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Caro Grillo, quanta demagogia sui fondi europei al Sud

Vi confesso, non mi sarei aspettato da Beppe Grillo tanti clichè e sterotipi nel suo discorso in sede europea.

Avremo capito male? Chissà…Queste le parole, diffuse in quel di Strasburgo, così come le riporta l’Ansa:

“Sono venuto per dire: non dateli: scompaiono tutti in tre regioni: Calabria, Sicilia e Campania: e quindi a mafia, ‘ndrangheta e camorra”.

 

Roba che neanche il nuovo corso leghista di Salvini si era ancora sognato di pronunciare. Un pulviscolo di stereotipi che davvero mi ha lasciato perplesso.

Da censurare innanzitutto il solito accostamento delle regioni meridionali alle mafie, con quel “quindi” che apre il campo a deduzioni davvero irragionevoli. Non per un capriccio personale (diamine, indicare le regioni significa parlare di cittadini onesti accostati immeritatamente a fenomeni di cui sono vittime!) ma per la incisiva pervasività delle medesime, delle mafie intendo, attestate dalle cronache giudiziarie in regioni ove il fenomeno si arricchisce e si ramifica negli investimenti e nel profitto. Le mafie sono holding che operano laddove c’è un humus economico favorevole. Ed è una delle regioni per le quali da anni ormai hanno mosso altrove il flusso del contante e l’eventuale interesse per i fondi europei.

L’idea avuta da Griullo in realtà non è proprio nuova, fu già lanciata dalle pagine del Sole 24 Ore da Roberto Perotti che chiedeva di destinare quella parte di fondi europei destinati al Sud alle aziende e alle industrie (locate fondamentalmente al Nord).

Dimenticando che è lapalissiano che i fondi europei in Italia (in Lombardia come in Sicilia) non siano stati utilizzati al meglio. Laddove in Portogallo si costruiva il ponte sul Tago e in Grecia quello di Patrasso, da noi si usavano i fondi come sostitutivi della spesa ordinaria per scuole e marciapiedi.

Dimenticando che per gli anni dal 2014 al 2020, ancora, Calabria e Puglia non riceveranno alcun incremento finanziario derivante dall’assegnazione di nuovi fondi strutturali europei (La notizia fu data dal Sole 24 Ore il 21 febbraio scorso).

Dimenticando anche che in occasione delle indagini sul Mose, sia stato accertato che venivano operate pressioni per dirottare al Nord (e non si agitino i cittadini di quelle aree, la magistratura accerterà dove andassero realmente a finire) fondi Fas destinati al Sud. Non bruscolini parliamo di 400 milioni di euro, solo di quelli oggetto di indagine. Altro che Campania, Calabria e Sicilia dove scomparirebbero i fondi europei.

Giusto un anno fa, Marco Esposito, giornalista del Mattino, scriveva:

Una delle tante “leggende settentrionali” – ovvero fesserie ripetute come vere a dispetto della realtà – è che il Sud non sa spendere i fondi europei. Il 12 giugno il ministro della Coesione territoriale Carlo Trigilia ha tenuto una relazione in parlamento dalla quale, spulciando gli allegati, si ricava una verità diversa. I dati sono molto aggiornati perché relativi al 31 maggio 2013. Si ricorda che i fondi del ciclo 2007-2013 possono essere spesi entro il 31 dicembre 2015.

Come può leggersi nella tabella 1.1 al link

http://www.coesioneterritoriale.gov.it/wp-content/uploads/2013/06/ALLEGATI-Relazione-al-Parlamento-Ministro-Trigilia.pdf

i programmi operativi che non hanno raggiunto gli obiettivi sono sei su 52.

Tutti i programmi delle otto regioni del Sud, sedici tra Fesr e Fse, sono stati superati, ovvero la percentuale di spesa ha raggiunto l’obiettivo. Per le regioni del Centronord le bocciature sono tre: Lazio Fesr (43,5% raggiunto contro 48,4% obiettivo), Lazio Fse (44,9% raggiunto contro 48,3% obiettivo) e Piemonte Fesr (44,7% raggiunto contro 48,3% obiettivo). Bocciato anche un programma nazionale degli otto attivi: Ricerca e competitività con una percentuale del 41,9 contro un obiettivo del 47,8. La performance migliore rispetto all’obiettivo è relativa al Fesr Campania, con 23,0 a fronte del 15,2 obiettivo. In termini di spesa significa aver raggiunto la cifra di 1.052,5 milioni di euro invece di 695,6 obiettivo.

Caro Beppe, ti consiglio anche di dare un’occhiata alle località oggetto di finanziamento. Ti accorgerai che sovente col Sud c’entrano poco.

Era sempre Marco Esposito, lo scorso 27 Novembre, dalle pagine del Mattino a porre l’accento su una vicenda di finanziamenti che non fa scalpore o notizia, anche perché, siccome non si tratta di storie meridionali, perde le caratteristiche di pregiudizio e stereotipo:

A metà strada tra Brescia e Cremona, nel cuore della pianura lombarda, c’è il comune d’Italia che riceve il maggior numero di aiuti dall’Europa in rapporto agli abitanti: Verolanuova. Vanta 4.792 progetti approvati su 8.190 residenti. In pratica un finanziamento ogni due abitanti. Milano è lontana (un progetto ogni 26 abitanti) e Napoli lontanissima (un progetto ogni 150 abitanti). Certo, a Verolanuova i finanziamenti sono di piccolo importo, in media 500 euro, ma non è proprio questo che si contesta al Mezzogiorno? Di spendere i fondi europei frantumandoli in migliaia di iniziative sovente prive di coordinamento. Per fare cosa? Corsi di formazione individuali organizzati dal centro Zanardelli, azienda speciale controllata dalla Provincia di Brescia che è riuscita a farsi approvare ben 16 mila progetti-fotocopia, intercettando 13,6 milioni di euro, con una media da 850 euro a iniziativa.
Scorrendo i dati di www.opencoesione.gov.it sorprende il fatto che alcune tipologie di corsi sia no concentrate in specifiche aree territoriali e del tutto assenti altrove. (…)

Come ad esempio i corsi per tatuatori, mai a sud della Toscana, che prendono fondi europei:
In genere i corsi sono titolati «Tecnico qualificato in tatuaggio» ma non mancano definizio- ni più fantasiose come «Tatuaggio e piercing, aspetti di igiene e sicurezza» a Savona, o «Tecniche di tatuaggio artistico» a Trieste, o «Tecniche di produzione e di con- fezionamento di tatuaggi tempo ranei»

Sono sporadici i finanziamenti diretti alle imprese.(…)
La Regione che vanta il maggior numero di progetti approvati è la Lombardia, che da sola ne ottiene più di tutto il Sud. E, in Lombardia, il comune più aiutato in proporzione alla dimensione demografica è appunto Verolanuova.

Per non parlare, lo ripeto ancora, di tutti i fondi dirottati come sostitutivi della spesa ordinaria.

Beppe, di cosa parliamo?

 

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