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Agroalimentare campano”Il decreto del governo pesa come un’infamia”

Il decreto del Governo è «errato sin dal suo titolo», perché «utilizzare l’espressione Terra dei fuochi, definizione che adopera lo stesso governatore della Campania, è una scelta sbagliata». Anzi, di più: «È un’etichetta che non ci scrolleremo mai di dosso, come terroni e colera. Un marchio d’infamia definitivo, che estende di fatto a tutta la regione un problema limitato ad appena 840 ettari di terreno coltivato su 500.000».

Così i principali produttori agroalimentari campani, contro il decreto del Governo che in un tentativo estremo di semplificazione, sulla cosiddetta “terra dei fuochi”, finisce per creare nuova confusione e porre tutto nello stesso infamante calderone.

Proseguono:

E’ finita, nel caso della mozzarella, che il Consorzio le analisi le ha fatte fare in Germania dagli esperti del Tuv, quelli che certificano le Mercedes: «E l’assessore regionale Daniela Nugnes s’è pure arrabbiata perché dice che abbiamo i nostri laboratori. Peccato però che quando l’abbiamo chiesto all’Istituto superiore di sanità ci hanno risposto che non sono al servizio delle imprese». Quei dati, in realtà, sono da un’altra parte. «Dopo l’emergenza diossina del 2008 — spiega Raimondo — sono stati stanziati 11 milioni di euro per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012». A che servivano? «A pagare gli straordinari dei veterinari, che hanno monitorato la mozzarella di bufala dop con migliaia di analisi dell’Istituto zooprofilattico di Portici. Ora, mi chiedo, perché la Regione non le ha tirate fuori in questo periodo di crisi? Perché ha atteso che andassimo in Germania?». Per carità, come dice Lucisano «Antonio Limone fa un lavoro eccezionale», ma «a che servono le verifiche se poi non si rendono noti i risultati?». Il problema, denunciano i diretti interessati, è che i dati positivi nessuno li comunica: «Abbiamo chiesto alla Regione di farlo, ma non abbiamo avuto alcuna risposta». Le conseguenze? «Passiamo per negazionisti», dice Ciardiello. «Eppure tutti i giorni i supermercati controllano l’ortofrutta che scarichiamo. Esportiamo in Germania e Russia, se arriva una sola mela marcia scatta l’allarme sanitario entro ventiquattr’ore: peccato però che queste cose, ai consumatori, non le dicano». (Fonte: Corriere del Mezzogiorno)

Intanto continuano a crollare le vendite. Le soluzioni suggerite?

 «La prima è l’immediata perimetrazione di quegli 840 ettari contaminati: va creata subito un’area no food, attendere cinque mesi per i rilievi è inutile»

Resta il personale invito a continuare ad acquistare per le feste prodotti esclusivamente campani in modo da dare respiro all’economia del territorio.

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