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Anche l’Abruzzo monnezzaio dei veleni dell’industria italiana

Nessuna regione del Mezzogiorno è sfuggita alla logica della pattumiera al servizio delle aziende nazionali. Anche l’Abruzzo è della partita. Proprio quella regione bucolica e romantica raccontata da D’Annunzio. L’Abruzzo regione verde d’Europa. Da Civitella del Tronto alla Sicilia, siamo coperti. Non manca nessuno.

Creare occupazione con l’industria pesante, chimica e ptrolchimica e poi chissenefrega se lo si faceva, per risparmiare, devastando ed avvelenando un territorio.

E così Bussi, vicino Pescara, si aggiunge all’Ilva, alla Tirreno Power, alla Terra dei Fuochi, a tutta quella vasta congerie di scandali e sozzure pianificate per salvare l’economia italiana dalla morsa della globalizzazione. Più facile questo che progetti e cambiamenti strutturali.

“Sono abituati a vivere nella monnezza, continuino a vivere nella monnezza” riferiva il magistrato Ceglie, ascoltando le intercettazioni dei broker criminali delle ecomafie della Terra dei Fuochi con accenti non proprio meridionali.

A Bussi, vicino Pescara, sono state interrate circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio dell’ex Polo chimico Montecatini Edison. Il danno ambientale stimato è di circa  8 miliardi e mezzo mentre per la bonifica occorreranno 600 milioni. (fonte rai news24)

Acqua contaminata per 700mila persone.

Un segreto taciuto per decenni, nella ipocrita e mesta indifferenza degli uomini della politica e delle istituzioni. Nessuno sa e sapeva nulla, del resto, qualcuno gli ha chiesto conto di governare e controllare i territori? Ma no..figuriamoci..

Un avvelenamento lento e costante, indiscriminato, incosciente, in nome della superiore “ragion di stato”, dell’occupazione senza futuro e senza alcuna programmazione se non l’h’ic et nunc della giagulatoria di tangenti che attraversavano tutto l’arco costituzionale negli anni ’80 e ’90, denaro che si recuperava, poi, risparmiando sulla pelle delle persone e sui territori completamente devastati.

Ed i terroni, cui faceva comodo, venduti al gioco sottile delle clientele.

Buona notte anche a te, Abruzzo.

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