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Aprile: la partita dell’Italia che sarà si gioca al Sud

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Un interessante spunto di riflessione dell’autore di Carnefici e Terroni, il giornalista Pino Aprile:

Non ci credevano che si gioca al Sud la partita dell’Italia che sarà (se ancora sarà…), quei quattro cialtroncelli che pensavano di sistemarsi al governo e al potere, garantendo a qualsiasi costo flussi di denaro (sottratti al Sud) al Nord parassitario dei gestori di autostrade avute in regalo attraverso la politica gregaria; colossali appalti pubblici scandalosamente inutili (vedi la Brebemi: l’autostrada più deserta dell’emisfero); alte velocità da fare a costi al chilometro più alti da sei a dodici volte, rispetto ad altri Paesi; Expo fallimentari spacciate per successi; Mose persino dannosi per una delle città più belle del mondo; faraonici centri di ricerca il cui unico scopo è fare arrivare a Milano più soldi che in tutto il resto d’Italia messo insieme (e la ricerca? Va be’, una cosa alla volta…, come si è già visto per l’analogo centro di Genova).

Alla fine, tira e tira, la coperta si strappa (con i Graziano Delrio che si divertono a prenderci per il culo, parlando di ricerche geologiche per capire se si possono posare i binari sul suolo terronico. E quel Renzi che con la faccia di… Renzi, che a Confindustria denuncia l’irraggiungibilità di Matera in treno, come non sapesse e non sapessimo chi ha destinato 4500 milioni su 4560, per le ferrovie, al solo Nord).

Parlamentari e dirigenti del Pd (al Nord, opportunisti che “acchiappano”; al Sud, servi cui la complicità nel furto ai danni della loro gente porta personale arricchimento) hanno pensato di poter continuare senza fine così, avendo in mano tutte le leve del potere (Rai tappetino; giornali a pagine unificate; sindacati, banche e Confindustria di complemento; Parlamento reso inutile). Contro chi non si adegua, in ogni campo, dal giornalismo, alla magistratura, alla politica e all’interno degli stessi partiti, si è agito e si agisce con il fastidio e la prepotenza di chi non sa, non vuole (e forse non può) ascoltare altri che chi consente, illudendosi di forzare la realtà ad aderire alle loro pretese e ambizioni.

Ed eccolo il risultato: il Pd è un partito in estinzione, ma al Sud è già marcito ed estinto un po’ ovunque, a partire dalla sua roccaforte, Napoli; mentre esiste ancora solo dove resiste alla politica razzista del governo, come in Puglia. È lo stesso per i partituzzi d’appoggio provenienti dalla destra estrema o berlusconiana, come quello di Alfano, o da ambienti massonico-affaristi, con aderenze piduiste e “punti di riferimento” mafiosi (Dell’Utri), come rivendica, con orgoglio e deferenza, Denis Verdini, l’uomo che consente al governo (da cotali maestri ispirato), di avere ancora una maggioranza. Il loro isolamento dal paese è ormai totale: hanno numeri in Parlamento, non esistono più nelle urne.

In nome di chi governano e addirittura vorrebbero fare a pezzi la Costituzione, sottoponendola a “riforme” di bassa macelleria (vista la professione del “padre costituente” Verdini)? E quando mai si è visto, se non in regimi totalitari (lì che si vuole arrivare, con queste prove tecniche?), che una minoranza ormai poco più che risicata, adatti la legge fondamentale alle sue voglie? È Verdini che lo vuole? E chi glielo ha detto, Dell’Utri? O è un altro consiglio (dopo quello sulla banca Etruria) che il papà della ministra Boschi ha chiesto al pregiudicato piduista Flavio Carboni, in rapporti con la cosca dei Corleonesi e la banda della Magliana?

La cosa è molto evidente con il Pd, ma riguarda tutti: vedi lo sfarinamento del centrodestra. A Napoli, il Pd gregario che lascia amputare la città dai commissari di Renzi, è stato ridicolizzato alle elezioni, nonostante l’aiuto fraterno (aggettivo non casuale) delle impresentabili truppe raccattate in loco da Verdini. All’assemblea dei delegati del partito, su 468, se ne sono presentati 58 (avevano litigato in casa e, pur di uscirsene…). Non hanno deciso niente. E Bassolino (che a paragone sembra un gigante: e ho detto tutto), ha spiegato che la gran parte di quei delegati ha già abbandonato il partito.

A Napoli, come in tutto il Sud vince chi è contro la politica antimeridionale di Renzi e complici: vince de Magistris. E la cosa è ormai così evidente, che pure Leoluca Orlando, a Palermo, vuol fare il de Magistris, anche se per ora si limita a volerlo sembrare.

E vince in Puglia Michele Emiliano, che deve buona parte dei suoi consensi (tanto indigesti a Renzi) a una politica che, pur fra qualche contraddizione e qualche cautela di troppo, risponde al territorio non al partito. Tanto che molti pensano, forse a ragione, che la sua permanenza nel partito, forse per il disegno di conquistarlo e raddrizzarlo, gli faccia perdere più adesioni di quante gliene garantisca restarci. Il futuro dirà chi ha ragione. Nel frattempo, lui si espone con i no-triv contro il governo, annuncia il ricorso alla Consulta contro l’ennesimo privilegio dato da Renzi all’Ilva (poter inquinare impunemente), cerca di tutelare gli ulivi-padri di Puglia.

In tutto il resto del Sud, il Pd appecoronato alla politica antimeridionale dei Renzi e Delrio, ha visto sprofondare le sue percentuali di voti, nonostante cinesi di complemento e pacchi di pasta in regalo, salvo rare eccezioni (vedi Vincenzo De Luca e… famiglia), spesso iper-clientelari. A Taranto è un partito che fra un po’ si coniugherà al passato. Su 11 comuni della provincia che erano chiamati al voto, il Pd è stato capace di perdere ovunque, restando fuori anche dai cinque ballottaggi.

Ora de Magistris progetta una entità politica non nazionale, che unisca le forze di città europee con gli stessi problemi. Idea non si sa se prematura, che ha già qualche precedente dalla Grecia (ci lavora Varoufakis, dopo la misera fine del primo tentativo). L’idea è giusta, comunque, perché i partiti nazionali sono figli degli Stati nazionali, espressione della civiltà industriale; la nuova civiltà informatica (per convenzione nata nel 1989, con la caduta del muro di Berlino), si caratterizza per mercati e comportamenti globali, in cui ci si offre con il valore delle proprie identità locali: non Italia e Spagna, ma Napoli e Barcellona; non Europa e Africa, ma Paesi mediterranei… eccetera.

La domanda è se a guidare il nuovo corso che parte da Sud sarà de Magistris da Napoli, con il vantaggio di rappresentare la vecchia capitale; o Emiliano, da dentro il Pd (naaaa!) o da fuori. O una politica che unisca le loro forze su progetti comuni. Senza escludere sorprese dal basso, sempre possibili.

Il Sud, in questo, per necessità, per salvarsi, è più avanti; mentre il Nord peggiore tenta di prolungare il vecchio che muore, alleandosi con il peggio del Sud (mafia, attraverso massoneria ormai maffioneria). Non si sa quanto possano resistere, ma l’annuncio della loro sconfitta potrebbe arrivare sulle macerie…

A che serve candidare gli impresentabili Giuseppe Sala dello scempio Expo, dei bilanci in rosso, dei numeri taroccati sull’afflusso dei visitatori, dei cinesi intruppati con fogliettino in mano e nome segnato, a votare per lui? (chi li ha intruppati? Chi gli ha imposto o gentilmente suggerito di votare Sala? In cambio di cosa?). Il successo dei 5stelle ovunque, per completare il quadro, è la conferma della fuga dai poteri marci e autoreferenziali.

Il Pd, diventa residuale: (ha perso la sua storia, l’identità, ora anche i voti). In questo discorso, però, non vale come partito, ma (esattamente come il centrodestra, dunque indistinguibile) come strumento ed espressione del potere nord-centrico impostosi a mano armata un secolo e mezzo fa. I guasti di quella unione malfatta vengono al pettine.

Il Sud, chiamato a pagare la crisi ultima di quella civiltà industriale, in funzione della quale nacque il Paese-nazione (con la soppressione violenta e malriuscita delle diverse nazioni-identità, dalla napoletana alla veneta, alla siciliana, alla sarda…), non ci sta più.

Quel tempo è alla fine; il gioco è ormai un altro. La partita si vince e si perde a Sud. Loro sono ancora forti, ma lo sanno. E adesso hanno paura.

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1 comment

  1. La risposta più eloquente a tutto il nord e centro.Non dobbiamo dimenticare i nostri,chiamiamoli,politici che ci hanno rappresentato per tutti questi anni.La schifezza dei politici,che si sono fatti comprare per un tozzo di pane