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Caro Perotti, a starti a sentire non avremmo avuto più il Tempio di Augusto

Il bocconiano professor Perotti è uno con la fissa per i fondi europei. Da un pò di tempo, ormai, insiste: chiediamo all’UE di non inviare più fondi all’Italia (ricordiamo che se tutto va liscio e non vengono dirottati al Nord per altre opere, la gran parte di quei fondi sono destinati alle aree depresse del Sud) e il corrispettivo di quel che non ci viene inviato, venga scontato dall’Italia per quanto da versare nel fondo comune del bilancio europeo.

“Se chiedessimo di avere 3 mld in meno all’anno, ottenendo uno sconto di 3mld sui contributi da versare – dice il professore – per il bilancio europeo non cambierebbe nulla, ma noi risparmieremmo 6 miliardi, perché ci eviteremmo gli ulteriori 3 mld di cofinanziamento”. Soldi che per Perotti “potrebbero essere spesi per altre finalità”.

Già il professor Viesti, economista, aveva risposto a Perotti:

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

E sull’esito dei finanziamenti, di cui si paventano oscure apprensioni, sulle politiche europee Viesti precisava:

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti

Tempo fa Perotti aveva anche avanzata un’altra ipotesi: dirottiamo i fondi europei alle imprese, attraverso la riduzione delle tasse. (che era un altro modo per dire sempre la stessa cosa, prendiamo i soldi dalle aree depresse e portiamoli al Nord).

È il 21 luglio e non voglio tediarvi con discorsi accademici sui fondi europei, sul loro impiego, sul cattivo uso della gestione fatta in Italia. Ma voglio portarvi un esempio, specifico, tra tanti e virtuosi che avvengono nel nostro Sud.

Se avessero ascoltato Perotti, questo che vedete qui sotto oggi, sarebbe un rudere perso nella notte dei tempi e dei rimorsi, ricoperto d’erbacce e di oblio sulla identità e le radici.

Le foto che vedete si riferiscono al Tempio di Augusto e si trova a Pozzuoli. Questo tempio, che poi è la Cattedrale del capoluogo flegreo, è un unicum al mondo. Un edificio bianco, candido, sul punto più alto della rocca, visibile anche dal mare. Non è stato mai abbattutto, e, durante il medioevo, tra sacro cristiano e sacro pagano, ha ospitato il culto cristiano. Poi gli spagnoli nel diciassettesimo secolo, decisero  di inglobarlo in una chiesa barocca. Elevandolo a cattedrale e duomo della città. Fino a quando un incendio e l’abbandono imposto agli abitanti della rocca, lo hanno portato alla lenta distruzione.

L’unicum è legato al fatto che le strutture, di periodi diversi e lontanissimi nel tempo, sono esattamente attaccate, intersecate, l’una custodisce l’altra, quasi senza volerle arrecare disturbo e fastidio. Pagano e cristiano, epoche storiche diverse, culture diverse, popoli diversi, secoli diversi, in una sintesi sacra, senza soluzione di continuità. Sacra quanto l’accoglienza ed il ricordo di chi questa città l’ha fondata. Dei profughi giunti coi barconi, fuggiti da Samo, dove governata un tiranno.

Insomma senza i fondi europei, tutto questo, compreso il Rione Terra, radice della “puteolanitudine”, custode di strati e vite che dall’epoca magnogreca salgono fino a quella moderna, sarebbe ancora a marcire ricoperto d’erbacce. Senza i fondi europei i cinesi non sarebbero venuti a corteggiarci, con la scusa dello studio del bradisismo, in realtà prendendo informazioni sui bandi per la concessione della gestione delle strutture ricettive (alberghi, hoel) che sono già pronti proprio nei pressi del tempio, sotto cui è nascosta un’altra città visitabile, di epoca romana.

A starti a sentire, oggi a tanti giovani non verrebbe mostrata una prospettiva seria di occupazione e di sviluppo. Abbiate pazienza ci avete ammorbato l’aria per 50 anni con l’Italsider e la Sofer che ora giacciono come inutili cattedrali (cadaveri) di uno sviluppo che si sarebbe dovuto basare sull’industria metallurgica e pesante! A sinistra il golfo di Napoli, al centro Capri, a destra Procida e Ischia e quale è stata l’idea di sviluppo? L’industra metallurgica. Un pò come è successo e succede a Taranto.

Senza i fondi europei tutto ciò non sarebbe avvenuto.

Una settimana prima dell’inaugurazione, prima di imbarcarsi per Ischia, il sindaco ha trovato due persone che pretendevano di visitare il tempio. Una donna con lo zainetto sulle spalle, accanto ad un interprete ed al marito  che insisteva “voglio visitare il tempio me lo ha consigliato un amico professore di Berlino!”. Mentre in Italia ci si interrogava Urbi et Orbi con quale modulo l’Italia avrebbe vinto i mondiali brasiliani. Lei è Angela Merkel. Che al termine della visita ha detto, con compiaciuto disappunto: ” Avete visto che i fondi europei servono”?. Proprio così. Forse era venuta ad accertarsi personalmente dell’uso che ne avevamo fatto.

foto l’Iniziativa

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