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30
Set 14

Un complotto dietro la vicenda giudiziaria di De Magistris?

Passa all’attacco il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, pubblicando oggi l’intercettazione di una telefonata mandata in onda nel 2007 da Anno Zero, in cui si minacciano ripercussioni sul piano professionale (e personale) a seguito delle indagini che stava portando avanti per “Why Not”.

Scrive il sindaco:

“Ha scomodato e dato fastidio a un sacco di gente…lo dobbiamo ammazzare, gli facciamo le cause civili per risarcimento danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana…ad ogni azione corrisponde una reazione e mò siamo tanti così tanti ad aver subito l’azione che quando esploderà la reazione sarà adeguata…” Queste sono le parole che mi dedica l’ex Presidente della Regione Calabria, nonché ex Vice Procuratore Generale di Catanzaro e poi Procuratore Generale di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti in questa intercettazione resa pubblica dalla trasmissione “Annozero” nell’ottobre del 2007. A quell’epoca ero ancora PM a Catanzaro e titolare di una serie d’inchieste scottanti Why not, Poseidone e Toghe lucane. Tutte inchieste che puntualmente e immotivatamente mi sono state strappate, come emerge dal processo di Salerno in cui i magistrati che mi hanno revocato e avocato le indagini sono imputati per corruzione in atti giudiziari.

Il Sindaco minaccia anche nuove ulteriori rivelazioni.

Ecco l’intercettazione:


29
Set 14

Messina: la fabbrica chiude. Gli operai la occupano e fanno la birra.

Questa è una di quelle storie di impegno e tenacia. Di Lavoro e di tradizione. Si svolge in Sicilia e la racconta un’inchiesta del Corriere.

Per circa cinquant’anni, a Messina c’era l’unico stabilimento che produceva birra. Nel 2011 la chiusura. Con tutto il carico che il dramma della disoccupazione comporta in un Sud di crescente desertificazione industriale.

Ma un dun gruppo di ex operai, non si fa per vinto. Occupa la fabbrica “tornare a produrre, senza padroni, la birra della nostra città”, investendo nell’impianto, tfr, risparmi e l’indennità di disoccupazione.


29
Set 14

Volevo solo fare il sostituto (di terza scelta) del bidello titolare

Ieri sera ascoltavo in tv i proclami del premier Renzi. “E basta essere disfattisti, e bisogna avere fiducia, e l’Italia è un grande paese, e qui ci vogliono investimenti, e io sto semplificando tutto”..e bla e bla e bla.

Destino ha voluto che questa mattina, una conoscente mi abbia coinvolto nella redazione di una domanda per…fare il sostituto “bidello”. Anche se, oggi, si usa un termine più elegante e forbito “Personale amministrativo, tecnico e ausiliario” o collaboratore scolastico.  Se volete cimentarvi anche voi, mettete in conto che per aspirare a fare il bidello in Italia, occorre compilare moduli e stare dietro a procedure che, sebbene fatte online, vi potrebbero portare via fino a 5 ore del vostro tempo. Alla faccia della semplificazione e del paese senza burocrazia.

Quando la conoscente mi ha detto che si poteva “fare tutto online” , ho deciso di partecipare anche io al gioco. Contando di risolvere tutto in un’oretta al massimo. Alla fine mi sono trovato in un labirinto di scartoffie.

Puntiamo al sito del Miur dove, individuiamo, tra vari risultati della ricerca, quello che ci occorre. Un file Zip con svariati allegati e 20, dico ben VENTI PAGINE di bando.

Qualche forum online ci suggerisce, giustamente, di seguire un sito non istituzionale che fornisce dritte e istruzioni, sulle procedure di presentazione e compilazione, altrimenti NON facilmente deducibili dal sito istituzionale. A meno che non abbiate un paio di lauree in burocratese e spiccate doti investigative. E allora è un altro discorso

Seguiamo le istruzioni del sito “pane e salame” e ci registriamo su un portale istituzionale per presentare “l’istanza online”. Ritorniamo, quindi, al portale del Miur.

A questo punto vi registrate, inserite tutti i vostri dati.

Finito? No.

Andate nella vostra posta elettronica. Scaricate ora due documenti che vi hanno inviato (uno serve se volete delegare qualcuno a consegnare la domanda, al posto vostro). Compilateli. Poi scansite i vostri documenti e il codice fiscale e stampateli (vi serviranno in caso di delega e comunque quando consegnerete la domanda).

Finito? No.

Vi hanno inviato, via posta elettronica: 1) nome utente 2) password 3) un codice temporaneo più un link per accedere ad una pagina personale, del sito di cui sopra. Cliccate sul link, inserite i vostri dati personali. Se tutto è a posto, un avviso vi avverte che non è finita lì. Il bello viene ora. La prima mezz’ora se n’è andata soltanto per verificare “il primo accesso” ad “istanze online”.

Il passo successivo è andare su un’altra pagina. E scaricare il fatidico modello di “domanda”. Svariate guide (e qui già qualcosa non quadra, in termini di usabilità e intuitività) vi aiuteranno nella redazione. DODICI PAGINE per poter compilare una domanda per aspiranti bidelli (riserve) e per simulare il punteggio nella graduatoria. Madonna.

Avevo deciso di lasciar perdere, soprattutto perchè tra le istruzioni mi si chiedeva di fotocopiare uno ad uno tutti i titoli necessari per “fare punteggio.”E va bene”, mi son detto, “cerchiamo i titoli”. Fatto. Scansione, fatto. Avete anche la laurea? Bene, non serve a nulla. Conta il diploma di maturità, la laurea vi regalerà qualche scampolo di punteggio come “assistente amministrativo”, cioè un inquadramento che ha un grado superiore al bidello nella gerarchia della scuola.

Sono allergico alle istruzioni. La mia amica ha però insistito a leggerle prima di compilare una risma di carta, ovvero la domanda vera e propria. Ci rechiamo sul sito non istituzionale per ottenere dritte e consigli nella compilazione.

E a quel punto lo scoramento è aumentato. Vi lascio degli screenshot delle istruzioni.

1 2 3 4 5

Cinque schermate di istruzioni base su come precedere alla compilazione della domanda per aspirare a bidello di terza scelta. Sic!

Vi risparmio le sottosezioni, che pure vi sono, e che servono a calcolare i punteggi, quali e quanti titoli sono presentabili, ed una serie di altre informazioni.

Finito qui? Ma manco per niente.

Ora dovete comporre un corposo plico da inviare, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, ad una delle scuole della provincia eletta a palcoscenico del vostro aspirantato. Oppure, recarvi personalmente ad una scuola della provincia con tutto quanto ne concerne in termini di altro tempo impiegato, per la consegna del suddetto plico.

La presentazione serve anche a “riconoscervi” come utenti online per la procedura di cui al punto uno di questo post (oddio parlo come loro), ovvero quella della iscrizione al portale di “istanza online”.

Mi sono fermato qui, delegando la conoscente a fare il resto. Tutto ciò al netto di eventuali problemi che potrebbero essere sollevati dagli impiegati al momento della presentazione.

Fatto? Assolutamente no. Una seconda parte della domanda, dovrà essere compilata, e per fortuna inviata soltanto online, dopo la pubblicazione di una nota ministeriale con la vostra posizione, nelle graduatorie di una delle scuole scelte per il vostro ruolo di bidello “panchinaro”.

Solo allora, potrete mettervi comodi e per un triennio sperare che vi chiamino. Ovviamente, tutto ciò soltanto per fare i sostituti di TERZA scelta dei bidelli titolari.

Ed io che volevo fare solo il bidello…Nel frattempo mi sono chiesto, chissà quanta carta e quante procedure incomprensibili dovrà affrontare uno di quegli investitori che dovrebbe portare moneta ed occupazione nel nostro paese. Roba da salutare tutti e andarsene via al terzo rigo di “istruzioni”.

Oh, un’ultima cosa, nei tempi vanno calcolati anche intoppi provocati da “carta esaurita”, “toner terminato”, “file illegibile”, “sito non raggiungibile”, “pagina inesistente”, “stampante non rilevata”, “scanner non pronto” e “arò aggia mis il diploma di maturità del 1996”.


28
Set 14

Si al treno Fiumicino-Venezia. Pompei, può attendere.

L’edizione odierna de Il Mattino, torna sulla questione di una politica profondamente duale da parte di Trenitalia, altrimenti detta Trenitaglia, che realizza collegamenti puntuali e capillari per collegare una parte del Paese al resto d’Italia e del mondo, ignorando l’altra parte della penisola cui, con retorica manichea e velleità da “bar dello sport”, si rimprovera di non riuscirsi a sollevare da sola. E, per essere più (inconsapevolmente) grotteschi, a volte le si ripete “che potrebbe campare solo di turismo”.

Secondo Marco Esposito, I treni ad alta velocità sono il nuovo standard. Restar fuori dalla rete, in Europa, significa vivere una rinnovata marginalità. In Spagna il primo treno veloce portava da Madrid a Siviglia, nel cuore del Sud iberico. E oggi sono in esercizio 2.500 chilometri, realizzati con i Fondi Ue che in Italia si lasciano disperdere in mille rivoli. Nel Sud Italia è stato realizzato appena un decimo degli investimenti nazionali e la Tav tra Napoli e Bari non aprirà prima del 2028. Trenitalia continua a investire in una sola direzione e a dicembre attiverà linee dirette Fiumicino-Venezia, per cui sarà più comodo raggiungere da Fiumicino la città lagunare che Pompei nonostante quest’ultima sia 300 chilometri più vicina.

È lapalissiano che questa “politica” abbia condotto all’isolamento un Sud sempre più volutamente marginale. Se il refrain è la mancanza di fondi per una rete ferroviaria in grado di collegare con efficacia ed efficienza il Sud, Marco Esposito suggerisce una soluzione: L’alta velocità è possibile da subito rafforzando i collegamenti aeroportuali. Il governo può e deve definire “oneri di servizio pubblico” i collegamenti aerei nell’area Abruzzo-Molise-Puglia-Calabria-Sicilia analogamente a quanto accade oggi per la sola Sardegna.


28
Set 14

Marfella: la vera emergenza è nella Terra dei Fuochi non a Palazzo San Giacomo

In una lunga intervista al magazine “Il Sud Online”, l’oncologo Antonio Marfella che da qualche anno, insieme a padre Maurizio Patriciello, si batte contro il dramma della “Terra dei Fuochi”, interviene con una dichiarazione molto forte sul “caso De Magistris”.

Così il dottor Marfella:

“In questo momento ci sentiamo abbandonati dallo Stato che pone problemi meno essenziali. Hanno ragione i procuratori antimafia Roberti e Pennisi  quando sottolineano che si distrae l’opinione pubblica con questioni quali quello dell’inchino in Calabria o la necessità o meno di sospendere un sindaco laddove lo Stato italiano promulga leggi che favoriscono il delitto d’impresa.  Mi sembra schizofrenico che un sindaco debba essere sospeso in caso di condanna in primo grado, mentre tutte le leggi consentono alle ditte condannate in primo grado per aver sversato tonnellate di rifiuti tossici illegalmente possano tranquillamente riprendere il loro lavoro.  Dispiace che i partiti politici, tutti dal Pd riunito in questi giorni a Bagnoli, al Pdl, al Movimento Cinque Stelle non abbiano colto l’allarme nostro e dei procuratori antimafia ed usino l’ambiente per deviare su questioni elettorali non centrando il vero problema”


27
Set 14

Spaccanapoli: così si racconta una città. Il video della puntata.

Domenico Iannaccone, giornalista/giornalista e non giornalista impiegato, come reciterebbe una citazione cinematografica scelta non a caso, ieri sera ha riabilitato la stampa italiana, raccontando Scampia e le periferie di Napoli, senza celebrare processi, ne’ emettere sentenze. E senza lucrare sui problemi di una città che pure esistono e sono concreti. Senza i luoghi comuni ed i pregiudizi. Senza l’impalpabile e retorcia oloegrafia che diventa una rappresentazione banale. Iannaccone ha fatto inchiesta, come, nella tv in bianco e nero, faceva Sergio Zavoli. Entrando nel ventre di Napoli e vivendolo, con silenzi e sguardi. Sovente con pudore. Raccontando la semplicita’ della sua gente, la voglia di riscatto e la speranza di chi ha ambizioni, lavorando onestamente.

La sintesi più bella della puntata, contro i razzismi ed i criptoleghismi italiani, è di un bambino africano, adottato da una famiglia di Piscinola che i suoi figli ce li aveva già. Ti senti fortunato? – gli chiede Iannaccone – Si – risponde Loki – perchè i miei amici sono in Africa ed io invece sto a Napoli.


27
Set 14

Brindisi: studio “fuffa”, il parere di due oncologi

A seguito della presentazione dello studio Arpa sul danno sanitario della centrale Enel Federico II, arrivano i pareri di due medici: Maurizio Portaluri, oncologo e primario nel reparto di radioterapia dell’ospedale Perrino di Brindisi e Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, ribattono al rapporto dell’Arpa sulla centrale elettrica di Brindisi.
Ecco quanto pubblica il blog No Al Carbone:
MAURIZIO PORTALURI
(intervista rilasciata sul Quotidiano del 26/09/2014)
Quella presentata da ARPA ieri in relazione alla Centrale a Carbone di Cerano è una simulazione di dispersione degli inquinanti emessi dall’intero processo produttivo sulla base di modelli esistenti. E’ un’attività molto interessante con i limiti che gli stessi estensori hanno indicato, uno per tutti, le misure al camino non sono in continuo ma rilevate nel corso di alcune campagne. Da noi il monitoraggio pubblico in continuo non esiste. Quanti più dati attendibili si inseriscono, maggiore è l’affidabilità della simulazione. Questo è facilmente intuibile. Le misure, poi, riguardano un anno in cui l’attività della centrale non era al massimo, non si tiene conto delle emissioni lungo il nastro trasportatore, si valuta il rischio sanitario solo per inalazione quando sappiamo che molti inquinanti entrano nella catena alimentare, il modello non include la radioattività. Come dice la stessa ARPA a questa valutazione del danno sanitario mancano i dati sanitari che verranno prelevati nei prossimi giorni. Finora è come una bicicletta senza una ruota.
Ciò per stare nella logica della VDS che comunque è legge. Questa logica però non mi convince perchè valuta i dati sanitari in questo momento rispetto alla media regionale. E se la salute della popolazione era migliore dieci anni fa ed oggi è in linea con la media regionale, perchè quest’ultima è peggiorata globalmente, come si fa a giustificare la continuazione di un esercizio industriale nelle stesse condizioni? Non mi sembra etico. Inoltre il confronto dovrebbe essere non con la media regionale ma con situazioni geografiche analoghe in assenza di attività industriali. Allora avrebbe senso. In genere le simulazioni si fanno prima e non dopo, per vedere quale potrebbe essere l’impatto sanitario di un’attività.
Vedremo i dati sanitari come saranno presentati. In molti SIN (siti di interesse nazionale) si sono messi a confronto alcuni parametri di salute dentro e fuori l’area SIN, per esempio a Mantova. Valutare alcuni parametri come media su tutta la città di Brindisi non ha senso. Se prendiamo in considerazione la dispersione degli inquinanti dalla centrale mostrata nel convegno ARPA , peraltro separati da quelli provenienti dalle altre fonti industriali, intorno all’impianto vi sono aree di maggiore e minore ricaduta. In quelle aree andrebbero studiati i parametri sanitari (cause di morte, ricoveri, esenzioni ticket, accessi in pronto soccorso, abortività, malformazioni neonatali ecc) rispetto ad aree a minore ricaduta. Così si potrebbe vedere se la simulazione è corretta. Inoltre l’area con ricadute più intense è proprio quella della centrale e del suo intorno. E’ legittimo quindi chiedersi quale sia la condizione di salute di chi vive e ha vissuto nelle immediate vicinanze e di chi lavora dentro la centrale.
L’Arpa dice giustamente che non assolve e non condanna. Sarebbe strano il contrario. In fondo che intorno alle centrali a carbone vi siano degli effetti sanitari avversi lo dice l’Agenzia Europea per l’Ambiente e lo dice anche una copiosa letteratura internazionale. Sempre nel convegno ARPA a Brindisi la prima relazione della dott.ssa Nocioni presentava alcuni risultati di un congresso che biennalmente si svolge negli USA su come ridurre le emissioni delle centrali a carbone. Un motivo ci sarà! Nel North Carolina (USA), dove c’erano nel 2000 19 centrali a carbone, tra chiusure e riconversioni, sono stati migliorati tutti i parametri di salute. Quella della VDS rappresenta una valutazione tecnicamente molto complessa di cui i cittadini comprendono l’interpretazione necessariamente generica che si da dei suoi esiti. E con gli interessi in ballo sono facili le scorciatoie.
Mi sorprende molto che una analisi per quartieri dei dati sanitari correnti prima citati, ampiamente e correntemente disponibili nel Servizio Sanitario Regionale, non sia stata fatta da quando l’Istituto Superiore di Sanità l’ha proposta, cioè dal 2011. Non si tratterebbe di una simulazione ma di dati reali sui quali forse ci si sarebbe accapigliati ugualmente ma con meno margini di libera interpretazione. A me è chiaro che tale analisi non sia stata fatta per mancanza di volontà politica e non di capacità tecnica visto che in molte parti d’Italia i dati correnti vengono costantemente analizzati e pubblicati. Ma non dispero che qualcuno la realizzi.
                                                                               . . .
GIUSEPPE SERRAVEZZA (articolo pubblicato da LecceSette.it)
“Un morto su 10mila persone è un dato intollerabile, anche se non sorprende per niente”. Sono queste le parole di Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori dopo aver ascoltato i risultati delle analisi dell’Arpa Puglia sulla centrale di Cerano.
Proprio ieri, infatti, è stata presentata a Brindisi, alla presenza del direttore regionale Giorgio Assennato, una relazione dell’Arpa sul danno sanitario riferito alle emissioni della centrale Enel Federico II di Cerano.

“La valutazione del rischio cancerogeno inalatorio delle emissioni 2010 dello stabilimento Enel di Brindisi – si legge – evidenzia che, ipotizzando un’esposizione costante a concentrazioni modellate per 70 anni, le probabilità aggiuntive per la popolazione di sviluppare un tumore nell’intera vita risultano inferiori a un caso su diecimila”. Inoltre, la relazione parla di “distribuzione degli inquinanti primari conforme ai valori limite”.

Netta la posizione di Serravezza, che non entra nel merito, ma definisce i dati divulgati dall’Arpa come “preoccupanti”.
“Prendendo per buoni questi dati – commenta il presidente della Lilt -, dobbiamo considerare 80 morti su 800mila abitanti nel Salento. Fosse così, credo sia assurdo. Chi potrebbe tollerare una perdita di tante vite umane? I valori limite, inoltre, sono stati inventati dalla politica per rendere possibile la realizzazione di questi impianti. L’esposizione prolungata porta sempre a delle conseguenze e la nostra regione è per questo motivo, nel Sud Italia, una delle zone con rischio più elevato”.


26
Set 14

A Frattaminore la palma dei comuni virtuosi

Prima di Milano, Verona, Trento, Ravenna, in questo comune in piena Terra dei Fuochi giunge un riconoscimento importante, che abbatte i luoghi comuni e gli stereotipi. Nelle terre dove camorra e industria del Nord ha interrato rifiuti e scarti delle lavorazioni industriali, un’oasi di speranza.

«All’inizio di questa brutta storia ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: qui siamo in guerra», ricorda il sindaco Vincenzo Caso, 38 anni, «…abbiamo fatto… abbiamo trasformato.. abbiamo recuperato…» ed ancora «Allo stesso tempo abbiamo capito che i roghi tossici non c’entravano niente con la raccolta differenziata – sottolinea il sindaco -. Chi brucia i rifiuti non brucia l’immondizia di casa ma brucia residui di lavorazione tessile, collanti per le scarpe, scarti edili. E siccome lavora in nero, lo smaltimento non potrà che avvenire illegalmente»

Alla fine ecco il comune più virtuoso d’Italia. Perchè è riuscito a mostrare ai cittadini presenza, partecipazione, attenzione. Cura e bellezza. E se si riparano “le finestre rotte” ciascuno pone attenzione al proprio luogo …comune.

E allora, dove non arriva lo Stato nazionale, arrivano le istituzioni locali e gli uomini, Tenaci. Liberi. Come quelli di Frattaminore.

 


26
Set 14

Beccalossi e la trave nell’occhio

Nella puntata di ieri di Servizio Pubblico è andato in onda l’ennesimo show della serie: la trave nell’occhio altrui.

Tra alcune consecutio temporum che gridano vendetta, ieri, l’onorevole di Fratelli d’Italia/An , Beccalossi, in un tripudio di criptoleghismo, in una melassa di generalizzazioni e luoghi comuni lombrosiani ha tracciato l’ennesima linea di demarcazione tra Nord civile e Sud incivile, con scarsa consocenza della realtà.

Dice la Beccalossi: Ci sono due Italie. nessun cittadino del Nord verrebbe in mente di guidare senza casco, patente o assicurazione… È una questione di mentalità” Le cronache recenti tuttavia, raccontano di gang truffaldine specializzate nell’RC auto in Veneto e Toscana, così vado a memoria supportato da Google, basta cliccare i link per la notizia. Non solo. La Stampa qualche tempo fa denunciava l’esistenza di un esercito di auto senza assicurazione a Torino, che di certo non è provincia del Rione Traiano. Cinquantaquattromila autovetture prive di contrassegno assicurativo, secondo l’Aci del capoluogo piemontese.

Dice ancora l’onorevole: “Le leggi ci sono, ma a Napoli trasgredirle è la normalità evidentemente. In Italia ci sono cittadini hanno un concetto diverso di legalità. Bisogna iniziare a usare il pugno duro“. 

Peccato che quello stesso concetto di legalità imporrebbe a chi fa politica, membri del parlamento compresi, di non manifestare all’esterno di un tribunale contro una sentenza (definitiva) di condanna della magistratura emessa verso chi evade il fisco. Così come lo stesso concetto di legalità imporrebbe maggiore trasparenza e “attenzione” nella scelta dei candidati nelle liste elettorali (anche di quelli che occupano abusivamente aree e terreni e che con la loro lista contribuiscono all’elezione di un sindaco e poi finiscono tra le pagine di cronaca nera).

Maggiore attenzione (e pugno duro) anche nella scelta dei componenti dei “carrozzoni” che organizzano grandi eventi o che gestiscono appalti pubblici.

E pari pugno duro, evidentemente, non è stato usato verso quelle aziende, con lo stesso accento dell’onorevole, che hanno sversato illegalemente rifiuti tossici, per anni, in Campania.

E magari quello stesso concetto di legalità, sconosciuto a noi napoletani, potrebbe illuminare anche le menti di coloro che, non proprio partenope,i chiamano “eroi” o “brave persone” dei mafiosi. L’ultimo caso l’ho raccontato ieri a proposito di quel sindaco emiliano.

Analogo pugno duro inoltre andrebbe usato anche a Savona, Crema, Treviso, Castello di Godego, Torino, solo per citare casi recenti, di più o meno giovani, che non si sono fermati all’Alt e che pure non hanno goduto di analoghe indagini sociologiche, etniche e genetiche, oltre che municipaliste.In quei casi si è parlato di semplice bravata.

Ed allora, abbiate pazienza, va bene il non aver alcun contraddittorio alla radio o in tv, ma continuare ad insistere con la doppia morale e la doppia “legalità” che gode di impunità solo perchè ha un accento diverso o è meglio vestita, genera soltanto una grassissima risata che smaschera la paradossalità di quanto affermate, luoghi comuni che aumentano l’intolleranza, e la lacerazione di un paese.

Lo ricorderemo agli elettori alle prossime elezioni regionali campane. Il loro voto conta meno. Puzza. Figlio di un “concetto diverso di legalità”. Buonanotte.

Il video:


25
Set 14

FoQus: i quartieri spagnoli come non li avete mai visti

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immagine tratta dal sito FoQus

I quartieri spagnoli come non li avete mai visti, quelli che non fanno notizia perchè rappresentano una immagine di Napoli, vera, popolare pulita e solidale. Nasce FoQus: fondazione quartieri spagnoli.

«dove lo Stato retrocede – spiega Renato Quaglia che di Foqus è il direttore – il privato avanza. Si tratta di cambiare la modalità, evitare che i problemi diventino così gravi da rendere inutile ogni intervento»

Seimila metri quadri nel bel mezzo dei Quartieri, a un passo dall’uscita della fermata Montecalvario della metropolitana.

Nella convinzione che le prime forme di prevenzione dall’esclusione siano la conoscenza, il sapere e la formazione – che consentono al cittadino reale partecipazione attiva – il progetto ha dato avvio, nel cuore dei Quartieri, ad un esperimento di rigenerazione dell’intero ex-Istituto Montecalvario, individuando un innovativo mix funzionale di attività formative, di servizi alla persona e la creazione di nuove imprese giovanili.

FOQUS vuole sperimentare a Napoli un diverso modo di intendere le politiche sociali, facendole promuovere da iniziativa privata e verificandone una sostenibilità impostata su principi di cooperazione, imprenditorialità civica, assunzione di responsabilità sociale, ricercando l’intervento congiunto di diversi soggetti privati che scelgono di investire e collaborare in un contesto particolarmente problematico della città.

E’ un progetto dalle caratteristiche uniche in Italia e molto originali rispetto ad analoghe europee.
FOQUS può essere in parte paragonato alle esperienze di rigenerazione del quartiere Bijlmermeer di Amsterdam, del Quartier21 di Vienna, del Centquatre di Parigi, tutte comunque promosse da iniziativa pubblica locale o governativa, seppur ognuna diversa per obbiettivi o preponderanza tematica.

FOQUS, come questi progetti europei, si realizza in una delle aree più emblematiche di una città metropolitana e sperimenta nuovi modelli di welfare di comunità – promuovendo processi di mobilità sociale, sviluppo, trasformazione. Ma a differenza di questi è promosso e realizzato interamente su iniziativa e con risorse private; costruisce un cluster diversificato e non monotematico;  si rivolge alla persona dai primissimi anni di vita all’età adulta, nel percorso formativo come in quello dei servizi.

Il Progetto FOQUS è stato presentato nel gennaio 2014 alla Direzione dei Programmi LEED dell’OCSE a Parigi.

 

A Napoli, dove non arriva lo Stato, arriva la solidarietà della sua gente.