, avrebbe continuato ad essere il faro  del cosiddetto Miglio d’oro del settecento napoletano, custodendo una serie di ville tutte edificate da ricchi nobili partenopei che scelsero la zona per la bellezza dei paesaggi e per la salubrità dell’aria.

Poi la storia ha preso un altro corso. E ce ne siamo fatti una ragione. O forse no, perchè la storia non è un monolito. E neanche l’intelligenza.

PS: se Scampia non fosse stata la Scampia che intendete voi, nessuno c’avrebbe mangiato sopra con fiction e luoghi comuni. Forse manco i creativi e i pubblicitari. Che peccato eh?

 Ecco il video dal minuto 2:00 la parte interessata:


25
Lug 14

Puglia: la monnezza viaggia in treno

Un pò come succede in Svizzera, come direbbero i colti per fare paragoni raffinati, anche in Puglia l’immondizia sarà trasportata in treno.

I Comuni interessati sono al momento, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Isole Tremiti, Peschici, Rodi, San Marco in Lamis, Sannicandro, Vico, Vieste, Apricena, Poggio Imperiale, San Severo, Torremaggiore, San Paolo di Civitate, Serracapriola. Il progetto prevede una serie di passaggi graduali e andrà a regime non prima di un anno.

 Nelle aree di conferimento, l’immondizia verrà sistemata sui vagoni e condotta alla stazione di San Severo: fin qui sui binari delle Ferrovie del Gargano. Da San Severo, usando la rete RFI, saranno condotti alla stazione di Cerignola e poi al vicino interporto. Struttura, questa, che dista non più di 5 chilometri dalla discarica.

Vi sembra una cosa da poco? Vi spiego i vantaggi.

Primo: basso impatto ambientale, meno tir su strada a trasportare monnezza, meno inquinamento atmosferico.

Secondo: risparmio in termini economici. Una volta che il progetto sarà entrato a regime, si passerà da un costo attuale per tonnellata di 50 euro a circa la metà. Un risparmio del 50%.

Ultimo (ma non ultimo per importanza) vantaggio è in termini di tracciabilità (e legalità) dei rifiuti che, in questo modo diventano meno appetibili e manipolabili dalle organizzazioni criminali. Insomma, un tir lo fermi e aggiungi, come è successo, anche cose che dovrebbero essere smaltite in discariche speciali, un treno no.

L’esperimento pugliese è unico in Italia. Ma non in Europa dove, come anticipavo, gli altri Paesi che trasportano rifiuti sui binari sono l’Olanda, il Belgio, la Svizzera e la Danimarca.