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31
Ago 14

Apple riconosce napoletano e siciliano come lingue madri

Segue il riconoscimento Unesco la Apple, il colosso della mela morsicata considera, infatti, il napoletano ed il siciliano come lingue madri, proprio come aveva fatto l’organizzazione delle Nazioni Unite, nel proprio sistema operativo.

Il nuovo sistema operativo OSX Yosemite permetterà agli utenti di sceglierle per il proprio dispositivo. Per impostare “sicilianu” e “napulitano” basterà accedere alle Preferenze di Sistema e selezionare “zona e lingua”.

Ciò vuol dire che il sistema operativo le riconoscerà nel caso vengano sviluppate App che le utilizzano.

Bene così.


31
Ago 14

“Quasi mille euro solo per andarmene aff……”

I treni regionali che collegano la Campania col basso Lazio sono per me fonte di grandissima ispirazione per la varia umanità che offre testimonianze taciute dai premier con la passione per il gelato artigianale. Così mentre l’Italia è in vena di eccitazione per lo “sblocca Italia” che farà uscire questo paese sgangherato dalla crisi (si, si, come no), proprio in uno di questi vagoni incontro Carlo, immerso in un fascicolo di cartone.

Alza lo sguardo “pensi che solo per chiudere la mia attività ho già versato allo Stato e alla banca più di 330 euro. Più o meno la stessa cifra dovrò versarla all’Agenzia delle Entrate per la cancellazione del contratto d’affitto registrato…” – “Come scusi?”, gli faccio e lui, proiettandomi in quella che sempre la sceneggiatura di uno dei fortunati film di De Crescenzo, in un flusso di parole da paziente a psicoanalista ricomincia.

“Otto anni fa ho aperto un’attività commerciale nel basso Lazio. Poi la crisi, l’invasione dei centri commerciali, l’invasione dei prodotti cinesi, tasse, contributi Inps e quant’altro, insomma ho deciso di chiudere.” – “Avrà più soldi da risparmiare” – gli rispondo con cinismo per provocare la reazione verbale violenta – “Tutt’altro!” – mi risponde lui- “per la sola riconsegna della licenza al comune ho dovuto spendere 16 euro di marca da bollo. Poi altre 61 euro per defiscalizzare il registratore di cassa che, tra l’altro, posso rivendere solo dopo aver rilasciato regolare fattura. E non è finita qui. Ho dovuto riconsegnare alla banca il tanto decantato POS a che secondo lor signori dovrebbe risolvere il problema dell’evasione fiscale in Italia..e invece…” – “E invece?” – “E invece non solo su ogni transazione mi era imposta una commissione del 1.60% nel caso delle carte di credito e di 0.50% nel caso del Bancomat. Ma ogni mese dovevo pagare un canone di noleggio di 20 euro più il costo delle telefonate effettuate dal Pos ad ogni transazione” . “Bene”, gli faccio io “finalmente sarà libero anche da queste incombenze”. Mi risponde livido di rabbia: “Così pensavo anche io al momento della riconsegna di quell’aggeggio infernale, invece ieri ho scoperto che mi hanno addebitato 250 euro, duecentocinquanta euro, le vecchie cinquecentomila lire, solo per la riconsegna! Per quali ragioni lo ignoro! Che differenza c’è tra questo e il pizzo che non ho mai versato, tra l’altro, alla criminalità organizzata?”

Mi sembra un discorso piuttosto qualunquista, ma non sento di dargli torto. Carlo ha chiuso la sua attività perchè fondamentalmente incassava pochi euro e, paradossalmente se ne è trovato a versare circa 330 euro, ad ora, solo per doverla chiuderla. Sembra infernale.

“E non è finita qui, mi hanno detto che 300 euro circa dovrò versarli all’Agenzia delle Entrate per cancellare il contratto di locazione in essere ed altre 45 euro per la disdetta dell’utenza con l’operatore telefonico. Insomma quasi mille euro solo per andarmene aff….”

Ore di masturbazioni mentali per pensare a come “attrarre investimenti” nel paese dell’ “alt, chi siete? cosa portate? un fiorino”. Balzelli, su balzelli, su balzelli…


30
Ago 14

Expo: dopo i bronzi vogliono pure un “Caravaggio” napoletano

Più che l’Expo sembra una televendita di opere d’arte sulle reti private, dove il tizio con la “erre moscia” cerca di piazzare quadri ed amenità varie a chiunque rientri nelle prime cento telefonate. Dalla Lombardia, un andirivieni verbale di richieste di beni archeologici, senza precedenti. Mah.

Dopo la richiesta dei bronzi di Riace, di un pò di roba di Pompei, oggi interviene addirittura la Curia di Milano e la Santa Sede che vorrebbero in Lombardia , per l’Expo, alcune opere di Caravaggio (di proprietà del Pio Monte di Misericordia di Napoli), custodite ed esposte a Napoli, le Sette Opere di Misericordia.

Nella diatriba la presa di posizione della deputata PD Giovanna Palma: «tentativo di scippo al popolo napoletano».

Credo che in fondo, le opere d’arte andrebbero ammirate, ove possibile, sempre nel contesto in cui si trovano, dove vengono custodite da secoli, nell’ambiente dove si sono impregnate degli umori e delle caratteristiche del luogo che in fondo le hanno rese quelle che sono.

E alle prime cento telefonate un cd di “Gigione & Donatello” col brano di successo “O ball dò cavallo”.

 


30
Ago 14

Afragola: il manifesto antiracket diventa “abusivo”

Due giorni fa ad Afragola, comune campano, sono comparsi dei manifesti antiracket privi di firma:

«Ribelliamoci a chi mette le bombe e a chi vende la droga, ribelliamoci alle estorsioni quotidiane», incitava il manifesto probabilmente affisso da imprenditori della zona.

Un impegno forte, civile, di denuncia. Tutt’altro che omertoso, accusa che viene sovente rivolta a noi meridionali. Solo che quando dalle nostre parti, più di quanto si pensi e si immagini, si denuncia, interviene sempre una forza superiore a mettere il bavaglio.

È successo anche ad Afragola, dove i manifesti che invitavano alla ribellione contro il pizzo, sono stati ricoperti da una bella striscia “manifesto abusivo”.

Chissà quanti manifesti abusivi durante le elezioni non godono dello stesso trattamento…ed un invito velato, nascosto a non alzare troppo la testa.

E allora oggi, siamo tutti orgogliosamente abusivi, come i cittadini di Afragola che hanno affisso il manifesto.

 


29
Ago 14

Enel: discriminazione territoriale per i Comuni del Sud?

La denuncia viene dal sindaco di Amendolara, Antonello Ciminelli,che  contesta all’Enel un trattamento discriminatorio nei riguardi dei dei cittadini morosi a seconda dell’appartenenza territoriale.

Dichiara Ciminelli «Mentre in Lombardia i costi della corrente sono più tollerabili, in Calabria, così come in Puglia, Basilicata e Sicilia, nelle stesse condizioni di morosità, si paga esattamente il doppio».

Ciminelli ha scritto, inoltre, al Presidente facente funzioni della Regione Calabria, al Presidente della Provincia di Cosenza, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Autonomie Locali e alla stessa Enel Spa, per aprire il dibattito su quella che si annuncia sin da ora come «una nuova battaglia di civiltà che riparte dall’alto jonio e che coinvolgerà  tutte le regioni interessate, contro una legge nazionale palesemente discriminatoria nell’ambito dei rapporti contrattuali tra gli enti locali ed Enel».

La battaglia vede il sostegno anche dello scrittore Pino Aprile che dal proprio profilo Facebook quest’oggi ha scritto:

Vi ricordate che vi avevo parlato dell’Enel che, grazie a una leggina provvidenziale (per l’Enel), per le bollette pagate in ritardo, ai Comuni del Sud si chiede molto di più che a quelli del Nord? C’è una graduatoria: il minimo, nella regione più ricca, la Lombardia; il massimo, nella più povera, la Calabria. Il sindaco di Amendolara, Antonello Ciminelli, ha avviato una vertenza e mi ha chiesto di sostenerlo. Lo faccio con convinzione. Ieri ho partecipato a una riunione di amministratori e cittadini della Piana di Amendolara (c’erano una decina sindaci). Si va contro la legge, con tutti i mezzi politici e legali possibili, che consente questa iniquità

Insomma, il trattamento farebbe compagnia a quello differenziato sul costo del denaro e a quello sulle tariffe RC auto. Niente di nuovo…


29
Ago 14

Foggia: arriva il glutine che non fa male

“Sono orgoglioso di rappresentare questa Università, una Università del Mezzogiorno operoso che attraverso queste scoperte dimostra concretamente il livello di inventiva, di sperimentazione e di approccio pionieristico alla soluzione delle problematiche che coinvolgono milioni di persone nel mondo”. 

Così annuncia il risultato della scoperta il rettore dell’ateneo foggiano Maurizio Ricci, da cui proviene la ricerca. Proprio all’Università di Foggia, infatti, è stato messo ha punto una tecnica scientifica che permette di modificare le proteine del glutine nel frumento così da non scatenare la reazione di intolleranza nei soggetti celiaci.

Il “gluten friendly”, una proteina commestibile che, se le ricerche ne confermeranno la validità, sarà utilizzata per le farine usate in prodotti come pasta, pane e tutti quegli alimenti che hanno il frumento nella loro composizione.

Secondo quanto descrive il sito di informazione “Il Resto del Gargano”:

Alla base della scoperta, già brevettata, c’è la metodologia utilizzata per spezzare le molecole indigeste e che si fonda su conoscenze della proteomica, la disciplina scientifica che studia le modifiche subite dalle espressioni delle proteine. Durante la produzione, vengono indotti dei cambiamenti molecolari nelle proteine dei grani in modo tale da fermare la sequenza di reazioni chimiche che causano l’intolleranza. In questo modo non cambierebbero il gusto e l’aspetto dei prodotti comunemente utilizzati nell’alimentazione Mediterranea.

 

 


28
Ago 14

Tanto tuonò che piovve: riduzione del cofinanziamento fondi UE al Sud

Diciamo che il terreno se l’erano preparato per bene, mandando avanti i professori bocconiani ed i “giornalisti velina” che hanno tuonato per un paio di mesi sulla scarsa produttività dei fondi europei destinati al sud, guardandosi bene dal citare tutti i casi in cui i fondi dal sud presero poi la strada del nord non giungendo mai da quegli “spreconi terroni”.

La notizia, pubblicata da Il Sole 24 Ore, in una intervista al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, anticipa che il governo taglierà il cofinanziamento ai fondi europei nel solo Mezzogiorno.

Questo il commento di Marco Esposito, giornalista economico del Mattino e portavoce di Unione Mediterranea:

Finora la regola aurea è stata del 50% e 50%, Cioè metà di finanziamento europeo e metà di contributo nazionale. Si passerà a 74%-26%. Tradotto in soldoni, visto che le cinque regioni del Sud più in difficoltà (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) nel 2014-2020 dovrebbero ricevere 20 miliardi dalla Ue, l’Italia si era impegnata a versarne altri 20. Con la nuova proporzione i 20 miliardi europei restano gli stessi e i 20 miliardi italiani si riducono a 7 per cui i progetti complessivi finanziati scendono da 40 miliardi a 27.

E un analogo taglio, spiega sempre Delrio, si farà per i cosiddetti progetti nazionali, ma solo per quelli che riguardano il Sud, che in tutto perde 25 miliardi.

Perché si rinuncia a investire? Le spiegazioni portate da Delrio sono davvero paradossali. La prima è “ce lo chiede l’Europa” (ah sì?). La seconda è “non ha senso assumere ulteriori impegni di spesa vincolanti in tempi stretti se non si riesce a spendere i vecchi e i nuovi fondi Ue”. I vecchi fondi sono spesi al 58% e c’è ancora un anno di tempo. I nuovi per definizione non possono essere già spesi. E poi: in tempi stretti? I nuovi fondi possono essere spesi entro il 2022. Decidere oggi che il Sud (solo il Sud) non ce la farà mai vuol dire rinunciare alla politica o avere una politica che rinuncia al Mezzogiorno. Ma la ragione, è chiaro, è un’altra: salvare i conti pubblici italiani tagliando solo al Sud.

PS: Non manca la classica presa per i fondelli: i miliardi risparmiati sui fondi europei “torneranno comunque tutti sul territorio ed entreranno a far parte di una programmazione parallela che sarà concentrata su obiettivi strategici e di più lungo periodo”. Capito? Quei soldi ce li daranno tutti, ma dopo il 2022 perché intanto andrà elaborata una strategia di lungo periodo. Se ci caschiamo, abbiamo proprio l’anello al naso.

Insomma, quel poco che veniva fatto grazie ai fondi europei, al sud…beh scordiamoci anche quello.


28
Ago 14

Bari chiama i 99 Posse: se Verona non vi vuole venite da noi

Dopo l’annullamento della data veronese del concerto del gruppo napoletano dei 99 Posse, l’assessore allacultura del Comune di Bari, Silvio Maselli, pubblica sul proprio profilo Facebook un invito:  “Perché non venite a farlo qui – scrive il neoassessore – un bel concerto in nome della Costituzione e dei suoi sempiterni valori di democrazia, giustizia sociale e libertà?” 

 

 


28
Ago 14

“Milano ha bisogno dei Bronzi di Riace non viceversa”

Il capriccio di Sgarbi e Maroni sull’ipotesi di trasferimento dei Bronzi calabresi in Lombardia per l’Expo, continua a tenere banco. Questa volta Pino Aprile fa sentire le proprie ragioni sul settimanale “Oggi”.

“I Bronzi di Riace all’Expo di Milano? Vittorio Sgarbi vi ha spiegato che sarebbe un bene per il Paese e le stesse opere. Gli argomenti sarebbero condivisibili, se il Paese non fosse l’Italia. Li riassumo:
1) i Bronzi avrebbero enorme visibilità e il loro trasferimento non comporta rischi; 2) il numero di visitatori sarebbe ben più alto, le statue renderebbero di più; 3) i turisti, non dovrebbero spostarsi in Calabria; 4) comunque, spetta al ministro ai Beni culturali decidere.”
Ma l’Italia non è un Paese equo, giusto; spostare i Bronzi sarebbe l’ennesima prepotenza ai danni della sua parte più svantaggiata e un rischio inutile per statue uniche al mondo. Per impedirlo, farei la catena umana intorno al Museo di Reggio Calabria, già preannunciata.

 

Così esordisce l’autore di “Terroni” che poi entra nel merito della vicenda, spiegando le ragioni per le quali è l’Expo ad avere bisogno dei bronzi calabresi e non viceversa, come Sgarbi & C. intendono far credere:

1) I Bronzi sono già le statue più famose del pianeta: non l’Expo darebbe loro “visibilità”, ma il contrario. E già una volta, per un trasferimento si sono persi e ci son voluti 2500 anni per ritrovarli.
2) Sgarbi prevede un milione di visitatori in cinque mesi, all’Expo. Più di 6.600 al giorno; mentre da gennaio a luglio, al Museo di Reggio sono stati 115mila (cifre lontane dal milione all’anno di trent’anni fa).

 

Inoltre, Aprile, spiega che esiste un procedimento molto severo che anticipa la vista dei bronzi e che quindi il tanto sbandierato “non c’è alcun problema ed alcun pericolo nel trasferimento” è una falsità: “Chi è stato al Museo di Reggio Calabria lo sa: i visitatori entrano a gruppi di 20-25, in un ambiente in cui subiscono una prima decontaminazione, per 20 minuti, mentre guardano un video ritrovamento e restauro degli eroi. Si passa poi, in un’altra sala, per la decontaminazione totale (3 minuti). Infine, si è ammessi nella sala dei Bronzi: massimo 20 minuti”.

Poi l’affondo: Chiaramente la cultura consumista che si respira negli ambienti milanesi (Franco Arminio spiega come sia Milano ad aver bisogno di noi e non noi di Milano), prevede che i bronzi ‘vengano messi a frutto’. Che quindi portino economia per le vetrine internazionali per cui le cose buone del Sud diventano le cose buone d’Italia solo all’occorrenza. La cultura politica ‘usa e getta’ perpetrata da un secolo e mezzo ai nostri danni.”

Pino Aprile dimostra calcoli alla mano che in realtà converrebbe proprio lasciarli dove sono per incrementare il turismo dell’intera penisola piuttosto che confinarli tra le mura dell’Expo: “ A Milano, si calcola, renderebbero 15 milioni di euro, a Reggio Calabria, si è scritto, ne hanno reso 840. Ma dovendo ridurre il numero di visitatori al giorno, i 15 milioni scendono a meno della metà. Quegli 840 euro a Reggio Calabria, invece, sono al giorno, riguardano il costo dei biglietti, ma arrivano, in realtà, sino a 2.000-2.500 (dai biglietti, il Ministero ha incassato finora 160 mila euro, non 840). Ma mentre all’Expo i visitatori pagherebbero 15 euro e un biglietto di metropolitana, quei 115 mila, per andare a Reggio, non ne hanno spesi meno di 100-150, a tenersi stretti (in realtà, molto di più): ben più di 15 milioni impossibili e della scarsa metà più realistica. E senza mettere i Bronzi a rischio. Quanto renderebbero di più al Paese intero e ai turisti dell’Expo, per varietà e interesse del soggiorno in Italia, dei viaggi Milano-Reggio a costi contenuti, magari dall’asfittico aeroporto di Malpensa? Così si mostrerebbero agli ospiti, anche tesori paesaggistici, culinari, artistici del Sud che non possono esser sempre e solo portati: altrove. L’economia ne avrebbe giovamento e Milano, guadagnandoci, ridurrebbe la pressione di troppi visitatori insieme nello stesso posto.”

Quindi l’affondo al Ministro Franceschini che ha nominato una commissione (esterna) per decidere se è pericoloso o meno portare i bronzi a Milano:  “Spetta al ministro ai Beni culturali decidere e Dario Franceschini annuncia che nominerà una commissione di esperti esterni al Ministero. Quelli interni sono incompetenti? O vuole sceglierli in modo da essere certo del risultato? Il Comitato contro lo spostamento dei Bronzi ricorda che da decenni gli esperti del Ministero sconsigliano il trasferimento delle statue; l’ex ministro Massimo Bray, prima di Franceschini, lo aveva escluso.
L’eventuale “prestito forzoso” dei Bronzi sarebbe visto come l’ulteriore conferma dell’iniquità di uno Stato che quando c’è da dare al Sud come al resto del Paese (strade, treni, asili…) lo esclude”

Pino Aprile non manca neanche di ricordare un argomento che proprio su questo blog abbiamo trattato due anni fa e cioè l’esclusione il bando per i lavori all’Expo negava la partecipazione a fornitori non lombardi o più lontani di 350 chilometri, ed ora, ennesima contraddizione, l’inquinamento non preoccupa se si parla di Bronzi a 1250 km.

Infine un invito alla riflessione ai milanesi: se i Bronzi fossero “di” Milano, li prestereste a Reggio Calabria, per un’ Expo che ha perso cinque anni, vi esclude dagli appalti e ha alcuni tra i suoi ex dirigenti in carcere? Quante volte Milano ha prestato a Reggio Calabria un’opera d’arte “che il mondo ci invidia”? In una comunità sana e unita, i percorsi valgono nei due sensi.

L’invito è a leggere l’articolo completo presente su Oggi che raccoglie provocazioni e suggestioni che in tanti in queste settimane stanno facendo circolare in rete.

 


26
Ago 14

99 Posse: l’annullamento del concerto a Verona è una questione anche territoriale

Dopo giorni di ipotesi e congetture ricamate dalla stampa, un’oretta fa circa è uscito il comunicato stampa del gruppo napoletano delle 99 Posse che prende posizione sull’annullamento del loro concerto a Verona, avvenuto ad opera dell’organizzazione, per motivi di ordine pubblico.

In parole povere l’estrema destra veronese minacciava la presenza dei propri militanti al concerto d’ o’ zulu e compagni. Nonostante la disponibilità del gruppo a volerci comunque essere, l’organizzazione ha tagliato la testa al toro ed ha proprio annullato il live. Ora quello che mi preme rilevare tra le righe di questo blog con una propria identità, non è l’aspetto puramente politico che impedirebbe la libera manifestazione del pensiero con una certa pressione, ma anche, come evidenzia il comunicato della band, anche la solita dose di razzismo antimeridionale.

Così recita il comunicato:

Ma è solo una questione politica o c’è dell’altro? Recentemente si sono esibiti a Verona senza problemi gruppi e artisti forse meno espliciti, ma sicuramente inquadrabili a sinistra, cosa rende la 99 Posse diversa da loro? In questi giorni la nostra pagina facebook è presa d’assalto da utenti chiaramente riconducibili alla curva sud veronese. E in questo caso gli insulti sono squisitamente a base di razzismo antimeridionale, con il consueto campionario di «terroni, lavatevi, benvenuti in Italia». Dello stesso tenore, anche molti commenti agli articoli apparsi on line in questi giorni, come se Verona si apprestasse a ospitare una delle sentitissime partite contro il Napoli e non invece il concerto di un gruppo musicale. Ci troviamo quindi di fronte all’ennesimo episodio di bieco antimeridionalismo, di cui si rendono protagoniste le frange estreme e politicamente connotate della tifoseria veronese.

Ma noi rifiutiamo questa logica, perché siamo abituati a distinguere amici e nemici sulla base delle convinzioni politiche, non certo per l’accento, la nazionalità o la fede calcistica. Invitiamo perciò i nostri fans a evitare generalizzazioni uguali e contrarie che facciano di tutta l’erba un fascio: in questo caso, sotto accusa sono i fascisti e i razzisti veronesi, non la città di Verona. Un brutto articolo di un pessimo sito nazionalista dice che se i Sumbu Brothers possono suonare all’Arena e i 99 Posse no, questo dipende dal fatto che i primi avrebbero seguito sul territorio, mentre noi non ce l’avremmo. Ebbene, ci duole deluderlo, ma stiamo ricevendo da giorni centinaia di messaggi di solidarietà da parte di tanti cittadini veronesi, non solo quelli schierati politicamente a sinistra, ma anche dei sinceri democratici e di chiunque aveva accolto con piacere l’annuncio del nostro concerto.