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30
Mag 16

Se pure la pubblicità si butta su Gomorra…

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La foto che vedete mi è apparsa tra le sponsorizzazioni di Faccia Libro ed è la nuova forma di marketing di chi non capisce il valore diseducativo di quanto esprime. L’emulazione che crea, i modelli sbagliati che impone in territori di vita già sospese tra legalità ed illegalità. Irrimediabilmente borderline.

Soffiamoci il naso col faccione di “Genny Savatano” e dei suoi amici, in una rappresentazione priva di eroi civili.

I modelli diventano camorristi, mafiosi, e non giudici e magistrati. pessima operazione di marketing. Vi lascio con quanto scritto a tal proposito da Rosario Dello Iacovo qualche giorno fa sul proprio blog:

[…]Gli altri, finita l’epoca dei Super Santos e delle cerbottane, li perdevamo di vista. Ogni tanto sapevamo che uno era diventato ‘o boss. Qualcun altro lo vedevamo con la faccia nel suo stesso sangue. Con il corpo riverso sull’asfalto o sul pavimento di un bar.
Io me ne ricordo tre, ragazzi che avevo visto crescere, dalle parti di Piazza Ottocalli.
Quando osservai la sagoma dei loro corpi sotto il lenzuolo bianco, pensai che se fossero stati figli di mio padre e del Partito non avrebbero fatto quella fine. Avrebbero avuto bisogno di qualcuno che li tenesse al riparo dall’illusione del potere e della ricchezza facile, che si traduceva molto spesso in morte e anni di galera.
Non avevano avuto nessuno.
Forse è per questo che, mentre difendete il vostro diritto di persone colte a “farvi sensibilizzare sulla camorra”, non vi rendete conto che quella presunta sensibilizzazione è l’Iliade e l’Odissea di questi ragazzini che oggi più di allora sono nati dalla parte sbagliata della barricata.
Esatto, quelli come ‘o Trac, che se si salvano lo fanno solo recitando la parte dei se stessi che voi vi aspettate che siano.
Come si va a vedere le scimmie allo zoo.
I combattimenti dei cani.
Sempre a distanza di sicurezza dai denti.
Al riparo dei vostri Fassbinder e Shakespeare.
Delle lauree e dei viaggi all’estero.
Fingendo di non sapere che oggi i ragazzini dei nostri quartieri devastati da disoccupazione, miseria, abbrutimento, prendono maledettamente su serio quello che voi chiamate fiction, l’autore chiama documentario anticamorra, e loro semplicemente modelli da imitare.
Perché è meglio morire a vent’anni, dopo essere stato boss per sei mesi con la foto sui giornali. Piuttosto che crescere nel nulla che la società civile sa regalare all’oggetto della vostra contemplazione.

Perché voi guardate e lo sapete, che state difendendo solo il vostro diritto di essere sempre e soltanto spettatori.

 


29
Mag 16

“Cella Zero”, la birra napoletana del riscatto

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Oltre le fiction milionarie, un’ottima iniziativa di riscatto ed inserimento sociale. Così la racconta Ciro Corona di resistenza Anticamorra:

Nasce “Cella Zero” – la birra artigianale col gusto del riscatto.
Cella Zero è una birra artigianale non filtrata, non pastorizzata, rifermentata in bottiglia, prodotta da detenuti maggiorenni e minorenni, nella logica dell’inserimento lavorativo individualizzato. Prodotta presso il “Birrificio del Vesuvio” di Somma Vesuviana (Na) la birra chiara da 5% alcolico, intende col suo nome evocativo denunciare perennemente quanto accadeva all’interno dell’omonima Cella del carcere di Poggioreale.
Cella Zero da luogo di percosse e soprusi dove il diritto alla vita e la dignità erano sospesi, oggi diviene luogo di riscatto.
Dove acquistarla:
– Officina delle Culture “Gelsomina Verde”. Via Arcangelo Ghisleri lotto P5. Napoli.
– Bottega “Che Follia”. Via Tribunali (angolo Piazza San Gaetano) Napoli.
– Pizzeria Etica MASANIELLO. Via San Donato 3c – Bologna.
– Napoli Club Bologna. Via Stoppato 1/4 Bologna.


28
Mag 16

Nel Sannio 700 musicisti da tutto il mondo per mostrare la Campania nascosta

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Airola è un piccolo Comune dell’entroterra campano incastonato nella Valle Caudina, a metà tra Benevento e Caserta. La secolare vocazione agricola è stata parzialmente abbandonata per velleità industriali che, dopo due sanguinosi fallimenti con centinaia di disoccupati e cassintegrati sul terreno, ora sono affidate ad un’azienda specializzata nella lavorazione della fibra di carbonio ed un’altra attiva nel campo aerospaziale. Quando otto anni fa, Anna Izzo propose al sindaco dell’epoca di istituire un Concorso nazionale di esecuzione musicale, nessuno avrebbe mai potuto pronosticare ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

In otto edizioni, il “Città di Airola”, trasformatosi nel 2014 in evento internazionale, ha portato in una zona esclusa dai grandi collegamenti autostradali e ferroviari, ad oltre 50 km da Napoli, qualcosa come 15mila visitatori, 4000 musicisti iscritti, distribuendo 70mila euro in premi e borse di studio. Solo per l’edizione 2016, che si concluderà domani sera, sabato 28 maggio (ore 19.30, ingresso libero fino ad esaurimento posti) con la proclamazione dei vincitori assoluti, sono giunti circa 700 giovani e giovanissimi musicisti nella Valle che fu fatale ai Romani in una famosa battaglia con i Sanniti presso le Forche Caudine. Pianisti, chitarristi, violinisti, cantanti lirici, voci pop e interpreti jazz, ensemble, orchestre scolastiche, musica da camera e musica d’insieme, batteristi, flautisti hanno popolato per sette giorni il piccolo Teatro comunale, contendendosi i diecimila euro in premi e borse di studio delle varie sezioni e categorie e la vittoria del rinomato Premio di Interpretazione Pianistica “Francesco Moscato”.

Qual è il segreto di questo successo, in un Paese come l’Italia e una Regione come la Campania ricchi di manifestazioni di carattere musicale? Lo spiega il M° Izzo: “Sintetizzando, possiamo dire di aver puntato su due fattori: la qualità estrema delle Commissioni giudicanti, formate sempre da professionisti di riconosciuto prestigio internazionale, e l’investimento di tutte le risorse disponibili sulle borse di studio, garantite ai migliori musicisti in competizione“.

Nel corso degli anni si sono alternati nelle giurie pianisti come Francesco Nicolosi, Daniele Petralia, Veronique Guillo, Agathi Leimonì, Giovanni Velluti, Violetta Egorova, Yuri Bogdanov, tra i massimi interpreti di Bach al mondo, direttori d’orchestra come Susanna Pescetti, Raffaele Desiderio, Otello Visconti, cantanti lirici come Filippo Morace, Chiara Chialli, Alexandra Oikonomou, Paolo Bartolucci, arpiste del calibro di Nicoletta Sanzin e Tiziana Tornari, jazzisti come Pietro Condorelli, tra i più importanti esponenti del chitarrismo jazz europeo, vocal coach come Enzo Campagnoli.

Nomi così importanti hanno fatto sì che la competizione allargasse a dismisura il bacino d’utenza, accogliendo iscritti da Spagna, Francia, Belgio, Germania, Russia, Ucraina, Azerbaijan, Turchia, Argentina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Ungheria, Norvegia, Stati Uniti. Proprio l’internazionalizzazione della manifestazione nel 2014 ha trasformato gli orizzonti del “Città di Airola”. La presenza di giovani artisti provenienti dall’estero, spesso insieme a familiari e accompagnatori, ha rappresentato il punto di svolta per l’intera cittadina. Grazie al coordinamento dell’Accademia Musicale “Mille e una nota”, che gestisce l’organizzazione del Concorso con il sostegno del Comune di Airola, il “Città di Airola” ha offerto a decine di famiglie sannite l’opportunità di ospitare nelle proprie abitazioni gli ospiti stranieri. Oltre ad essere un’apprezzata competizione artistica, dunque, il Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale “Città di Airola” si è proposto quale piattaforma per l’interscambio e il confronto con culture, costumi e lingue diverse.

Non solo. Nel corso dei sette giorni di competizione, tutti gli iscritti hanno avuto l’opportunità di conoscere, guidati dai volontari della Pro Loco di Airola, le bellezze storico-architettoniche e paesaggistiche del borgo caudino, dalla vanvitelliana Chiesa dell’Annunziata al Convento dei Padri Passionisti, passando per l’Oasi della Pace, il Convento di San Pasquale, la collina di Monteoliveto, il percorso naturalistico di Viale Moiano. Inoltre, ai visitatori è stato offerto a un prezzo ridotto l’accesso al parco botanico-zoologico “Il Giardino dei Segreti”, in cui l’ideatore e gestore Gianni Ianniello ospita oltre duecento animali (tra cui pavoni, cigni, fagiani, ibis, daini) e piante provenienti da ben 53 Paesi diversi.

Il Concorso è l’emblema di come la musica, l’arte e la cultura possano essere un concreto e duraturo volano di sviluppo e crescita, non solo economica, ma anche sociale delle aree interne: speriamo che enti, imprese locali e associazioni continuino a lavorare insieme perché, intorno alla nostra realtà, si crei un circuito virtuoso che metta insieme tutte le eccellenze del territorio“, conclude il M° Izzo.


26
Mag 16

Napoli, il 28 maggio “una città per giocare”

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Per celebrare la Giornata Mondiale del Gioco, gli spazi di Piazza del Plebiscito diventeranno un grande, colorato e attrezzato spazio ludico a disposizione di tutta la città

Sabato 28 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale del Gioco, promossa dall’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli – Servizi Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con la Ludoteca del Comune di Napoli e la Cooperativa Progetto Uomo che ha fondato Melagioco, il primo centro di cultura ludica in Campania. Nove aree tematiche con attività ludiche e momenti di scambio e confronto sulle buone prassi legate all’utilizzo del gioco nell’educazione e nella formazione, con diversi format per bambini e adulti. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, su proposta di Freda Kim presidentessa dell’ITLA, Intenational Toy Library Association, la Worl Play Day vuole affermare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’evento sancisce anche l’inizio ufficiale del progetto ‘Una Città per Giocare’ una proposta della durata di un anno, per i territori e le realtà che vi operano per contribuire allo sviluppo sostenibile attraverso la riqualificazione di un numero consistente di spazi ludici, favorendo la nascita di reti formali e informali, attraverso interventi-azioni di sperimentazione territoriale in ogni Municipalità. Le nove aree tematiche allestite in piazza, saranno incentrate sui temi che verranno approfonditi nell’ambito del progetto: Spazio Urbano, Scienza, Strada, Sana Alimentazione, Corpo, Arte, Mente, Sentimenti, Musica.

La Cooperativa Sociale Progetto Uomo opera dal 2000 offrendo alle famiglie servizi e percorsi educativi, ludici e ricreativi di cura, tutela, ascolto e mediazione. Nel 2004 ha inaugurato il Ludobus Artingioco, per affermare il valore del gioco sancito dall’articolo 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, Legge dello Stato Italiano dal 1991. Da allora il Ludobus ha macinato migliaia di chilometri, toccando centinaia di piazze, incontrando associazioni, amministrazioni e gruppi informali, aderendo a reti che promovono l’affermazione del DIRITTO AL GIOCO. È membro dell’Associazione Italiana dei Ludobus e Ludoteche (ALI per giocare) e del Tavolo Nazionale delle Ludoteche nei quali porta le istanze delle realtà del Sud. Ha sottoscritto il Manifesto delle Città in Gioco, diffondendone i principi, attraverso l’istituzione del Giorno del Gioco iniziativa accolta fino ad ora in Campania, solo dai Comuni di San Giorgio a Cremano e Casterlvolturno. Nel 2013 la Cooperativa ha inaugurato Melagioco, il primo centro di cultura ludica in regione. La proposta di Una città per Giocare parte dalla consapevolezza condivisa che il gioco sia un vero e proprio linguaggio, con una propria grammatica e sintassi, che i bambini parlano spontaneamente e gli adulti hanno dimenticato. Il progetto muove i passi dall’assunto che non possiamo permettere che la cultura ludica, intesa come coinvolgimento emotivo, e promozione della partecipazione attiva, venga cancellata. Non si tratta di paura del nuovo, o nostalgia delle tradizioni ma necessità di ri-scoprire il linguaggio attraverso il quale le comunità hannoda da sempre intrecciato rapporti tramite la condivisione e il divertimento.

«La comunità che gioca ha una tendenza naturale generale a farsi duratura, anche dopo che il gioco è finito. Non ogni partita di birilli, o di bridge conduce alla formazione di un gruppo. Tuttavia la sensazione di trovarsi insieme in una situazione eccezionale, di partecipare a una cosa importante, estende il suo fascino oltre la durata del solo gioco». Così diceva lo storico olandese Johan Huizinga (1872-1945) che nel suo saggio Homo Ludens (1938) esamina il gioco come elemento legante anche fra gli animali rappresentando, al tempo stesso, un fondamento culturale e un fattore preculturale. Napoli, sebbene sia una grande città ha conservato moltissime tradizioni ludiche, raccontate da scrittori e drammaturghi come Raffaele Viviani, mentre la Ludopedagogia nasce in Uruguay ispirata all’educazione popolare del pedagogista brasiliano Paulo Freire (1921-1997), per reagire all’oppressione militare senza armi con la ferma convizione che le relazioni sociali, rappresentassero l’unico modo per reagire e il gioco, attività apparentemente innocua, quindi permessa, divenne uno strumento di resistenza e, in seguito, una metodologia educativa con una propria teoria e un proprio modello di intevento sociale e comunitario, con il quale operare il cambiamento del singolo e della società.

OBIETTIVI
Una città per giocare, rappresenta un progetto per i territori e tutte le realtà che vi operano. L’Obiettivo generale della proposta è dare un contributo allo sviluppo sostenibile di Napoli, in linea con le indicazioni dell’Agenda 21, e sentito sempre più come un’esigenza per le politiche future. Nelle nostre città, lo spazio ludico è stato circoscritto ad aree recintate, che creano una forte separazione fra le generazioni. La totale negazione ai bambini del contatto con la natura, o della possibilità di costruirsi il proprio spazio-tempo, inibisce il gioco spontaneo e la creatività.

Obiettivi specifici: riqualificare un numero consistente di spazi-gioco e luoghi di incontro fra coetanei, senza l’ossessiva presenza degli adulti. Creare occasioni di incontro fra generazioni. Promuovere il concetto di vivibilità della città attraverso il gioco. Dare vita a una nuova dimensione aggregante e creativa, per superare le tensioni e l’intolleranza. Riscoprire il proprio quartiere. Favorire la nascita di reti formali e informali di promozione di percorsi di formazione/informazioni/partecipazione attraverso dieci interventi-azioni, uno in ogni Municipalità e cinque eventi cittadini, tre dei quali a carattere Nazionale, rispettivamente le edizioni 2016 e 2017 della Giornata Mondiale del Gioco e il LudobusSI, l’incontro nazionale dell’Associazione di Ludobus ‘Ali per giocare’ e due, invece, di rilevanza locale rispettivamente il Concorso Mi scappa di Giocare con la premiazione prevista nell’ambito del Comicon 2017 e la Caccia al Tesoro Fotografica. Ogni intervento-azione si comporrà di una parte standard e di una che riguarderà una specificia tematica scelta dal gruppo di lavoro allargato e ogni azione formativa, sarà preceduta da un evento cittadino di sperimentazione territoriale in relazione all’identità del territorio.

A conclusione del progetto Una città per Giocare verrà coinvolto ogni angolo della città, rendendola, per un giorno, una ludoteca diffusa, chiudendo strade al traffico, aprendo scuole, piazze, musei e teatri, attivando tutti i ludopoint cittadini, proponendo attività ludiche decentrate in luoghi informali della città.

Partners del progetto una Città per Giocare:
Ali per giocare, Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche, www.alipergiocare.org,
Amilcare Acerbi, atelier pedagogico diretto da GIO.Na, Associazione Italiana delle Città in Gioco, www.ludens.it,
Le barbe della gioconda, www.lebarbedellagioconda.it,
Agri giochiamo, www.agrigiochiamo,
Associazione Archipiacchia
Comicon Napoli, www.comicon.it,
Napoli Pedala, www.napolibikefestival.it,
Scienza Semplice, www.scienzasemplice.it,
Natura Sottosopra, www.naturasottosopra.it,
Il Circobus, www.circobus,
La fabbrica del divertimento, www.lafabbricadeldivertimento.it,
Così per Gioco, www.cosipergioco.it,
Associazione Un Uovo Mondo, www.unuovomondo.org,
Associazione di promozione sociale Mammamà
Fondazione IDIS-Città della Scienza, www.cittadellascienza.it,


23
Mag 16

Il Sud militante contro le mafie


Si conclude con la nascita di un nuovo soggetto culturale e scientifico il IV Forum Nazionale su Mezzogiorno, mafie e pratiche di resistenza civile. Nell’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” di Scampia sono state battezzate le Resistenze Meridionali che raccolgono le esperienze di Resistenza Anticamorra e Pedagogia della R-Esistenza Unical. 

A Ciro Corona, leader della storica associazione antimafia di Napoli, e’ stato affidato il ruolo di coordinatore della nuova struttura organizzativa che si pone l’obiettivo di costruire una educazione militante, decolonizzatrice e di coscientizzazione per il popolo meridionale. Alla tre giorni partenopea, che è iniziata con l’inaugurazione della nuova sede del Centro Insieme che si occupa del doposcuola per i bambini delle Vele, hanno partecipato docenti dell’Universita’ della Calabria, della Seconda Università’ di Napoli, della Federico II e del Suor Orsola Benincasa, oltre a magistrati, giornalisti, sacerdoti e figure dell’associazionismo campano. Presenti oltre 50 studenti dell’Ateneo calabrese, 35 studenti di Bolzano e circa 100 universitari della SUN di Napoli. “L’Officina delle Culture Gelsomina Verde di Scampia – dichiarano Ciro Corona e Giancarlo Costabile – vuole diventare il più grande laboratorio sociale di cittadinanza attiva del Meridione. È arrivato il momento, continuano Corona e Costabile, di mettere in discussione la sovrastruttura ideologica dell’Italia duale: quella che ha legittimato il modello della subalternità economico-civile del Mezzogiorno nei confronti del Nord del Paese. Resistenze Meridionali è l’incubatore di un nuovo modello di democrazia partecipativa e sociale che il Sud vuole affermare per cambiare la struttura di potere che regge il Paese. Non è più accettabile vedere le nostre terre ridotte ad un deserto tartaro. Ci sono le condizioni per costruire una nuova rete sociale che stimoli dal basso il cambiamento della società meridionale”. Il IV Forum ha inoltre lanciato il progetto ‘Agorà: democrazia bene comune’ che verrà presentato nel mese di luglio a Scampia da Ciro Corona e Giancarlo Costabile, e che si porrà come una scuola di formazione permanente alla cittadinanza attiva e alla legalità tra il quartiere partenopeo e l’Universita’ della Calabria. La tre giorni di Scampia, dopo dibattiti e laboratori di inclusione sociale tenuti all’interno delle Vele, si è conclusa con l’iniziativa: ‘Diamo un calcio alle mafie’, partita di pallone che ha visto confrontarsi calcisticamente gli studenti di Pedagogia della R-Esistenza Unical con i ragazzi della comunità Luigi Guanella del quartiere. 


20
Mag 16

Svimez: al Sud male il lavoro ma ottimo il benessere dei cittadini

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Insomma alla faccia delle classifiche sulla qualità della vita, al Sud manca il lavoro, scarsa è la competitività ma svetta per benessere dei cittadini ed intermediazione finanziaria.

Un Sud sempre meno competitivo rispetto all’Europa, con forti deficit soprattutto nella preparazione tecnologica (37,3 punti rispetto a 50), mercato del lavoro (37,7 contro 50) e qualità delle istituzioni (36,6 contro 51,4), ma che svetta per benessere fisico della popolazione (54,3 punti rispetto alla media europea di 49,4). A livello regionale nel settore dell’intermediazione finanziaria e delle consulenze specialistiche Calabria, Sardegna, Molise e Campania registrano performances superiori alla media europea.

È quanto emerge dallo studio “Divari di competitività tra regioni duramte la sovereign debt crisis: il Mezzogiorno tra resistenza e resa” dei professori M. Aria, G. Lucio Gaeta e U.Marani, pubblicato sulla Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della SVIMEZ edito da Le edizioni del Mulino e diretto da Riccardo Padovani.

Lo studio su www.svimez.it


17
Mag 16

Patto per la Campania: il Rapporto sulla Mobilità Svimez sbugiarda Renzi

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Molto interessante quanto Svimez e Unione degli Indsustriali, evidenziano nel loro rapporto, presentato in questi giorni, sulla mobilità nell’area metropolitana dia Napoli.

Per la realizzazione di tutte la rete di infrastrutture già pianificata servono investimenti per 13,9 miliardi di cui il 55,84%, pari a 7,8 miliardi disponibili : servono invece altri 6,2 miliardi da finanziare, questo scrive Vera Viola sul Sole 24 Ore.

Ma l’aspetto interessante è quello riportato nell’ultimo capitolo del rapporto, relativamente al famigerato patto per la Campania, strombazzato dallo storytelling renziano (e che conferma quanto già scritto su questo blog):

Il Rapporto sulla mobilità si chiude con un capitolo dedicato al Patto per la Campania, uno dei patti per il Sud firmato da Governo e Regione il 24 aprile scorso: in esso compare una parte delle opere in programma (censite anche del Rapporto) ma, nel tirare le somme, riporta cifre più contenute: 3,5 miliardi di fabbisogno, di cui 1,8 (51,09%) assegnati e con un fabbisogno residuo di 1,7 miliardi. La copertura di questi è affidata per la maggior parte al Fondo di sviluppo e coesione.

Anzi, ad alcune opere viene perfino assegnato meno:

Lo studio svela anche un “giallo”: confrontando dieci opere presenti in entrambi i documenti (Patto per la Campania e Rapporto sulla Mobilità, ndr), il fabbisogno residuo totale nel Rapporto viene indicato in
1,4 miliardi e nel Patto per la Campania in soli 383 milioni. Il patto di Renzi, insomma, assegna minori risorse a tre opere in particolare: linea 6 della Metropolitana, acquisto di materiale rotabile ferroviario, nodo ferroviario di Napoli.  (fonte: Il Sole 24 Ore)

Magie della campagna elettorale che ancora prende in giro chi investe in un territorio privo di infrastrutture e logistica necessarie per un reale e concreto sviluppo.

La situazione di maggiore incertezza – mette in evidenza la Svimez – riguarda le infrastrutture ferroviarie di competenza di Rfi per le quali servirebbero 5,7 miliardi e ne sono disponibili meno di 2. La fetta più consistente riguarda la tratta campana della linea ad alta velocità Napoli Bari, a cui mancano ben 3,5 miliardi. Ad oggi è stato realizzato solo il 7,6% dell’intervento.

Si sa, come sostenne Delrio, tutta colpa degli Appennini tra Puglia e Campania.


15
Mag 16

Un uomo solo al comando, lui, Hijo de Di9s

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Adani aveva appena smesso di commuoversi, insieme a Compagnoni. Allora ho scritto a Cristian: vedi quello che devi fare, dobbiamo mettere sulla pagina del Napulegno la vignetta più bella che tu abbia mai fatto.

L’ultima volta che avevo visto l’emozione sublimarsi così, per un’ impresa sportiva individuale, era stata dopo lo scatto di Pantani al Tour de France, che faceva piantare Ian Ulrich sui pedali.

A piangere, allora, era la buonanima di Adriano De Zan. In cima alla salita e per tutta l’ascesa, pioveva, perchè è la vita che imita l’arte, talvolta, e non viceversa. E l’arte ha bisogno di epica, che non può prescindere dalla fatica e dalla pioggia.

Stop di petto, rovesciata e pallone nel sacco. Adani, una vita da mediano, uno di quelli che racconta il pallone, non un mercenario delle emozioni, urla, non ci crede. Poi si ferma. I sentimenti prendono il sopravvento sulla ragione e piange. Ci sono lunghi interminabili secondi in cui pure la consueta, urlata, telecronaca di Sky, tanto cara ai figli di questo nuovo secolo, tace e, nel silenzio, innalza, Gonzalo. E’ il miracolo del football che frantuma la pia illusione che i maschi non piangano mai.

Anche il solito scudetto in bianco e nero, sfuma.

A Napoli, più che altrove, la vita imita a tal punto l’arte da confondersi con essa, fino a diventare essa stessa antologia. E così, sotto al diluvio che diventa catarsi, dopo il 36 esimo gol che frantuma un record vecchio di più di mezzo secolo e che si chiama Nordhal, l’uomo nato in Francia, nipote di un pugile, figlio di un calciatore e di un Sud del mondo, che è patria d’elezione della emigrazione del secolo scorso, viene trasformato dal San Paolo in un pezzo di letteratura da tramandare ai posteri. E, nell’unico tempio di D10S, non poteva che parlare lo stesso idioma di Diego. Non poteva che essere colui che, in Nazionale, Diego aveva fatto esordire. Padre e figlio, nella mistica, pagana religione partenopea.

Nell’epica della serata, nella storia che diventa letteratura e si condensa nella fatica che imperla gli occhi con le lacrime che si fingono sudore, non poteva tuttavia mancare il gregario che ti tira su in cima, fino al gran premio della montagna. Quello che ti protegge dal vento, dalle spinte dei tifosi, quello che ti passa la propria bici quando hai forato la ruota della tua, quello che, di nascosto, ti mette una mano sotto alla sella e ti tira, letteralmente, fino a quando hai ripreso fiato. Quando il nervosismo e l’ansia ti bloccano le gambe. Lui, il capitano, non viene dal Sud del mondo. E’ algido. Slovacco. Sguardo di vetro. Glaciale.

Aggancia il pallone e lo scaraventa alle spalle della porta ciociara. Calma e sangue freddo. Ci penso io, pare sussurragli. Uno che fa una cosa del genere, uno che rifiuta i grandi club, sopporta gli umori dei tifosi e pure qualche fischio, non è uno qualunque. Si prende il suo posto nella storia del Napoli, accanto all’Unico. Afferra la sella di Higuain e lo trascina con la bici fino alla cima dell’ Alpe d’Huez. Come il cireneo dei vangeli, si prende sulle spalle la fatica del pipita.

Lì si ferma e lascia che Gonzalo, Hijo de Di9s, prosegua la sua marcia trionfale fino al traguardo, lasciando che frantumi le pagine degli almanacchi . Coprendogli le spalle.


13
Mag 16

Salvini, che fa, concilia? E poi diceva che Napoli era la capitale delle multe evase…

foto del 2013

foto del 2013

Basta ascoltarli dal sior Giletti dopo il ragù della domenica, o la sera da Del Debbio, quando tra  un bicchiere di vino e due fave, l’italiano medio si sfoga coi fannulloni e gli immigrati, soffocando la voce della coscienza di ognuno, che ogni tanto ricorda le piccole/grandi illegalità di ciascuno.
Insomma, i superni custodi della moralità e della legalità a trazione rigorosamente territoriale.
Per costoro, anche con eleganti artifizi televisivi e giornalistici, i giusti, gli onesti, gli operosi sono al Nord. Gli irregolari, gli illegali, i delinquenti hanno la residenza in tutti i Sud del mondo. Isole comprese. Eppure, come vado sempre scrivendo, accade sempre che per i severi censori della pagliuzza nell’occhio altrui, la trave finisce sempre per conficcarsi nel…silenzio di gran parte della stampa prona ed asservita.
 
Così si scopre che il magister legis, Matteo Salvini, colui che, tre anni fa, dopo una bevuta di limoncello si metteva “sereno al volante” al volante (come da lui stesso twittato) non vuole neanche pagare le multe che gli vengono comminate dal Comune di Milano.
 
Matteo Salvini e il suo autista sono in corsa per le amministrative di Milano. E in città vanno proprio forte, a 87 chilometri all’ora per l’esattezza. Quando beccano la multa però non fanno i milanesi che pagano, ma mettono in mezzo gli avvocati del partito. Tutto per non sborsare 165 euro di sanzione al Comune che si propongono di amministrare e salvare i punti della patente del dipendente della Lega. Il risultato è un surreale ricorso che fa leva sul “ruolo istituzionale” e sul “rischio sicurezza“. La multa risale al 9 novembre scorso, di prima mattina, mentre l’auto di servizio della Lega passava a gran velocità su viale Enrico Fermi, dove il limite è 70, diretta alla sede della Lega lì a due passi.
 
Salvini, capolista a Milano nonché candidato a leader di tutto il centrodestra, sta dietro. Davanti c’è Aurelio Locatelli, lo storico autista dei big del Carroccio con licenza di agente di pubblica sicurezza che, scarrozzando Salvini, s’è guadagnato pure lui la sua candidatura. E allora: nessuno rallenti la corsa elettorale dei due compagni di viaggio uniti dal partito, dal motore a scoppio e da un singolare ricorso. In via Bellerio la pensano così ma prendono l’imperativo un po’ troppo alla lettera. Su procura del segretario, i legali del Carroccio hanno infatti chiesto di annullare la sanzione con un ricorso di sei pagine depositato l’11 marzo scorso. Non contestano affatto la violazione, certificata da telecamere ben note ai milanesi, ma rivendicano una sorta di “immunità” da codice della strada per il leader. Il passaggio forse più ardito verte su ragioni imperative di sicurezza. I legali ricordano che il loro assistito ha subito “recenti e gravissimi attacchi alla sua persona e alla vettura su cui viaggia” e per questo la sua auto “è regolarmente preceduta e scortata da vetture condotte da agenti delle Forze dell’Ordine”, sostenendo una sorta di diritto transitivo a commettere violazioni. È vero, argomentano, che l’auto della Lega è una vettura privata e come tale non può eludere limiti e divieti, come una volante che invece può farlo nei limiti di prudenza e diligenza e “nell’espletamento dei servizi di istituto”, cioè accendendo la sirena. Ma – scrivono – “tale obbligo può ritenersi assolto nella misura in cui l’auto di proprietà della Lega Nord viene affiancata e/o preceduta costantemente da una vettura della PS con apposito dispositivo attivo”. Ammesso che sia così, c’è un problema: le foto scattate al varco elettronico mostrano l’auto di Salvini in perfetta solitudine sul ponte. Nessuna volante, né davanti né di fianco. Così, la multa per ora resta e tocca vedere che cosa ne farà il Prefetto, mentre si scopre un’altra funzione di estrema utilità della scorta ai politici: far da paraurti alle multe che si meritano, perfino nelle città che vorrebbero amministrare.(fonte: Il fatto Quotidiano)
 
Sei mesi fa di Napoli diceva: “capitale delle multe evase”: i santoni del relativismo etico su base d’appartenenza geografica.

10
Mag 16

“Non è vero che abbiamo ucciso le Università del Sud. Si sono suicidate”

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Pensate che abbia scritto un titolo ad effetto? Affatto.

Le premesse sono queste: lo scorso Marzo, l’economista professor Gianfranco Viesti, pubblica un interessante dossier in cui dimostra come, negli ultimi sette anni, i governi che si sono succeduti abbiano posto in essere una politica volta a danneggiare le università meridionali, per il solo fatto di esser tali.

Succede che ad Aprile lo stesso Viesti ribadisca certe premesse durante un convegno a Milano dove è presente anche un componente del direttivo Anvur (l’agenzia di valutazione dell’Università), Checchi, il quale sostiene: nessuno ha voluto uccidere le università del Sud, semplicemente si sono suicidate, assumendo, ad esempio, personale tecnico-amministrativo oltre le proprie possibilità, unicamente per ragioni clientelari (cita a mo’ di esempio il caso della Università di Foggia).

Tutto a posto, se non fosse che la Redazione della rivista Roars è andata a verificare se questo assunto apodittico sia vero. E a sorpresa si scopre che :

«Il problema del rapporto tra personale tecnico-amministrativo e docenti: alcune università, nella fattispecie quella di Foggia, sono riempite di personale tecnico-amministrativo e quindi poi i costi sono gonfiati da questa cosa». A supporto della sua tesi sul suicidio delle università del Sud, Daniele Checchi, membro del consiglio direttivo ANVUR, ha citato anche i costi gonfiati da un eccessivo rapporto tra personale tecnico-amministrativo e docenti, con l’ateneo di Foggia a fare da pecora nera. Eppure, chi controllasse i dati, scoprirebbe che nella speciale classifica delle università “più riempite di personale tecnico amministrativo”, Foggia occupa appena il 38° posto su 66. Assai più riempite di personale tecnico amministrativo sono alcune blasonate università del Nord tra cui , Padova (27°), Politecnico di Torino (21°), Bologna (19°),  Trento (11°) e Venezia Ca’ Foscari (10°).  Ma la vera sorpresa la troviamo quando andiamo a vedere chi occupa allora le prime nove posizioni delle università “più riempite di personale tecnico amministrativo”. E ancor più sorprendente è scoprire come proseguono le carriere di chi ha governato questi atenei dai costi così “gonfiati”.

Ecco le prime dieci nella classifica delle “più riempite”, cioè con il più elevato rapporto tra personate tecnico amministrativo e docenti

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E qua sotto c’è la tabella con tutti i dati. Da cui si evince che l’università di Foggia – 38-esima su 66 atenei – è ben sotto la mediana.

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E, infine, l’importante precisazione della rivista Roars

A quanti obietteranno che non si possono fare confronti tra strutture organizzative di dimensioni tanto diverse, rispondiamo che ne siamo perfettamente consapevoli. Ma applichiamo la logica premiale adottata da ANVUR-MIUR. In un mondo normale, in cui valgono le leggi della statistica e non la pseudo-scienza premiale della VQR, non ci sogneremmo mai di paragonare Normale di Pisa e La Sapienza di Roma. Ma perché non dovremmo farlo visto che ANVUR ed il ministero lo fanno per distribuire l’FFO? Volete che si faccia un’eccezione proprio ora e solo per questo?

La solita bufala per continuare a fare i Robin Hood al contrario.