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” A Torino sto bene, passano un sacco di paesani a salutarmi”: l’irritante provocazione di un consigliere torinese

Museo Lombroso, una foto su facebook riaccende la lite sul cranio conteso

Alcuni consiglieri comunali della città di Torino, ieri,sono stati in visita al Museo di Lombroso, ove, lo ricordiamo, sono esposti col marchio di criminali abituali, decine di crani mozzati, a bocca spalancata, di presunti briganti meridionali.

Secondo il Comitato NoLombroso, che da anni propone di chiuderlo, e secondo anche molti sottoscrittori dell’appelo del Comitato, tra cui il consigliere comunale di Torino, Mimmo Mangone, e alcuni consigli comunali italiani, quel museo non ha fatto altro che contribuire a tramandare il topos del meridionale “criminale abituale”. Teorie scientifiche che si sono rivelate false ed inattendibili.

Lo stesso consigliere Mangone così si esprime a tal proposito:  “Il museo dedicato a Lombroso è lì a ricordare a tutti che i popoli meridionalisono inferiori ai popoli del nord”. Il consigliere l’ha definito “il museo delle caz.. te”, che “per rispetto di tutti i meridionali che hanno contribuito a far grande il nord dev’essere chiuso. E i resti umani, con nome e cognome, restituiti ai richiedenti”. Il cranio di Villella lo rivorrebbero in quel di Motta Santa Lucia: il Tribunale di Lamezia ha dato ragione al comune calabrese; la Corte di appello di Catanzaro ha sospeso la decisione in attesa di pronunciarsi. La decisione è attesa il 2 dicembre 2014. (Repubblica)

E ieri, proprio a dimostrazione della scarsa sensibilità che si dimostra verso la questione, come se il politicamente corretto riguardasse solo alcune forme di razzismo e non altre, come se,ancora, avesse valore solo nei confronti di tematiche più esotiche che “domestiche”, una frase davvero di cattivo gusto del presidente della commissione Cultura del Comune di Torino, Luca Cassiani, che su facebook ha pubblicato una foto del cranio di Villella con una didascalia, rivolta al consigliere Mimmo Mangone: “Caro Mimmo, sono Giuseppe Villella. Qui a Torino non sto così male nel Museo Lombroso. Ci sono un sacco di nostri paesani che tutti i giorni passano a salutarmi. Ti prego, lasciami qui a riposare, con affetto, Giuseppe” (il riferimento è a Giuseppe Villella).

Ci perdoni consigliere, questo è davvero cattivo gusto che calpesta la dignità e la memoria, oltre che la sensibilità, di una Storia mai veramente condivisa. Stuprata e travisata a seconda degli usi e delle circostanze.

A volte pare che ci sia una profonda distanza umana, che si dissolve tra le nebbie di una nazione inventata venti o trena anni fa. Una pietas umiliata che parte da Fenestrelle ed arriva fino al Museo Lombroso.

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