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23
Apr 17

“Avveleneremo i supermercati napoletani”: un pazzo, un mitomane o un fratello Capone?

Se sia una persona pericolosa, o , molto semplicemente l’erede lombardo di uno dei fratelli Capone, lo scopriremo solo vivendo, o , meglio, sopravvivendo alla minaccia di avvelenare i supermercati napoletani (sic!).

La lettera di minaccia è stata recapitata al consigliere regionale Borrelli e prende di mira anche il sindaco De Magistris e il presidente della Regione, De Luca. Insomma l’anonimo , potenziale avvelenatore osservante della par condicio scrive:

“Di certo non mi lascio intimidire da minacce del genere, ma bisogna combattere la violenza verbale di certi politici che alimentano il razzismo perché c’è il rischio che qualcuno possa prendere quelle parole per passare poi a fatti concreti”.
Ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che ha postato sulla sua pagina facebook una lettera di minacce, spedita da Milano, in cui un anonimo gli contesta il suo impegno in difesa di Napoli e dei napoletani, facendo riferimento soprattutto alle polemiche per il cartello contro i napoletani affisso in un supermercato dell’Esselunga del milanese.
“Nella lettera, l’anonimo estensore, che si definisce “lombardo doc” prima lancia le solite accuse razziste verso Napoli e i napoletani, confermando l’odio e il razzismo di certi settentrionali verso i meridionali, e poi offende e minaccia me, De Luca e de Magistris oltre a ipotizzare anche avvelenamenti di massa nei supermercati napoletani” ha sottolineato Borrelli che ha deciso di portare la lettera in Questura per presentare una denuncia contro ignoti precisando che “la lettera è stata spedita da Milano ed è arrivata a casa di mia madre, dove avevo la residenza alcuni anni fa”.

Morale: stateve accort quando andate a fare la spesa che il passo tra la grande moria delle vacche e la grande moria dei napoletani, potrebbe essere questione di una bevuta d’acqua..


20
Apr 17

Foglio di via per Cialdini

Una buona notizia, che riporta un minimo di giustizia alle migliaia di anime di meridionali trucidate durante gli anni successivi al 1861: è stata approvata in Giunta, su proposta del Sindaco de Magistris, la delibera con la quale viene revocata la Cittadinanza Onoraria di Napoli ad Enrico Cialdini, Generale dell’esercito piemontese e, successivamente dal luglio 1861, Luogotenente Regio delle province meridionali.

Le revoca è stata decisa come atto di riconoscimento della memoria storica delle vittime delle stragi che il Generale Cialdini ha perpetrato nel nostro territorio e nel Mezzogiorno d’Italia.

Una notizia importantissima che va nella direzione di una nuova memoria storica condivisa che, va riconosciuto, finalmente compie i primi passi grazie all’amministrazione de Magistris.

Lucilla Parlato per Identità Insorgenti


17
Apr 17

Gianni Brera, le casseruole lombarde e quella “colonia” chiamata Sud

Uno dei miti del giornalismo sportivo che ho sempre apprezzato è stato Gianni Brera.

Soprattutto per la dotta polemica e per quel sottile anti meridionalismo, meno volgare di quello di Giorgio Bocca, che partendo dal pallone arrivava al fegato e ti faceva incazzare. Soprattutto negli anni in cui il Napoli di Maradona dava del filo da torcere proprio al Milan di Brera.

Oggi, quasi per caso, un post apparso sulla timeline di Facebook, ad esempio, mi ha ricordato di quando Brera, giocava a fare il leghista ante litteram, mostrando quell che poi era un sentimento piuttosto comune all’epoca che mai si è sopito:

[…] nel giugno del 1970, accompagnato da Guido Gerosa, Gianni Brera,
candidato per il Psi in un collegio senatoriale della Lombardia, tenne
un comizio in una sezione di Rozzano. “Se mi eleggerete” promise ai
molti presenti che affollavano la sala “la prima cosa che farò sarà
quella di dotare l’Italia d’impianti sportivi”. L’adunanza applaudì con
fervore. “La seconda” suggiunse non appena scemarono i battimani “sarà
quella di fare aprire le case chiuse”. Qualche solitario entusiasmo fu
smorzato dall’imbarazzato silenzio dell’establishment socialista
locale. “La terza” elencò subito dopo “sarà quella di rimandare i meridionali al Sud”.

Dal mare di teste che nereggiava nella sala emerse un ometto.
“Compagno Brera” protestò “io sono di Potenza. Faccio il maestro ed
insegno qui da anni. Sono stimato da tutti. Perché mi vuoi cacciare?”

Quel terrone impudente, ancorché insegnante, pretendeva
probabilmente di mettere in imbarazzo Gioannbrerafucarlo, come amava
connotarsi il giornalista. Era mai possibile? Aveva quel “napoli”
qualunque, una qualche chance di riuscire a mettere in difficoltà il
famoso Brera, colui che in cinquant’anni di agone giornalistico, s’era
scontrato con eminenti colleghi (anche a cazzotti); aveva sostenuto e
imposto a insigni allenatori pratiche di gioco; aveva affibbiato
soprannomi teneri e appellativi graffianti a giocatori e a giornalisti;
si era azzuffato con scrittori e letterati che misconoscevano
l’originalità del suo stile e il valore dei suoi lemmi; aveva zittito e
aspreggiato cuochi valenti ed esperti sommelier?

Questa sfilata di pregnanti interrogativi si disegnò a mezz’aria tra
la calca e il soffitto. Tutti si chiedevano che cosa avrebbe risposto
Brera senza perdere la faccia e i voti. Come avrebbe replicato il
grande giornalista a quella domanda che pure sembrava legittimamente
motivata oltre che sul piano umano anche su quello politico?

Gioannbrerafucarlo, ribatté senza imbarazzi. Da par suo.”Tu rimani”
disse rivolto all’ometto. “Tu sei l’eccezione che conferma la regola”.[..] (fonte: odg della Lombardia)

In una lettera al comandante Lauro, presidente dell’allora Calcio Napoli, pubblicata nella rubrica ” l’Arcimatto” del Guerin Sportivo, il 27 novembre 1961, Brera dimostrava grande conoscenza di talune dinamiche economiche che sottendevano l’ (presunta) epopea risorgimentale:

Vedendo Napoli, comandante, mi sono un poco adirato di notare che era “scontata”, e che dovevo la delusione alle troppe cartoline illustrate, perfino alle scatole di un cacao piemontese. Fuor dall’atmosfera per tricromie, a due passi dal mare, il grigiore ossessivo della miseria: e la rassegnazione atavica dei napoletani che indignava in me il populista che sono sempre stato (non per degnazione, comandante, bensì per nascita).

Nonché infastidirmi per i trucchi di cui sovente ero vittima, i napoletani producevano in me profondissima tristezza e solidarietà umana. I loro occhi, più antichi e desolati dei miei, sapevano di privazioni e di stenti, di furberie disperate, di umiliazioni continue di fronte alla vita.
Ben presto ebbi il sospetto, tuttora vivo in me, che ai poveri napoletani si rivolgessero mille e un elogio gratuito per gabbarli. Noti, comandante, che io non sono di quegli italiani che auspicano seriosamente lo scavo di un canale divisorio a sud di Siena. Ho studiato abbastanza per capire che l’unione nazionale, perfezionata con la conquista del Sud, ha assicurato alle Regioni del Nord un buon mercato per le loro industrie. Che poi l’Italia unita presenti il quasi comico paradosso di un Paese governato politicamente dalle proprie colonie economiche, questo non mi riguarda. io so che vendere una casseruola lombarda a Canicattì è soltanto possibile perché i nostri governanti – meridionali per il 90 per cento – ci proteggono con alti dazi dalle casseruole tedesche o inglesi, che costerebbero forse la metà delle nostre. So pure che quelle casseruole sono di difficile logorio nelle cucine meridionali. E non disgiungo affatto, nei napoletani, la facile resa al sentimento dal difficile logorio delle casseruole.

Dimostrando di conoscere quel fenomeno di ascarismo meridionale che tanto ha aiutato l’industria padana della nuova Italia e soprattutto che i napoletani non sono quei gran furbi che si vuole far credere , con il solo intento di continuare a prenderli per il culo.


15
Apr 17

A Napoli si premiano i sarti più bravi

 

 

Si svolgerà giovedì 13 e venerdì 14 aprile 2017, presso la Sala delle Contrattazioni della Camera di Commercio di Napoli, la IX edizione del premio sartoriale Manichino d’Oro. Promossa da Confartigianato Napoli, in collaborazione con l’Accademia Nazionale dei Sartori di Roma, l’iniziativa gode del Patrocinio Morale del Comune di Napoli, della Camera di Commercio di Napoli e del Consiglio Regionale della Campania. Previsto l’intervento del Sindaco Luigi De Magistris alla premiazione finale del venerdì.

Il concorso, a cadenza biennale è il principale riconoscimento che l’Accademia Nazionale dei Sartori, fondata a Roma nel 1575 da Papa Gregorio XIII come Università degli Studi e ancora oggi rappresenta la principale istituzione del settore, attribuisce al sarto artigiano che sappia mettere meglio in risalto lo stile, la capacità tecnica, l’estro creativo e il rigore formale della sartoria femminile su misura e si alterna alle Forbici d’Oro, l’omologa competizione in ambito maschile. Si tratta di una rassegna senza scopo di lucro che vede impegnati i giovani diplomati e laureati nel campo della Moda, fino a un massimo di trentacinque anni d’eta, che lavorano presso botteghe artigiane della Regione Campania i quali si sfideranno nella realizzazione, seguendo indicazioni su modello e misure fornite la momento, di un tracciato e di un capo finito e indossato da una mannequin. Una giuria di qualità, composta da Maestri valuterà il lavoro e decreterà il vincitore, il quale rappresenterà la Campania nel concorso nazionale che si terrà a Roma, in data da definire, durante una sessione di quattro giorni. Il Premio ha l’obiettivo di mantenere alto il prestigio del Sarto Italiano e del Made in Italy nel mondo e di richiamare l’attenzione del pubblico sulla qualità della creazione artigiana e l’interesse dei giovani in cerca di lavoro. Sei i trofei in palio: il Manichino d’Oro, opera dell’artista Sara Lubrano, associata di Confartigianato Napoli e iscritta al gruppo Donne Impresa, le targhe Miglior Disegnoe Miglior Lavoro, le menzioni speciali Ago d’Oro e Ditale d’Oro e il Premio Napoli assegnato da una giuria eterogenea. Le ultime edizioni nazionali, femminile e maschile hanno visto per la prima volta nella storia, l’affermazione di sarti campani che verranno premiati durante l’ultima delle due giornate napoletane. Si tratta di Angela Barone, Premio Nazionale Manichino d’Oro 2015 e dei Premi Nazionali Forbici d’Oro 2016 Milena La Montagna e Giancarlo Del Prete rispettivamente nelle categorie, junior e senior.

 

Giuria Tecnica: Raffaele Antonelli, Luigi Di Domenico, Susy Esposito, Vincenzo Pepe, Angela Esposito, Angela Barone, Giancarlo del Prete. Presidente: Raffaele Antonelli

Giuria Premio Napoli: Enrico Inferrera, Stefania Moretti, Antonio Popolla, Roberto De Laureantiis, Danilo Iervolino, Francesco Fimmanò, Maria Mazza, Lucio Pierri. Presidente: Girolamo Pettrone

 

Programma di giovedì 13 aprile, 2017

Ore 9.00-13.00 Concorso sartoriale

 

Programma di venerdì 14 aprile, 2017

Ore 9.00 Premiazione con interventi di:

               Girolamo Pettrone, Commissario Straordinario della Camera di Commercio di Napoli

               Luigi Bosco, Consigliere Regionale

               Enrico Panini, Assessore alle Attività Produttive del Comune di Napoli

               Enrico Inferrera, Presidente di Confartigianato Napoli

               Raffaele Antonelli, Delegato Regionale dell’Accademia dei Sartori

               Ilario Piscionieri, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori

 

Ore 11.30 Intervento di Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli

 

Modera

Stefania Moretti, Gruppo Sole 24 Ore Regione Campania


05
Apr 17

Mantrika: a Napoli vanno in scena angeli e demoni

AvaNposto Numero Zero

presenta

MANTRIKA

di Cosimo Alberti e Danilo Ròvani

Sabato 8 aprile 2017, ore 21.00

Domenica 9 aprile 2017, ore 18.30 e ore 21.00 se con sovrannumero di prenotazioni per il primo spettacolo

Via Sedile di Porto, 55 (Via Mezzocannone) – 80134 Napoli

Sabato 8 e domenica 9 aprile, sarà di scena sul palcoscenico dell’AvaNposto Numero Zero MANTRIKA un percorso tra sacro e profano di e con Cosimo Alberti e Danilo Ròvani con la partecipazione di Luigi Montesanto e Tony Saggese.

Composizione per voce e tammorra sulle pene d’amore con canti devozionali e brani recitati al ritmo dei tamburi, Mantrika è un cammino spirituale che ha per protagonisti due pellegrini; un angelo nero un po’ indemoniato e un diavolo bianco un po’ angelico, che incarneranno a vicenda svariati personaggi: pescatori innamorati, cavalieri ammaliati, capitani suicidi, suonatori comici e comici suonatori. Un viaggio nell’anima umana sempre più convalescente che inizia con un mare in tempesta e il naufragio di alcuni marinai su un’isola sconosciuta che si domandano, quale delle molte divinità che esistono, li abbia salvati. Indossano monili e amuleti di diverse religioni del mondo e hanno tatuati sulla pelle simboli esoterici. Uno degli uomini è convinto che sia la stessa energia dell’uomo a creare Dio, ma loro sono napoletani e pensano che se c’è qualcuno da ringraziare, è senz’altro la mamma di tutte le mamme, la Madonna delle Grazie. Per ringraziare, d’ora in poi passeranno, come in un mantra da un corpo all’altro, in un turbinio di volti e caratteri, tra canti, ballate e favole magiche, perdendo la memoria terrena per acquistare quella atavica al suono della tammorra e della melodia di canti ancestrali. In un vortice senza fine i cuori innamorati di questi uomini si perderanno, accarezzati da illusioni lontane, per non ritrovarsi più se non nel cuore più grande dei loro, quello di chi sempre li ha amati incondizionatamente e senza riserve come solo una madre può fare, colei che non tradirà mai il loro amore tenendoli sempre con sé, colei che è la mamma di tutta le mamme.

Contributo associativo AvaNposto Numero Zero 10€. Ingresso riservato ai soci.

MANTRIKA

Composizione per voce e tammorra sulle pene d’amore, un percorso tra sacro e profano di e con Cosimo Alberti e Danilo Ròvani con la partecipazione di Luigi Montesanto e Tony Saggese

Sabato 8 aprile 2017, ore 21.00

Domenica 9 aprile 2017, ore 18.30 e ore 21.00 se con sovrannumero di prenotazioni per il primo spettacolo

AvaNposto Numero Zero: web. www.facebook.com/APNumeroZero;

Botteghino: cell. 3661149276; e-mail. [email protected];

Direttore Artistico: Egidio Carbone, cell. 3475829507, e-mail. [email protected];

Ufficio stampa: Simona Pasquale, cell. 3395098790, e-mail. [email protected];


04
Apr 17

La Napoli taciuta che R-Esiste alla camorra

Taciuta, silente, non raccontata, la Napoli che resiste e lotta contro alla camorra.

Ce la racconta Ciro Corona  che gestisce il fondo Amato Lamberti, sottratto qualche anno fa alla disponibilità dei camorristi e che è il primo bene agricolo partenopeo confiscato alla camorra e gestito dai cittadini della zona. Si parla dei 14 ettari confiscati al clan Simeoli in via Tirone e affidati in maniera provvisoria con procedura diretta dal Comune e dalla municipalità alla cooperativa Resitenza. Il fondo ospita ragazzi a rischio e detenuti ed è ormai un punto di riferimento per i giovani volontari giunti da tutta Italia per condividere esperienze di legalità.

Ciro Corona e il suo fondo danno fastidio. Da sempre oggetto di intimidazioni. L’ultima l’altro giorno con un finale inatteso, la racconta proprio Ciro dalla propria pagina Facebook:

la domenica solitamente mi concedo un momento di riflessione dall’amico Maurizio Patriciello per prepararmi ad affrontare la settimana. Oggi la mia riflessione è stata interrotta da una telefonata: HANNO INCENDIATO IL VIGNETO SUL Fondo Rustico “A. Lamberti”
La corsa contro il tempo, 15 km di distanza che non finivano più… arrivo a via Tirone, la puzza di bruciato il fumo, la voglia di gridare e scoppiare in lacrime sostengono la mia folle corsa… il peggio è stato scongiurato. Amici, persone di Chiaiano erano li a spegnere quel fuoco e a custodire il Fondo, la pioggia è stata sacrosanta e provvidenziale. Il silenzio dell’angoscia è interrotto solo da un urlo in dialetto proveniente da un motorino ad alta velocità “ve ne dovete andare”.
È buio per le foto e per la conta dei danni, le fiamme sembra non abbiano danneggiato il vigneto. Di sicuro della casetta di legno non rimane che un felice ricordo.
L’incubo del “braccio di ferro” ritorna, forse non più con i Simeoli, forse le nuove famiglie, forse l’invidia, forse la voglia di fermare il cambiamento…
Ora ci sarà qualcuno che mi dirà che son stati i soliti ragazzini, magari gli stessi dei proiettili all’Officina delle Culture, che non devo preoccuparmi ed essere allarmista… fatevi da parte per cortesia!
…Noi di sicuro, con o senza la rete, con o senza le forze dell’ordine, con o senza le Istituzioni, così come ci hanno insegnato i nostri maestri briganti e partigiani, SAREMO SEMPRE QUI A DIFENDERE LA NOSTRA TERRA.

Ora e sempre R-Esistenza.


31
Mar 17

Santià al Sud: i conti migliorano ma cure pessime

da iapreliuocchie.it

Cosa ci si aspetterebbe dalla sanità italiana, così come principio garantito dalla carta costituzionale (articoli 3 e 32) ? Che chi necessità di assistenza medica venga curato bene, ovunque si trovi e chiunque esso sia.

Il paradosso è che invece, giù al Sud, nella landa dei terroni, i conti della sanità iniziano ad essere in regola, solo che, piccolo particolare, le cure sono sotto gli standard minimi. Che sarebbe un po’ come dire che in una famiglia il conto corrente è a posto solo che non si riescono a comprare libri e cibo per i figli. O che ho la febbre alta però ci sono 50 euro in più nel portafogli. Grazie.

Dice la Lorenzin:

 

Il punteggio minimo da raggiungere per essere adempienti rispetto all’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ha spiegato il ministro, “è 160 ma dai primi risultati del 2015, anche se non ufficiali, sono ancora sotto soglia la Calabria (147 punti), il Molise (156 punti), la Puglia (155 punti), la Sicilia (153 punti) e la Campania con 99 punti”. Il dato della Campania poi, ha sottolineato, “è davvero preoccupante perché, rispetto al 2014, dove la regione raggiungeva un punteggio di 139, nell’ultimo anno si è notato un calo di ben 40 punti”. Ad aver peggiorato le performance rispetto al 2014, ha precisato, “sono però anche Puglia, Molise e Sicilia”

Si può curare un cittadino con calcoli ragionieristici? E’ evidente che no, e senza investimenti pubblici, i cittadini delle regioni meridionali vengono curati peggio.

Sapete ciò cosa genera? La cosiddetta migrazione sanitaria : i cittadini sono costretti a spostarsi al Nord per curarsi arricchendo alcune regioni settenttrionali che si pappano un giro d’affari di quasi 4 miliardi, ma la condizione è che le regioni del Sud continuano a non essere autosufficienti e quindi a esportare i loro malati, cioè a fare da miniera dalla quale estrarre la materia prima.

Ed arricchendo il settore privato convenzionato.

in parole povere  con il de-finanziamento, o meglio il taglio ragioneristico verso la sanità delle regioni meridionali, si sta accentuando la spaccatura tra nord e sud, e tra regioni e regioni.


28
Mar 17

Sindaco Cantù: napoletani scusate, amm’ pazzjat

Stamattina, accompagnato dal suono di unghie che strusciano su lisci specchi verticali, ho letto la lettera di scuse ai napoletani, da parte del sindaco di Cantù. Leggete. Toni da volemose bbene deamicisiano in salsa verde, dai toni completamente opposti alle epistole secondo Bizzozero di una settimana fa (pentimento sincero o formula atta ad evitare la querela di diffamazione proposta dal Sindaco di Napoli?):

Cara Napoli, scrivo a te perché mi sa che coi tuoi cittadini per me in questo momento è un po’ dura parlarci direttamente.
Ti scrivo perché ti devo delle scuse. Non le devo ai tuoi cittadini, perché non ho espresso alcun giudizio su di loro e non l’ho fatto perché penso che in ogni luogo al mondo, a Napoli come a Milano, a Londra come a Calcutta, a New York come a Rio, ci siano buone persone e cattive persone. Perché penso cioè che tutto il mondo è paese.
Devo delle scuse a te direttamente. E sai perché? Perché ti ho usata. Mi devi perdonare se l’ho fatto, ma proprio non sopportavo che ti stessero sbeffeggiando in quel modo ignobile e che nel contempo così tanti tuoi cittadini lo tollerassero ed anzi persino approvassero.
Non comprendevo come potesse, un milione di persone, non reagire di fronte a chi stava così platealmente leccando loro il culo (scusami il termine, ma così ci capiamo meglio) quando in realtà voleva prenderli per il culo.
Mi chiedevo come fosse possibile che, a parte pochi giovani dei centri sociali e il tuo sindaco, così tanti tuoi cittadini cominciassero a credere in quei ciarlatani da quattro soldi, falsi e traditori.
Ma è mai possibile, mi dicevo, che anche i napoletani (notoriamente più svegli di noi lombardi) possano farsi pigliare per il culo da ‘sti cialtroni che per venticinque anni hanno preso per il culo noi?
Non ci potevo proprio credere! Mi montava una rabbia che … non puoi immaginare!
E poi quando ho sentito quel ridicolo “Napoli è casa mia” … e beh … a quel punto non ci ho visto proprio più e mi son detto: “tutto ha un limite! adesso la maschera a ‘sto soggetto gliela tiro giù io!”.
Forse sono stato un po’ presuntuoso, vero?
Ma sai com’è quando ci si incazza proprio di brutto? Ecco … stavo così.
Solo che … un piccolo insignificante sindaco lombardo di provincia, come cazzo fa a smascherare un lanciatissimo leader di partito che io mi guardo bene dal votare ma che adesso si mettono in tanti ad applaudire e a votare pure al sud? Io non ho un partito a cui appoggiarmi. E su chi allora posso contare? Beh (mi son detto) … sui napoletani!
Sì ma … come faccio a farmi ascoltare da un milione di persone per le quali io sono un perfetto sconosciuto, un insignificante sindaco di una piccola cittadina del profondo nord, con una popolaziobe di 40.000 abitanti, pari ad un piccolo quartiere di Napoli?
Direi … decisamente … un’impresa impossibile.
A meno che … riesco ad attivare l’arma in assoluto più forte che i napoletani possiedono: il loro “patriottismo”, che è una delle caratteristiche più evidenti ed invidiabili dei napoletani e che nessun altro in Italia possiede come loro (a parte forse i senesi).
Tucca tutto ad un napolerano ma non la sua patria. E per un napoletano, la patria è Napoli. Allora io … sai cosa faccio?
Do’ uno schiaffo a Napoli e glielo do’ così forte che è sicuro che i napoletani mi sentono.
Certo, se do’ uno schiaffo a Napoli mi devo preparare a prenderne un milione di schiaffi e pure calci in culo e sputi in faccia e pernacchie e chi più ne ha più ne metta. Minimo … mi danno del razzista. Ma minimo è!
E io me li prendo tutti ‘sti insulti! Razzista compreso (che ci ho pure la laurea in diritti umani)! E mi prendo pure le magliette con la mia faccia sul cesso! E pure gli sberleffi di attori e cantanti (a pensare che io sono cresciuto a pane e Bennato)!
Ma poi è certo che la volta successiva che dico qualcosa … cazzo se mi sentono! Al limite, se non mi crederanno, continueranno a insultarmi e in più mi daranno del falso paraculo … ma almeno ci avrò provato a parlare con loro.
E allora eccomi qua. Non che non sia stata dura è! Per un attimo mi son detto che forse era il caso di mollare. Con Giulio (Golia) stavo quasi per farlo e raccontargli tutto, ma poi ho tenuto duro. Tanto a quel punto il dado era ormai tratto e perciò meglio resistere e provarci fino in fondo. Ho pure fatto finta che il blocco di fb durasse più del dovuto, perché mi sembrava che dovessi far crescere ancora un po’ la pressione.
Oh ma …. quante cazzo me ne avete dette?
E per fortuna che non conosco il dialetto napoletano!
Non oso immaginare il significato di certe espressioni!
E adesso però ci siamo. Mi sa che questo post lo leggerete eccome! Mi darete del paraculo? Continuerete ad insultarmi? Non so. Vedremo. In ogni caso un risultato di sicuro l’avrò comunque raggiunto: avrò comunque prodotto al signor Salvini un bel danno politico. E questo è quello che più mi interessava … e pwr questo vale la pena prendersi insulti.
Allora cari amici (si, AMICI perché io non sono mai stato leghista né razzista e a qualcuno era venuto il dubbio e mi aveva scritto: “ma come cazzo hai fatto tu a studiare diritti umani?”) … vediamo di capirci.
Non vivete in una fogna e questo è chiaro. Altro che fogna! Una città per certi aspetti bellissima la vostra (e a radio Kiss Kiss l’ho pure detto). Averne di città con una storia millenaria come la vostra, una natura unica e prorompente, monumenti che fanno paura tanto sono belli.
Che vi manca per trasformare tutto questo ben di Dio in un paradiso?
Perché sì … io ho un esagerato per attirare la vostra attenzione (e a quanto pare ce l’ho fatta però) ma … neanche tanto, quanto a criminalità e tutto il resto che di negativo c’è ed è innegabile. Un paradiso lo era di sicuro prima che arrivassero i Savoia ma adesso … sinceramente … qualcosa che non quadra c’è. E mi pare che su questo si possa essere d’accordo no?
Non so come la vedete voi, ma io penso che in realtà vi manchi una sola cosa … proprio quella cosa a cui mi avete dimostrato di tenere tanto: la vostra patria.
Perché voi vivete a Napoli, ma Napoli non è più la vostra patria. Ve l’hanno tolta 150 anni fa, derubandola, massacrandola, violentandola. Ve l’hanno tolta pezzo per pezzo. Proprio come hanno fatto con la nostra qui. Che per noi si chiama Lombardia.
E la loro (non nostra) guerra l’chiamata guerra di indipendenza (anche allora si usava dare strani nomi alla guerra) quando in realtà era solo una guerra coloniale. E i vostri partigiani li hanno chiamati briganti. E il nostro Cattaneo l’hanno fatto scappare in Svizzera.
Hanno fatto finta di unirci noi e voi, 150 anni fa, ma in realtà il loro intento era di metterci gli uni contro gli altri.
E ci sono riusciti, a quanto pare.
Noi a chiamarvi “terroni di merda” e voi a chiamare noi “polentoni ignoranti”.
E basta un niente per scatenarci gli uni contro gli altri. Basta una parola: “fogna”.
E via che si parte. Insulti a non finire. Da una parte e dall’altra. Perché quella rabbia lì, quella vostra contro i polentoni di merda e quella nostra contro i terroni di merda, ce l’hanno messa dentro goccia a goccia, giorno dopo giorno, perché faceva comodo a loro tenerci nemici, gli uni degli altri.
E così, spingendoci ad odiarci reciprocamente sempre di più, usando pure le deportazioni, più o meno forzate, sui treni della speranza, da 150 anni possono tranquillamente farsi gli affari loro e noi e voi muti e ubbidienti verso di loro, è fra noi a prenderci a sputi in faccia. Lo vedo bene quanto razzismo antimeridionale ci hanno messo in vena qui e quanto razzismo antisettentrionale hanno messo in vena a voi lì. Basta leggere e ascoltare i commenti nostri e vosti di questi giorni. Non l’ho certo prodotto io tutto questo razzismo nostro è vostro! Ce l’abbiamo dentro tutti, noi e voi, ed è assurdo negarlo. Io l’ho solo fatto riemergere sollevando il coperchio.
Mi chiedete: “loro chi?”. Ma quelli che da un secolo e mezzo vengono lì a prendervi per il culo esattamente come prendono per il culo noi qui. Quelli che sono interessati ad una sola cosa: i vostri e i nostri voti.
Io vi ho dato una sberla si. Mi scuso. Quando vuoi far sentire quel che hai da dire e vedi che quelli con cui parli … manco ti sentono … ti inventi quel che puoi.
Voi però me ne avete ridate un milione di sberle … e ben più forti.
Diciamo che siamo pari. Più o meno.
Adesso però me la spiegate una cosa?
Come cazzo è possibile che un milione di persone che basta che le tocchi e fanno squadra come manco gli All Black, che persino nelle condizioni più assurde che uno possa immaginare riescono ad inventarsi di tutto, che hanno insegnato la bellezza, l’arte, la buona cucina, la filosofia, la musica e l’ospitalità, al mondo intero per secoli … come cazzo fanno a tollerare da così tanto tempo di essere derubati, sfruttati, schiavizzati e presi per il culo in questo modo?
Io dico “fogna” e voi vi scatenate (e io non sono un cazzo di nessuno).
Quelli vi trattano come schiavi da 150 anni e voi niente.
No, davvero …. dovete proprio spiegarmelo!
Perché se me lo spiegate, poi capisco anche come sia possibile che 10 milioni di miei conterranei lombardi possano farsi prendere per il culo da quegli stessi che prendono per il culo voi.
Oh … adesso potrebbe pure essere che voi continuate ad insultarmi e a minacciarmi per un’altra settimana … che mi diate in più pure del paraculo … fate pure … me la sono cercata … ma potrebbe invece essere che noi e voi ci si metta davvero finalmente insieme a riprenderci in mano le redini del nostro presente e del nostro futuro. Noi qui e voi lì. E se si muove Napoli …
Ho un amico canturino che anni fa ha messo su un’impresa insieme ad un amico napoletano e adesso … vendono panini in tutto il mondo.
Perché non provarci anche in politica?
Oppure si vuol continuare col “polentoni ignoranti” e “terroni di merda”?
E già che ci siamo: per tre mesi sono ancora sindaco e qui al nord non ce ne sono tanti fuori di testa come me. Ma c’è un sacco di gente con le palle che girano e che si è proprio rotta di farsi prendere per il culo.
Li da voi invece avete il vostro di sindaco, che così a occhio non mi pare affatto male.
Magari un incontrino ce lo potreste pure organizzare, no?
E chissà …. da cosa nasce cosa..
Oddio … Cantù non è certo Napoli, ma noi siamo il cuore della Brianza! Non abbiamo il mare ma … anche il lago non scherza. E, scusate la superbia, non mi sembra poco.
Noi qui. Voi là.
Magari ci facciamo pure aiutare dai veneti, dai sardi, dai siciliani … hai visto mai che ‘sta volta ci si può provare davvero?
Oppure? Oppure mi son preso dei grandi insulti e non succede niente. Come sempre da 150 anni. Però io potrò sempre dire: ci ho provato … e ho rischiato di mio … in prima persona.
Claudio Bizzozero
(e questa volta mi firmo solo così … che tanto ormai ci conosciamo)

 

 


22
Mar 17

Il sindaco di Cantù rilancia: Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.

Talvolta è molto meglio tacere. Questo non vale per il sindaco di Cantù che affetto da grafomania razzista (e pure idiota) rilancia: “Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.”

L’invito è a segnalare ai gestori di Facebook la pagina di quest’uomo che ricordiamolo, indossa una fascia tricolore e che, satollo di stereotipi e luoghi comuni, lede la dignità e l’identità di una città.

Credo sia pure superfluo commentare. La gravità dello scritto di questo signore, lo ripeto, sta nel suo essere un rappresentante delle istituzioni di questo Paese.

NAPOLI S’INDIGNA?
LA VERITÀ SPESSO FA MALE MA RESTA LA VERITÀ E OCCORRE SEMPRE DIRLA, COSTI QUEL CHE COSTI
Se avessi scritto che Napoli è una città pulita, civile e ordinata, nella quale non esistono illegalità, né criminalità, né degrado ambientale o sociale, né esistono parassiti, raccomandati, furbetti o approfittatori; se avessi scritto che Napoli è una città modello dalla quale tutti dovrebbero prendere esempio; avrei raccolto migliaia di messaggi di sostegno, ma non avrei detto la verità.
La verità è un’altra. Io l’ho detta e mi sono preso insulti infiniti.
Ma qual è il problema di fronte a questa verità oggettiva? Da fastidio l’uso del termine “fogna infernale”? Ne facciamo dunque una questione di termini utilizzati? Di forma? Trovate un altro termine. A me i termini non importano.
Io preferisco la sostanza. E la sostanza è evidente.
Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.
L’immagine perfetta per la sostanza del paese di cui è parte (e di cui, purtroppo, facciamo parte anche noi) che è anch’esso esattamente così ovunque. Napoli è solo più avanti di altri in questo.
Però i napoletani non amano sentirselo dire.
Preferiscono sostituire la realtà con le descrizioni di pura fantasia (modello “Un posto al sole”, telenovela pagata da mamma RAI ossia dai soldi lombardi) oppure preferiscono ricordare i tempi di Franceschiello, oppure ti indicano il mare (inquinato) o il Vesuvio (cementificato) o i loro monumenti simbolo dell’antica civiltà. Come se non sapessimo che anche a Bombay non mancano testimonianze di antica civiltà e che a Roma inventarono gli acquedotti e le fognature. Ma provate a girare oggi per le baraccopoli di Bombay o per le strade di Roma.
E come reagiscono allora i Napoletani davanti alla verità messa brutalmente davanti agli occhi di tutti?
Non certo come fa chi vuol cambiare le cose (oggettivamente orribili) ma solo insultando chi ricorda loro come sta realmente la situazione.
Atteggiamento tipico di un paese in cui ne accadono di tutti i colori ma …. meglio non parlarne o parlarne in modo “diplomatico”, edulcorando e indorando.
Non mi intendo di psicologia ma credo che tutto questo si chiami rimozione (metodo perfetto per chi non vuole risolvere i problemi).
Funziona ovunque. Basta viaggiare in una qualunque città del terzo mondo per rendersene conto: nascondono i peccati sotto il tappeto (o per lor meno ci provano) e cercano di mostrare al mondo ed ai turisti solo il buono.
Ma per quanto mi riguarda c’è pure di peggio: c’è che ormai anche noi ci stiamo assuefacendo a questo andazzo e rischiamo di rendere anche Milano identica a Napoli (e per certi aspetti ci siamo già).
Tutto questo, ovviamente, non ha nulla a che fare col razzismo ma dare del razzista a chi fa notare come stanno realmente le cose è il modo più classico per nasconderle. Se non vuoi beccarti del razzista racconta palle alla gente. E invece chiunque viva in Lombardia o a Napoli (non importa che si chiami Cattaneo, Esposito, Yang o Mohamed) dovrebbe essere preoccupato per questa orribile situazione. E dovrebbe prendere Zurigo ad esempio per la propria città e non il terzo mondo (da cui, non a caso, la gente fugge).
C’è qualcuno che vuol continuare a raccontare le favole ai bambini e suonare l’orchestrina mentre il Titanic affonda? Faccia pure.
Tutto è una fogna ma …. GOOOOOOAAAAAAL!
Claudio Bizzozero
Sindaco libero
del Comune departitocratizzato di Cantù
P.s. tutte le foto sono tratte da siti partenopei ma non è stato facile scegliere tante sono le immagini dell’orrore.


22
Mar 17

De Magistris querela il sindaco di Cantù

Così il sindaco di Napoli contro quello di Cantù, Bizzozero, dopo il vergognoso post su “Napoli Fogna” che quest’ultimo ha partorito ieri:

Già ieri pomeriggio nell’immediatezza della notizia del delirante post del sindaco di Cantù ho convocato nel mio ufficio il capo della nostra Avvocatura municipale per conferire ampio mandato per presentare all’Autorità giudiziaria querela per diffamazione.
Ne dò notizia solo oggi perché credevo che le parole di questo personaggio non meritassero una ribalta mediatica, che sta ora montando, ma solo gli atti formali della nostra Avvocatura e le Aule di un Tribunale per vederlo condannato al più presto.
E’ davvero vergognoso che un eletto del popolo possa permettersi di usare un linguaggio simile nei confronti della nostra Città. La rozzezza umana di fronte alla nostra cultura e alla nostra bellezza. Prima di parlare di Napoli il Sindaco di Cantù prenda una brocca d’acqua pubblica bene comune e si sciacqui la bocca.