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28
Apr 16

Terra dei Fuochi: contadini minacciati coi mitra

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Sono anni che mi diverto a rispondere ai vari Rondolino, Velardi, Liguori, Adinolfi i quali sostengono la totale e assoluta colpevolezza dei campani nello sversamento illecito dei rifiuti. Ci hanno detto che avremmo dovuto ripulire a nostre spese, che eravamo un “popolo di merda”.

Mi sono divertito a pubblicare pure il documento ufficiale con cui il PCI di Casal di Principe , nel 1988, denunciava lo sversamento di rifiuti. Il Ministro dell’Ambiente nel 1988 era Giorgio Ruffolo del PSI. Ministro degli Interni, da Aprile dell’88, Antonio Gava.

Quest’oggi un nuovo tassello da aggiungere al mosaico viene da don Delio Pellegrino, nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Il sacerdote, amico di don Diana, ha dichiarato:

«Durante la confessione appresi di rifiuti tossici sversati di notte a Santa Maria la Fossa. nella discarica di Parco Saurino, e di contadini che venivano prelevati e minacciati con il mitra per agevolare le operazioni»

Cara opinione pubblica italiana, la colpa era dei cittadini, vero? Gli stessi che venivano tacciati di essere camorristi quando manifestavano contro la discarica di Chiaiano?

Soltanto nelle repubbliche rette dal narcotraffico, uno Stato è talmente privo del controllo del territorio da consentire alla criminalità organizzata di minacciare la popolazione che protesta con dei MITRA. 

Altro che denunce, ve lo immaginate il contadino che avrebbe dovuto denunciare (e in qualche caso ha pure denunciato a vuoto) in un luogo dove veniva consentito che la gente venisse letteralmente “rastrellata”?

Questo succede a Gomorra, quella vera, non quella raccontata per fare quattrini. Questo a succede a Gomorra dove l’aspettativa di vita è inferiore di ben 5 anni rispetto ad “altrove”.

Questo succede a Gomorra, dove la politica dei partiti si confonde con la politica dei clan, dove i cittadini che reclamano diritti vengono diffamati sulla stampa (chissà fino a che punto in buona fede) come manifestazione delle infiltrazioni camorristiche.

Questo succede a Gomorra, dove nelle inchieste anticamorra è finito pure il presidente del partito del Premier e del Governatore della Regione.

Questo succede a Gomorra dove, comunque vada, è sempre colpa della popolazione che, dalla legge Pica in poi, gode di presunzione di mafiosità.


27
Apr 16

L’Unità: nel titolo voluto da Gramsci, la questione meridionale


In pochi sanno che l’Unità, il quotidiano del Pd fondato da Gramsci, ha nel suo stesso titolo un riferimento concreto alla volontà di risoluzione della questione meridionale .

Nella lettera al CE del Partito Comunista Italiano, il 23 settembre 1923, annunciando la volontà di fondazione del quotidiano, Gramsci , con una impressionante visione di lunghissimo periodo scrive:

Io propongo come titolo L’Unità puro e semplice, che sarà un significato per gli operai e avrà un significato piú generale, perché credo che dopo la decisione dell’Esec. All. sul governo operaio e contadino, noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale, cioè alla questione in cui il problema dei rapporti tra operai e contadini si pone non soltanto come un problema di rapporto di classe, ma anche e specialmente come un problema territoriale, cioè come uno degli aspetti della questione nazionale. Personalmente io credo che la parola d’ordine «governo operaio e contadino» debba essere adattata in Italia cosí: «Repubblica federale degli operai e dei contadini». Non so se il momento attuale sia favorevole a ciò, credo però che la situazione che il fascismo va creando e la politica corporativa e protezionistica dei confederali porterà il nostro partito a questa parola d’ordine. A questo proposito sto preparando una relazione per voi che discuterete ed esaminerete. Se sarà utile, dopo qualche numero, si potrà nel giornale iniziare una polemica con pseudonimi e vedere quali ripercussioni essa avrà nel paese e negli strati di sinistra dei popolari e dei democratici che rappresentano le tendenze reali della classe contadina e hanno sempre avuto nel loro programma la parola d’ordine dell’autonomia locale e del decentramento. Se voi accettate la proposta del titolo L’Unità lascerete il campo libero per la soluzione di questi problemi e il titolo sarà una garanzia contro le degenerazioni autonomistiche e contro i tentativi reazionari di dare interpretazioni tendenziose e poliziesche alle campagne che si potranno fare: io d’altronde credo che il regime dei soviets, con il suo accentramento politico dato dal partito comunista e con la sua decentralizzazione amministrativa e la sua colorizzazione delle forze popolari locali, trovi un’ottima preparazione ideologica nella parola d’ordine: Repubblica federale degli operai e contadini.


23
Apr 16

Un Popolo in Cammino: la militarizzazione contro la camorra, non serve

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Questo quanto dichiara l’associazione “Un Popolo in Cammino” che manifesta contro la camorra, manifestazione di un potere autoritario ed oppressivo del tutto simile a quello nazifascista da cui Napoli comunque riuscì a liberarsi:

Oggi siamo stati in Piazza Sanità per ribadire che la città non appartiene a chi spara, ma a chi ama le strade ed i propri quartieri. Lo sconforto e la rabbia non può sopraffare la speranza e la determinazione di chi da mesi, dopo la morte di Genny e di tutte le vittime innocenti si sta opponendo allo status quo. Sono mesi che diciamo che la militarizzazione non serve, ma serve un esercito di maestri di strada, politiche sociali e lavoro. Il silenzio del Governo in questi mesi é imbarazzante, abbiamo provato a chiedere risposte, ma non ne abbiamo ottenute.
Per questo rilanciamo i percorsi di mobilitazione sin dai prossimi giorni. Il 25 Aprile la manifestazione in occasione della giornata della Liberazione finirà proprio in Piazza Sanità per ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che i militari non sono la soluzione. Proprio oggi abbiamo bisogno di liberarci dall’oppressione delle Camorre, come ieri ci siamo liberati dal giogo del nazifascismo.
Inoltre il giorno 3 maggio ci sarà un ulteriore tavolo in Prefettura per parlare del progetto proposto da ‪#‎UnPopoloInCammino‬ di scuole aperte in tutti i quartieri di Napoli. Se le risposte non ci soddisferanno annunceremo una mobilitazione nel mese prossimo a Roma, sotto al Parlamento. Troviamo scandaloso l’atteggiamento dei Parlamentari Italiani che si ricordano solo in campagna elettorale del problema delle Mafie e che, dopo circa 70 morti negli ultimi mesi, non hanno mai calendarizzato una discussione in merito. Quel giorno chiederemo anche un incontro con il Primo Ministro Renzi.
#UnPopoloIncammino


22
Apr 16

Turismo: al Sud ancora molto da fare, ma Napoli è prima per crescita

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Diciamolo francamente, il Sud ha ancora molto da fare per dirottare i flussi turistici nelle proprie regioni. Reputation, marketing elementi che dipendono direttamente dagli operatori del territorio (trasporti e logistica sono nelle mani di Renzi&c. quindi mettiamoci una pietra sopra) e che vanno sviluppati ed implementati per valorizzare e pubblicizzare il Sud.

Se i dati infatti ci dicono che Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna concentrano il 67,5% della spesa turistica, è pur vero che i medesimi dati per l’anno 2015 dimostrano che Napoli precede città come Venezia e Roma per crescita.

Sono 35.556 i milioni di euro spesi dai turisti internazionali in Italia tra gennaio e dicembre 2015, a fronte di 34.240 milioni nel 2014. In aumento anche i consumi dei turisti italiani all’estero: 22.012 milioni di Euro nel 2014, contro 21.713 milioni nell’anno precedente. Nel 2015, il saldo netto della bilancia dei pagamenti turistica in Italia rimane perciò positivo e pari a 13.544 milioni di Euro, in aumento rispetto a quello registrato nel 2014 (12.527 mln, +8,1%). La crescita è generata da un aumento delle entrate internazionali per turismo (+3,8%) superiore a quello delle uscite internazionali (+1,4%).
Questo il quadro emerso a Venezia nel corso della Conferenza. Nella sua relazione introduttiva, Simonetta Zappa di Banca d’Italia ha illustrato le tendenze generali per il 2015 delle spese da turismo internazionale. L’anno si è chiuso con un aumento (+3,8%) delle spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per un importo complessivo pari a 35.556 milioni di euro, confermando l’andamento positivo evidenziatosi nel 2014 (in cui la crescita era stata del 3,6%). Questo andamento ha interessato tutte le principali macro-aree italiane di destinazione. Tra le province, quella con il maggior afflusso di entrate valutarie turistiche dall’estero si conferma Roma (6.191 mln), per cui prosegue, sebbene a ritmi più contenuti (+3,6%), l’espansione degli ultimi anni.
Ma quasi tutte le altre principali province fanno registrare variazioni positive: Napoli (spesa complessiva: 1.376 mln, +17,9%), Venezia (3.105 mln, +14,9%), Milano (3.427 mln, +9,9%) e Firenze (2.460 mln, +5,2%), mentre la spesa in provincia di Verona è rimasta pressoché stabile (1.211 mln, +0,2%) [fonte: Banca d’Italia, Istat, Regioni]
Questi dati dimostrano che i flussi turistici empiricamente registrati e documentati sui Social Network, lo scorso anno, a Napoli, non erano un caso, ma testimonianza di un trend in crescita e di un interesse nuovo ed esotico per il capoluogo campano che, si spera, sia volano anche per gli altri capoluoghi del Sud. Trasporti permettendo.

21
Apr 16

Un milione di Super Azzek contro i proiettili dei mitra

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È schizofrenica e duale, borderline, eccome come è Napoli borderline. E su questo ventre molle, che come un pendolo oscilla tra bellezza ed autodistruzione, volteggiano gli avvoltoi e si avvicinano gli sciacalli del “veloavevodetto”, professionisti dell’anticamorra da fiction.

La bellezza e la creatività non hanno niente a che vedere con le sventagliate dei mitra. La fantasia che possiede come un demone questo popolo e lo allontana dalla globalizzazione, non può piegare la testa davanti a quattro animali cresciuti nelle riserve  da edilizia sovietica progettati da architetti e costruita dagli amici degli amici che con la classe politica degli anni 80 mangiavano i milioni, mentre ci abboffavano di caffè.

Prendete la confezione di una colla da carta, eccolo, il “Super Azzek”, che con ironia cerca di prendere per culo e per il portafogli un colosso delle multinazionali, non imitandone pedissequamente il formato e la confezione, ma rielaborandolo. Ebbene un popolo che produce siffatta avanguardia contro il conformismo dell’industria globale, che cosa ha in comune con chi vuole trasformarne le strade della periferia in prigioni per i propri abitanti? Perchè ancora tace verso uno Stato che ha mandato esercito e blindati a presidiare il nulla, visto che si consentono sventagliate di mitra contro un avamposto di frontiera, in quello che di fatto è un porto franco? Il popolo del super Azzek è anarchico, libero non ha niente a che vedere con i manovali ed i macellai eredi di Tore ‘e Criscienzo.

Pure le multinazionali del fast food faticano a trovare collocazione e pubblico tra i vicoli dove impera l’unto della pizza fritta e del cuoppo di mare, nel gusto di un popolo insofferente ad ogni imposizione , capace di partorire fenomeni dell’editoria in grado di fatturare più dell’originale. Da “Cioè”, rivista italiana per adolescenti a cavallo del i 80 e 90, a “Sciuè” fanzine dell’universo neomelodico, che riproponeva in chiave linguistica (e non solo) partenopea la medesima esperienza del settimanale .

I boss delle cerimonie e di Gomorra sono cavie allevate per anni, cresciute per essere funzionali ad un sistema che spara a Napoli e fa affari e denari a Brescello (comune dell’Emilia Romagna sciolto per mafia) o a Milano.

Su questo palcoscenico , investito dai giudizi lombrosiani della platea, un popolo troppo spesso silente e acquiescente, che se ne fotte, addormentato, perso nel proprio egoismo, complice e succube delle opinioni dei sociologi da talk show radiofonico, incapace di innamorarsi e riconoscere se stesso nella genialità….del Super Azzek.


20
Apr 16

Controstoria del Risorgimento: i “Briganti” regalano un libro

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Il giorno 19 aprile del 2016, l’Associazione Briganti, a completamento del
Progetto Scuola, avviato già da un anno, ha dato alle stampe un libro di testo
che analizza in modo critico il cosiddetto “Risorgimento”. Il volume, destinato
agli alunni delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, quale approfondimento ai
testi scolastici già in uso, si intitola: “L’Altra Storia, analisi critica del Risorgimento. L’Unità d’Italia vista dalla parte dei Briganti”. Il libro fa un lungo percorso storico, ricostruendo un periodo di “splendore” in tutti i campi sociali ed economici, che ha caratterizzato l’ex Regno delle Due Sicilie, fino ad arrivare al cosiddetto “Risorgimento” che, invece, ha rappresentato la fine brusca di tutto ciò che di buono era stato fatto.
Da quel 1861, nulla fu come prima e, nel testo, si evidenziano sia lo scempio
fatto dai “conquistatori”, mediante stragi e soprusi, sia la creazione di un’Italia
con al suo interno una colonia: il Sud.

Al fine di favorirne l’adozione, Briganti ne invierà una copia, a titolo
completamente gratuito, ai docenti (certificati) che ne faranno richiesta,
mediante mail, all’indirizzo: [email protected]


18
Apr 16

Per l’Italia, la Basilicata è ufficialmente un distretto minerario

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La Basilicata è l’unica regione d’Italia ad aver superato il quorum al Referendum [vedi i dati ufficiali] sulle trivelle in mare del 17 aprile, con il 50,16 % dei votanti e con il 96,40 % di Sì (in prevalenza in Provincia di Matera). Al di là delle ragioni del ‘Sì’ e del ‘No’, appare del tutto evidente che agli occhi degli italiani la Basilicata è il “distretto minerario d’Italia”, quantunque la pensino la maggioranza dei lucani.

Da oggi inizieranno le “conte” circa i motivi di questi numeri, che sono in gran parte spiegate dalle stesse ragioni in tutte quelle aree del mondo dove si estrae petrolio, oltre le ragioni dell’ambiente e della salute che “eminenti” esperti filo-petroliferi tenteranno di confutare con i loro numeri ed i loro dati.

Auspichiamo che questo piccolo seme prezioso della Lucania – condannata ad essere “hub energetico d’Italia” – possa germogliare nelle coscienze di tutti gli italiani ed Europei, circa la necessità che il “civile” occidente sappia superare lo sviluppo fossile.

Fonte: Organizzazione Ambientalista Lucana


17
Apr 16

I sindacati lucani snobbati da Trenitalia

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Pino Aprile sulla propria pagina Facebook da conto di una vicenda tutta italiana:

È passata quasi come una non-notizia una faccenda che avrebbe dovuto suscitare indignazione, proteste, imbarazzi in Parlamento e nel governo, prese di posizione dure e ufficiali da parte di ministri.

Di cosa parlo? Della trasferta di un centinaio di sindaci lucani che si sono recati a Roma, per chiedere a TrenitaliaDellaLegaNord di rendere i collegamenti con la loro regione meno da Terzo Mondo (ops, chiedo scusa, non si può più dire: quello che fa TrenitaliaDellaLegaNord nel Mezzogiorno non è consentito nel Terzo Mondo). I dirigenti dell’azienda non si sono nemmeno degnati di riceverli i sindaci, di ascoltarli. Manco fare finta. Dinanzi alle insistenze, hanno mandato da loro qualcuno con funzione di usciere a liberare il passaggio dai disturbatori.

Se la maledetta TrenitaliaDellaLegaNord ha potuto sbattere in faccia a cento rappresentanti delle istituzioni e dei cittadini, lì con la fascia tricolore, tutto il disprezzo, il fastidio, il razzismo che contraddistingue questa azienda che mangia a sbafo con i soldi nostri e ci sputa in faccia i noccioli, è solo perché si sente al sicuro e spalleggiata dai governi anti-meridionali che si sono succeduti, con particolare virulenza, negli ultimi vent’anni e passa.

Se questo accade, è solo (inutile nascondersi dietro un dito) perché sia quei governi che TreniItaliaDellaLegaNord sono gestiti dagli stessi poteri, di cui si intravede presenza e identità nella distribuzione degli appalti e delle tangenti, oltre che nella imposizione del dove investire e come.

I personaggini messi a far finta di governare, gestire ministeri e ferrovie sono meri esecutori di strategie e spartizioni decise altrove, con il silenzio e la nutrita connivenza dei rappresentanti politici meridionali, di qualunque colore (dominante, di fatto, è quello dei soldi). Poche e ininfluenti le eccezioni.

Per questo ci si può permettere di sbeffeggiare pubblicamente e impunemente i meridionali (dicendo che, per fare le ferrovie al Sud, dopo un secolo e mezzo, i geologi devono prima analizzare le rocce), come fa, con foreste di peli sullo stomaco, quel Graziano Delrio che in dieci anni sindaco a Reggio Emilia non si è mai accorto che la sua città diventava “il bancomat della ‘ndrangheta”, nonostante avesse persino affrontato, per la prima volta in vita sua, nientemeno che il superamento della latitudine terrona, in gita istituzionale con fascia tricolore a Cutro, nel Crotonese, per arruffianamento-voti, si presume (foltissima e potente la colonia cutrese a Reggio Emilia), per la festa del santo patrono: nel feudo del boss Grande Arachi, imprenditore a Reggio Emilia.

Per questo è così importante l’iniziativa, finalmente, dei cento sindaci lucani (complimenti; bravi), guidati dall’assessore regionale ai trasporti, Aldo Berlinguer, dal presidente dell’Associazione dei sindaci lucani, Salvatore Adduce (il sindaco che ottenne per Matera la nomina a capitale della cultura 2019 e che il Pd trombò immediatamente dopo, alle elezioni successive, per rispettare, a occhio, la regola che nessuno deve emergere oltre la nota troika al servizio di ogni governo e il cui silenzio è stato molto istruttivo, in occasione del recente scandalo petrolifero), e dai presidenti delle Province di Potenza, Giuseppe Valuzzi e di Matera, Francesco De Giacomo.

La colleganza, in politica, e soprattutto all’interno dello stesso partito o allo stesso livello di carriera (sindaci) è normalmente “odio vigilante”. Quindi essere stati capaci di agire insieme, per un obiettivo sacrosanto e comune, va a tutto merito e onore dei sindaci e degli altri esponenti delle istituzioni lucane che hanno dato vita a questa civilissima protesta. Il che fa risaltare ancora di più l’immondo comportamento dei dirigenti di TrenitaliaDellaLegaNord: una vergogna che andrebbe punita come merita, se chi dovrebbe farlo non fosse legato mani e piedi alle stesse logiche. Chiamiamole così.

Verrebbe da pensare che i sindaci, considerato l’andazzo di questo governo e dei precedenti, e dei criteri trenitalioti, non dovevano rivolgersi ai dirigenti dell’azienda, che conteranno come il due di coppe con briscola a denari, nelle scelte, ma, come il papà della ministra Boschi, chiedere consiglio a Flavio Carboni, di comprovata autorevolezza massonica “deviata” (da che?), dalla P2 in poi, sino a oggi, debitamente munito, come si conviene per essere importanti, in Italia, di una condanna definitiva; o rivolgersi a Denis Verdini, guardiano di Renzi e grande ammiratore del condannato definitivo per mafia Marcello Dell’Utri. Sono questi quelli che contano (di cui si sa; poi ci sono quegli altri…).

Soltanto questo genere di logiche depravate e degradate può spiegare la “regionalizzazione” del traffico ferroviario, per rendere “federale”, ovvero razzista, persino il treno. Per legge. Il che comporta che solo le regioni più ricche (con sistematica sottrazione di risorse alle altre) possono permettersi un trasporto ferroviario meno indegno.

E non se la passano meglio le zone interne del Nord, diciamo le linee che interessano i lavoratori meno facoltosi, i pendolari. Le ferrovie decenti sono per il Nord e per i ricchi. Ai molti è concesso di pagare il privilegio ai pochi. Persino lo sciopero penalizza, come nel caso del più recente (e non solo), i pendolari, ma lascia correre i treni ad alta velocità. Vorremo mica infastidire lorsignori? Quindi, la difficoltà, a opera dei sindacati, è stata creata per i meno abbienti.

Ma questa iniziativa dei sindaci lucani è un segnale importante; da sostenere, coltivare, far crescere. Se si adoperassero per estendere la loro protesta, tutti dovremmo aiutarli. Questa mossa può essere l’inizio di qualcosa, a cui ognuno dovrebbe contribuire, senza badare a colore politico, simpatie e antipatie.

I lucani sono quattro gatti (ottimi generali, ma senza esercito); sono lenti a muoversi, ma quando lo fanno, fermarli è dura (Tutt ‘e paise da Baselecat, se so’ scetat e vonn luttà). Chiedete a Carmine Crocco, a Ninco Nanco.

Il nemico è lo stesso per tutti: TrenitaliaDellaLegaNord e quel pungo di affaristi che usa governo e azienda per i propri comodi (non crederete mica che quando l’immondo governo Renzi-Delrio ha destinato 4560 milioni di euro per le ferrovie, 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù, lo abbia fatto perché “hanno deciso”, eh? Qualcuno ha deciso, certo; ma non loro). Di questo passo faranno, non rimpianti da nessuno, la fine dell’Alitalia: il Sud non perderebbe niente, avrebbe solo da guadagnarci.

Ma queste logiche che paiono imbattibili temono una cosa sola: la gente che si muove. Intanto, potremmo far sapere a TrenitaliaDellaLegaNord cosa pensiamo del loro modo di agire. Poi non sarebbe male, a partire dalle volontà che cominciano a manifestarsi, costruire una opposizione ferroviaria meridionale.
Scanniamoci pure fra di noi, ma tutti insieme contro di loro.


16
Apr 16

Racket: la balla del Sud più omertoso del Nord. Anzi.

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Sud più omertoso in materia di antiracket? La solita balla dal sapore lombrosiano. Ecco cosa dichiara il commissario antiracket Giuffrè:

“Bisogna abbattere un tabù. Non è vero che c’è omertà al Sud e non al Nord. Penso che questo rapporto vada stabilizzato e messo alla pari. Al Nord c’è la stessa omertà. Al Sud è la mafia che va dall’imprenditore, al Nord è lo stesso imprenditore che cerca il mafioso per ottenere dei servizi e quindi è più difficile rompere questo rapporto”. Così il commissario straordinario antiracket Santi Giuffrè, presso la Prefettura di Palermo, dove sono stati presentati i dati e i risultati ottenuti dallo “Sportello di Solidarietà”, che dal 2013 fornisce supporto giuridico, economico e psicologico alle vittime di racket ed usura. “Il Sud, anzi, è meno omertoso – ha aggiunto – perché c’è la consapevolezza di uno Stato che sa dare servizi e aiuti economici per farti ripartire”.


14
Apr 16

A Castel dell’Ovo una mostra celebra la Paestum di Carlo III

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Si inaugura sabato 16 aprile alle ore 16.00, presso le Sale delle Esposizioni di Castel dell’Ovo, la mostra-evento ‘Paestum nei percorsi del Grand Tour’. In linea con il tema centrale dell’edizione 2016 del Maggio dei Monumenti dedicato alle celebrazioni per i trecento anni dalla nascita di Carlo III di Borbone, propone le opere di alcuni tra i maggiori autori del tempo, pittori e geografi, che restituiranno il fascino delle vedute di Paestum e del Cilento che contribuirono a formare, a partire dal XVIII secolo, l’immaginario collettivo del Sud Italia e la concretezza delle cartografie necessarie e pianificare lo sviluppo del Regno. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Giambattista Vico nella persona di Luigi Maria Pepe, Direttore della sede di Napoli e dalla Fondazione ITS BACT, Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali e Turistiche. L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Napoli e del Comune di Capaccio e vede il contributo di SRA Sviluppo Risorse Ambientali, Fare Ambiente e Piloda Group. Il supporto tecnico è affidato a Creativia, O-ring Art Studio, Associazione Progetto Napoli e La Memoria. La mostra resterà aperta fino a martedì 17 maggio. Orari: lunedì-sabato 10.00-18.00, domenica e festivi 10.00-14.00, entrata consentita fino a mezz’ora prima della chiusura. Ingresso gratuito.

Il corpus di opere di proprietà della Fondazione Giambattista Vico che costituiscono la mostra Paestum nei percorsi del Grand Tour, sposa appieno il tema di quest’anno: le celebrazioni per i trecento anni dalla nascita di Carlo III di Borbone. L’evento di grande richiamo culturale è concepito altresì, come occasione di dibattito internazionale sul turismo culturale nel Mezzogiorno quale propulsore e catalizzatore, del rilancio di un territorio di enorme interesse turistico-culturale-economico. L’esposizione comprende una ricca collezione di incisioni, gouaches, olii e cartografie che illustrano lo splendore classico di una parte del Sud Italia: la millenaria città di Paestum, al tempo di Carlo III tappa del peregrinare culturale del Grand Tour, realizzate da alcuni dei maggiori artisti del tempo tra cui spiccano Piranesi, Pitloo, Turner, Catel, Morghen. Un territorio che ha ispirato le visioni di più autori, i quali con differenti stili e tecniche, hanno lasciato una propria traccia nella memoria collettiva. Fu proprio durante il Regno di Carlo III che si comprese il valore della memoria come fondamento del presente e il viaggio che artisti, uomini e donne di cultura cominciarono a intraprendere con regolarità, acquistò valore per le sue intrinseche proprietà e si propose esso stesso come unico e solo fine, in nome di una curiosità fattasi più audace, del sapere e della conoscenza. «La mostra, per la prima volta a Napoli, offrirà l’occasione per proporre incontri e tavole rotonde con enti nazionali e internazionali sul rilancio del turismo di qualità nel Mezzogiorno e per discutere della costruzione di una rete di soggetti pubblici e privati che dia vita a un sistema integrato di promozione e divulgazione di tali percorsi» dichiara il curatore della mostra Francesco Ciotola. Con questo evento, la Fondazione Giambattista Vico e la Fondazione ITS BACT, si pongono come interlocutore e soggetto propositore di un dialogo con altre realtà interessate all’apertura a nuovi scenari votati di progresso del turismo di qualità. Obiettivo ultimo è l’unificazione degli itinerari e la comprensione che i Beni Culturali, attraverso la loro stessa valorizzazione e promozione, sono e sempre più possono diventare, fattori peculiari di sviluppo socio-economico.