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30
Giu 15

Boom export di Campania e Puglia nell’agroalimentare

IMG_0102.JPGL’agroalimentare meridionale fa volare l’export italiano sbaragliando la concorrenza tedesca nelle esportazioni del settore (+7,1 per cento in Italia e – 4,1 per cento per la Germania).

Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo tra le novità principali del primo trimestre c’è “l’accelerazione delle esportazioni dei distretti agroalimentari e dell’industria del mobile. Tra i primi spiccano i risultati di alcune aree del Mezzogiorno (ortofrutta barese e conserve di Nocera) e di alcuni distretti vitivinicoli (Chianti e prosecco di Conegliano Valdobbiadene).

Ed ancora: “Un’altra novità importante – sottolinea Intesa Sanpaolo – è la ripresa dei distretti del Mezzogiorno che, grazie anche alla loro specializzazione agroalimentare, sono tornati a crescere più del resto d’Italia. In particolare, Puglia e Campania sono le due due regioni che hanno fatto meglio in ambito italiano, segnando un progresso intorno al 10 per cento tendenziale nel primo trimestre del 2015”. L’export dei distretti, secondo il rapporto, “è aumentato nonostante il nuovo stop delle vendite in Germania e in Francia (i due principali sbocchi distrettuali) e il nuovo crollo dell’export in Ucraina e Russia (-234 milioni di euro nel primo trimestre del 2015 rispetto ai già bassi livelli dell’anno scorso) (fonte: Centro Studi Intesa San Paolo e Il Denaro).

Si ribadisce ancora una volta, dunque, quanto sia un driver importante per l’economia meridionale, il settore agroalimentare scarsamente tutelato dalle politiche comunitarie che lo attaccano a favore della omologazione contro la tipica biodiversità della nostra produzione; vedi la liberalizzazione nell’uso di latte non fresco nella realizzazione di prodotti caseari, imposto dalle istituzioni europee all’Italia, una scelta che mina direttamente le basi della nostra economia.


27
Giu 15

Con la scritta “Terun” la Regione Lombardia accoglie le imprenditrici pugliesi

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La classe non è acqua e la buona educazione uno non se la può dare, materia dell’animo e dell’ambiente familiare. Di certo non è di casa presso la Regione Lombardia dove una delegazione di imprenditrici pugliesi è stata accolta, come dimostra la foto che vedete, dalla inequivocabile scritta in verde : “Terun”.

La denuncia è de la consigliera di parità della Puglia, Serenella Molendini, che sul gruppo Facebook degli Stati regionali delle donne ha scritto: “Sono a Milano nell’auditorium della Regione Lombardia per l’incontro sulle imprese femminili. Un incontro molto boicottato… Questa mattina nella sala adiacente abbiamo trovato questa scritta”

Complimenti.


26
Giu 15

Continua la “mungitura” del petrolio in Basilicata: messa in produzione per tre pozzi petroliferi

pozziMA6_7_L’ Organizzazione Lucana Ambientalista  rende noto che sul sito istituzionale del Comune di Grumento Novaè stato pubblicato in albo on line, in data 23 Giugno 2015, l’avviso per l’ottenimento del nulla osta idrogeologico per i lavori di work over dei pozzi “Monte Alli 6, Monte Alpi 7  e  Monte Alpi 6 “, ricadenti nel Comune di Grumento Nova ( PZ). La richiesta dell’Eni, oltre al Comune di Grumento è stata inoltrata anche alla Regione Basilicata, ufficio foreste del dipartimento ambiente, ai sensi del R.D. 3267/23 e della L.R. 42/98  s.m.i..

La richiesta di nulla osta al vincolo idrogeologico – si legge nella nota dell’ENI – “consiste in attività di manutenzione in area pozzo, al fine ai ripristinarne la capacità produttiva, in quanto gli stessi da tempo presentano problemi di variazione di pressione rispetto a quella della condotta di collegamento al Centro Olio Val d’Agri , con conseguenti perdite di produzione”.

A valle delle suddette operazioni, si procederà allo smontaggio e al ripristino parziale della configurazione preesistente di allestimento a produzione.

Sul sito dell’UNMIG il pozzo Alpi 7 risulta “non erogante“, mentre il pozzo Alpi 8 risulta “produttivo” assieme ai 27 totali nella concessione Val d’Agri, mentre il pozzo Alli 6 non risulta addirittura censito, pur essendo ubicato sulla stessa postazione, a poche centinaia di metri dall’invaso del Pertusillo (vedi mappa in alto). (Fonte: Organizzazione Lucana Ambientalista

 


25
Giu 15

Rolex: ecco come i furbetti (non napoletani) si arricchiscono con lo stereotipo e lo sputtanapoli

Si sono fregati il Rolex a Napoli? La notizia pompata dai media diventa così “normale” da non destare alcun supplemento di indagine, soprattutto se il derubato non è napoletano.

Eppure dagli albori di questo blog ho sempre sollevato il dubbio: ma non è che qualcuno alla fine sullo stereotipo si arricchisce ed i truffatori non sono solo napoletani?

Già un paio di anni fa avevo pubblicato la notizia di una coppia americana che aveva finto una rapina per farsi rimborsare il valore del proprio orologio dalla compagnia assicuratrice. Proprio queste ultime hanno lanciato l’allarme: attenzione, molte di queste rapine sono vere e proprie truffe ai danni delle compagnie medesime.

Il gioco è semplice, prima di mettersi in viaggio per il capoluogo partenopeo si assicurano orologi e preziosi. Poi giunti a Napoli, è il quotidiano Il Mattino che lo racconta:

Il turista truffatore, nel bel mezzo della giornata si presenta a un commissariato oppure dai carabinieri e chiede di sporgere denuncia. Sostiene di avere subito lo scippo del Rolex oppure di aver subito un furto con destrezza ricordando di «quella persona che mi ha stretto la mano in maniera tanto affabile». Quando si presenta un turista è difficile chiedergli particolari sulla zona dove è avvenuto il reato: sembrano tutti spauriti e non hanno idea di dove si trovano, così la denuncia viene accolta e i viaggiatori tornano al loro viaggio.
Solo che, hanno appurato i detective delle assicurazioni, molto spesso quel Rolex del quale il turista ha denunciato il furto, è stato semplicemente lasciato in albergo o nella cabina della nave. Con la copia della denuncia presentata in Italia, il truffatore estero si rivolge alla sua compagnia di assicurazione e ottiene il rimborso.

E allora lo vedere che la Napoli “castello degli orrori” è funzionali agli interessi ed alle tasche di tanta gente? E lo stereotipo diventa mito deteriore, degno di essere raccontato. Magari per fregare l’assicurazione. Tutto ciò al netto degli episodi di cronaca che realmente accadono. A Napoli, come a Torino, roma o Parigi.


25
Giu 15

Cari meridionali, ma quale alta velocità! Lento è bello!

foto pagina FB Grande Cocomero

Dopo averci detto chiaramente che l’alta velocità (che a volendo essere onesti manco è tale ma trattasi di “alta capacità”) tra Napoli e Bari non è fattibile causa natura orografica del territorio ( ci sono gli appennini di mezzo, sic!) e  che non votava DC a causa delle illegalità compiute al Sud da alcuni suoi esponenti (ma solo per quello eh, poi dice che il Pd non è la versione della Dc 2.0) l’ultima uscita del Ministro Delrio è da antologia: cari meridionali basta con queste richieste di alta velocità ferroviaria, meglio viaggiare con lentezza così è possibile ammirare il paesaggio!

Pubblico la dichiarazione così come riportata da “Il Giornale”:

“È giusto discutere di un potenziamento dell’alta velocità, ma bisogna soprattutto pensare a chi vuole muoversi meglio in città e anche a chi vuole muoversi con lentezza, seppur in tempi certi, per godersi le meraviglie del nostro paesaggio. Citando come esempio “la Bari-Matera sulla quale forse non c’è bisogno di viaggiare a 250 km/h ma si può andare più lenti ammirando il paesaggio”, il ministro ha osservato che “la sobrietà non è detto che sia una rinuncia, perché spesso può essere una conquista”.

Un pò come quando si regalano vestiti di seconda mano, magari fuori moda, a persone bisognose, lavandosi la coscienza, poi con una pacca sulla spalla li si liquida con: guarda pare nuovo e poi questo modello ce l’hai solo tu! (Te credo quando l’hai comprato ancora c’era il Muro di Berlino).

Con tanti cordiali saluti per chi vuole intraprendere in maniera onesta e sviluppare affari e turismo.

Pino Aprile così ha commentato le dichiarazioni:

Graziano Delrio, prima attivissimo sottosegretario con delega renziana alla secessione territoriale (la dicitura ufficiale era Coesione territoriale: e poi dicono che non hanno senso dell’humor!) ha promesso che, in pochi anni, si potrà andare in treno da Bari a Matera, in soli 50 minuti!!

Allacciate le cinture di sicurezza, distribuite le pillole anti-choc da accelerazione, tirate un respiro profondo, date la mano al vostro vicino di posto, se avete paura, pronti e… vvviiiaa! Alla folle velocità di oltre 70 chilometri all’ora, quasi 80, per poco più di 60 chilometri. E dopo appena 160 anni! Nel 2180, fra un altro secolo e mezzo, forse si andrà addirittura a 160 km: meno della metà di quanto si corra oggi con i Frecciarossa al Nord.


23
Giu 15

Delrio: “Uno dei motivi per cui non votavo Dc era il Sud”

Il ministro Delrio non perde mai occasione di palesare certa insofferenza per il Sud, evidentemente ricettacolo a suo dire di illegalità ed ambiguità. Quindi la confessione, riportata dalle agenzie di stampa:  “Uno dei motivi per cui non votavo Dc era il Sud, mi spiace dirvelo. Era perche’ vedevo cosa succedeva al Sud rispetto ad alcune ambiguita’, alla legalita’ e altro. Possiamo dirlo questo?”

E certo che possiamo dirlo, dopo esserci tuffati nelle generalizzazioni e dopo, chiaramente, aver preso una grande trave ed esserci accecati per gli eventi passati della Dc e presenti anche del partito del sior ministro. Perchè le cronache giudiziarie a proposito della DC, se non ricordo male, non riempivano di contenuti eticamente discutibili solo le vicende del Mezzogiorno. Allora come oggi, mutatis mutandis, cambiano i nomi ma certe pratiche non sembrano esser passate di moda, al Nord come al Sud e al Centro.

“Quando ero un ragazzo – ha aggiunto – non mi piaceva questa cosa. Pero’ nella Dc c’erano persone di altissima qualita’, spessore morale e capacita’ (Fonte: Agi).

La solita canzone della morale e dell’etica su base regionale e geografica. Ci dica piuttosto il Ministro delle Infrastrutture quando ha intenzione di sistemare i ponti crollati al Sud e che paralizzano la circolazione ed i flussi turistici dalla Calabria alla Sicilia.


21
Giu 15

E’ forse una strategia per distruggere le università meridionali?

Riprendendo una accademica e lunga analisi del professor Viesti, anche Pino Aprile dal proprio profilo Facebook torna sul progressivo smantellamento degli atenei meridionali:

Una follia razzista e programmata, eccone le prove, esaminate dal professor Gianfranco Viesti (tanto di cappello a uno dei pochi che ha coraggio, oltre che testa). Naturalmente, il prof usa il linguaggio asettico e dottorale dei ricercatori, ma le cifre, le tabelle, i diagrammi che elenca sono terrificanti e parlano chiaro.

Mi perdonerà se provo a tradurre in aprilese, così, magari, capiamo meglio anche noi non accademici. Il progetto è spaventoso e viene nazistamente applicato ormai da una ventina di anni, grazie a ministri di Forza Italia con il cuore leghista, a “tecnici” si fa per dire, messi al governo; a ministri del Pd senza pudore.
Il piano è questo: abbassare la qualità dell’istruzione in Italia, limitare il numero degli studenti, selezionati per censo (i più poveri fuori dalle palle) e per area geografica (i terroni fuori dalle palle); favorire le università del Nord e, comunque delle aree più ricche, destinando loro più fondi e più diritti; ridurre, in ogni caso, la quantità di laureati: se meridionali e di valore, potranno avere un futuro trasferendosi dove dice la sezione del Ku Klux Klan insediatasi ai vertici del ministero dell’Istruzione (la stessa che cancella scrittori e poeti meridionali dai programmi di letteratura dei licei, pur se erroneamente insigniti di premio Nobel per la letteratura; la stessa che distribuisce al Nord i soldi per le scuole terremotate del Sud; che dà a Milano i soldi per combattere l’evasione scolastica a Scampia, e via schifando).

Lo studio è lunghetto, il linguaggio accademico, ma comprensibilissimo (Viesti è uno dei nostri migliori divulgatori di economia). Abbiate la pazienza di leggerlo lentamente e sentirete il sangue bollire; capirete quanto ne arrivò persino a Cristo, al cervello, quando fustigò i mercanti nel tempio: un branco di delinquenti sta devastando la scuola italiana, per toglierla ai terroni e farne un privilegio per pochi e ricchi. Fermiamo lo scempio. Abbiamo tutta l’estate per maturate rabbia e progetto. Il prossimo anno scolastico dev’essere quello della rivolta civile.
Organizziamoci!

Qui è possibile scaricare l’analisi di Viesti.


20
Giu 15

Subsonica in “elogio al caffè napoletano”

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Il caffè napoletano secondo i Subsonica, dal proprio profilo Facebook. Napoeltanitudine come condizione dell’animo…

“Senza parole, la tazza di un caffè”. DOMANI SERA (sabato 20) suoneremo a NAPOLI, e sarà davvero un concerto di quelli che non si dimenticano (poi anche il dj set etc etc, sapete già, già abbiamo detto). Ma sulla questione caffè a Napoli, varrebbe la pena soffermarsi. E’ oggettivamente nalla maggiorparte dei casi, molto, ma molto, ma moltissimo più buono che altrove. A riguardo si sprecano infinite teorie: l’aria, l’acqua, l’umidità, le miscele, le tazzine pre riscaldate…San Gennaro…le scie chimiche…Alla fine, dopo anni, ci siamo fatti un’idea. Il caffè a Napoli è più buono che in qualsiasi altro luogo della Via Lattea, perché deve essere così, e basta. Perché quando uno lo fa lo “deve” fare buono. E’ un dogma, una questione culturale. La razza non è nulla, la cultura è tutto. Come quando qualsiasi italiano in qualsiasi posto del mondo si mette a cucinare la pasta. Non mezzo minuto in più non mezzo minuto in meno (a parte alcuni rari padani o montanari abituati a scofanarsi dei blob scotti inguardabili e coerentemente ingustabili) , e se la cottura non è giusta, e se l’olio o il condimento non sono all’altezza, diventa una questione d’onore. Di vita o di morte. Di sopravvivenza identitaria, Stessa pasta, stessa acqua, stessi ingredienti dati in mano a un qualsiasi altro abitante del pianeta, non sortirebbero lo stesso risultato. Siete d’accordo? Semplicemente per un napoletano un caffè al di sotto di un determinato standard, non è una condizione esistenzialmente accettabile. Io comunque domani non vedo l’ora di tantissimissime cose, inclusa ‘na tazzulella. (M)

Alla faccia di quel tale esperto del caffè che volle intraprendere la strada dell’inchiesta giornalistica…


19
Giu 15

La distribuzione territoriale dei dottorati di ricerca in Italia: il Sud sta scomparendo

Vi lascio il dato senza ulteriori commenti, a dimostrazione che una macroregione importante di questo Paese, sforna ormai solo emigranti.

Proprio oggi l’istituto Toniolo fotiografa questo identikit del giovane meridionale:

“Per i giovani del Sud – commenta il professor Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica Sociale dell’Università Cattolica di Milano e tra i curatori del Rapporto Giovani – risulta molto più drastica la decisione tra rimanere, ma doversi accontentare a rivedere al ribasso le proprie aspettative lavorative e i propri obiettivi di vita, o invece andarsene altrove. Solo il 16% è infatti indisponibile a trasferirsi. Se però in passato come destinazione prevaleva il Nord Italia, ora più della metà degli under 30 meridionali punta a un possibile volo direttamente all’estero. A progettare di andarsene sono ancor più i laureati e gli studenti, mentre i più rassegnati a rimanere sono i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano”. E questo significa che la disponibilità delle fasce giovanili meridionali ad emigrare per poter lavorare “tende ad impoverire non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente – avverte Rosina – la presenza dei giovani nel territorio di origine”


18
Giu 15

Napoli: i migranti diventano guide multietniche della città

foto mygrantour

A Napoli i muri non esistono, perchè chi nasce e vive sul mare non li concepisce. Accoglie ospiti e conquistatori con pari riguardo.

Così se altrove si impedisce ai migranti di giungere e li si rifiuta, a Napoli l’associazione Migranda li trasforma in guide turistiche, favorendone l’integrazione e l’assunzione di responsabilità sociale.

Per fare il giro del mondo a volte non occorrono 80 giorni, ma solo qualche ora. Succede con Napoli Migranda, passeggiate interculturali condotte da cittadini di origine straniera, attraverso vicoli e strade, storie e vissuti, sapori e tradizioni delle comunità di migranti che vivono qui.

 

 

Promossa dalla Cooperativa Casba, cooperativa di mediatori linguistico-culturali, e avviata grazie al contributo dalla Tavola Valdese e con il Patrocinio del Comune di Napoli, Napoli Migranda fa parte del network europeo Migrantour Intercultural Urban Routes sostenuto da Viaggi Solidali e le ong Acra ed Oxfam Italia e di cui fanno già parte Torino, Genova, Milano, Roma, Firenze, Lione, Parigi, Lisbona, Valencia.

 

Su Comunicare il Sociale si legge, a proposito del tour multietnico:

 Si parte dalla Chiesa del Carmine, dove è venerata la Madonna bruna, proveniente dalla Palestina, e tanto amata dai napoletani. Il tour continua nelle moschea di piazza Mercato, luogo di preghiera per i musulmani e poi ancora nei vicoli del Lavinaio per conoscere le spezie indiane e la cucina multietnica. Il tour prosegue a piazza Garibaldi, per entrare in due negozi storici alle spalle della statua, che offrono prodotti dell’est Europa e dell’Asia e carni tagliate rispettando i differenti culti religiosi. Il percorso si chiude nel mercato senegalese di via Bologna, dove è possibile fare un tuffo nell’Africa. A due passi dalla stazione è possibile scoprire la Bissab, bevanda dissetante e curativa per tosse e raffreddore, i Bouye classici frutti dell’albero di Baobab, i Guro, frutti onnipresenti durante le cerimonie religiose (non possono mancare per le promesse di matrimonio!), il caffè senegalese oppure le Jampé, tipiche spugne per la pulizia del corpo, le parrucche dalle lunghe trecce o il Krus, rosario musulmano.

Viva le brecce nei muri. Come questa.