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28
Ott 16

Noi, napoletani indecorosi, che abbiamo accolto i migranti diciamo no all’Arena di Giletti

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Hanno avuto poco spazio sui media. Chi mi leggo invece avrà visto le foto che ho pubblicato del gruppo di associazioni napoletane che ha accolto, anziché respingerli, 500 migranti arrivati nella città di Partenope.

Una solidarietà tale che ha spinto chi ha organizzato l’accoglienza a dover chiedere alla cittadinanza di non portare più alcun genere di conforto perché quello che c’era, ormai era sufficiente.

Oggi i ragazzi del centro sociale Insurgencia pubblicano una nota sul proprio profilo Facebook spiegando le ragioni che li hanno spinti a rinunciare al circo Barnum domenicale del sor Giletti:

Ebbene sì. Massimo Giletti ci aveva invitato all’Arena per una puntata speciale sul tema dei migranti. Avremmo dovuto interloquire con degli esponenti della Lega Nord, con il sindaco di Goro e con gli impavidi barricaderi della provincia di Ferrara, che da giorni girano gli show televisivi come delle rock star per spiegare perché hanno messo a ferro a fuoco la città per cacciare un temibilissimo gruppo di donne e bambini.
Il nostro ruolo sarebbe stato quello di fare i napoletani dal cuore grande che, invece, hanno accolto cinquecento persone al porto, così da rappresentare “l’altra opinione”, all’interno del circo Rai.
No, grazie.
No, grazie, ma non crediamo che sul tema dell’antirazzismo esistano due opinioni, entrambe valide, che si possono confrontare serenamente in un salotto. Crediamo che il razzismo non sia un’opinione che si può esprimere, ma che anzi vada combattuto con ogni mezzo necessario.
No, grazie, ma la televisione spazzatura in cui ha ragione chi urla più forte e si esprime in modo più grottesco non ci interessa.
No, grazie ma i razzisti, i leghisti e i loro rappresentanti politici non sono nostri interlocutori.
Qualcuno ci ha consigliato di accettare per dare visibilità alla nostra causa. Lo capiamo, ma questo tipo di pubblicità non ci interessa. Piuttosto, ci interessa che tante persone domani mattina, alla 10.30, siano a Mezzocannone Occupato per avviare il lavoro di coordinamento per l’accoglienza migranti. Ci interessa sviluppare sulla nostra città una rete solidale tra i tantissimi che hanno spontaneamente risposto all’appello dei centri di accoglienza e primo soccorso. Quella città che qualche mese fa Giletti definì “indecorosa”. Ebbene, se il decoro è rappresentato dai razzisti del nord d’Italia, siamo fieramente indecorosi. E fieramente vi rispondiamo: no, grazie.

 


26
Ott 16

Votum: una mostra che coniuga la tradizione partenopea all’amore per l’arte e la scienza

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Votum: è questo il tema scelto dall’O-ring Art Studio, che coniuga la tradizione partenopea all’amore per l’arte e la scienza, ma soprattutto alla “fede” verso la natura umana. In fin dei conti, cos’è la fede se non un atto di fiducia rivolto a un’entità, che sia essa visibile o intangibile? Ed è proprio la fede, l’elemento che emerge in questi lavori, non intesa in senso religioso, ma come legame incondizionato. Non a caso, il marchio che rappresenta gli artisti è un cerchio, un O-ring, ossia, una guarnizione, ma che agli occhi dei più appare come un anello (“la” fede), un circolo, un elemento eterno e indivisibile, come lo era la sfera di Parmenide, che rappresentava l’Essere nella sua pienezza e perfezione.

Michela Alfè e Mauro Caccavale, napoletani per origini e studi, uniti nella vita così come nell’arte, fondano l’O-ring Art Studio nel 2011: entrambi di formazione scientifica (chimico dei materiali con dottorato in Ingegneria Chimica lei, fisico sismologo con dottorato in Rischio Sismico lui), sentono poi l’esigenza di esprimersi in maniera più creativa. E così, Michela segue il fascino della pittura grazie all’artista Tullia Matania, mentre Mauro si appassiona alla fotografia tradizionale stampata in camera oscura, sotto la guida del fotografo Ugo Pons Salabelle. Da questo connubio nasce l’intuizione di fondere le diverse competenze scientifiche con le esigenze artistiche.

Esordiscono nel 2011 con il progetto di fotografia analogica Sovraimpressioni, selezionato per la mostra NICE (New Independent Curatorial Experience) – Place to be alla X edizione di Paratissima (Torino Esposizioni, 2014) ed esposto alla galleria Art design Factory di Rivoli. Nel 2015 allestiscono Heartquake prima personale nella suggestiva chiesa seicentesca di San Biagio Maggiore in via San Gregorio Armeno, un lavoro che integra mappe sismiche e cartografiche con antiche tecniche di stampa fotografica (cianotipia). Nello stesso anno presentano Materica, nelle cave di tufo di Napoli Sotterranea, una mostra di macrofotografia “tecnologica” che reinterpreta i nanomateriali avanzati di ultima generazione, svelandone la pittoricità intrinseca, inserita nella XIX ed. di Futuro Remotoe nella rassegna Come alla corte di Federico II al Centro Congressi dell’Università. Heartquake e Materica: esposizioni di gran pregio, che rispecchiano le attitudini dei due artisti, ma presi singolarmente. Senza dubbio, il “passaggio” a Votum integra coerentemente le loro vocazioni più profonde. Il primo votum nasce nel 2014 da una scintigrafia total body e partecipa alla X ed. di Paratissima: da qui l’intuizione di continuare questo percorso carico di misteri e significati. Votum trae ispirazione dall’antica consuetudine da parte dei fedeli di elargire alla divinità un dono in seguito a una grazia ricevuta, ma va ben oltre l’aspetto visibile: si tratta di un lavoro altamente ricercato che, partendo dalle immagini trasparenti ed eteree di risonanze magnetiche, TAC, radiografie, ecografie e affini, raffiguranti dorsi, crani, denti, braccia, gambe, finiscono poi per “reincarnarsi” in un corpo rinnovato. Ogni votum, anche se apparentemente impersonale, conserva in sé la peculiarità di chi ne ha fatto parte, non a caso, il materiale strumentale appartiene a conoscenti degli artisti che scelgono di offrirlo affinché, una volta rielaborato, (proprio sulla scia degli ex voto), possano riceverne nuova vita o esorcizzare il male per cui richiedono protezione. Questa offerta rituale di “pezzi” corporei ai nostri tempi potrebbe apparire senza dubbio assurda, o addirittura macabra tuttavia, si perde nelle origini di religioni cristiane e pagane. Largamente diffusa nella cultura partenopea  si riscontra soprattutto in moltissime chiese barocche con ex voto in metalli pregiati, quali oro o argento, raffiguranti le parti anatomiche malate interessate al “miracolo”. Tutto ciò è solo il substrato del progetto che si dipana in maniera molto più sottile e intimistica: i due artisti, infatti, una volta scelte le immagini strumentali più significative le rielaborano e adattano ai “corpi “ in loro possesso. Molto spesso si tratta di figure in terracotta o manichini impagliati  (la “struttura” dei personaggi) che Michela e Mauro si procurano a San Gregorio Armeno, la ben nota strada dei pastori. Questo è in perfetta aderenza sia con il culto della morte, da sempre presente in Campania e legato a una sorta di scaramanzia intrinseca nel popolo napoletano, sia con la tradizione degli ex voto in terracotta. Chi ha avuto il piacere di visitare Napoli potrà, infatti riconoscere nel poderoso trittico Votum (radici), per le sue “ramificazioni”, le strabilianti Macchine anatomiche di Raimondo di Sangro contenute nel Museo Cappella Sansevero che mostrano gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro.

Non solo, osservando Sospensione è naturale ricordare le “capuzzelle” contenute nel Cimitero delle Fontanelle, posto noto per il rito delle “anime pezzentelle”, che prevedeva l’adozione di un cranio, a cui corrispondeva un’anima abbandonata, al fine di ricevere una grazia di qualsiasi tipo.

È evidente che la cultura napoletana si respira fortemente in Votum, tuttavia, la bellezza di questo “corpus” artistico si manifesta per la sua umanità: ogni immagine strumentale appartiene a una persona reale, concreta, spesso è parte inconfessata di una storia di dolore e calvario: ogni opera racconta il suo vissuto, più o meno drammatico, eppure ignoto a chi li osserva. Le singole lastre ai raggi x o le risonanze archiviate su un cd, nelle mani di Michela e Mauro non sono più tali: riprendendo “corpo” si trasformano in altre “persone” dalla nuova identità. Ovviamente si tratta di un lavoro altamente sofisticato, dove ogni singolo pezzo, di modeste dimensioni, è immortalato con la macrofotografia, secondo luci e posizioni accuratamente progettati sulla base dei raggi x e delle ecografie a loro disposizione. Così, le piccole terrecotte, si integrano con quell’anima e nella foto in bianco e nero assumono le sembianze di statue di marmo o riproduzioni in gesso d’età classica, simili ai filosofi di altri tempi, sospesi su uno sfondo “asettico” di grande pulizia e nitore, affinché nulla possa tubarne la visione. Se ne discostano, in piccola parte, alcuni votum che invece presentano elementi apparentemente sconnessi, ma che in maniera criptica identificano chi ha donato la sua “storia”: è questo il caso del Votum (la veronica) che nelle palline da tennis sospese nell’aria ricordano la volée alta di rovescio, con un riferimento a un’artista incisore che nelle sue opere rappresentava le bolle di sapone fluttuanti verso il cielo. Questi lavori, di estremo interesse, depistano e incuriosiscono lo spettatore che cerca la soluzione dell’enigma occulto al pari di un colto rebus.

Infine, di rilievo è il tipo di allestimento scelto dall’O-ring Art Studio: ogni fotografia digitale, stampata su carta Hahnemuhle photo rag matt, è montata su pannelli di legno intelaiati, come se la stoffa stessa fosse il sudario e la traccia ultima di un corpo pulsante. A completare il tutto, una serie di schizzi, i pezzi originali di terracotta, i manichini da cui sono stati tratti i lavori, un  lightbox con lastre a raggi x, fanno in modo che il pubblico possa avere piena coscienza del tipo di lavoro effettuato, dalla fase di ideazione alla sua realizzazione finale.

Senza ombra di dubbio a prescindere dalla pregevolezza estetica e dalla perizia tecnica delle opere, questa dell’O-ring Art Studio è un’esposizione che fa riflettere, sul valore della vita, sul senso di perdita della morte, ma soprattutto sulla fiducia e speranza che qualcosa possa cambiare e che sempre ci sarà qualcuno che veglierà su di noi… Come scriveva  Parmenide nel poema Sulla natura, «Compito del filosofo è unicamente quello di rivelare la nuda verità dell’Essere nascosta sotto la superficie degli inganni»: potremmo così asserire che nelle opere di Michela e Mauro, eliminata la doxa, ossia l’apparenza (rappresentata esteriormente dal corpo), l’uomo si rivela nella sua vera essenza (l’interno non visibile a occhio nudo, ma fulgido come un’aura), unica, perfetta e immutabile, perché l’anima non ha confini e pur nel giorno del suo epilogo, essa continuerà a esistere attraverso il ricordo di chi l’ha amata…

Conclude la serata le video-proiezioni inedite in HD, Simulacri e simulazioni, a cura di Lux In Fabula, con montaggio e postproduzione video di Michele Albano, che consentono allo spettatore di avere un contatto ravvicinato e uno sguardo privilegiato con le sculture custodite all’interno del Museo Archeologico e con l’opera caravaggesca Sette opere della Misericordia.


19
Ott 16

Trasporto pubblico al Sud? Vale zero

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di Pierluigi Peperoni

Da un’inchiesta de “il Mattino” a firma di Marco Esposito si evince che nel 2017 per il fabbisogno legato al trasporto pubblico è stato stimato in 0 per tre comuni del sud Italia: Trani, Cosenza e Caserta e due del centro (Macerata e Fermo).

Sarebbe a dire: a Caserta, Trani, Cosenza non c’è bisogno di autobus. Non ne hanno avuti nel 2013, non ne hanno bisogno nel 2017. Peccato che hanno conteggiato il servizio erogato solo nel 2013, appunto, quando le aziende di trasporto pubblico per varie ragioni non hanno potuto erogare il servizio. A Caserta era addirittura fallita.

La vergogna di questi 0 si aggiunge a quella degli asili nido, trucco già utilizzato in passato e denunciato da MO – Unione Mediterranea per spostare circa 700 milioni di fondi pubblici da sud a nord.

Andando ad approfondire si evince che queste tabelle vengono definite dalla CTFS (Commissione Tecnica sui Fabbisogni Standard) nella quale confluiscono una serie di soggetti, tra cui ben 3 rappresentanti dell’ANCI (l’Associazione Nazionale dei Comuni d’italia).

Alcuni giorni fa è stato eletto il nuovo Presidente dell’ANCI. Questa volta è toccato ad Antonio Decaro, sindaco di Bari, tra mille polemiche. Alcuni esultavano perché finalmente c’è un Presidente meridionale dopo anni di guida a trazione settentrionale. Altri che invece vedevano questa scelta come un contentino per il mezzogiorno dato da Renzi per sponsorizzare il sì al referendum.

Io mi limito a fare gli auguri al dott. Decaro, chiedendogli come primo impegno quello di far sparire questi 0 dalle tabelle, schierandosi CONTRO quelli che l’hanno preceduto. Si tratta di una battaglia di dignità per tutti gli abitanti del mezzogiorno continentale e per l’intero sistema italia. Per chi ha ancora voglia di crederci.


18
Ott 16

Candidato a sindaco a Coquimbo, in Cile: “Ecco perché mi ispiro a de Magistris e perché amo Napoli”

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di Lucilla Parlato per Identità Insorgenti

Un lettore mi segnala che c’è un politico cileno che si ispira a de Magistris e che è candidato a Coquimbo de Cile, dove il prossimo 23 ottobre ci saranno le elezioni amministrative, come primo cittadino.

Potenza dei social trovo subito la sua pagina fb e gli scrivo. E subito capisco che Ricardo Ledezma Jemènez è più meridionale di me: in una lingua mista italiano-spagnolo-napoletano, infatti, riusciamo a comunicare e a mettere in piedi quest’intervista in cui gli chiediamo del suo rapporto con Napoli, anzitutto, e dei motivi per cui si ispira al primo cittadino di Partenope.

Allora Ricardo è vero o no quello che si dice qui a Napoli di te? Raccontaci chi sei…

Sono Ricardo Ledezma Jimenez, dirigente socialista e candidato sindaco di Coquimbo in Cile. Sono un piccolo imprenditore, marinaio e pescatore qui. Nella mia vita ho girato il mondo e nel 2007 sono venuto a Napoli in cerca di lavoro e opportunità. La vostra bella città mi ha aperto le porte e in quell’anno ho cominciato il mio lavoro come aiuto pizzaiolo in una catena importante di Napoli che si chiama Vesi.

Ed è così sei diventato un tifoso di Napoli e del Napoli?

Si. Da Vesi, col mio lavoro, ho conosciuto di persona tanti tifosi del Napoli che mi hanno fatto diventare uno di loro e tante persone che mi hanno fatto apprezzare la vostra identità. E poi ho fatto amicizia con tanti personaggi. Ad esempio un attore che si chiama Michele Cantalupo, che ha fatto vari film su Napoli che qui in Cile guardano tutti… Me piace tropo questa grande città e questa escuadra di Napoli.
E de Magistris? E’ vero che ti ispiri a lui?
Me piace anque sua persona, e piace anche a molti tifosi del Napoli. Lo so perché ormai ho molti amici là da voi… Io mi sono ispirato a Luigi de Magistris perché lui è indipendente come me anzitutto. Lui ha restituito a Napoli il suo volto migliore, con il lungomare più bello del mondo e ormai Napoli è di nuovo una città piena di turisti. Ma io penso che sia stato bravo a far ristenire i cittadini orgogliosi dell’appartenenza. Mi piacerebbe che lui sapesse cosa penso di lui. Napoli e Coquimbo sono due città marine e io vorrei che anche qui si ritrovasse l’orgoglio: mi piacerebbe che anche qui si rifacesse un lungomare bello come quello di Napoli.  
Com’è la situazione in Cile e a Coquimbo?
Oggi la mia citta vive un momento difícile per que persona qui gobernan la mía citta come il mio paíse han fatto corrupción, irregularita. La mia città era una città turistica ma dopo lo tsunami del 2015 qui non hanno fatto un buon lavoro, nemmeno le persone che dirigono il nostro comune. Questa è la mia opportunità per il riscatto di Coquimbo: sono una persona dal cuore grande ma principalmente onesto. Sono un marinaio che dopo quel 2007 a Napoli si è imbarcato in una grande compagnia, l’Msc mediterranean shipping company. Questa grande compagnia mi ha dato la possibilità di lavorare altri anni e alla fine… sono arrivato sempre a questa bella città di Napoli. Per questo ce l’ho nel cuore e l’ho portata con me in Cile
E il sindaco lo hai conosciuto di persona?
No, ma lo aspetto qui: Luigi de Magistris guarde cuestas parola mía y cualqun giorno conocerlo
In bocca al lupo per la tua avventura politica, allora Ricardo…
Un grande saluto a tutti napolitano. E sempre FORZA NAPOLI come FORZA COQUIMBO, il mio colore. Saluto a Claudio Poli, un amico, sempre napoletano…  e il 23 ottobre mi aspetto il meglio per la mia città: spero di diventare sindaco di Coquimbo di Cile.

16
Ott 16

#Riscetamento contro l’Arena: su Rai1 ogni domenica il ragù dei cliché

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Il #Riscetamento di Luca Delgado contro il consueto (come il ragù)  Giletti della domenica che da anni ormai (mi sono stancato pure di commentarlo) ha individuato in Napoli (sarà per fare un favore al premier visti i pessimi rapporti di quest’ultimo con De Magistris?) e nel Sud la radice di tutti i mali dell’Italia. Così da lavare le coscienze di un Paese che si trascina lento in un futuro sciatto.

Trovo simpatica ed interessante la risposta di Luca Delgado su proprio profilo Facebook:

Buona domenica Massimo Giletti, ancora una volta ci hai regalato momenti di altissimo giornalismo!
Se quello che sei Massiminogile’, mantieni sempre quello standard riconoscibile e rassicurante: fotografia da prima repubblica, invitati impagliati più tristi di un divano col cellophane, qualunquismo da fermata dell’autobus, frasi che ripeti a memoria con quella finta incazzatura di chi ha a cuore le sorti del Paese. Mi fai gelare il sangue quando stringi gli occhi guardando dritto in camera, sembra tu ti stia trattenendo per evitare un’involontaria fuoriuscita di gas, ma in realtà quello che ne segue è quasi sempre un concetto così profondo che mi fai squagliare il parmigiano sui maccheroni mentre sto a tavola, Gile’.
Oggi hai fatto un numero di magia degno di Harry Potter: sei riuscito a parlare male di Napoli, anche se Napoli non c’entrava nulla! Sei un mago Gilettino, Lord Voldemmuort ti fa un baffo, lascia fare. Si parlava della situazione dell’EAV, l’Ente che gestisce alcuni servizi legati ai trasporti in Campania, della situazione dei dipendenti e delle tessere di viaggio gratuite per i parenti dei dipendenti. Ed è diventato subito un pretesto per parlare male di Napoli, l’avete definita una “città pericolosa”.
Ma come hai fatto Gilettone?
Cioè si parlava dei problemi di un Ente e tu sei riuscito a spostare la discussione sui problemi di una città: ma sei un genio!
Non so, è come se parlando della protesta dei dipendenti Ericsson al Salone Doria di Genova, tu ti lasciassi scappare che secondo il recente rapporto sulla sicurezza (dati 2016) a Genova si commetta un furto ogni 4 ore. Non è pericolosa Genova forse? Un tantino indecorosetta mi sembra come situazione, un furto ogni 4 ore! Beh ma forse hai ragione, Genova non fa notizia.
Magari allora potresti raccontare della protesta dei corrieri Foodora di Torino, buttandoci in mezzo il fatto che Torino è la 1° classificata tra le grandi città italiane per numero di furti. Come dici? Ah no, e scusa non lo sapevo, sei di Torino tu, allora lasciamo stare.
Vabbè allora parliamo dello sciopero dei dipendenti della ferrovia Trenord di Milano e magari raccontiamo che quei treni li hanno chiamati “i treni dello spaccio”, che ne dici? E che le cronache locali parlano di reati gravi tutti i giorni, atti vandalici e capotreni presi a pugni? Ah, scusa, dici che le due notizie non si possono mettere insieme (ma perché allora EAV e Napoli)? Uh che stupido che sono, dimenticavo che Milano è la capitale morale d’Italia. Allora stiamo zitti.
Senti MassiminoGiletti, sai che ti dico? Dico che hai ragione tu, fai bene a dire che Napoli è pericolosa anche se stiamo parlando dei dipendenti dell’EAV. Ma sì, chi se ne frega, buttiamo fango su Napoli e sui Napoletani ogni volta possibile, tanto se poi qualcuno si incazza diciamo che i Napoletani sono vittimisti e paranoici, indecorosi e pure ladri, anzi, mariuoli.

 


14
Ott 16

La supercazzola dei questionari discriminatori inglesi: ecco lo standard linguistico internazionale (con napoletano e siciliano)

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Più i giorni passano, più ci si rende conto che la presunta discriminazione del governo inglese nei confronti di napoletani e siciliani è in realtà una gigantesca supercazzola montata dal paese d’ ‘o sole (con la coscienza sporca. La stessa per cui “napoletano” diventa insulto e presunzione di colpevolezza).

Diciamolo francamente tutto nasce per una mala interpretazione o una conoscenza superficiale di quanto avviene oltre i confini del giardino di casa (alimentata forse dalle dichiarazioni di quel ministro inglese che invocava la pubblicazione delle liste dei lavoratori stranieri e dalle minacciose suggestioni dettate dalla Brexit). Aggravato, il tutto, dall’imbarazzo e da una reazione maldestra  del Foreign Office di Sua Maestà che, fondamentalmente, non aveva ancora capito quale fosse il nocciolo del caso montato in Italia. Ed alla fine, nel dubbio, ha chiesto scusa a prescindere.

L’ho scritto già altre volte, il questionario made in Uk viene proposto da anni anche dal governo Usa per chi cerca lavoro nel paese a stelle e strisce, con le medesime modalità di selezione (siciliano o napoletano). Anche il celebre network di ricerca lavoro Linkedin propone la stessa scelta e, napoletano sardo e siciliano, appaiono nei menù di scelta linguistica dei sistemi operativi Apple.

Tutte discriminazioni? No. Trattasi di rispetto degli standard ISO 639. Che cosa è?

Ce lo spiega Wikipedia:

ISO 639 è uno standard internazionale per la classificazione delle lingue umane, che attribuisce a ogni lingua (o famiglia di lingue) un codice identificativo univoco.

Lo scopo dell’ISO 639 è creare un catalogo universalmente riconosciuto di codici convenzionali, un indice che permetta di indicare le singole lingue senza ambiguità, grazie ai codici a esse associati.

L’ISO 639 è stato approvato per la prima volta nel 1967, ma si compone di differenti sezioni (numerate da -1 a -6) che sono state pubblicate e aggiornate più volte nel corso degli anni fino al XXI secolo. Gli standard più comunemente utilizzati sono l’ISO 639-1 e l’ISO 639-3.

E a proposito dell Iso 639-2, che contiene l’indicazione convenzionale del napoletano e siciliano in ambito internazionale:

Lo standardISO 639-2, seconda parte dello standard internazionaleISO 639, è un elenco di codici a tre lettere identificativi dei nomi delle lingue. È stato pubblicato per la prima volta nel 1998 con il nome Codici per la rappresentazione dei nomi delle lingue—Parte 2: Alpha-3 code.

Diciamo che tutta questa tempesta in un bicchier d’acqua è stata scatenata da chi osserva con gli occhi maliziosi della discriminazione quanto avviene nel tinello di casa. Dispiace solo che l’ambasciatore Terracciano (quello de “siamo uniti dal 1861”) ci sia caduto dentro, sollevando una obiezione che, al contrario, andrebbe rivolta soprattutto entro i confini italiani.

Si continua a voler giustificare e rappresentare l’Italia “una d’arme, di LINGUA, d’altare”, imponendo un modello linguistico unico irrispettoso delle differenze che vi sono (da secoli) e che paradossalmente vengono riconosciute e tutelate a livello internazionale.

 

 


12
Ott 16

Caro ambasciatore a Londra, quanta ipocrisia. Raccontiamo agli inglesi delle discriminazioni made in Italy?

Caro ambasciatore (napoletano) a Londra Terracciano  quanta ipocrisia. Di cosa parlo? Della richiesta, rivolta con cipiglio, al governo inglese,  di modificare i form in cui si chiedeva ai genitori italiani emigrati in UK di indicare la propria appartenenza etno-linguistica (napoletano,sardo o siciliano). Terracciano avrebbe scritto, secondo quanto ho letto su La Stampa, “siamo un Paese unito dal 1861”.

Beffardo ricordarlo proprio all’Inghilterra. Paese, determinante nella sponsorizzazione e nella realizzazione dell’unità oltre che nella scelta del sovrano che avrebbe dovuto fare la nuova Italia.

Quanta ipocrisia, tutta tipicamente italiana. Quante voci che si levano dai media, indignati contro una scelta che ha i prodromi della sua realizzazione proprio da noi, nel “paese d’ ‘o sole”, dove da oltre 150 anni, l’appartenenza geografica (napoletano, siciliano) sovente costituisce motivo di insulto, pregiudizio o, peggio, discriminazione.

Sono anni che denuncio su questo blog chi fa informazione con una certa pruderia distinguendo il napoletano dal novero degli italiani. Vi incollo qualcosina di vecchio qui sotto:

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Pillole di cronaca locale, di qualche anno fa, che crea ed alimenta lo stereotipo del negro, del frocio, del rom e del napoletano.

A cominciare dai cori negli stadi che da qualche anno sono stati anche derubricati dalla fattispecie di “discriminazione territoriale”. Per fare un favore alle società ora si tacitano le coscienze con una semplice sanzione pecuniaria.

Mi piacerebbe raccontare al Foreign Office, cui si stanno rivolgendo gli italici risentiti strali, dei vent’anni di un partito xenofobo e razzista (proprio contro i meridionali) al governo del Paese che lei, ambasciatore, rappresenta, oppure delle piccole discriminazioni e del pregiudizio che alberga nell’appartenenza territoriale: dall’rc auto pagata più del doppio solo perché si è napoletani (mandando affanculo principi di civiltà giuridica come la personalità della responsabilità penale), dal costo del denaro più alto perché si  vive in Calabria, dalle aziende di noleggio auto che ti impediscono di recarti da Milano a Napoli o te lo consentono pagando sovrapprezzi non richiesti alle altre tipologie di utenti residenti a nord del Garigliano (leggi qui, ancora qui, ed anche qua), o di quelle aziende di telefonia che ti chiede condizioni di pagamento del canone diverse a seconda della residenza, delle case e delle camere “non si affitta ai meridionali,  e poi  di quell’operaio di Casal di Principe non assunto nell’Emilia post terremoto perché ..casalese, fino alle black list delle agenzie interinali che chiedevano, correva l’anno 2011, di non assumere “gay e meridionali” come raccontava anche una inchiesta de La Repubblica (se volete approfondire basta cliccare sui link che vi ho incluso, giusto per gli esegeti ed i fondamentalisti delle fonti).

Allora, caro ambasciatore, cara stampa italiana, cara opinione pubblica bigotta, ma di cosa stiamo parlando? E se gli inglesi avessero preso esempio dagli italiani?


09
Ott 16

Clamoroso UK: ti chiedono se sei siciliano o napoletano. Discriminazione o valorizzazione identitaria?

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La notizia la riporta il Messaggero raccogliendo la denuncia di alcuni cittadini emigrati in Inghilterra. Questo si legge nell’articolo:

 «Lei è italiano, siciliano o napoletano?». Questa richiesta della burocrazia di Sua Maestà ha fatto storcere il naso a molti connazionali che vivono oltre Manica. E in tanti, dopo l’estemporanea iniziativa degli uffici pubblici inglesi del dopo Brexit, ancora si chiedono se si tratta di una forma di sondaggio voluto proprio per evitare che vi siano discriminazioni o una paurosa gaffe etnica.

La questione non dovrebbe suscitare clamore né imbarazzo visto che qualche anno fa avevo riportato analoga iniziativa del Governo Americano, che chiede, nell’application form di chi intende cercare lavoro, la propria appartenenza linguistica.

Anche Linkedin, il celebre portale di network professionale, prevede la  possibilità di dichiarare la propria origine linguistica (o etnica?).

In tanti lo ignorano, o forse, mossi dalle dichiarazioni del ministro inglese sulle liste di lavoratori stranieri, ne hanno subodorato la discriminazione.

Tanti italiani emigrati oltremanica se ne sarebbero accorti al momento dell’iscrizione dei propri figli a scuola.

Al Gazzettino una docente dichiara:

«All’inizio pensavo fosse uno scherzo, di quelle bufale che si trovano su Internet, ma poi per capire meglio ho chiamato la persona, una mia cara amica, e lei mi ha confermato tutto». Michele La Motta, da 25 anni a Cambridge, di origini partenopee ma di fatto inglese, commenta: «La signora mi ha detto che doveva iscrivere la sua bambina al primo anno di quella che in Italia è la prima media. Qui ormai si fa tutto online. Al momento di descrivere la nazionalità, sul modulo ha però trovato alcune opzioni che fino a poco tempo fa non c’erano».
In effetti le categorie presenti sul sito governativo (che poi riportava a quello della scuola) erano sempre state molto chiare e semplici: britannico bianco, scozzese, irlandese o gallese; bianco europeo o altre nazionalità.
«Ora invece tutto sembra cambiato -continua il docente che a Cambridge insegna Italiano e Spagnolo -, al posto di bianco europeo sono state aggiunte diverse opzioni e quando si arriva all’Italia compare questa scritta: Italian (Any Others), Italian (Napoletan) e Italian (Sicilian). Non ci volevo credere, ma è la pura verità. Infatti abbiamo scritto pure ad un giornale locale per capire cosa stesse accadendo».

E un ricercatore sardo, cui pure era stata chiesta la propria appartenenza etno linguistica avrebbe pure ricevuto la spiegazione da parte delle istituzioni inglesi:

«Anche a me è capitata la stessa cosa – testimonia Matteo Cadeddu, giovane fisico ora all’Istituto nazionale di astrofisica di Cagliari-, addirittura, dopo che mi avevano chiesto se ero sardo mi hanno pure domandato se mi sentissi più tedesco che italiano e, a dire il vero, la cosa un po’ mi ha infastidito. Mi hanno poi spiegato che è una forma di sondaggio voluto proprio per evitare che vi siano discriminazioni. Le istituzioni inglesi sono obbligate a farlo e i dati vengono utilizzati da un ente esterno che verifica che statisticamente non sia stato rifiutato nessuno per la sua etnia, mah sarà…».

Il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, invece, esulta ravvisando nella circostanza  un chiaro riconoscimento identitario:

Nei moduli di iscrizione alle scuole inglesi, si scopre che è inserita una differenza, di identità e lingua, tra italiani, napoletani e siciliani. La notizia è oggi pubblicata sul Mattino e sul Messaggero in edicola (http://www.ilmessaggero.it/…/gran_bretagna_iscrizione_scuol…), interpretata come discriminazione. Si tratta di un riconoscimento culturale ad una lingua autonoma, da storia antica, che è inserito da tempo come titolo nelle richieste di curriculum delle aziende americane. 


08
Ott 16

Colpo di scena: mancano i soldi per il “Patto per il Sud”

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Patti per il Sud? No, pacchi per il Sud. I soldi promessi e sbandierati all’elettore buon selvaggio meridionale, non ci sono.

Così Pino Aprile parla di questa incresciosa scoperta sul proprio profilo Facebook:

Due bravi giornalisti de “Il Fatto”, Carlo Di Foggia e Marco Palombi, sono andati a spulciare nella “Relazione sugli investimenti pubblici”, stilata dal ministero dell’Economia, nelle mani di Pier Carlo Padoan, e hanno scoperto che vi si dice, papale-papale: se davvero si vogliono mandare avanti i lavori previsti nei patti per il Sud, bisogna trovare i soldi, perché non ce ne stanno, a partire da subito (1,1 miliardi sui 9 sino al 2018).

È quello che succede quando compri pentole fallate da uno che strilla alla sagra della ribollita: quando vai a casa e scarti il pacco, ti accorgi che ti hanno fregato. Ora, per evitare una colossale figura renziana, il governo dovrà raccattare soldi da qualche parte. Da dove, vattelappesca, se lo stesso ministero alle Infrastrutture di Graziano Manolesta Delrio, nella sua relazione, fa l’elenco (impressionante) delle opere già in corso e rimaste senza quattrini o ridotte a zero virgola (persino le strafinanziate e coccolate opere inutili lombarde, come la Pedemontana che va ad aggiungersi a una già deserta autostrada Brebemi, Brescia-Bergamo-Milano).

E non ci sono soldi per aiutare le famiglie che non riescono a pagare l’affitto; non ce ne sono per Vigili del fuoco e le forze dell’ordine; e appena 74 milioni sono stati impegnati dei 9 miliardi annunciati contro il dissesto idrogeologico (altro “Grande Piano” di Sua Eccellenza il Capo del Governo mai eletto, ma nominato per capriccio dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, iscritto, secondo “Massoni”, a una loggia di destra statunitense, dal 1978, quando era comunista).

Insomma, chiacchiere al vento di dilettanti allo sbaraglio che, invece di dedicarsi alla soluzione dei problemi, li aggirano puntando tutto e solo su un referendum e riforme costituzionali scritte da un macellaio e da un cervello che il mondo ci invidia (la ministra Maria Elena Boschi).

Ah, dimenticavo: e si fa il Ponte sullo Stretto. Dice. Chi? Lui, quello dei “patti”, del “Grande Piano contro il dissesto idrogeologico” e presidente del Consorzio della mozzarella di Mondragone (con tutte le bufale che partorisce…).


07
Ott 16

“Sono io l’autore del cartello Higuain come Renzi”

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La foto l’ho pubblicata anche io quest’oggi ed ha fatto il giro del web. Oltre 30mila visualizzazioni sulla pagina del Napulegno. Corteo studentesco di Napoli contro la renziana “buona scuola”.

Poi come fanno i giornalisti vecchia maniera, e non usano fare più i blogger, dotato di una buona dose di fortuna, altrimenti detta “botta di culo”, sono riuscito a trovarlo. “Francis” così si fa chiamare su Facebook.

Controllo le foto del profilo, ce l’aveva con noi del Napulegno perchè avevamo scritto, sotto alla sua foto, “complimenti alla studentessa”.

“Sono un ragazzo” ci tiene a precisare. Stupidi noi, vecchi ultra trentacinquenni, ingannati da un casco di capelli lunghi e da una maglietta dei Guns’n’Roses (ancora li ascoltano?).

Avrà 20  o 30 anni, penso, e invece no, Francesco è un quindicenne che frequenta il Liceo Classico. “Europeo”, aggiunge. Ignoro cosa stia a significare l’aggettivo, avendo frequentato il consueto classico, dove la cosa più europea erano le due ore facoltative d’inglese, con annessa crisi isterica della prof che mandammo in analisi.

Si tratta di un liceo classico più con un taglio  internazionale, cioè facciamo una seconda lingua straniera, una materia veicolata in spagnolo e una in inglese

Francesco ha 15 anni e nessuna voglia di emigrare:

il mio progetto sarebbe quello di laurearmi alla Federico II se tutto va bene e spero di restare a Napoli poiché amo la mia città.

Abbiamo qualcosa che ci accomuna, sfoglio le foto del profilo e noto l’uso compulsivo di una grossa maschera di cavallo, in lattice. Mi porta indietro di almeno 20 anni quando, con Paolo, la usavamo per sdrammatizzare la seriosità delle manifestazioni troppo ingessate ed eccessivamente formali, cariche di sacertà da partito sovietico.

Francesco ma che ci fai sempre con questa maschera di cavallo che usi pure come avatar?

La maschera è una cosa che tiro fuori ogni tanto per far ridere la gente.la porto sempre nello zaino, all’occasione la tiro fuori.

“Francis” frequenta la scuola con profitto e tanta voglia di affrontare la vita con la sana disillusione del popolo napoletano, che poi diventa sagacia e ironia. Come il cartello che ha esibito oggi in piazza: RENZI=HIGUAIN.

Solo chi non è addentro alle questioni calcistiche può non capire o scambiarlo per un complimento. In realtà il riferimento non ha nulla di calcistico ma attiene prettamente alla sfera sentimentale. Quella degli amori traditi e mai perdonati. Molto più banalmente Higuain rappresenta a Napoli, quello che nella smorfia è ascritto alla simbologia del 71. L’omm e merd. 

“Renzi come Higuain, Renzi, dunque…71” con tutto quello che ne consegue in termini di cabala napoletana, mi spiega l’autore del cartello (realizzato con un amico e col pennarello prestato dallo zio di quest’ultimo, ci tiene a precisare).

Renzi non mi rappresenta, non è stato eletto da nessuno, stiamo diventando una democrazia “indiretta..

Francè come vai a scuola?

Bene, ho la media del 7…

Stammi bene, lo congedo e penso, sono certo, che una risata come quelle che suscita Francesco con la sua maschera da cavallo ed il suo cartello, la leggerezza (intelligente) dei suoi 15 anni seppelliranno pagine e pagine di propaganda, di pippe mentali dei post sessantottini in andropausa e di comunicati scongelati dai membri di politburo con rendite e vitalizi.