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29
Dic 15

Matteo #staisereno al Sud non lo abbiamo dimenticato

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di Marco Esposito

Matteo Renzi nella conferenza stampa di fine anno: “Chi ci diceva di aver dimenticato il Sud si è dimenticato delle accuse che ci muovevano…” Sereno, caro presidente del Consiglio: teniamo tutto a mente.‪#‎oRenzioPensi‬

Ricordiamo bene che il 2015 si è aperto con il gigantesco taglio di 3,5 miliardi tolti al Sud;

ricordiamo che sulla distribuzione delle risorse per la manutenzione delle strade si è utilizzato il tasso di occupazione;

non dimentichiamo che sull’Università si è utilizzata una formula che sposta 700 posti per ricercatori da Sud a Nord;

ricordiamo che sulla sanità nel riparto 2015 è tornata in vigore la formula Calderoli che toglie risorse dove si muore prima;

sappiamo bene che nel 2015 si sono applicati per la prima volta i fabbisogni standard per i Comuni assegnando per gli asili nido valore zero ai bambini del Sud;

non dimentichiamo che i progetti italiani presentati e approvati dalla Ue nel 2015 dalla Ue per Connecting Europe Facility sono tutti da Ravenna in su…

Il riassunto delle politiche del governo per il Mezzogiorno è nel divario del Pil procapite Nord-Sud: nel 2015 è ancora aumentato.


29
Dic 15

Il panettone? Mangio quello “fatto” al Sud

panettoni meridionali

Ve lo avevamo promesso: grazie anche alla pagina di Fb Prodotti con sede legale e stabilimento al Sud, nostra principale fonte per questo articolo (e cogliamo l’occasione per ringraziarne gli autori) e agli aggiornamenti puntuali di “Agente Segreto Definitivo” abbiamo messo insieme tutti i nomi e i siti internet di aziende meridionali che producono panettone. Del resto come sapete al Sud lo facciamo meglio, secondo la giuria di Re Panettone, che quest’anno ha incoronato Alfonso Pepe e l’anno scorso  Sal De Riso quali numero uno del settore,entrambi campani.

Insomma, lo sappiamo che sulle vostre tavole questo Natale, a seconda della Regione del Sud dove tornerete per le feste o dove già siete, per vostra fortuna, ci saranno struffoli e mustacciuoli, roccocò e pastiere, cassate e cannoli, cururicchi o cartellate, susamielli e nacatole, giuggiulene e sfinzie, buccellati e mandorlacci, pasticcelle e scauratieddi,pasta di mandorle a volontà e pettole (che per gli stranieri sopra Gaeta, al netto degli emigrati, sono tutti dolci tipici meridionali, in grossa parte natalizi). Ci mancherebbe dovesse mancarvi il vostro personale ben di Dio zuccherato durante le feste. Per noi quella dei dolci di Natale del Sud, e di Napoli, è una tradizione talmente importante che in passato vi abbiamo regalato un dizionario napulitano dedicato solo a queste bontà.

Però se proprio dovete comprarlo, beh, compratelo MERIDIONALE. Anche perché c’è l’imbarazzo della scelta: I Bauli, Balocco e company lasciateli sugli scaffali dei supermercati, grazie.

Ecco la lista.

PEPE MASTRO DOLCIERE S.R.L. Sede legale e stabilimento Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno) Sito internet: www.pasticceria-pepe.it

DE RISO SALVATORE Sede legale e stabilimento Tramonti (Salerno) Sito internet: www.salderiso.it Un nome e una garanzia. Re dei panettoni, da quello al limone, a quello ai frutti di bosco, a quello al cioccolato. Ce ne sono tantissimi tipi.

DI STEFANO DOLCIARIA SRL sede legale e stabilimento Buagimi, RAFFADALI (AGRIGENTO) www.distefanodolciaria.it  li crea con farine selezionate, lievito madre, uova di gallina allevate a terra, acqua oligominerale naturale e le eccellenze della produzione siciliana, dalla frutta più fresca al puro cioccolato di Modica che arriva dalla più antica fabbrica di cioccolato della famosa cittadina siciliana.

PASTICCERIA CASOLI  sede legale Troia (FOGGIA)http://www.pasticceriacl.it/ 

pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/Pan-di-Puglia/219130151487178?fref=ts

PASTICCERIA ARONNE sede legale e stabilimento Marcellina (Frazione di Santa Maria del Cedro) Cosenza http://www.pasticceriaaronne.it/

ABBATE SNC DI ABBATE MARIA SOPRANA E C. sede legale e stabilimento Castellammare di Stabia (Napoli)https://www.facebook.com/PasticceriaAbbate

PANIFICIO BACCIO sede legale e stabilimento Avola (Siracusa)https://www.facebook.com/PanificioBaccio

EVERGREEN DI BONACCORSO PIETRO Sede legale e stabilimento Bronte (CATANIA)

PASTICCERIA CASOLI LUCIA Sede Legale e stabilimento (FOGGIA)

ELLEMME S.N.C. DI LONGHITANO VINCENZO & C. Sede legale e stabilimento BRONTE (CATANIA) www.pisti.it

BON CATERING DI BONFISSUTO VINCENZO CRISTIAN & C. S.A.S. sede legale e stabilimento CANICATTI’ (AGRIGENTO) www.bonfissuto.com

CAFFETTERIA LUCA DI LUCA ROBERTO sede legale e stabilimento(CATANIA) www.caffetterialuca.com
DOLCIARIA BORRILLO S.N.C. Sede legale e stabilimento San Marco dei Cavoti (Benevento). Sito internet: www.dolciariaborrillo.it Tra le sue specialità il panettone al vino moscato ed al cioccolato.

INDUSTRIA DOLCIARIA BELPASSO S.P.A. Sede legale e stabilimento Belpasso (Catania). Sito internet: www.condorelli.it

BACCO S.R.L. Sede legale e stabilimento Bronte (Catania) Sito internetwww.baccosrl.com Produce il panettone con tipica crema di pistacchio .

VALENTINO S.R.L. Sede legale e stabilimento Pettoranello del Molise (Isernia) Sito internet: www.valentinodolciaria.com

CALLIPO GELATERIA S.R.L. Stabilimento e sede legale a Pizzo (Vibo Valentia). Sito internet: www.gelateriacallipo.com Famosa per i suoi “pangelati”: panettoni ripieni di gelato. Tra i vari da provare, quello ripieno di gelato al gusto noce con fichi di Calabria.

FIASCONARO S.R.L. Sede legale e stabilimento a Castelbuono (Palermo) Sito internet: www.fiasconaro.com Tra i suoi panettoni tipici ci sono “l’oro bianco” e “l’oro nero”, rispettivamente al cioccolato bianco e al latte.

AVELLANA S.R.L. Sede legale e stabilimento Villa Literno (Caserta) Sito internet: www.dimassoscanno.it

PAN DELL’ORSO DI GINO DI MASSO & C. S.N.C. Sede legale e stabilimento Scanno (L’Aquila) Sito internet: www.dimassoscanno.it

RUSTICHELLA D’ABBRUZZO S.P.A. Sede legale Pianella (Pescara) e stabilimento Moscufo (Pescara) Sito: www.ristichella.it Da assaggiare il panettone alle ciliegie e quello con fichi e cioccolato.

FLORINDO 1909 S.R.L. Sede legale e stabilimento Serra San Bruno (Vibo Valentia) Sito internet: www.florindo.it Produce un panettone artigianale con canditi ed uvetta, lievitato lentamente in modo naturale.

IL GIARDINO DI GINEVRA DI ANNA CHIAVAZZO Sede legale e stabilimento a Casapulla (Caserta) Sito internet:www.ilgiardinodiginevra.it

PASTICCERIA FESTIVAL Sede legale e stabilimento Giffoni Valle Piana (Salerno) Sito internet: www.pasticceriafestival.com Ottimi i panettoni con le nocciole.

PASTICCERIA PIETRO MACELLARO DI MACELLARO PIETRO Sede legale e stabilimento Piaggine (Salerno) Sito internet:www.pietromacellaro.it Potrete comprare particolarissimi panettoni, come quello al limone e rosmarino, quello al cioccolato e peperoncino o quello agli agrumi.

PASTICCERIA GIULIO FRANCO Sede legale e stabilimento Capo D’Orlando (Messina) Sito internet: www.pasticceriagiulio.com Oltre al panettone classico, produce il panettone ai frutti di bosco, con fichi secchi e noci ed al pistacchio.

PASTICCERIA PETRELLA S.N.C. DI PETRELLA NATALA & C. Sede legale e stabilimento Messina Sito internet. www.pasticceriapetrella.it

FALCONE S.A.S. DI FALCONE ALESSANDRO & C. Sede legale e stabilimento Trecchina (Potenza) Sito internet:www.biscottificiocaucci.com Tra le sue specialità il panettone al cedro e quello con castagne e cioccolato.

EREDI VINCENZO BELLAVIA S.R.L. Sede legale e stabilimento Napoli Sito internet: www.pasticceriabellavita.it Non c’è bisogno di fare presentazioni. Rinominatissima pasticceria partenopea, produttrice anche di panettoni.

PASTICCERIA VOLPE GENNARO Sede legale e stabilimento Napoli Sito internet: www.pasticceriavolpe.it

DOLCIARTE S.A.S. DI CARMEN VECCHIONE Sede legale e stabilimento Avellino Sito internet: www.dolciarte.it Noto il suo panettone mandorlato.

SPAGNUOLO S.R.L. Sede legale e stabilimento Napoli Sito internet: www.pasticcerialarocca.it Da provare il panettone a nutella.

NAPOLITANO VINCENZO DI ANGELO E GIOVANNI NAPOLITANO S.N.C. Sede legale e stabilimento Napoli Sito internet:www.pasticcerianapolitano.it

PANTORRONE GAROFALO S.R.L. Sede legale e stabilimento Pietradefusi (Avellino) Sito internet: www.pantorronegarogalo.it Il panettone con torrone più genuino che ci sia.

I DOLCI SAPORI DELL’ETNA DI MELI ROSARIA & C. S.A.S. Sede legale e stabilimento Bronte (Catania) Sito internet:www.idolcisaporidelletna.it Celebri i suoi panettoni col pistacchio di Bronte, con le mandorle e con le nocciole.

MARIGLIANO PASQUALE Sede legale e stabilimento Ottaviano (Napoli) Sito internet: www.pasqualemarigliano.com

DAIS S.P.A. Sede legale e stabilimento Belpasso (Catania) Sito internet:www.dais.it Da assaggiare i suoi pandori con crema di mandarino, crema d’arancia, i pandori alla ricotta, alla cannella ed alla cassata. Specialità della casa:l’Etna, pandoro con crema all’arancia rossa.

OFFICINE DOLCIARIE BRONTESI S.R.L. Sede legale Bronte (Catania), stabilimento Paternò (Catania) Sito internet: www.sicilfrutti.it

GELATERIA ARTIGIANALE PENNA DOMENICO Sede legale e stabilimento Pizzo (Vibo Valentia) Sito internet: www.iltartufopenna.itTipico il panettone ripieno di gelato artigianale.

LA SPINA SANTA S.R.L. Sede legale e stabilimento Bova Marina (Reggio Calabria) Sito internet: http://laspinasanta.it Da assaporare i panettoni agli agrumi.

D’AURIA LE DELIZIE DEL MATTINO S.R.L. Sede legale e stabilimento Napoli Sito internet: www.panettonidauria.it

INDUSTRIA DOLCIARIA SOLARINO Sede legale e stabilimento Modica (Ragusa) Sito internet: www.industriadolciariasolarino.com

OLEARIA SAN GIORGIO-FRATELLI FAZARI DI VINCENZO FAZARI & C.SNC Sede legale e stabilimento San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) Sito internet: www.olearia.eu Panettone preparato con puro olio extra vergine di oliva.

TAVERNA FRANCESCO S.N.C. DI FRANCESCO TAVERNA & C. Sede legale e stabilimento Taurianova (Reggio Calabria) Sito internet:www.pasticceriataverna.it

MELILLO DOLCIARIA s.n.c. Sede legale e stabilimento Termoli (Campobasso) Sito Internet: www.melillo.it

STELLA SAS DI RICCI STELLA & C. Via Matteotti 5 Montesarchio (Benevento). Sito internet:
http://www.stelladeluxe.it

FARC PARTNERS S.A.S. DI FELICE LOMBARDI Sede legale e stabilimento Casal di Principe (Caserta). Pagina FB: Pasticceria Lombardi dal 1935

LUPACCHIOLI S.R.L. Sede legale e stabilimento Ripalimosani (Campobasso). Sito internet: www.lupacchioli.it

CHOCOLAT S.A.S. di Giannotti Luigi Antonio. Sede legale e stabilimento: Bovino (Foggia). Pagina FB: Chocolat

PANIFICIO LIMONE S.a.s. di Stefania Condelli & C. Sede legale e stabilimento: Gerace (Reggio Calabria). Pagina FB: Panificio Limone

ANTICO FORNO CAVALLACCIO Sede legale e stabilimento: Trentola Ducenta (Caserta). Sito internet: www.anticofornocavallaccio.it

PASTICCERIA COSTANZA Viale degli Astronauti, Montemiletto (Avellino). Pagina fb: Pasticceria Costanza

GABBIANO DULCIS IN POMPEI – Via Lepanto, Pompei (Na)http://www.gabbianopasticceria.it/

(Fonte: Identità Insorgenti)


27
Dic 15

Boom di turisti a Napoli? Questione di fortuna (cieca) parola del prof. Galasso

foto Road Tv Italia

Sto leggendo e rileggendo un articolo del professor Galasso pubblicato oggi sul Corriere del Mezzogiorno e, quanto è vero il virus intestinale del 26 dicembre, non so se sono ancora vittima dei fumi della falanghina io o lui. Ma lui è prof io un quivis de populo allora sarò io che non capisco che ha scritto.

In un lungo editoriale della filiale napoletana del Corsera, il professore sostiene in estrema sintesi: inutile che a Napoli amministratori e cittadini si montino la testa su questo boom di turisti. I problemi restano eccome, dalla criminalità al mancato rispetto delle regole e tutto quello che sta avendo luogo è frutto della fortuna. Amen.

E subito mi è venuta in mente una frase di Dashiel Hammett che ho scolpita nel cervello : Il risultato dei programmi fatti con cura è sempre scambiato per fortuna dai cretini

Leggo nell’editoriale (che in alcuni punti ha un vago retrogusto lapalissiano):

Il merito dei grandi afflussi, non solo a Napoli e in Campania, è, perciò soprattutto delle grandi ditte e agenzie del settore, è dei tour operator , delle borse del turismo, che stanno cogliendo con grande abilità le fortune toccate al turismo in una società, come quella contemporanea, sempre più aperta a nuove esperienze e curiosità, a nuovi piaceri e svaghi,e sempre più in gradi di poterlo fare in paesi di vecchia e, ancor più, in paesi di nuova fortuna come fonti del turismo.

È ridicolo che le autorità del settore, locali e non, gonfino le gote per attribuirsi meriti che sono dello sviluppo sociale del nostro tempo e non loro. I turisti vanno dovunque venga ad essi offerto un «pacchetto» (come si dice) conveniente e ben presentato nell’offerta commerciale.

A parte il fatto che non si comprende per quale motivo venga attribuito un valore di riferimento minore al turismo “a pacchetto” rispetto a quello “familiare”, vale la pena ricordare però al professor Galasso che forse non viaggia da tempo, che saranno almeno venti anni che anche l’acquisto di un biglietto ferroviario include il vituperato “pacchetto”. Ciò dalla nascita dei grandi portali del turismo come Expedia, che consentono l’organizzazione di un tour senza l’aiuto dell’agenzia di viaggio fisica. Ora addurre la maggiore presenza di turisti in un luogo piuttosto che in un altro solo sulla convenienza del pacchetto è assolutamente semplicistico ed a tratti irragionevole visto che la comparazione andrebbe fatta su termini di paragone omogenei e soprattutto su operatori virtuali e fisici omogenei. Un numero di variabili non di poco conto che non sono riconducibili ad una mera “convenienza” del pacchetto tout court, per determinare il maggiore o minore flusso dei turisti in un luogo (solo incidentalmente vale la pena ricordare che andare in aereo da Milano a Reggio Calabria con Alitalia costa più che volare dalla medesima località a Barcellona o Mosca).

Inoltre a Galasso sfugge che il pacchetto (conveniente o meno) non viene venduto ad mentulam canis, soprattutto dai portali che si trovano in rete, perchè l’operatore turistico online su di esso basa tutta la propria reputation. Si vende una località attrezzata e pronta per l’uso non una pericolosa e disastrata, altrimenti ancora avremmo flussi ingenti di viaggiatori verso la Tunisia e l’Egitto di Sharm anzichè a Napoli. in fondo  si viaggia per “stare bene” non per intossicarsi. Per vivere una esperienza di viaggio piacevole che renda unica quella transizione e memorabile il soggiorno.

E per ciò, invece, di infondate vanterie, varrebbe la pena di provvedere alla qualità della vita, ai comfort , agli altri elementi di alto livello civile e sociale che sono una caratteristica delle grandi città moderne. Solo allora potremo credere che l’incremento turistico non sia un fatto occasionale o un effetto dei progressi dell’industria nazionale e internazionale, ma un effetto di un nuova qualità nostra come protagonisti e responsabili del nostro straordinario patrimonio naturale e storico-naturale.

L’esortazione del professore è assolutamente condivisibile ma mi sembra ridondante: sostenere che si necessita di un riscatto per essere protagonisti e responsabili del nostro straordinario patrimonio naturale e storico-naturale , è un auspicio che solo un folle non sottoscriverebbe. La ridondanza sta, piuttosto, nel fatto che a nessuno piace fare il turista in un luogo brutto o popolato da persone incivili. Sostenere che la fortuna del turismo di sito si basi solo sulla vendita del medesimo all’interno di un pacchetto conveniente appare eccessivamente semplicistico. Ma anche a voler assecondare la esemplificazione non si comprende per quale motivo ciò assumerebbe un giudizio di valore negativo nel caso di Napoli, visto che ci sono intere coste di questo Paese (comprese quelle col mare che sa di fogna) la cui fama deriva proprio dalle “vendite a pacchetto economico” dei propri servizi.

Vede professor Galasso, io ho visto la mia città, Pozzuoli, passare dagli anni bui in cui vivacchiava sull’industria pesante, a quella della crisi provocata dalla chiusura di Pirelli, Sofer, Italsider, Olivetti, passando per la morte cerebrale provocata dalla irragionevole evacuazione del suo centro storico fino ad una lenta e progressiva rinascita (altro che fenomeno determinato dalla cieca fortuna) in cui, grazie alla ricostruzione post bradisismo, ai fondi europei bene investiti e ad una certa dose di saper fare, la città ha acquistato reputazione prima nel campo della ristorazione e poi in quello delle attività culturali. Da porto secondario per imbarcarsi per Ischia a centro in cui soggiornare per visitare i luoghi unici. E non lo dico con con oleografia municipalista, ma per la confessione degli archeologi che stanno portando alla luce le viscere del Rione Terra. Una seconda Pompei.

Sa chi ha ipotecato la gestione delle attività ricettive della Rocca fondata dai profughi di Samo? Le maggiori multinazionali dei servizi alberghieri di lusso che avranno anche accesso diretto ai percorsi archeologici della rocca.

Le sembrano questi miopi investimenti di breve termine determinati dalla fortuna o dalla convenienza del pacchetto offerto? Certe multinazionali non sono abituate a gettare il denaro al vento o a vendere un prodotto di massa a basso costo.

Per concludere, oziosamente, ma siamo sicuri che i turisti cerchino come meta quelle città che compaiono nei primi 10 posti delle classifiche stilate dal Sole 24 Ore sulla qualità della vita? Se si confrontiamo i flussi turistici con le posizioni del quotidiano di Confindustria.

PS: I driver economici della Campania sono due : enogastronomia e turismo. Solo che Napoli è isolata, per farle un esempio, dalle altre grandi città del Sud. E questa è responsabilità dei napoletani o solo questione di (cattiva) fortuna?


24
Dic 15

Commercio ambulante abusivo a Napoli? Ma anche no, in un anno +40% di nuove attività

Oltre 22mila “bancarelle” in più in tre anni e mezzo e 2.200 “negozi” in meno. E’ il quadro che emerge dall’analisi dei dati del Registro imprese, realizzata da UNIONCAMERE e InfoCamere ed aggiornata al 30 giugno. Il dato conferma ciò che appare evidente attraversando le nostre città: agli italiani i “mercatini” piacciono. Soprattutto se, grazie a un commercio di prossimità, possono acquistare prodotti tessili, abbigliamento e calzature, ma anche prodotti per la casa, fiori e piante, piccoli elettrodomestici o materiale elettrico. E magari togliersi qualche “sfizio” a prezzi contenuti, comprando bigiotteria o profumi e cosmetici. Stando al bilancio fornito dall’anagrafe delle imprese, in questi tre anni e mezzo il Commercio ambulante nel suo complesso è aumentato del 12,8% grazie soprattutto ai prodotti non legati all’alimentare e all’abbigliamento.
A livello territoriale, performance interessanti sono state realizzate in Campania, Lombardia, Lazio, e Sicilia. Il vero e proprio ‘boom’, quindi, lo hanno registrato le imprese del commercio ambulante di “altri prodotti” (divisione che al suo interno comprende la vendita di fiori, bigiotteria e casalinghi), aumentate di quasi il 40% fino a raggiungere le 66.375 unità a fine giugno scorso. Molto più contenuto, invece, l’aumento delle “bancarelle”
tradizionali legate al tessile, abbigliamento e calzature: +5% tra il 31 dicembre 2011 e il 30 giugno 2015, per complessive 76.201 unità. La probabile concorrenza di iper e supermercati si è fatta sentire invece sul segmento alimentare, diminuito dello 0,5% nel periodo e stabilizzatosi a fine giugno sulle 35.828 imprese. L’analisi provinciale tra fine 2011 e fine giugno 2015 evidenzia che, in valore assoluto, a crescere di più sono state le imprese del commercio ambulante di Napoli: +4.191, pari al +40%. A distanza Roma, con 2.547 imprese in più (+26,2%) e Milano +2.256 (+34%). In termini percentuali, alle spalle di Napoli si posizionano Palermo (+36,2% pari a +2.009 imprese) e di nuovo Milano.

23
Dic 15

“La mafia in Veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta.”

Ecco io vi propongo queste dichiarazioni di un giornalista veneto. Giornalista giornalista, ovviamente, non giornalista impiegato secondo la bipartizione tanto cara a Giancarlo Siani. È bene che lo leggano soprattutto quei signori che credono che le mafie sia solo un “fenomeno da terroni” e che l’appartenenza geografica e territoriale sia una esimente o una condanna:

«La mafia in veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta. Tra l’alta padovana e la Marca le ecomafie hanno cercato di realizzare una Terra dei Fuochi del nord. Centinaia di discariche, anche in zone urbanizzate, piene di veleni. Le possibilità che i nostri concittadini perdano la vita a causa di un attentato terroristico rasentano statisticamente lo zero, eppure, giustamente, la preoccupazione è grande. I tumori provocati dall’esposizione agli agenti inquinanti sono una delle principali cause di morte e la gente non conosce neanche su cosa cammina». Spiega così Ugo Dinello, giornalista del Gruppo l’Espresso già premiato dall’ordine dei giornalisti per le inchieste su Unabomber, le ragioni della pubblicazione di Mafie a Nordest, un’inchiesta giornalistica sul fenomeno mafioso nel nostro territorio firmata anche da Giampiero Rossi del Corriere della Sera e da Luana De Francisco (Il Messaggero Veneto).

Ed ancora:

«A Venezia ci sono hotel pagati in contanti ben 8 volte il valore di mercato», anche Treviso, secondo gli autori, è una provincia ad elevato rischio: «In un territorio così ricco di imprese, c’è anche chi cerca di evadere le tasse. A questo scopo occorre generare del nero che andrà in qualche modo riciclato. La mafia, ancora una volta, può svolgere questo ruolo; lo svolge bene e nell’ottica di un accordo fra le parti, di un patto serio in cui ci si rispetta e chi sbaglia paga». «Nella maggior parte dei casi», spiegano, «Neanche si conosce la rete che si sta contattando. Si coinvolge un professionista nel problema, pensiamo al commercialista di fiducia o al legale, il quale garantisce di risolvere la situazione. Il titolare dell’impresa potrebbe non sapere neanche che quello specifico professionista ha legami con la criminalità organizzata, ma il fatto stesso di cercare il modo, ad esempio, di occultare del denaro, moltiplicato il fenomeno su scala regionale, definisce le ragioni per cui una cosca sceglie di operare qui». […] A tutto questo si aggiunge lo sviluppo in loco di sodalizi criminali che crescono dotati di una certa autonomia, se non indipendenza dalle realtà del meridione: «A Fagarè c’è la cosca di ‘Ndrangheta più grande del Nordest. In queste settimane è stata sequestrata mezza tonnellata di cocaina importata qui direttamente dalla Colombia. Non è stata mandata prima in Calabria e poi al nord. Questo significa che quel gruppo era così forte da riuscire ad ottenere dalle ‘ndrine calabresi il via libera per una gestione autonoma. Avevano gli agganci per stare sul territorio e sapevano come investire quei proventi a dir poco incalcolabili» (Fonte: Oggi Treviso)

Le mafie sono un fenomeno che si infiltra e attecchisce laddove c’è richiesta ed acquiescenza e non guarda al panorama geografico di riferimento. Ma tant’è se vi conviene credere che sia ancora roba da terroni ai mafiosi fate solo un grande favore. Al Sud controllano il territorio (forse su delega, come avvenne 150 anni fa) al Nord forniscono servizi criminali alle imprese: Unità d’Italia..


22
Dic 15

Pino Aprile: la mia lettera di Natale a Galli Della Loggia

La risposta del giornalista Pino Aprile, dalla pagina Facebook “Terroni”,  all’ultimo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corsera, a proposito del mantra che il 2016 sarà l’anno del Sud (così come avevamo detto pure per il 2015):

Illustre professore (solo una battuta e poi giuro che mi ricordo che è Natale: trasmetta la mia solidarietà ai suoi allievi),

il suo articolo “Il governo e il Sud che non c’è” sembra suggerire l’idea che lei si sia accorto che il Sud non è come lo raccontano e come lei usa raccontarlo. Così, il mio amico Gennarino (che esiste davvero, non me lo sono inventato ed è un professionista con i fiocchi) mi ha scritto, sull’onda della sorpresa: “È cagnat’o vient”. Forse si è fermato alla prima parte Gennarino. Perché il suo articolo è un campionario dei luoghi comuni, dei pregiudizi, della disinformazione sul Sud.

Se lei e io avessimo più tempo, potremmo analizzare il testo rigo per rigo, ma converrà limitarci a pochi esempi. Perché lo faccio? Per mostrarle, ove in lei ci fosse buona fede (le ho detto che il clima è natalizio…), che lei usa come argomenti gli effetti, incolpandone chi li subisce, e tacendo le cause. Il gene, il meme (gene della cultura), il mito e la colpa hanno una cosa in comune: non importa come e quando nascano, ma una volta nati non muoiono più, sono immortali e le loro “ogni volta” sono sempre “prima volta”; il che comporta che la colpa, non potendo essere distrutta, può solo essere spostata (di questo campano gli analisti).

La colpa segue linee di potenza: il ricco è cleptomane, il povero è ladro; e, in un sistema a due, può solo passare dalle spalle dell’oppressore a quelle dell’oppresso. La vittima è colpevole. Lei compie questa operazione di trasferimento. Se lo fa inconsapevolmente, ahi!; se consapevolmente, ahi, ahi!

Lei, per dire, fa un accenno alla qualità dell’assistenza ospedaliera al Sud, ma non dice nulla sul fatto che la salute di un settentrionale vale più di quella di un meridionale, secondo la spesa pro-capite di uno Stato che distingue fra i suoi cittadini, chi merita di essere salvato e chi no: quindi lei cita le brutte conseguenze, non la pessima causa (ma l’ospedale con il record del deficit è lombardo, milanese, il San Raffaele: da solo, più che diverse Regioni del Sud messe insieme).

Scrive che “tutto ciò che riguardava il Sud, a cominciare dalla sua classe politica ha acquistato un sapore di imbroglio, di corruzione, di raccomandazione. Certo il resto d’Italia non era da meno. Però lo era di meno”. Fantastico! È da premio: conferma il pregiudizio, mentre sembra non volerlo assecondare.

La classe politica meridionale non merita, in gran parte, difesa. Ma, da come lo dice lei, emerge che quella settentrionale è migliore. Davvero? Parla di quel Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, ora ministro, che in dieci anni non si accorge di quello che è sotto gli occhi di tutti, e cioè che la sua città è diventata “il bancomat della ‘ndrangheta”?

O parla di quelli di Tangentopoli? O della Lombardia che ci ha dato la Giunta e il Consiglio più indagati e incarcerati di sempre, da quando esistono le Regioni? La stessa regione che ha appena visto finire con indifferenza in galera (è l’abitudine? Chissà cosa avrebbe scritto Galli della Loggia se fosse successo in Campania, in Calabria, in Sicilia) il suo vicepresidente, mentre l’assessore al Bilancio è indagato.

O si riferisce alla città e alla Regione più dissestate d’Italia, Torino e il Piemonte, che, forse per premiare il merito, danno i presidenti dell’Associazione dei Comuni, Fassino, sindaco di Torino e della Conferenza delle Regioni, Chiamparino, presidente del Piemonte? O sta parlando della città più corrotta d’Italia (non perché siano milanesi, solo perché girano più soldi, le tentazioni sono maggiori e l’essere umano fallibile e peccatore), al punto che si è dovuto nominare un commissario ad hoc?

Per raccomandazioni intende quelle che portano alla guida di reparti ospedalieri lombardi solo iscritti a Comunione e Liberazione o simpatizzanti, istruttrici di damine di compagnia minorenni per cene eleganti al Consiglio regionale, insieme al figlio Trota del capo del partito razzista e ad altri protetti vario a titolo? Vuole che continui o lo diamo per detto?

Quindi in cosa è “meno” il Nord? È vero esattamente il contrario (ripeto: solo perché le tentazioni sono più numerose; l’idea che “quelli là”, chiunque e ovunque siano, debbano essere per qualche ragione naturalmente più ladri di altri la lascio a chi non ha argomenti migliori): Michele Emiliano, anni fa, calcolò che la sola truffa Parmalat, da sola, vale più di tutte quelle di Napoli messe insieme; dalla sola Expo, in una manciata di mesi, sono state interdette per mafia 70 imprese. Ha idea di cosa voglia dire?

Legga il nuovo libro di Isaia Sales: più interdizioni per mafia, in pochi mesi, all’Expo di Milano, che in mezzo secolo per la Salerno-Reggio Calabria. E la tangente più alta di sempre è quella del Mose di Venezia.

D’accordo sulle deleterie conseguenze della nascita delle Regioni, ma “l’immagine unitaria” dell’Italia la vede giusto lei: le sembra unito un Paese che con i soldi di tutti fa l’alta velocità sono a Centro-Nord, mentre a Matera lo Stato non ha mai portato la ferrovia? Le sembra unito un Paese in cui ci vogliono due ore e mezza per fare 700 chilometri da Milano a Roma e 14 ore e mezza per meno di 300 in Sicilia?

Lei cita il “distacco dal Nord” del Mezzogiorno, dando l’idea che sia il secondo ad allontanarsi, non il primo a respingerlo. In tutto il suo articolo non c’è un cenno alla scellerata azione dei governi a trazione leghista; non uno alla rapina di soldi destinati al Sud e spesi al Nord; parla della disoccupazione epidemica al Sud e riesce a tacere dei fondi europei che dovevano attenuarla sono stati trasferiti per il 73 per cento al Nord; che persino i 3,5 miliardi del fondo di Coesione sono stati sbloccati con una legge apposita e, invece di creare più lavoro a Sud, sono stati usati per incrementare l’occupazione al Nord; non una parola sugli 80 euro di Giuda Renzi che sono andati ai meno poveri fra i poveri e comunque a chi ha un lavoro e non ai disoccupati, quindi: al Nord.

Mi fermo, perché o la sua ignoranza è enciclopedica o lo è il suo silenzio. Riesce a parlare del calo delle iscrizioni nelle università del Sud, senza dire del criminale decreto del governo Letta, firmato dall’allora disgraziatamente ministra Carrozza, grazie al quale le università meridionali, già fortemente penalizzate, sono state condannate alla chiusura, eliminano corsi e perdono ricercatori e docenti a beneficio di quelle del Nord.

Dice che non c’è una sola università “di qualità” al Sud e dimentica che il Politecnico di Bari, giusto un esempio, ma ce ne sarebbero altri, è migliore di quello di Milano (legga la classifica della Carrozza, corretta sotto la gestione Giannini), che ogni 100mila euro spesi dal Politecnico di Bari, si hanno risultato doppi e tripli, come qualità e diffusione della ricerca, rispetto a quelli dell’IIT di Genova, l’Istituto italiano di tecnologia e, in più, con la stessa somma, si fa didattica, cosa che a Genova non si fa.

E ora, per “meritocrazia”, si aprirà il centro di Milano (a occhio Milano fotterà Genova). Come dire che si tagliano le gambe alla Sanità, ai trasporti, all’università, eccetera e poi si rimprovera: Vedete? Non corrono. Gli effetti…, le cause…

“Mancano larghi dibattiti, autocritiche, progetti”, scrive pure. Ci sono, ci sono i dibattiti, ma non sono quelli che le piacciono. Lei è riuscito a condannare ancora una volta il Sud, accusandolo degli effetti della politica anti-meridionale e razzista che dura da un secolo e mezzo, poi chiede pure l’autocritica!

Ovvero quell’esercizio che non ha mai chiesto a quella parte d’Italia e del potere di cui, sospetto, lei è parte. Perché di autocritiche, manca pure la sua. Ricorda quello che lei scriveva delle stragi compiute dai piemontesi a Sud? Io sì, avendo beneficiato della sua attenzione; ma non ricordo un rigo uno, suo, di autocritica, dopo che il presidente della Repubblica inviò a Pontelandolfo (con Casalduni paese-simbolo delle rappresaglie proto-naziste dei bersaglieri), un messaggio per chiedere scusa a nome dell’Italia.

Non ricordo una sua parola una sul dibattito (forse non abbastanza “largo”, per lei) sulla esclusione, a opera del ministero dell’Istruzione vergognosamente affidato alla Gelmini, di poeti e scrittori del Sud, pur se premi Nobel per la letteratura, dai programmi di letteratura dei licei. Era distratto? Può ancora rimediare, e gliene sarei immensamente grato, perché quella infame indicazione del ministero è ancora valida, non corretta dai ministri Profumo (te lo raccomando: aveva diviso l’Italia in tre), Carrozza (la killer delle università meridionali), Giannini (che può fare ancora in tempo, ma sta perdendo tempo).

Se condanna chi subisce gli effetti e assolve chi produce le cause, lei sta facendo un’operazione culturale orrenda. Ho imparato a capire che tanti, pur colti, preparati, lo fanno in assoluta buonafede, il che testimonia di quanto profondo sia il pregiudizio.

Onestamente, non mi sembra il suo caso, ma io, come tutti (mi spiace doverglielo dire: lei incluso!) posso sbagliare. Dovesse lei darmene prova, le mie scuse sono già pronte.
Dovesse lei darmene prova… Diciamo, spostando l’analisi un po’ più sulle cause, evitando la facilità ingannevole delle certezze che paiono dare gli effetti.

Buon Natale; e non importa che io sia ateo: se qualcosa addolcisce il clima sociale, perché no?


22
Dic 15

‘’Tempa Rossa’’. Appello al Presidente della Regione Puglia.

Un appello che mi sento di sottoscrivere da LegamJonici contro l’inquinamento per una Taranto libera:

Progetto petrolifero ‘’Tempa Rossa’’. Appello al Presidente della Regione Puglia.

Il progetto ‘’Tempa Rossa’’, com’è noto, prevede lo stoccaggio e la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di greggio estratto dall’omonimo giacimento in Basilicata. Tale greggio sarà poi stoccato in due enormi serbatoi situati nella raffineria di Taranto e trasportato verso altre raffinerie. Questo comporterà un imponente aumento del traffico di petroliere in Mar Grande, nel Golfo di Taranto, ed avrà conseguenze di natura ambientale sia in fase di stoccaggio sia in fase di movimentazione, oltre a determinare un aumento del rischio di incidenti rilevanti.

Il provvedimento adottato il 30 novembre scorso dal dirigente del Ministero dello sviluppo economico, relativo al progetto “Tempa Rossa”, costituisce l’ultimo atto che precede il rilascio dell’autorizzazione definitiva per l’adeguamento delle strutture della raffineria di Taranto. L’autorizzazione all’adeguamento della raffineria dovrà essere rilasciata previa intesa con la Regione Puglia, come previsto dalla legge.

Com’è noto, le modifiche presentate dal Governo alla legge di stabilità attualmente in discussione in Parlamento accolgono alcuni quesiti referendari, tra i quali quello relativo all’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012, riguardante le infrastrutture strategiche, nel testo modificato dal Parlamento nel dicembre del 2014.

Lo scorso anno, infatti, il Parlamento è intervenuto su alcune previsioni di quel decreto, stabilendo che tanto per le infrastrutture e gli insediamenti strategici, quanto per le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria e, più in generale, per le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi – quand’anche localizzate al di fuori del perimetro delle aree date in concessione di coltivazione – le autorizzazioni relative debbano essere rilasciate d’intesa con le Regioni interessate, secondo una procedura semplificata da far valere nell’esercizio del potere sostitutivo dello Stato in caso di mancato accordo con le Regioni.

Ebbene, la proposta referendaria, al momento al vaglio della Corte costituzionale, mira ad abrogare la possibilità che, per le ipotesi citate, lo Stato possa esercitare il potere sostitutivo secondo la procedura semplificata disciplinata dalla legge n. 239 del 2004. Questa abrogazione è ora accolta dal Governo nel pacchetto di emendamenti alla legge di stabilità, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2016.

Alla luce di tutto ciò, è necessario rivolgere un appello al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano affinché chieda al Ministero dello Sviluppo Economico di voler dare applicazione alla nuova e più garantista normativa prima che sia rilasciata l’autorizzazione sull’adeguamento della raffineria di Taranto, in modo da giungere ad un effettivo accordo con la Regione Puglia. Nel caso di mancata intesa sul progetto, si chiede, per conseguenza, che il Governo nazionale avvii una reale trattativa con la Regione, nel rispetto del principio di leale collaborazione, pietra angolare del quesito referendario ed anche della modifica normativa.

Il governo regionale di Puglia è pertanto chiamato ad una importante prova di reale rappresentanza delle istanze dei territori, dei cittadini, delle associazioni, avendo un’occasione per dimostrare un notevole cambio di tendenza nelle modalità di coinvolgimento e di ascolto della volontà collettiva.

Si invitano i comitati, le associazioni e i movimenti che hanno a cuore il futuro dei nostri territori a sottoscrivere il presente appello, affinché le decisioni in ordine alla realizzazione delle opere nel nostro Paese non sia solo appannaggio dello Stato centrale, ma siano condivise anche con le collettività territoriali.

Taranto, 21 dicembre 2015.

Movimento Stop Tempa Rossa

Coordinamento Nazionale No Triv

Per aderire scrivere a: [email protected]


22
Dic 15

The Guardian: “Napoli è affascinante, ideale per una vacanza invernale”

the guardianDa Identità Insorgenti:

Alle consuete e inattendibili classifiche sulla vivibilità delle città del solito giornale rosa di Confindustria che al solito schiaffa Napoli agli ultimi posti, rispondiamo con la traduzione integrale di questo articolo uscito sabato scorso sull’inglese “The Guardian” che elogia la città suggerendo ai turisti di visitarla quanto prima. A proposito di presunto “isolamento” della città. A proposito di qualità della vita che qui, senza negare problemi e disservizi comuni a tante altre città, è molto più alta che altrove.


Affascinante quanto contraddittoria, meravigliosamente bella quanto fatiscente e caotico, Napoli può essere una brillante meta invernale. Gode di un clima mite e del sud e ha un ambiente naturale ineguagliabile su un’ampia baia azzurra, con il grosso e meditabondo Vesuvio, la penisola Sorrentina e Capri all’orizzonte. Monumenti di fama mondiale, alcuni dei migliori prodotti alimentari in Italia, una vita di strada vibrante e una scena artistica contemporanea fiorente aumentano il suo fascino e, nel periodo che precede il Natale, la città è estrovera massimo.

Al centro di qualsiasi natale napoletano (insieme con il cibo, ad esempio al rococò di Natale) è la secolare tradizione del presepe, che vede folle sgomitare loro strada lungo la Spaccanapoli (la strada dritta che divide il antica storico centro in due) che si restringe sulla rotta di Via San Gregorio Armeno dove i napoletani fanno scorta di minuscole figurine, alcuni con parti in movimento, per i loro presepi domestici.

La terza città più grande d’Italia appare meglio di come sia stata da molto tempo. I mucchi di spazzatura se ne sono andati e il traffico è stato vietato in gran parte del Lungomare  e ampie zone del centro. Il completamento del sistema di metropolitana è in vista e la ristrutturazione delle aree di Piazza Garibaldi e Piazza Municipio, che ha portato il traffico verso un quasi fermo in questi ultimi anni, è quasi finito. Inoltre le iniziative private stanno vedendo monumenti fatiscenti ripuliti, giardini curati chiusi a lungo ormai luoghi d’interesse, Cimitero delle Fontanelle e la chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco aperti al pubblico ancora una volta. Napoli è stata spesso soprannominata città più sottostimata d’Italia, ma sta cambiando. Il numero dei turisti è in aumento. 

Cosa vedere e fare

Molti dei tesori di Napoli sono sotto il livello stradale, non da ultimo alcune delle più imponenti stazioni della metropolitana del mondo. La prima “stazione d’arte” ha inaugurato nel 2001, ma l’idea di un ambizioso progetto di arte pubblica nel sistema della metropolitana nasce alla fine degli anni 1980. Le 11 Stazioni ad oggi hanno coinvolto sia gli artisti locali emergenti e architetti e grandi nomi internazionali. Le aperture più recenti sono la fermata Toledo di Oscar Tusquets Blanca, con le sue strabilianti scala mobili in discesa sotto l’imponente mosaico Cratere de Luz, nel 2013, e la fermata Univerisità di Karim Rashid, nel 2011, un tripudio gioioso di colori bubble-gum giovani, disegni psichedelici e specchi. La stazione Municipio, inaugurata a giugno, è un work-in-progress: il completamento è stato ritardato dalla scoperta dei resti romani (tra cui diverse navi) sul sito. Tutte le stazioni d’arte sono sulla linea 1, direzione Piscinola.

Rione Sanità

Un Miglio Sacro, per un tour a piedi nel popoloso quartiere Sanità (così chiamato per la sua posizione “sano” al di fuori delle mura della città) nel cuore di uno dei quartieri più suggestivi di Napoli. Qui ci sono anche visite guidate, (anche in inglese) da entusiasti giovani locali, che raccontano gemme nascoste, come le catacombe paleocristiane di San Gennaro e di San Gaudioso, il magnifico Palazzo dello Spagnolo di Ferdinando Sanfelice con la sua “scala volante”, e il vasto Cimitero delle Fontanelle, un cimitero di massa che contiene le ossa di circa 40.000 persone, molte delle quali vittime della peste del 1656. Lungo il percorso, si passa da vicoli attraversati dalle linee di lavaggio, mercatini vivaci e palazzi gloriosi ma fatiscenti. Si andrà via con la sensazione di aver visto qualcosa di diverso.
A partire da € 8pp, catacombedinapoli.it

Museo Archelogico Nazionale

Se volete vistare un museo di Napoli, scegliete questo questo. Ex edificio universitario del 17 ° secolo il nucleo delle collezioni è un bottino impareggiabile della famiglia Farnese di arte antica greco-romana e reperti costituisce. L’etichettatura è quasi inesistente e l’illuminazione è scarsa, ma nulla può sminuire opere come il colossale Toro Farnese, il pompaggio di ferro Ercole e la coppia di potenti killer tiranno tutte le copie romane di sculture greche. Delle collezioni ai piani superiori, il meglio sono i mosaici raffinati provenienti da Pompei ed Ercolano e l’antica erotica sbarazzina nel Gabinetto Segreto, oltre ai bronzi da Villa dei Papiri di Ercolano, tra i quali cinque ballerine e una coppia di atleti magre, in bilico per il volo.


• cir.campania.beniculturali.it, chiuso martedì, 8 €, gratuito per i minori di 18 anni e la prima Domenica di ogni mese

Mercato di Porta Nolana

Per un assaggio di teatro di strada napoletana, lasciare gli oggetti di valore a casa e entrate nel tentacolare, caotico mercato di Porta Nolana, che si svolge tutti i giorni qui, dal 15 ° secolo. Anche se è possibile acquistare qualsiasi cosa, da DVD pirata e software per computer di finte borse Prada e multipack di calze, i locali vengono a contrattare ai banchi del pesce, tra i più freschi d’Italia. Tra l’odore salmastro del mare e il muggito incomprensibile dei venditori, offre ogni tipo di creatura del mare immaginabile: le anguille lucide, vongole, gamberi grassi, grossi pezzi di pesce spada, strisce coriacee di baccalà, calamari striscianti .

Oplontis


Il sito archeologico poco visitato di Oplontis, sulla costa 30 km a sud di Napoli, è di solito ignorato in favore di Pompei ed Ercolano, anche se sono stati tutti sepolti nella stessa  eruzione vulcanica del 79 d.c.. Ora a 10 metri sotto il livello stradale nel quartiere moderno di Torre Annunziata, l’imponente complesso di ville che si crede appartenuto seconda moglie di Nerone, Poppea Sabina, si distingue per le pitture murali di secondo stile pompeiano che ancora decorano le stanze un tempo sontuose.
• Prendere il treno Circumvesuviana da Napoli a Torre Annunziata, pompeiisites.org, aperto tutti i giorni, € 5,50

Dove Mangiare

La Stanza del Gusto

Il pionieristico chef Mario Avallone,  lavora alla cucina contemporanea partenopea da metà degli anni 1990 con il suo primo, piccolo, Stanza del Gusto. Appassionato di locali, e di ingredienti, ora lavora in un colorato spazio a due livelli nei pressi di Piazza Bellini, dove il menu offre il meglio della regione ha da offrire. Pop al piano terra, wine bar per un piatto di formaggi locali, una cunzato quadro (una sorta di panino aperto, a partire da € 6) o il menu lavoro due portate (€ 13 con vino, caffè e acqua), o per un pasto più rilassato al piano di sopra, dove si possono mangiare baccalà in tempura con papaccelle o agnello tagine (a partire da € 14).
Via Costantinopoli 100, +39 081 401.578, lastanzadelgusto.com, chiuso dom 
Friggitoria Vomero

Una buona ragione per prendere la funicolare salendo fino al verde quartiere Vomero è quello di visitare la Certosa di San Martino complesso monastico. L’altro è  un “negozio di frittura” vecchio stile della famiglia Acunzo, proprio di fronte alla stazione di Piazza Fuga. Fritti che provengono scoppiettanti da vasche di olio sfrigolante dalle 11: zeppole (piccole ciambelle), verdure pastellate leggermente, panzerotti fritti,  palle di riso ripiene di pomodoro e formaggio, e arancini. A 20 centesimi l’uno, ci si può permettere di provarli tutti.
• Via Cimarosa 44, chiuso domenica

Trattoria Castel dell’Ovo


Borgo Marinari, il quartiere dei pescatori, alla base dell ‘isola fortezza di Castel dell’Ovo, è un posto giusto per un pasto, ma la maggior parte dei ristoranti qui sono troppo cari e deludenti. Non così pr la Trattoria dell’Ovo, senza fronzoli, dove il pesce fresco e frutti di mare va in piatti come gli spaghetti alle vongole (€ 10) o purpetielli brasati (polipetti, € 9), alici dorate in padella (€ 5,50) e calamari alla griglia ( € 10). Una brocca della casa bianca fredda (€ 3 per mezzo litro), lava il tutto bene, e ci si può sedere e mangiare sulla banchina.
• Via Luculliana 28, +39 081 7646352, chiuso giovedì, no carte di credito
Pizzeria Starita
Ogni visita a Napoli deve comprendere almeno una pizza; l’unico problema è dove poter mangiare perché la scelta è vasta. Questo posto nel quartiere Materdei, aperto dal 1901, è in cima alla lista di molti. Tra le 70 pizze sul menu troverete i classici (come la margherita, superlativa, € 4,50), così come specialità della casa come la Montanara (€ 6), conditi con provola affumicata, pomodoro e basilico. Questo è fritto prima di entrare nel forno, causando una crosta particolarmente croccante. C’è inevitabilmente una coda, e dentro il ritmo è veloce e furioso, ma la qualità della pizza è garantita.
• Via Materdei 27-28, pizzeriestarita.it, chiuso domenica a pranzo

La Cantina di Via Sapienza


Aperta a pranzo solo e sempre piena, questa piccola osteria a conduzione familiare offre alcuni dei migliori (e più economici) piatti di cucina casalinga del centro storico. La cucina può essere piccola, ma il cibo ha un grande effetto con specialità del giorno come le polpette fritte (polpette fritte) in salsa di pomodoro (€ 5), l’esemplare parmigiana di melanzane alla mozzarella (€ 5) e una fantastica selezione di verdure di stagione (da € 3).
• Via della Sapienza 40, +39 081 459.078, cantinadiviasapienza.it, chiuso dom, no carte di credito
Dove Bere
Enoteca Belledonne
Uno dei locali  favoriti sul circuito dei “baretti” di Chiaia, popolare tra i giovani professionisti, questa rilassante e rinfrescante enoteca, con volte in mattoni, si distingue in una zona dove bar aprono e si chiudono di nuovo prima di poter dire “spritz”. Vi è una scelta eccellente di vini anche al bicchiere, più snack come bruschette e taglieri di formaggi e salumi.
• Vico Belledonne a Chiaia 18, enotecabelledonne.com, aperto tutti i giorni

Ba-Bar


Un rilassato, caffè / bistro / bar ibrido a lume di candela, look francese,  interni vintage, Ba-bar è nella fascia alta quartiere di Chiaia: un luogo piacevole per il caffè del mattino o il pranzo. Le cose si animano al momento dell’aperitivo, quando ottimi cocktail sono accompagnati da stuzzichini dal bar, a suon di jazz.  La cucina nel seminterrato offre insalate (a partire da € 8), hamburger, carpaccio e piatti di pasta, e ci sono giochi da tavolo e libri, oltre a un grande schermo per eventi sportivi.
• Via Bisignano 20, ba-bar.it
Dove Dormire
Hotel Piazza Bellini
A pochi passi dalla frizzante vita notturna di Piazza Bellini, questo elegante hotel occupa sei piani di un raffinato palazzo vecchio, avvolto intorno ad un grazioso cortile interno con sedie e divani, ombreggiato da ombrelloni bianchi. Le camere hanno pavimenti in parquet scuro, arredi contemporanei e bagni scintillanti, con l’arte moderna e l’aggiunta di un tocco di colore alle pareti. Camere duplex, due piani sono grandi per le famiglie; le camere con terrazzo all’ultimo piano hanno una vista favolosa.
Doppio da 65 € B & B, hotelpiazzabellini.com
B & B Orsini 46


Elegante appartamento di Manuela e Gabriele Nannini, ben posizionato per il Lungomare, nuova zona pedonale, con i suoi bar e ristoranti e ampie vedute. Tutte e tre le soleggiate, lussuose camere da letto dispongono di bagno privato; uno è davvero enorme e due hanno vista sul mare e sul Vesuvio. La colazione (servita su vassoi in camera) comprende brioche calde, più uova e pancetta su richiesta (€ 4 extra) e gli ospiti hanno l’uso di una piccola cucina.
Doppio da 95 € B & B, orsini46.it
Correra 241


Appena fuori una rumorosa strada a nord-est di Piazza Dante è facilmente raggiungibile della città vecchia, Correra offre sistemazioni eleganti, con 21 camere a prezzi economici. Una volta dentro, tutto è pulito e luminoso e l’accoglienza è calorosa. Le spaziose camere sono fatto in colori pop-art e i bagni con piastrelle a mosaico. Le camere familiari dispongono di letti singoli a un livello superiore. Una buona, ricca colazione a buffet viene servita su una terrazza piacevole.
da € 70, correra.it
Nicky Rondine è l’editor della nuova guida Time Out a Napoli, Capri, Sorrento e la Costiera Amalfitana, in uscita a Marzo 2016


21
Dic 15

L’insostenibile leggerezza del vittimismo atalantino via twitter

Perchè diciamolo francamente, se una cosa hanno di divertente e positivo i social è quella di mettere in comunicazione attori diversi, personaggi famosi e popolo minuto, calciatori e fans, talvolta distorcendo completamente la realtà, dando origine a fenomeni di vittimismo che l’antropologia culturale dovrebbe sottoporre alla propria attenzione. Bozzetti accennati di un neorealismo da provincia italiana della domenica pomeriggio, quando la percoca nel vino è ancora di là da venire,  dove il pallone diventa motivo di frustrazione o redenzione, dipende a quale porta, ieri, eravate legati voi, lettori. Quella deflorata per ben tre volte dal Pipita Higuain o quella difesa dal signor, commendator, José Manuel “PepeReina Páez .

Succede che, come avviene ormai sovente, da anni, nell’indifferenza generale, per tutta la durata della partita tra Atalanta e Napoli, i supporter orobici si divertano ad innalzare al cielo i soliti cori che invocano l’eruzione del Vesuvio (troppo intelligente per i signori che ieri indossavano un elegante cappellino bianco), singulti primitivi  all’indirizzo del giocatore napoletano Koulibaly (uagliò nun e dà audienza, si chiama invidia penis) e, nella tribuna delle persone perbene, tra il secondo gol di Higuain a lasciar partire qualche “terroni non vi vogliamo” (ahinoi tanto ci è toccato 154 anni fa, a ciascuno la propria croce) oltre ad insulti vari nei confronti dei giornalisti napoletani.

È la prima volta che accade? Purtroppo no. Di certo è la prima volta che un giocatore del Napoli, anzi due, ai gol, alzino, nei confronti di quegli stessi personaggetti che avevano elevato contro di loro ( e dei propri tifosi) cori razzisti e discutibili  (oh, ricordiamoci che ormai, dopo i provvedimenti del Viminale, in trasferta ci vanno per la maggior parte emigrati da Napoli residenti al Nord con famiglie al seguito) urla di gioia e di soddisfazione; ciò dopo che Gonzalo aveva trattato la “rezza” atalantina come Marlon Brando aveva fatto con Maria Schneider in “Ultimo Tango a Parigi”.

Nel meraviglioso mondo del supporter orobico, tuttavia, la punta di genio intrisa di vittimismo che vi riporto in un tweet divenuto leggenda nella terza domenica di Avvento, un Decubertin del relativismo etico :

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Un caso isolato provocato dagli effetti dell’ottimo vino bergamasco? No perchè in tanti sulla nostra pagina hanno proseguito, chiamando sempre a testimone il sior Vesuvio (che nel frattempo si grattava le palle..dell’albero) elaborando una propria personale classifica etica sulla gravità del coro (Robertì esci, tuocc e femmene, và a ‘rrubbà), dove l’esultanza al gol sotto alla curva è sempre più grave del “bu bu bu” al giocatore di colore, al “terroni non vi vogliamo” e al “Vesuvio lavali col fuoco”.

Ma tant’è, da una spiaggia qualunque dei Campi Flegrei, Buon Natale.


21
Dic 15

Germania: la napoletana Kimbo inaugura il primo concept store

Cresce il consumo di caffè nel mondo. A me, onestamente, il caffè rende nervoso e lo bevo poco, però è bello leggere che la napoletanissima Kimbo, con sede a Melito di Napoli, ha aperto in Germania a Francoforte, ha inaugurato il primo concept store d’Europa “Caffè Kimbo, espresso da Napoli”.

Lo store è stato concepito a misura dei viaggiatori e il bancone del bar costituisce un’assoluta novità: la praticità propria del banco delle caffetterie delle grandi catene internazionali si coniuga con lo stile del banco classico italiano. Una partnership, quella tra Autogrill e Kimbo, che nasce nel 2012 con l’intento di esportare la cultura del caffè nel mondo. Anche attraverso i diversi concept di Autogrill: ad esempio, da Bistrot, lo store di ultima generazione sviluppato con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nel corner Caffetteria è possibile degustare l’autentico caffè napoletano preparato nella tradizionale “cuccuma”, che prima della moka e dell’espresso ha fatto la storia del caffè italiano. Anche al Motta Caffè Bar, reinterpretazione in chiave moderna dello storico caffè milanese del 1928, il caffè si colloca al centro dell’offerta. “Una buona parte della nostra offerta è comune a tutti i Paesi Europei?- ha sottolineato lo Europe Bar Snacks&QSR Concept Manager di Autogrill, Stefano Giovanditto – in particolare la caffetteria classica, ?i caffè mono origine, le paper cup. Mentre un’altra parte di offerta è declinata sulle abitudini di consumo locali”.