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Cambiare il contenuto dei testi scolastici?

sudde

Pino Aprile risponde a questa domanda con un interessante post:

Libri di scuola contestati, perché riportano sul Sud, pre e post unitario, informazioni scorrette, magari frutto di una storiografia e una pubblicistica consolidata, ma dimostrate del tutto o in parte infondate, da una serie nutrita di ricerche fatte da università, centri studi, autori accademici e no.

Nel caso di uno di questi volumi, pubblicato da La Scuola, la dirigenza della casa editrice ha accettato il dialogo, ha verificato l’esattezza delle obiezioni e ha ritirato il libro, mettendone in cantiere uno che tenesse conto degli aggiornamenti resi possibili dai più recenti studi. Tanto di cappello.

Altri editori, come la Mondadori-scuola, per il volume Spazio-storia, di Vittoria Calvani, hanno ritenuto di regolarsi diversamente. Continueremo a ricordare (lo abbiamo fatto per tutto lo scorso anno scolastico) che la descrizione lì riportata del Sud di miseria assoluta, senza manco un cencio per coprire un neonato (la paglia l’avevano prestata a Cristo bambino o se l’erano mangiata il bue e l’asinello), opposta alla condizione “dura ma non miserabile” del Nord, si commenta da sé. E si commenta malissimo.

Analoghe critiche vengono rivolte a “Chiedi alla storia”, di Franco Almerighi e Roberto Roveda. La prima scuola in cui gli studenti si rifiutarono di studiare su libri che continuano a raccontare il Sud e la sua storia in termini che ormai sfiorano la caricatura (il bimbo ignudo, il papà morente o già morto… di miseria terronica grave e atavica e soprattutto irrecuperabile, si capisce!), fu il liceo linguistico “de Bottis” di Torre del Greco, nel 2013; poi fecero lo stesso gli studenti della media “Alfonso Gatto” di Battipaglia; altrettanto è ora accaduto in una scuola in Abruzzo.

Cinque anni fa (lo raccontai in Giù al Sud), il primo esame di Stato in cui uno studente si presentò alla Commissione con la pila dei libri su cui aveva dovuto studiare, in quegli anni, e cominciò a demolire, con documenti, slide proiettate, testi di altri autori italiani e stranieri, molte verità storiche mummificate, palesemente non più sostenibili. La madre era disperata: ora me lo bocciano.

Specie quando il presidente della Commissione obiettò che lui non condivideva quello che il ragazzo stava dicendo. «Se ha documenti che smentiscono i miei, sono pronto a discuterne», replicò, parola più, parola meno, il giovanotto. Fu promosso con il massimo dei voti. E ormai non le conto più le tesine della maturità, le tesi universitarie in cui la storia viene ridisegnata più correttamente.

Parliamoci chiaro: nessuno potrà mai scrivere “la verità”, ma più ne cercheremo (senza dare per vera quella che più ci fa comodo), più ne troveremo; il che significa essere pronti a rivedere quel che sappiamo, se non regge dinanzi a nuovi documenti. E non basta: la storia non si può cambiare, solo tentare di capirne un po’ di più; il che significa che non ha senso (ed è pure infame) lardellare strade e piazze con i nomi di conquistatori e massacratori fatti passare per fratelli idealisti (ma chi? Cialdini e gli altri boia come lui?); ma non ha nemmeno senso pensare che “avremo vinto” quando al posto di quelli ci saranno i nomi di Carmine Crocco, Ninco Nanco e Francesco II.

Quello che è stato non puoi cancellarlo, solo imparare a riconoscerlo, accettarlo e condividerlo, che ti piaccia o no. Uso dire che avremo fatto pace con la nostra storia e noi stessi, quando potremo darci appuntamento in via Garibaldi, angolo via Sergente Romano; a piazza Cavour, imbocco corso Beneventano del Bosco; al bivio fra viale Regina Margherita e viale Regina Sofia.

Siamo lontani? Anche dalle contestazioni dei libri di storia da parte degli studenti ci pensavamo distantissimi; e le stiamo vedendo. Tanto che circa un anno fa, il professor Ernesto Galli della Loggia scrisse, sul Corriere del Mezzogiorno, che la percezione che la storia di com’è stata unita l’Italia sia altra da quella insegnata finora, è ormai maggioritaria nelle nostre scuole.

Non stiamo giocando una partita, non c’è niente da vincere, se non la decenza di ridiscutere come sono andate davvero le cose e smetterla di insozzare la scuola con testi che rappresentano una parte del Paese e dei suoi abitanti come trogloditi condotti alla civiltà da una eletta razza di armati che scese ad abbracciarla per condurla alla civiltà.

Incivili erano quelli che saccheggiarono, stuprarono, fucilarono in massa, distrussero fabbriche, rubarono l’oro delle banche, fecero guerra senza manco dichiararla.

Tutto passato, vero; ma che pesa sull’oggi, solo se si cerca di nasconderlo. Sono nati così anche altri Paesi; la differenza è che nelle loro scuole, si dice come.

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1 comment

  1. […] Nel caso di uno di questi volumi, pubblicato da La Scuola, la dirigenza della casa editrice ha accettato il dialogo, ha verificato l’esattezza delle obiezioni e ha ritirato il libro, mettendone in cantiere uno che tenesse conto degli aggiornamenti resi possibili dai più recenti studi. Tanto di cappello.(continua) […]