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Aversa, il silenzio ha sconfitto il silenzio

Io tutta questa gente, davvero non mi aspettavo di vederla ed incontrarla.

Qualcuno parla di oltre duemila presenze. Un corteo lento, silenzioso. Una marcia funebre dignitosa e composta. Di chi celebra e denuncia il malessere proprio e quello di una terra avvelenata da industriali senza scrupoli e criminali senza un briciolo di coscienza. Un corteo di uomini, donne, ragazzi. In un assordante silenzio che ha rotto il muro ed i pregiudizi di chi ci vuole, in queste terre, conniventi ed omertosi.

Qualcuno ricordava che forse tanta gente non la si vedeva dai tempi del funerale di don Peppino Diana. Radunate in pochi giorni, con un efficace tam tam virtuale dal gruppo “Terra Mia”.

Vestita a lutto, così Aversa s’è risvegliata nella controra di un pomeriggio di settembre, per far sentire la propria voce: nella terra dei fuochi pretendiamo la vita, quella che, i veleni industriali, interrati per mero profitto personale, stanno negando a tanti.

Un tale , stamattina, mi scriveva in privato che, anche in questa circostanza, noi “terroni” siamo oltremodo scenografici e pronti alla sceneggiata, ed alla lacrima facile, volendo speculare emotivamente, ma non solo, su un problema ed un olocausto che in realtà non avrebbe luogo nè senso effettivo. Un biocidio senza prove nè basi scientifiche.
In Campania, come a Taranto, in Sicilia come nella Lucania violentata dalle trivelle del petrolio e nella Calabria che si vuole soffocare nel carbone.

Mi sarebbe piaciuto mostrargli il volto e la dignità di madri e padri orfani dei propri figli, col silenzio ed il coraggio di chi ancora non si è arreso. Mi sarebbe piaciuto fargli ascoltare il silenzio assordante di chi con coraggio ha marcato la propria presenza su un territorio usurpato e vilipeso. Mi sarebbe piaciuto che intervistassero ognuno dei presenti e gli chiedesse quanti tra amici e parenti sono vittima dell’oscuro male che questa terra ci elargisce insieme ai frutti che mangiamo e all’aria che respiriamo.

Perchè oggi ad Aversa, non c’erano solo persone provenienti dall’agro aversano, ma tanta gente è giunta anche dalle province di Napoli e dai Campi Flegrei. Dai confini cioè di quella landa che ribolle di rifiuti industriali e merda tossica.

Ed ha mostrato il proprio volto fiero anche a quei muri con le orecchie.

Ed il messaggio è stato chiaro: vediamo, sentiamo, parliamo e denunciamo. Oggi il silenzio di tanti ha rotto il muro del silenzio di pochi complici e conniventi mercenari della dignità propria (oltre che della salute) e della propria terra.

A terra è nostra e nun s’adda tuccà.

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