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A quanto ammontano gli investimenti delle Ferrovie al Sud?

Il sempre puntuale Marco Esposito, giornalista del Mattino, pone un interessante interrogativo : quanto investono le Ferrovie dello Stato al Sud?

Per chi si trova a vivere la realtà delle linee ferrate dal Garigliano scivolando verso Reggio, fino alla Sicilia, esse sono oggetto ormai solo di viaggi lisergici e visioni ultraterrene, la risposta è abbastanza chiara. Ma proviamo a quantificarla.

Scrive Esposito:

L’obiettivo medio per le aziende pubbliche italiane è di investire per legge (tra incentivi e infrastrutture) il 45% nel Mezzogiorno. Il dato è elevato perché serve, nelle intenzioni, a riequilibrare il divario Nord-Sud ed è quindi superiore sia alla superficie del Mezzogiorno (che è il 40,8%) sia alla popolazione (pari al 34,3%), sia alle tasse pagate dai meridionali (che sono il 24,5% e cioè in linea con la ricchezza prodotta). Ma tale obiettivo è rispettato? Dall’Anas e dall’Enel sì. Meno dall’Eni e dalle Poste. Molto meno da aziende ex Iri come Alitalia, Finmeccanica, Fintecna e Rai. Per niente dalle Fs.

Secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte dei dati è pubblica, ma non fa titolo nei telegiornali: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf

Però, come disse Moretti, l’ex ad di Trenitalia, quello che si lamentava per lo stipendio basso, i cani possono viaggiare sui Frecciarossa. A Sud di Salerno, le persone no.

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