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27
Ago 17

I Verdi contro l’Osservatorio Vesuviano: via i vertici. Siete d’accordo?

Pur difendendo la professionalità di un ente scientifico, non può passare sotto silenzio (come sta succedendo in questi giorni) il fatto che chi è preposto al monitoraggio delle aree sismiche del nostro Paese commetta degli errori, se ne accorga (sollecitato da altri studiosi) e li rettifichi con 4 giorni di ritardo.

Tanto più se certe incongruenze erano già state poste in evidenza da alcuni vulcanologi nell’immediatezza del sisma di Ischia (Ortolani, Boschi, Luongo).

Interpellata, l’INGV mi ha risposto che certi calcoli sono suscettibili di rielaborazione e correzione. Non comprendo allora per quale motivo vengano diffusi a tutta la popolazione, in maniera approssimativa nell’immediatezza dell’evento (alimentando il repertorio di complottisti e complottari), e non soltanto agli enti preposti alla Protezione Civile (cui pure è stato consegnato un dato completamente errato sull’epicentro del sisma). Perché lasciare noi, volgo ignorante, ad elaborare l’esegesi del dato ogni volta che ci viene offerto?

I Verdi hanno deciso di chiedere la testa dei vertici dell’Osservatorio Vesuviano (e perché non anche quello dell’Ingv?)

Un intervento assolutamente tardivo, come confermato anche dal professore Giuseppe Luongo, ex direttore dell’Osservatorio, e da numerosi esponenti della comunità scientifica, che ha contribuito a criminalizzare la comunità ischitana e che ha fatto perdere di credibilità il più antico osservatorio vulcanologico del mondoIl corretto monitoraggio delle aree sismiche e vulcaniche della nostra regione – si legge ancora nella nota dei Verdiè condizione indispensabile per mettere in atto adeguate politiche di prevenzione e sicurezza dei territori oltre ad avere un forte impatto sulla serenità delle popolazioni e sul tessuto commerciale di molti comuni della provincia di Napoli. La credibilità dell’ente di monitoraggio è fortemente compromessa così come l’immagine di Ischia anche a causa di dati divulgati assolutamente sbagliati. Eppure ogni anno vengono spesi milioni di euro per svolgere queste rilevazioni.

Per questo chiediamo che sia riattivato immediatamente l’Osservatorio di Casamicciola, realizzato dopo il terremoto del 1883 la cui ristrutturazione è stata finanziata dalla Regione Campania (leggi qui). Ringraziamo, infine il professore Luongo per essere intervenuto personalmente all’incontro con i cittadini e con gli amministratori comunali, portando un contributo fondamentale per fare chiarezza sull’accaduto e su cosa si deve fare per mettere in sicurezza il territorio e supplendo alla disinformazione scientifica di questi giorni”.

PS: il 15 giugno scorso il sistema dell’INGV aveva “prodotto” un inesistente terremoto 5.1 in provincia di Macerata. In quel caso “ l’errore sarebbe stato determinato da un malfunzionamento di sistema che ha determinato una errata lettura dei dati: in realtà alle 5:17:46″ la scossa realmente avvenuta è stata di magnitudo 1.6 con epicentro 1 km a nord di Pieve Torina (Macerata).
Il terremoto non è stato avvertito dalla popolazione e non ha determinato alcun danno. L’indicazione della scossa 5.1 è rimasta ben visibile ed evidenziata in grassetto sul sito dell’Ingv per oltre mezzora. Poi è stata cancellata e sostituita con quella di magnitudo 1.6.
Secondo quanto si apprende da fonti della Protezione civile delle Marche, un terremoto di magnitudo 5.1 sarebbe effettivamente avvenuto nei minuti concomitanti alla scossa di magnitudo 1.6 registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) a Pieve Torina (Macerata), ma nelle Filippine: questo potrebbe aver causato una sovrapposizione di dati che ha generato l’errata indicazione sul sito web dell’Ingv.”

 


12
Ago 17

Tutto a posto, una medaglia e una stretta di mano certificano che a Napoli “è bellissmo”

Diciamo la verità, il masterpiece giornalistico della settimana agostana è stato una lettera in cui si riconosceva la non bestialità dei napoletani e la bellezza di Partenope. ‘O sole, ‘ o mar, e quant’è bella Napoli, benvenuti al Sud, ‘a pizza, ‘o mandulino, la zizzona di Battipaglia, uè uè.
 
E a dirlo è stata una ragazza trevigiana. Bene, bello. La lettera diventa virale, la pubblicano pure il corriere del Mezzogiorno, il Mattino e tutti i blog e i sitarielli presi dall’orgasmo del riconoscimento di civiltà.
 
Pure ‘o Sinnaco si è eccitato per la cosa e ha regalato le medaglia della città di Napoli alla ragazza. A quel punto l’avrei data pure al salumiere Ciro Scarciello, che forse se la meritava pure lui e a tutti gli imprenditori che denunciano il pizzo.
E l’avrei data anche a tutti i ragazzi che alle 15 dei giorni festivi si imbarcano sugli autobus da Piazza Garibaldi con i borsoni del calcetto (che pure serve per trovare lavoro) carichi di mozzarella e lacrime, costretti ad emigrare. I primi ambasciatori di Napoli nel mondo.
Intendiamoci, fin quando il feedback resta nell’alveo della espressione intima e personale va benissimo. Ma quando assume tinte istituzionali può diventare grottesco, perché finisce per dare l’impressione di voler premiare la narrazione oleografica e compiacente.
 
Una medaglia, appunto. Un po’ come se Martin Luther King avesse dato una medaglia a una ragazza dell’Alabama che avesse scritto che i “negri” non sono poi così selvaggi come sembrano. E che nelle piantagioni di cotone per qualche mese si può pure vivere bene, perché l’aria è pura e si sta a contatto con la natura.
 
Nel frattempo, a Napoli, continuiamo a pagare l’RC auto più cara d’Italia e il costo del denaro è più alto che a Treviso. Ma a chi lo denuncia da anni non viene data alcuna medaglia.
E allora, visto che pure Michael Jackson è morto,
“Caro Bob Dylan

Tu che canti in casa Reagan
Quando c’è Gromiko oppure Gorbaciov
I soldi di quattro teste nucleari, falli mandare qui for Italy

Appena puoi mandaci i danari
Perché senza danari son cazzi amari
E allora tu mandaci i danari
Anche i tuoi personali e di Diana Ross”

(agli Squallor avrei dato il Nobel, altro che una medaglia)

‘O sole, ‘o mare…

05
Ago 17

Chiude l’ennesima pagina indecente su Facebook. Serve segnalare?

 

In principio fu un post della seguitissima pagina Average Italian Guy che, nel luglio del 2013, così commentava la tragedia dell’autobus precipitato in Irpinia: Precipita autobus vicino ad Avellino. 40 morti tra cui nessun italiano.

L’indignazione fu altissima e culminò, perfino, in una interrogazione parlamentare.

La vicenda scosse tutti, sebbene, sin dall’ apertura di Facebook, pagine dal contenuto discutibile siano sempre esistite. La reazione generò una ricerca spasmodica degli autori e degli admin di quella pagina: nel giro di 48 ore furono pubblicati i loro volti e si scoprì che si trattava di 3 ragazzi siciliani i quali addussero come motivazione a quello status, “il black humor“. La pagina fu chiusa. Ha riaperto qualche tempo dopo, correggendo la “linea editoriale” e perdendo, di fatto, moltissimi follower.

Selvaggia Lucarelli da qualche anno combatte il fenomeno rendendo pan per focaccia aicyber bulli di Facebook, pubblicando chat segrete, volti, nomi e cognomi degli admin delle pagine (e di quegli utenti) che, a suo parere superino il limite, talvolta davvero sottile, tra ironia, sessismo, razzismo e stupidità. Anche il giornalista Gianluca Nicoletti risponde personalmente ai propri haters.

Le pagine che vengono aperte sulla base di pregiudizi e stereotipi anti napoletani sono quelle che suscitano sempre maggior seguito e dibattito. Per questo spuntano come funghi. Chi ne commenta i contenuti spesso non comprende che ogni post che appone in calce a foto e meme, finisce per alimentare il gioco perverso della notorietà degli autori della pagina. Come una mosca sulla carta moschicida diventa vittima, a sua volta, e “materiale” che i troll useranno come soggetto.

La domanda che spesso ci si pone, mentre si cerca il “cuggino alla Postale”, è : tutto ciò è legale? Perché Facebook non rimuove quanto viene segnalato?

Partiamo dall’ultima risposta. Ecco cosa scrive il colosso dei social al riguardo:

“Quando viene segnalato qualcosa a Facebook, lo analizziamo e rimuoviamo tutto ciò che non rispetta gli Standard della comunità di Facebook. Manterremmo la riservatezza per quanto riguarda il tuo nome e altre informazioni personali se contatteremo il responsabile.Tieni presente che la segnalazione di contenuti a Facebook non ne garantisce la rimozione. Potresti vedere un contenuto che non ti piace su Facebook, anche se rispetta le Condizioni di Facebook.”

In parole più semplici, è impossibile controllare il gran numero di segnalazioni che quotidianamente giungono al signor Zuckerberg. L’unico intervento rapido ed efficace è quello che segue all’azione dell’autorità giudiziaria (d’ufficio o a seguito di una denuncia). In quel caso, anche nel giro di poche ore, le pagine vengono chiuse insieme ai profili (fake o reali) degli amministratori e si prosegue con l’attività di indagine (che da il via al procedimento penale che può culminare con una archiviazione o un rinvio a giudizio a carico dei creatori dei post).

Da qualche giorno due pagine hanno suscitato scalpore e indignazione ne web (non le citerò per non alimentarne la diffusione e la pubblicità). Entrambe prendevano di mira, purtroppo, persone decedute. L’unico elemento in comune delle vittime, ça va sans dire, l’origine partenopea. Una è stata chiusa. L’altra, con poco più di una trentina difollower (davvero poca roba), prosegue con una condotta che senza dubbio configura (anche) fattispecie penalmente rilevanti. Entrambe le pagine sono state chiuse a seguito delle denunce e delle segnalazioni degli utenti.

L’avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia di Ciro Esposito, la cui memoria, insieme all’immagine della madre, veniva fatta oggetto di dileggio e diffamazione proprio su una di queste  pagine, si trova suo malgrado ad essere rappresentato tra le foto del profilo. Pisani è stato tra i primi artefici della chiusura di una pagina gemella, facendosi promotore di una richiesta di risarcimento per le vittime vilipese dagli amministratori della pagina ormai cancellata.

Lo ripetiamo, non si tratta di black humor, tutt’altro, nella migliore delle ipotesi si ipotizza il reato di diffamazione.

“Chi scriveva su quella pagina, verosimilmente, si trova in America”, sostiene Pisani (comunque non in Italia o, molto più probabilmente scrive con un sistema che, prima facie, travisa la reale origine geografica, come Tor ad esempio, ndr) . Ciò quanto risulterebbe dalle prime indagini, il che lascia supporre che, d’ufficio o a seguito di una denuncia, l’Autorità Giudiziaria italiana ha cominciato a muoversi.

L’Avvocato Pisani ci fa inoltre sapere che la famiglia di Ciro è pronta a sporgere formale denuncia, contro l’autore e gli editor della pagina.

Negli ultimi anni la sensibilità e l’azione nei confronti di queste condotte che si sviluppano nell’universo social, da parte della magistratura, sono notevolmente aumentate. Nonostante Facebook, la cui latenza e torpore (meglio sarebbe dire, colpevole inerzia) finiscono per indebolire commercialmente il brand del social americano. Per questo motivo, qualche mese fa, è stata annunciata l’implementazione di una task force volta a reprimere, nel modo più rapido possibile, episodi di razzismo e bullismo.

L’impressione, tuttavia, è che senza le denunce all’autorità giudiziaria,senza l’intervento della magistratura, quelle pagine sarebbero restate al proprio posto. Ed è per questo motivo che l’Avvocato Pisani ha deciso di denunciare anche Facebook.

Il consiglio per gli utenti è di evitare ci commentare i post di tali  agina perché si finisce per fornire ulteriore materiale all’evidente idiozia. Non solo. Ponete accorgimenti maggiori alla privacy del vostro profilo, rendendo le foto visibili solo agli amici. Infine, per porre fine a fattispecie lesive della vostra dignità o riservatezza, basta recarsi in una qualsiasi stazione dei carabinieri, o della polizia, e sporgere denuncia. E’ l’unico modo per difendersi da chi, contro la noia, con l’anonimato cerca di trovare alternative all’onanismo compulsivo.

 

(da Identità Insorgenti)


01
Ago 17

Noi, quarantenni sfigati che siamo rimasti in Italia

I toni trionfalistici sui dati della disoccupazione pubblicati ieri dall’Istat, mi hanno fatto ricordare di quando il Ministro Poletti invitò i giovani a restare in Italia, cercando lavoro tra una partita di calcetto e l’altra. Aveva ragione lui : tra prof terroni emigranti e centraliniste laureate, infatti, si svuota. Nessuno gioca più a calcetto.

La prima storia è di Valentina, laureata con lode in Scienze della Comunicazione, master, stage, cocopro, cococo, coccodè, esperienza pluriennale, no perditempo, tel ore pasti, max 30 anni. Si è mossa dal natìo borgo selvaggio per cercare fortuna altrove, come tanti suoi coetanei. Raggiunta la Capitale, si dà da fare e fa pure carrriera nell’ufficio comunicazione e marketing di una piccola azienda marchigiana che opera nel settore delle calzature ed esporta in tutto il mondo. Per nove anni. Valentina ci crede eccome, poi arriva la crisi ed inizia a mordere. A Settembre l’azienda chiude e Valentina inizia a passare gran parte delle notti insonni a cercare un’alternativa che le consenta quanto meno di pagare l’affitto, in nero, della propria stanza umida sulla Tuscolana.

Il 70% degli annunci ti confondono con manager, account, inbound, outbound, benefits, senior, junior e alla fine è solo un modo un pò british per di dire che cercano un povero Cristo laureato, magari pure col master, quasi sicuramente terrone, che deve stare 4 ore a convincere la gente a cambiare il proprio operatore telefonico, energetico, assicurativo, bancario, razzi, mazzi e compagnia bella. Se poi ci riesce e manda un collega a far firmare il contratto guadagna 5 euro lordi. Che si aggiungono ai trecento lordi mensili di stipendio. Trecento euro che poi diventano duecento e rotti netti. In alternativa c’è interpretare il ruolo del rompiscatole porta a porta, offerto sempre dalle agenzie di cui sopra (spuntano come funghi), che va a vendere aspirapolvere (“con brevetto Nasa”, ve lo giuro dicono proprio così) o a proporre contratti. Per il primo mese ti danno 900 euro. Poi ti pagano a provvigioni solo se sei riuscito ad intortare il poveretto di turno a cambiare il fornitore del gas o della luce. Porta a porta o negozio negozio (come rispose un selezionatore serafico all’aspirante di turno che gli obiettò “ma al telefono mi avevate detto che non era un porta a porta altrimenti non ci sarei proprio venuto!”). Per NOVE ore, però c’è la pausa pranzo e la benzina pagata (azz!!).

Ci sono anche quelli più fortunati. Come Concetta, della provincia di Caserta. Di cui vi ho già parlato da qualche parte.

Concetta l’ho incontrata in un giorno qualunque dalle 04.00 alle 08.00 di una maledetta mattina di provincia, alla stazione FS di Villa Literno, dove, tra i fumi della notte della Terra dei Fuochi e qualche discarica abusiva , una ciurma di nuovi insegnanti, meridionali e precari (per lo più donne) si “imbarca” su uno dei pochi diretti per Roma Termini.

Lerci e sporchi ( nella maggior parte dei casi da quanto si evince dagli adesivi sui vagoni, “donati” dalle regioni a Nord del Garigliano, tipo la Toscana), stipati come sardine, in perenne ritardo, sovente soppressi (ma non è colpa di TrenItalia eh), questi vagoni conducono le insegnanti meridionali a Roma.

Sedute dove capita, Concetta e le altre si fermano in stazione ad attendere le telefonate di qualche scuola in cui, un insegnante chissà se pure lui o lei meridionali o di altre regioni, non può tenere lezione perchè assente. Sceneggiatura più da “Deserto dei Tartari” che da “Odissea”. O da perfetto ibrido metropolitano della mia generazione.

La prof. emigrante, che ho conosciuto io, nella fattispecie Concetta, che poi si fa chiamare Titti per non far sentire che è proprio terrona, terrona, altrimenti va a finire pure che i genitori di qualche bambino storcano il naso per l’accento dell’agro aversano, insegna alla scuola dell’infanzia. Come le altre, aspetta la telefonata che, se arriva, la condurrà in una scuola di Roma Nord, o di Casal Palocco, in media una 50ina di chilometri di distanza da Roma Termini, ed avrà un’oretta di tempo per evitare il traffico, sperare che non ci siano manifestazioni e scioperi dell’Atac, per raggiungere l’istituto.

Fatta la sostituzione, trascorse 4 o 5 ore, di un collega magari in regime di part time, quindi per un 700 euro al mese, percorrerà il cammino a ritroso, ritornando a casa dopo 15 o 16 ore. Ad attenderla l’odore inconfondibile dei copertoni bruciati.

Altri Telemaco, insegnanti dai 25 ai 40 anni di una esistenza precaria, con cui viaggio spesso, in attesa ogni giorno del caporale italiano che dia loro qualche euro per vivere in una terra con stipendi da paesi post sovietici. Ma tutto questo il Renzi non lo sa e non sa neppure che se la telefonata non arriva, per Concetta, sarà stata l’ennesima giornata a bruciare denaro e speranze, lontano da casa, nell’attesa dei Tartari.