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Cari Rizzo e Stella, e i fondi europei usati da un’impresa funebre piemontese?

di Lino Patruno*

Se il Sud muore”, muore tutta l’Italia. Questo devono sapere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella autori di un libro con quel titolo allarmato. Ma il Sud non muore, anche se si fa di tutto per tirargli le gambe. Il Sud resiste nonostante tutto. Soprattutto il Sud non muore, si spera, delle malattie delle quali parlano i due grandi saggisti. Esempio: i fondi europei distribuiti come coriandoli, tanto a me tanto a te, tutti contenti ma spreco senza alcuno sviluppo. Oltre 75 mila, hanno conteggiato. E questo mentre gli altri, con quei soldi, “costruiscono aeroporti e stendono binari dell’alta velocità e dotano città e campagne di reti internet a banda larga e raddoppiano le corsie autostradali”.
Bisognerebbe capire chi siano “gli altri”. E capire quanto può morire anche il Centro Nord, visti tutti i coriandoli che Rizzo e Stella ignorano (forse per carità di patria). Basta consultare lo stesso semplice sito ufficiale che hanno consultato loro. Degli oltre 700mila progetti europei, il 73 per cento è andato proprio al Centro Nord. E non è la Sicilia la regina del tanto a me tanto a te, ma la Lombardia: 298.842 progetti contro i 189.967 non della Sicilia, ma dell’intero Sud. Chi muore, allora?
A proposito di morte, il collega Marco Esposito sul “Mattino” si è divertito (suo malgrado) a confutare la madre di tutte le nefandezze secondo i due autori: i 3264 euro elargiti all’agenzia funebre “Al giardino dei fiori” di Gangi (Sicilia), senza parlare per par condicio dei 3000 andati all’impresa funebre Ongaro di Baveno (Verbano-Cusio-Ossola). E se il massimo dello sdegno spetta anche ai corsi, sempre siciliani, per “operatori olistici del benessere e del massaggio” (non si fregano così lo Stato e l’Europa) che dire dei 1500 euro in Friuli per un corso di “insaccatori di salumi”? E dei 47.998 per insegnare le “tecniche di pizzeria” a Tolmezzo (Udine)? O dei 17.992 a Ravenna per “strategie di filiera per il turismo ciclabile”?
Stop. La classifica degli sprechi italiani non fa onore a nessuno, né al Nord né al Sud. Non per niente questo Paese si trova con le pezze al sedere. Ma questa classifica non deve essere sempre occasione per sparare sul solito Sud brutto sporco e cattivo. Perché se andiamo a consultare altri tristi capitoli, altro che cuccagna per quel Nord molto meno virtuoso di quanto una stampa a senso unico voglia accreditarlo. Il capitolo dei sussidi alle imprese, per dire. Trenta miliardi l’anno: un coriandolo, anzi un coriandolone per tutti, ma in stragrande maggioranza per il Nord che imprese ne ha più di tutti. E coriandoli da loro arraffati anche al Sud (andare a leggere lo sconvolgente libro “Mani bucate” di Marco Cobianchi, giornalista con nulla di terrone).
Alla larga dall’idea del siccome così fan tutti, lo facciamo anche noi. E hanno ragione Rizzo e Stella a dire quanto sarebbe più utile che quei fondi europei fossero utilizzati per aeroporti e alta velocità ferroviaria. Anche se si dovrebbe obiettare: scusi, ma perché l’alta velocità ferroviaria al Nord è stata fatta coi soldi pubblici italiani e al Sud non solo non è stata fatta, ma si dovrebbe fare con quelli europei? I fondi europei non dovrebbero essere aggiuntivi? O ci devono essere i soliti figli e figliastri mentendo poi col famoso “tutti i soldi che abbiamo dato al Sud”? Intanto per ora l’alta velocità è solo al Nord. Mentre il Sud si deve battere non tanto per l’alta velocità, quanto per avere puramente treni.
Ecco. Se il Sud rischia sia il deserto industriale con le aziende che chiudono, sia quello umano con la gente che se ne va e coi morti che superano i nati, bisognerebbe aggiungere qualcos’altro alla giusta condanna per tale andazzo. L’andazzo esecrabile, vero, della “sopravvivenza ricattata, delle clientele, dei favori pietiti in cambio dei voti, dei cantieri che non chiudono mai perché i soldi girano finché un cantiere è aperto, dei rapporti ambigui con le mafie”. Ma bisognerebbe chiedersi anche perché Matera non ha ancòra le ferrovie dello Stato, perché fra Napoli e Bari non c’è un treno diretto, perché la Salerno-Reggio Calabria non è ancòra completa dopo oltre 50 anni (a proposito di cantieri sempre aperti), perché non ci sono aerei fra le città meridionali. Bisognerebbe chiedersi perché questo divario del 40 per cento di infrastrutture. E perché nonostante questo divario la spesa pubblica dello Stato continua a essere maggiore al Nord rispetto al Sud, cioè tutto il contrario della logica.
Ma nel frattempo il Sud dovrebbe chiedersi se non spetti a se stesso occuparsi di se stesso, se non debba uscire dal lamento e smetterla di autoassolversi, se non debba spazzare dirigenti furbetti e maneggioni non meno di cittadini conniventi con loro. Partendo da chi ci è rimasto e continua a lavorarci. E che è il Sud senza il quale anche l’Italia morirebbe.

*Giornalista Pugliese

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