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31
Gen 15

L’Australia vince la Coppa d’Asia con Luongo e Troisi

massimo luongo

L’Australia vince la Coppa d’Asia grazie a due goal contro la Corea. I marcatori? Si chiamano James Troisi (acquistato dalla Juventus e girato in prestito ad una squadra belga) e Massimo Luongo (centrocampista dello Swindon Town) . Due nomi per nulla esotici ed anglofoni e molto, molto, familiari alle latitudini campane.

E così mentre tutti i giornali si affrettano a scrivere che entrambi sono di “chiare origini italiane”, ci piace ricordare a costoro con orgoglio ed anche un pizzico di mestizia (così come si affrettano a ricordare le origini regionali e municipali negli episodi di cronaca nera) che le radici sono innanzitutto campane, figli e nipoti di una emigrazione che non si è mai arrestata e che si è arricchita con le culture e le bellezze dei luoghi in cui hanno trovato una nuova patria(in senso non solo metaforico ed immateriale) . “Terroni Internescional.”

L’Australia con l’immigrazione si arricchisce e ci guadagna.


31
Gen 15

Napoli: l’intregrazione e la solidarietà dello Spazzacammino (Video)

foto Napoli Time

Prosegue a Napoli il progetto Spazzacammino, di cui vi avevo giù parlato lo scorso dicembre, organizzato dalla imprese sociali Gesco.Lo SpazzaCammino, in particolare, si impegna in un’opera di pulizia delle strade del centro storico, spazzandole negli orari maggiormente affollati dal passaggio di napoletani e di turisti. Un progetto che coinvolge clochard e senza tetto.

Spesso non sono nè la mancanza di una casa nè quella della “roba” a condurre all’alienazione e alla disperazione. È piuttosto la percezione dell’inutilità verso se stessi e gli altri, del sentirsi avulsi dalla società e dal mondo che sembra percorrere strade estranee alle proprie.

Anche Ballarò se ne è occupato, ecco il video:


31
Gen 15

Ilva a Taranto: ma non è meglio creare posti di lavoro con la bonifica?

Riporto questa interessante riflessione del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto:

«Io sono qui, anche oggi, per solennizzare l’entrata in funzione di un grande stabilimento industriale, questa volta rappresentato dal complesso degli impianti del IV centro siderurgico dell’Italsider. E anche in questa occasione voglio recare agli italiani del Mezzogiorno l’assicurazione che lo Stato ha preso effettivamente e seriamente coscienza della realtà meridionale e si adopera per mutarla».

Lo disse Saragat nel discorso inaugurale del IV ° centro siderurgico italiano il 10 aprile del 1965. Eccola la “mutazione”: una città abbandonata e devastata in ogni settore, dove si vive di pane avvelenato e disoccupazione e si muore per lavoro e sul lavoro.
50 anni dunque, di malapolitica e complicità istituzionale il cui epilogo è il seguente: un’intera provincia e la sua economia sputati nel calderone del FALLIMENTO, eccola la MUTAZIONE .Le banche sono garantite da decreto, i 3 commissari godono di immunità garantita da decreto. Non gode di garanzie chi si ammala, nessuna garanzia per i lavoratori ILVA e ancor meno per quelli dell’ indotto. Niente garanzie per i mitilicoltori, per gli allevatori, i commercianti, gli imprenditori onesti, per i cittadini rovinati NIENTE! Non interessano, i NOSTRI crediti vanno pretesi dalla Bad Company (la vecchia compagnia)ci tocca fare il solito processo all’italiana , lungo un decennio dove paga la comunità.
Il settimo decreto governativo apprezzato e sostenuto dai pupazzi politici nostrani, sta per essere convertito in legge. Garantisce con “soldi veri” e subito disponibili la New Company (la nuova compagnia), pulita e cristallina come non mai. Garantisce subito le materie prime necessarie ad andare avanti, garantisce l’acciaio e il PIL che sono gli unici veri interessi!
Subito risorse dunque, risorse pubbliche su investimenti senza ritorno, tanto sono risorse pubbliche e chi se ne frega… Non pagano i Riva che si sono arricchiti, i loro capitali sono garantiti, non da decreto in questo caso, ma da collusione. E poi quali altre risorse ipotizzate? 1,2 miliardi che spacciano per sequestro ai Riva. Chiamandoli per nome sono l’equivalente di tasse non pagate allo stato, quindi soldi della comunità.
Le uniche risorse apparenti dunque, sono nostre risorse e, sempre per decreto, è previsto che siano utilizzate per sostenere una fabbrica che non garantisce futuro occupazionale e sviluppo del territorio.
L’acciaio è in crisi, lo dice il mercato! Per quale ragione dunque è considerato PLAUSIBILE investire sostanziose risorse pubbliche in impianti fatiscenti per garantire un prodotto che non ha richiesta? Non sarebbe piu’ logico pretendere tutti insieme che le risorse siano destinate a bonificare il territorio e rilanciarlo? Si fa spesso riferimento a quanto accaduto Bagnoli e non si fa mai riferimento alla diversità di trattamento ricevuta a Genova. Perché?
Stiamo continuando una guerra tra poveri sostenuta e fomentata da chi ritiene utopistico un decreto salva Taranto e lavoratori, che preveda la programmazione dello spegnimento programmato di tutte le fonti inquinanti, garantisca le bonifiche e un piano di conversione economica per questo territorio. Ci sarebbe lavoro per tutti!


30
Gen 15

Meno redditi, meno fondi pubblici più migrazione: la fotografia degli Atenei del Sud

Stefano Paleari è il presidente del Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la settimana scorsa ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Renzi per costruire un’università migliore. Della missiva mi preme mettere in risalto due punti (capirete poi perchè):

1) un piano giovani che riduca drasticamente l’età media dei
docenti e dei ricercatori e che acceleri l’ingresso di giovani studiosi,
arrestandone la perdita degli ultimi anni;

2) un nuovo diritto allo studio che permetta l’accesso di più studenti nelle Università, con particolare riferimento alle aree più deboli del Paese;
6) una messa a regime del sistema di finanziamento delle Università che sappia coniugare sostenibilità, merito ed equità.
Punti messi nero su bianco non a caso. Ed infatti Marco Esposito nella sua puntuale analisi sul quadro delle Università del Sud scrive:
Meno redditi, meno fondi pubblici, meno docenti e più migrazione di studenti e professori dal Sud al Nord. Ecco cosa sta accadendo nell’unico settore nel quale il Mezzogiorno, nella sua storia antica e recente, non si era mai dovuto sentire indietro: la materia grigia.
L’allarme è stato lanciato anche dalla Banca d’Italia che rivela come sia calato e di molto l’iscrizione dei giovani meridionali alle Università sia locali che nazionali. Un calo che diventa un vero e proprio default dell’istruzione se si parla di ragazzi e ragazze appartenenti a famiglie meno abbienti.
Non solo, la sperequazione riguarda anche l’assunzione di docenti a seconda della geografia del Paese. Con i nuovi criteri assunti, spiega Esposito su Il Mattino:
in media in Italia viene sostituito un professore ogni due che vanno in pensione; ma con le regole attuali se vanno via due docenti a Napoli è possibile che l’assunzione sia fatta a Pisa.Nei «punti organico» quel che conta è un indicatore chiamato Isef che «premia» l’importo delle tasse universitarie. Cioè strizza l’occhio al reddito medio di un territorio e punisce le Università che cercano di garantire il diritto allo studio con rette più abbordabili.
Il risultato, secondo Esposito, è un sottofinanziamento degli atenei meridionali e una penalizzazione nel turnover che pure Paleari auspica.
La sperequazione nel finanziamento sarebbe, tra l’altro, frutto di una applicazione non omogenea del costo standard di ciascuno studente per ogni ateneo. Una volta calcolato,  infatti, per la ripartizione del finanziamento è stato utilizzato solo per un quinto il criterio del costo standard. Con il paradosso che, secondo quanto scrive Esposito, proprio con questo criterio la differenza di finanziamento tra l’Ateneo di Bologna, ad esempio, e quello di Napoli, sale a 50 milioni di euro in più a favore del primo.Cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato utilizzato per intero il principio del “costo standard” per ogni studente, dove la differenza a vantaggio dell’Ateneo bolognese sarebbe stato di soli 5 milioni di euro. Risorse che pongono in svantaggio gli atenei meridionali anche per quanto concerne gli introiti incassati dalle rette pagate dalle famiglie; svantaggio che il finanziamento pubblico non attenua.

29
Gen 15

L’esempio americano: gli Usa inviano il viceambasciatore al Consorzio Mozzarella Dop

Se in Italia tra mozzarelle Dop farlocche, e pezzotti “made altrove”, l’oro bianco campano va a picco, gli Usa inviano la propria vice ambasciatrice in Italia, colei che ha anche la  delega agli affari economici e
commerciali, al consorzio per la mozzarella di bufala campana Dop. Proprio nei giorni in cui si denuncia il tracollo del comparto bufalino provocato dalla psicosi della Terra dei Fuochi. Un segnale forte ed importante ed una lezione a tutta la politica italiana che invece se ne infischia altamente.

Secondo quanto riporta il Mattino, la donna più potente dell’export statunitense ha dichiarato: «Però mi chiedo. Io mangio mozzarella una volta al giorno. Sono una fan della mozzarella di bufala e mi appassiona la terra in cui viene prodotta.Ma se tante cose io che sono a Roma e comprendo l’italiano non le conoscevo, come fanno a conoscerle i miei concittadini che sono negli Usa e parlano solo inglese?» Ed ancora : «il mercato americano è in questo momento molto interessato al consumo di mozzarella e di altre eccellenze agroalimentari campane.
Come pure gli americani sono interessati a visitare le vostre bellezze paesaggistiche e monumentali,ma non si può gustare e visitare ciò che non si conosce». Amen. Perchè guardate, per gli americani ‘o business viene prima di tutto e se hanno inviato Katheleen A. Doherty che di commercio internazionale se ne intende, a volerlo dire in maniera riduttiva, il segnale di interesse che hanno voluto lanciare in un momento come questo è da cogliere al volo, proprio mentre la politica italiana è distratta col vacuo “altro”.

Ambasciatore, vedete, in Italia si preferisce dare risonanza mediatica a mozzarelle fintamente Dop prodotte a chilometri di distanza dalle località riconosciute dal disciplinare e, soprattutto, di proprietà dei grandi gruppi imprenditoriali italiani che investono dal mattone, ai media, fino all’agroalimentare. Gli stessi che “pompano” l’allarmismo che mortifica un territorio già devastato da un disastro ambientale senza precedenti.

That’s Italy, madame…


29
Gen 15

La mappa del razzismo in Italia: “terrone” ancora forte in Lombardia

Immagine di Vox

Più di un anno di lavoro, otto mesi di monitoraggio della rete Twitter, quasi 2 milioni di tweet estratti e studiati. Il risultato è la prima Mappa dell’Intolleranza in Italia: un progetto che, voluto da Vox- Osservatorio italiano sui diritti (organizzazione no profit che si occupa di cultura del diritto), ha visto la partecipazione delle università di Milano, Roma e Bari. Il progetto mira a identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa – secondo 5 gruppi: donne, omosessuali, immigrati, meridionali diversamente abili, ebrei – cercando di rilevare il sentimento che anima le communities online, ritenute significative per la garanzia di anonimato che spesso offrono (e quindi per la maggiore “libertà di espressione”) e per l’interattività che garantiscono.

Si scopre ad esempio che se nel centro Italia il “nemico” più insultato è il “muso giallo”, complice la forte immigrazione asiatica, in Lombardia l’oggetto delle ostilità è l’immigrato, nella fattispecie il “negro” e il “terrone di merda” (oltre allo zingaro), secondo quello che riporta Vox”, alla faccia di una emigrazione secolare e della presenza forte e radicata di meridionali di seconda, terza, quarta generazione che, non di rado, da vittime diventano carnefici proprio nei confronti di chi arriva dalle stesse aree geografiche dei propri ascendenti.

Sempre in Lombardia è forte il sentimento omofobo, seguono Friuli Venezia Giulia e Campania.

Per quanto riguarda l’antisemitismo le regioni col maggior numero di tweet risultano essere quelle del Centro Italia: fenomeno in evidenza soprattutto nel Lazio e nel centro Italia. Va segnalato un picco significativo in Abruzzo, nell’area tra L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo. 

Le offese contro le donne? Gli epiteti deprecabili come “quelle baldracche”, siano più forti nella padania lombarda e in Campania, oltre che in Puglia e Friuli Venezia Giulia.

 


29
Gen 15

La Treccani risponde: nel dizionario c’è anche “finocchio”, ma i gay non si offendono

Ve lo dico onestamente, la polemica che era stata innescata contro l’Enciclopedia Treccani perchè riporta tra i suoi lemmi la voce “nàpoli” come termine dispregiativo, non mi ha mai appassionato anzi l’ho trovata controproducente.

Quando qualcuno mi ha chiesto perchè non ne avessi parlato, ho sollevato una serie di perplessità:

– Chi ha vissuto l’emigrazione al Nord 50 anni fa, sa benissimo che quell’aggettivo era usato al pari dei cartelli “non si affitta ai meridionali”. E’ un termine purtroppo di uso comune che si trova nel linguaggio popolare da oltre mezzo secolo ed ancora oggi la eco giunge a noi sotto forma di discriminazione territoriale. Fa parte di quel sostrato di pregiudizio che denuncio tutti i giorni. La notizia di certo ha fatto rumore, come è giusto che sia, ed è stata riportata anche da molti quotidiani dopo la denuncia del Movimento Neoborbonico.

– I dizionari si limitano a raccogliere termini di uso comune ed esplicitarne il significato. Sarebbe come prendersela con un cronista se riporta delle notizie. Anzi quel termine deve restare lì come prova e memento della discriminazione.La Treccani non ha espresso alcun giudizio di valore.

– Quel termine si trova in tutti i vocabolari della lingua italiana.

La battaglia è di tipo culturale e, di certo, le ultime sentenze che fanno rientrare il termine “terrone” in una fattispecie penalmente rilevante, possono aiutare.

In ogni caso, ecco la risposta dell’Istituto:

Riportiamo per disteso la definizione di napoli (con la n minuscola), sostantivo maschile e femminile, data nel Vocabolario Treccani.it: «[dal nome della città di Napoli]. – 1. s. m., region.[ale], spreg.[iativo] Designazione e appellativo ingiurioso, usato talvolta per designare i napoletani o, più generalm.[ente], un meridionale immigrato nel Nord d’Italia: gente come si deve e … ladri, baresi, ruffiani, abruzzesi, napoli e veneziani (Giuseppe Testori). 2. s. f., fam. Pizza napoletana».

Il Vocabolario Treccani intende insultare la città di Napoli e i napoletani? Ovviamente no. Come ogni dizionario della lingua italiana viva e realmente adoperata dalla comunità dei parlanti, il Treccani.it non fa che certificare gli usi reali della lingua per quanto riguarda il lessico (parliamo dunque di parole, di vocaboli).

Se alla voce finocchio, accezione 3 a. fig[urato] volg.[are], troviamo scritto «omosessuale maschio», dobbiamo pensare che il Treccani.it ce l’abbia con gli omosessuali maschi e che intenda metterli alla gogna e oltraggiarli? No, dobbiamo pensare che – come per ogni dizionario della lingua italiana che si rispetti – questa accezione di finocchio debba essere rappresentata, in quanto effettivamente presente nell’uso vivo della lingua. Il Treccani.it, peraltro – come tutti i seri dizionari -, offre a chi legge la chiara decodificazione del tono che caratterizza la parola: volgare. Tale tipo di indicazione non è marginale, è fondamentale per caratterizzare l’àmbito degli usi della parola. Chi adopera un dizionario deve fare attenzione a questo tipo di indicatori, perché fanno parte del tipo di servizio tecnico e culturale che un lettore deve attendersi e, in un certo senso, deve pretendere che siano presenti nel dizionario. Per di più, nella definizione di napoli, viene aggiunto esplicitamente che si tratta di un «appellativo ingiurioso».

In quanto fruitore di un dizionario, dovrei pretendere di trovare registrato il lessico della lingua italiana nella sua estrema varietà e stratificazione: dall’alto al basso, dal formale all’informale, dal letterario al parlato, dal forbito al volgare, dall’antico (arcaismo) al moderno e contemporaneo (neologismo), dal panitaliano (diffuso in tutt’Italia) al regionale o dialettale. Il dizionario assume di rappresentare il patrimonio lessicale nelle sue difformi componenti. Io, lettore, troverò la seria definizione di ciò che il singolo elemento lessicale significa e indicazioni utili per capirne le caratteristiche d’uso. Il dizionario non seleziona il lessico in base a giudizi o pregiudizi morali. Come è da rigettare l’idea di uno Stato etico, così è da rifiutare quella di un “dizionario etico”. Se la società e la cultura esprimono negatività attraverso le parole, un dizionario non può rifiutarsi di documentarle.

Ecco allora che napoli (minuscolo: non si sta parlando della città di Napoli) si rivela per quello che è: un sostantivo di uso e/o origine regionale (si potrebbe aggiungere: tipico del Settentrione d’Italia), adoperato con intenzione spregiativa per definire un meridionale (o un emigrato dal Sud d’Italia). Non si tratta, quindi, di un vocabolo neutro, da accettare per una sua presunta oggettività così come lo riporta il dizionario, o, addirittura da consigliare, ma di un vocabolo carico di connotazioni negative, usato (da coloro che lo usano) con intento spregiativo. Quindi: il dizionario registra la parola, perché la parola è effettivamente usata (oggi, in verità, di meno rispetto soltanto a una ventina d’anni fa) e fa parte del patrimonio lessicale italiano; ma indica anche chiaramente che si tratta di una parola di ambito regionale e di tono spregiativo, suggerendo quindi, implicitamente, di accostarsi con cautela, in quanto utenti attivi della lingua, alla parola stessa.

C’è inoltre da riflettere su questo fatto: ognuno di noi, oltre che utente attivo, è anche utente passivo o ricettivo della lingua. Spesso può capitare che sentiamo pronunciare o leggiamo parole di cui ignoriamo il significato. Proprio allora ci è molto utile il dizionario, ci è necessaria la sua apertura e la sua capienza. Se (come nell’esempio citato nel corpo della voce napoli) ci imbattiamo in quel napoli leggendo lo scrittore milanese Giovanni Testori, che nei suoi primi romanzi raccontò con accenti molto realistici e scabri l’Italia del Nord alle prese con le grandi trasformazioni degli anni Cinquanta del Novecento – grandi migrazioni interne Nord-Sud comprese – e non sappiamo bene che cosa egli intenda significare, sarà importante trovare la parola in questione in un dizionario, spiegata per filo e per segno. Ciò ci permetterà, inoltre, di avvicinarci con maggiore sensibilità culturale ai romanzi di Testori e di accostarci alla storia d’Italia di un periodo cruciale, fatto di forti contrasti, iniquità e sofferenze, che vengono giocoforza riflessi, per l’appunto, anche nel lessico.

Naturalmente, su un piano collegato a quello della ricognizione del significato delle parole, ma non ad esso meccanicamente sovrapponibile, c’è il giudizio che ciascuno di noi ha sull’uso delle parole fuori del dizionario, quando parliamo e scriviamo e ci relazioniamo con gli altri attivamente anche attraverso la lingua. Nel territorio della socialità quotidiana, certamente non adopereremo mai napoli ‘meridionale’, e forse anche il dizionario ci avrà rinforzato nella nostra convinzione grazie alla precisa definizione delle caratteristiche semantiche della parola in questione.

Il dizionario non esercita censure, ha viceversa il compito di registrare l’esistente e il rilevante. Il dizionario ci fa sapere qual è la realtà del nostro lessico. Noi, come parlanti, persone civili, cittadini, donne e uomini, forti di tale conoscenza, ci adopereremo per usarlo nei più corretti e perfino più virtuosi dei modi, se ne saremo capaci. Il male non sta nel prendere atto che essa esiste, ma nella eventuale decisione di usarla.

La ringraziamo per la sua attenzione e le inviamo i nostri più cordiali saluti
Segreteria Redazione Treccani Online

 


28
Gen 15

Lombardia: dopo l’autostrada per pochi intimi, la tratta tav più costosa al mondo

Ci risiamo, la Lombardia si ricandida per una nuova opera degna di spreco di risorse pubbliche (vuoi vedere che pure in questo caso c’è stata distrazione di fondi Fas?). Dopo l’autostrada per pochi intimi, detta anche l’autostrada che funge da campo di calcetto, ovvero l’autostrada percorsa più da fantasmi che da automobilisti, le Brebemi, ecco a voi la tav Brescia-Verona.

Secondo la Voce.info:

Lo Stato (il concedente) ha già soccorso la Brebemi – la nuova, fallimentare, autostrada che collega Brescia-Bergamo-Milano – con un finanziamento non previsto e “fuori gara” di 360 milioni pubblici (300 dallo Stato e 60 da Regione Lombardia). La promessa era che l’infrastruttura si sarebbe autofinanziata con il project finacing. Adesso è la volta della ferrovia alta velocità Brescia-Verona. Non ci sono ancora numeri certi, trasparenti e definitivi sul costo totale della tratta, ma c’è da temere che i 2,050 miliardi preventivati nel 2003, quando il Cipe approvò il progetto preliminare, aumenteranno a dismisura, come è già accaduto per le altre linee di alta velocità nazionale. Già ora sono diventati 3,954, secondo il contratto di programma 2012-2016, siglato tra il ministero delle Infrastrutture e le Ferrovie dello Stato.

 

In realtà il conto potrebbe essere addirittura più salato. Sempre secondo il rotocalco, infatti, i costi finali per questa opera (sommando le ben note distorsioni nazionali) ammonterebbero  a 5.104 milioni di euro, circa 70 milioni di euro/km.

SETTANTA MILIONI DI EURO AL CHILOMETRO????? Battuta anche la media tav italiana, già in cima alle classifiche mondiali dei costi, con i suoi 40 milioni al chilometro.

E pensare che il buon Delrio ha messo in discussione pure la linea a modesta alta velocità Napoli-Bari per la “natura orografica del territorio” o, come direbbe Peppe il contrabbandiere della piazzetta, “a tav non si può fare perchè stanno le montagne”. Amen.

Ecco qui la classifica tratta da La Voce:

Fonte: “High-Speed Rail in Europe and Asia: Lessons for the United States”, Reason Foundation, Policy Study, Baruch Feigenbaum, Usa, May 2013

E, come ripeto spesso, giù al Sud per andare da Reggio a Bari in treno ci vogliono ancora 9 ore…Delrio lo sa?


28
Gen 15

Psicosi Terra dei Fuochi: la bufala perde 56 mln di euro. In Friuli nasce quella “pezzotta” Stg.

56,6 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2014, le cifre nude e crude del danno procurato, dalla psicosi “Terra dei Fuochi” , alle aziende produttrici di mozzarella di bufala campana.

L’indagine è frutto dei rilevamenti dalla direzione Studi e Ricerche del Banco di Napoli sull’andamento dei principali distretti economici del Mezzogiorno. La situazione attuale non promette nulla di buono visto che in termini percentuali il terzo trimestre segna -44,7% rispetto alla media del -38,4% tra gennaio e settembre.

Secondo il giornalista Luciano Pignataro, il dato più sconfortante non è questo: perché gli altri due grandi distretti campani monitorati da questo studio, quelle delle conserve e quello della pasta/caffé sono tutto sommato stabili, il che vuol dire che le immagini dei ritrovamenti dei rifiuti tossici nelle aree del Casertano e del Napoletano hanno colpito quasi esclusivamente la mozzarella di bufala campana. A nulla sono serviti i responsi scientifici di chi per dovere pubblico deve assicurare la salubrità del cibo in commercio, Asl e Istituto Zooprofilattico di Portici. Nulla ha prodotto neanche il coup de theatre del Consorzio di Tutela che fece analizzare dei campioni raccolti dalle associazioni dei consumatori senza preavviso per consegnarli direttamente ai laboratori tedeschi.

Questo risultato è lo specchio evidente di una campagna di informazione talvolta poco calibrata e veritiera che, partendo dai social network e finendo nel tritacarne dei media che hanno interessi non da poco nella trasmissione del messaggio, creano un allarmismo ingiustificato che sta mettendo in ginocchio il settore. Chi se ne giova? I “pezzotti” di mozzarella di bufala non prodotti in campani, Come quella prodotta dalla Genagricola di Latisana (Udine), già in possesso di una mandria di circa 550 bufale, che ha aperto un caseificio per la produzione “artigianale” di mozzarella di bufala, da vendere nelle provincie di Udine, Pordenone e Gorizia.

Mozzarelle pubblicizzate urbi et orbi anche perchè spesso entrano nel business dei grandi gruppi imprenditoriali italiani. Secondo quanto riportato da Identità Insorgenti:

Genagricola SPA, con sede legale a Trieste in Piazza Duca degli Abruzzi, è una holding agroalimentare del Gruppo Generali Assicurazioni, la più grande compagnia di assicurazioni dell’Italia-Unita-SPA, terzo gruppo economico del paese per fatturato, nel cui azionariato compaiono tra gli altri Mediobanca SPA e il Gruppo Caltagirone.

 

Gruppo Caltagirone è anche proprietario di svariati media come Il Mattino, Il Messaggero ecc…

Non solo. Questi “pezzotti” di mozzarella pubblicizzati come STG stanno lentamente sostituendo quelle campane nelle grandi catene di distribuzione commerciale.

Pensateci, quando condividete notizie allarmistiche e prive di fondamento (come l’immagine del limone malformato affetto da un comunissimo parassita spacciato per modificato geneticamente dall’inquinamento) sulla Terra dei Fuochi…Tafazziani…


28
Gen 15

Valutiamo la spesa dei fondi europei sul raggiungimento di standard minimi di civiltà

Valutiamo la bontà o meno della spesa dei fondi comunitari in base al raggiungimento di standard minimi di civiltà. La proposta, neanche troppo provocatoria, è di Isaia Sales dalle pagine de Il Mattino di ieri, commentando l’articolo del professor Viesti sulla balla del Sud che è incapace e ritardatario nella spesa dei fondi europei. Un teorema, fasullo, che Viesti riconduce alla maggiore spesa dei fondi per opere pubbliche (che generano un ritardo maggiore della realizzazione di un corso per tatuatori).

Scrive Sales, poichè i tagli ai fondi comunitari per il Mezzogiorno sono motivati, secondo una fallace vulgata, proprio dai ritardi cui sono avvezze le istituzioni pubbliche del Sud:

Se si frammenta la spesa in mille progetti, si spende più velocemente ma non si incide
sul tessuto economico e sociale;se si inseriscono nel programma grandi progetti infrastrutturali, si rischia di non spenderei fondi nei tempi stabiliti. Allora vale la pena provare a darsi altri metri di valutazione. […]  La spesa sia strettamente legata al raggiungimento di standard minimi di civiltà. Quanti asili nido ci sono oggi nel Sud e
quanti ce ne saranno alla fine del nuovo ciclo di spesa? E quanti bambini in più li utilizzeranno? Quanti anziani sono assistiti oggi dai servizi di assistenza domiciliare e quanti lo saranno alla fine? Quanti chilometri di costa sono balneabili ad oggi e quanti in più lo saranno dopo la costruzione di nuovi depuratori? Ancora: userei fondi comunitari per
ridurre l’abbandono scolastico, per aiutare gli studenti a migliorare le competenze in
matematica (come ci suggeriscono tutte le statistiche in materia). O legare una parte
della spesa dei fondi comunitari alla riduzione delle liste di attesa per esami e controlli
medici,investendo in attrezzature tecniche e scientifiche

L’occasione è per Isaia Sales anche quella di chiedere a gran voce l’istituzione di un Ministero del Mezzogiorno abolito, nei fatti, proprio dal tandem Renzi/Del Rio. L’occasione è rappresentata dalle dimissioni del Ministro per le Regioni Carmela Lanzetta. Perchè non approfittare dell’evento per istituire un ministero apposito con una persona di comprovata esperienza? Tanto più che dal 2001 tutti i finanziamenti raggranellati dai Fondi Fas, destinati all’85% per il Mezzogiorno, hanno finanziato “ammortizzatori sociali” in tutta Italia, fino a finire nei rivoli che riconducono al Mose di Venezia e al risanamento di bilancio del Comune di Roma. Ma la lista è lunga.