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21
Mar 17

Il sindaco lumbard duro e puro: “Napoli fogna”. Se questo è un sindaco…

So’ cos’ ‘e pazz!! Tutto in nome della libertà di parola (pace all’anima sua) viene concesso a questo signore (che tra l’altro è pure un sindaco) di affermare tranquillamente che “Napoli è una fogna”.

E allora visto che Facebook è un bel programmino privato, di proprietà del signor Zuckerberg, convinciamolo a chiudere il profilo di questo signore capace di esprimere pubblicamente (nonostante “uomo delle istituzioni”) opinioni altamente lesive della dignità e dell’identità di un popolo.

Lo ripetiamo, costui è (nientepopodimeno che) il sindaco di Cantù: ci sarà qualcuno che ne chiederà le dimissioni come è stato fatto per De Magistris che ha autorizzato un corteo le cui intenzioni erano proprio quelle di opporsi al leghismo/xenofobo/razzista strisciante?

In fondo il pensiero di Bizzozero è lo stesso della base del partito di Salvini, pronto a blandire i meridionali con specchietti e cocci rotti. Con promesse di emancipazione (ma non troppo) dallo status di selvaggi a cui i teorici del leghismo duro e puro li hanno da sempre confinati.

Questo il testo della sua pagina:

“SALVINI: “NAPOLI È CASA MIA”. FOSSI STATO PRESENTE GLI AVREI SEMPLICEMENTE DETTO CHE CASA MIA INVECE È CANTÙ E LA LOMBARDIA È LA MIA TERRA, MENTRE NAPOLI PER ME RESTA UNA FOGNA INFERNALE (EMBLEMA DELL’INTERA itaGlia) DALLA QUALE MI TENGO BEN LONTANO. Salvini lo ha dichiarato in diretta ieri sera a “QUINTA COLONNA” su Rete 4 e nessuno dei presenti gli ha detto nulla. Io avrei dovuto essere lì in trasmissione a quell’ora ma stranamente, verso le 15.00, mentre già ero a metà del viaggio per Roma, mi hanno telefonato dalla redazione per dirmi che sarei slittato nella seconda metà della trasmissione (cioè dopo la comparsata salviniana). Vi sembra un caso? A me per niente. Così il candidato premier naziunal partenopeo l’ho solo incrociato. Lui usciva dallo studio ed io entravo … e confesso che mi ha fatto una sola impressione: mi è sembrato molto basso … anzi … più che basso direi … piccolo. UN PICCOLO INSIGNIFICANTE LEADERUCCIO NAZIUNAL PARTENOPEO che ha paura dei confronti pubblici con chi sa che lo metterebbe in difficoltà. Che un personaggio così insignificante rappresenti Napoli e la fogna italica non mi sorprende. I napoletani fanno benissimo a votarlo: è perfetto per loro. Che rappresenti invece noi lombardi … mi sembra invece una nostra gravissima responsabilità e sorprendente che alcuni fra noi ancora lo votino”

Giustamente, scrive Drusiana Vetrano su Identità Insorgenti:

Dove sono i Mentana di turno adesso? Dove sono i Gasparri che sbraitano delle dimissioni di de Magistris? Dove sono i Renzi, i de Luca, i piddioti che nei giorni scorsi hanno solidarizzato con Salvini?

Dove siete tutti voi, soloni del pensiero “democratico”, quando ad essere insultato da pezzi di Stato-seppur microscopici- è un intero popolo? Invocatela ora la legge Mancino. Non ce la fate, eh? E allora la invochiamo noi, chiedendo le dimissioni del sindaco di Cantù. Immediate e senza esitazioni.


18
Mar 17

Amaro (anniversario) Silano per festeggiare l’Unità

Il diciassette di Marzo, da qualche anno, è una data assai discussa e controversa. Si celebra l’unificazione (?!?!) del Paese; anche se, a voler essere pignoli e pedanti, il 17 marzo 1861, all’Italia, mancavano ancora Roma, Venezia, Trento e Trieste e al Sud iniziava una lunga guerra civile, taciuta dai più e derubricata come “guerra al brigantaggio” .

Per gli scaramantici gli effetti nefasti della scelta di quel giorno li subiamo ancora oggi. Si avevate ragione voi. E la stessa cosa lo avrà pensato anche l’ufficio marketing del calabrese “Amaro Silano”, che aveva pensato di celebrare con una immagine eloquente, l’anniversario (quella che vedete qui sopra).

Quei poveretti del marketing, dopo un brainstorming di qualche ora, mai avrebbero immaginato che la figura di Garibaldi (in una puntata della Zanzara, Marcello dell’Utri, ancora a piede libero, sostenne “di Garibaldi non si può mai dire nulla di male”) sarebbe stata un tale oggetto di scandalo e “chitammuorti” da parte del pubblico social. E così hanno dovuto fare marcia indietro, riponendo il vecchio Peppino Garibaldi in soffitta:

Buonasera.
Alla mezzanotte del 17 marzo (anniversario dell’Unità d’Italia) abbiamo pubblicato un disegno con un “testimonial del giorno” (Giuseppe Garibaldi su un lupo che brinda con il nostro prodotto).

Dopo un dibattito acceso sulla sua figura e sull’utilizzo della sua immagine come simbolo dell’Italia Unita, abbiamo deciso di rimuovere il post, come richiesto da alcuni, per non urtare ulteriormente la sensibilità di chi non lo ha gradito: effettivamente, non esistono personaggi storici non controversi.

Ci dispiace essere stati costretti, nel corso della pubblicazione, a cancellare alcuni dei vostri commenti – contenenti insulti, parolacce, addirittura minacce ed espressioni volgari – inopportuni sulla nostra bacheca.

Ad ogni modo faremo tesoro di questa esperienza e ci rifaremo: a noi interessa unire e non indignare nessuno.

Buona serata e buona notte!

 

 


18
Mar 17

Caro Calenda, sul Sud basta fuffa e retorica: partiamo dal costo del denaro

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico ha deciso di dire qualcosa di originale fuori da ogni scala o indice di “fuffa” :

“Spogliare il Sud della retorica che lo avvolge e prevedere le stesse politiche, ma anche amministrazioni locali che funzionino, perché fanno il 99% dello sviluppo”.

E allora proviamo a diradare la cortina di retorica. Taccio l’enumerazione dei soliti problemi logistici ed infrastrutturali, quelli legati alle disparità sui premi assicurativi (che pure incidono su chiunque abbia voglia di intraprendere) e sulla presenza della criminalità organizzata che droga il mercato e drena risorse economiche.

Facciamo un esempio: sapete che il costo del denaro al Sud è più alto che al Nord?

In soldoni, se volete produrre ricchezza come richiedono Calenda e Confindustria, ed avete bisogno di danaro, ed abitate in Calabria, dovrete restituire interessi molto più alti di quanto avreste dovuto fare se il destino vi avesse fatto nascere in Trentino Alto Adige (non che in Umbria, Marche o Toscana stiano meglio, sia chiaro).

Nonostante gli interventi straordinari della BCE e qualche timido segnale di ripresa dei prestiti concessi al complesso del settore privato, i volumi degli impieghi bancari italiani diretti alle imprese risultano tutt’al più stagnanti. Se le manovre espansive sul credito bancario non hanno, almeno per il momento, influito sui volumi, sembra invece che un positivo effetto lo stiano avendo sul costo del denaro.

I tassi d’interesse sugli impieghi mostrano – per ogni diversa tipologia di operazione, che qui comunque dobbiamo analizzare in forma aggregata – una riduzione generalizzata e quantificabile, per il 2015 rispetto all’anno precedente, in circa un punto percentuale. Sulla base di queste analisi, si potrebbe concludere che il dato incoraggiante riguarda pertanto il costo del denaro, piuttosto che la sua disponibilità. […]

È interessante notare che anche in questo caso le differenze tra aree regionali, già di per sé molto significative, hanno mostrato una recente tendenza all’aumento. Ciò è soprattutto vero per gli anticipi e le aperture di credito in conto corrente, che costano alle imprese del Sud ora il 2,42% in più in media rispetto al Nord (era il 2,04% nel terzo trimestre del 2014 e l’1,67% nel 2010).

Per quanto concerne le operazioni a scadenza, la tendenza è invece più complessa da analizzare e mostra una riduzione delle differenze rispetto all’anno precedente ma comunque un aumento rispetto ai livelli 2010. I mutui alle imprese meridionali costano in media tra lo 0,79% e l’1,09% in più rispetto alle imprese del nord (in base alle diverse durate), e la forbice pur drasticamente diminuita rispetto al 2014 – risulta più ampia di circa 15-16 punti base medi rispetto ai valori di cinque anni prima [fonte: Centro Studi Impresa Lavoro su dati Bankitalia]

Questo vuol dire che risulterà più conveniente rivolgersi all’ “amico di famiglia”, il quale, evidentemente, non chiederà  alcuna garanzia reale sul credito, ma che strozzerà lentamente l’attività produttiva fino ad impossessarsene con la benedizione del ras locale della criminalità organizzata.

Questa è la “retorica” che avvolge il Mezzogiorno caro Ministro, ovvero scaricare la responsabilità su quei quattro terroni che non sanno neppure scegliersi amministratori locali “smart” e che quindi sono costretti ad emigrare. Come duecento anni fa. Fornendo manodopera a basso costo a quell’Europa dell’austerity che voi assecondate supinamente.

 


17
Mar 17

Caro Corsera, impietoso il confronto tra Roma e la Napoli di oggi

Interessante spunto di riflessione di un lettore del Corriere della Sera che invia, alla Rubrica epistolare tenuta da Paolo Conti, la seguente missiva, mettendo a confronto Roma e Napoli:

Caro Conti,

da qualche anno il confronto tra Roma e Napoli vede quest’ultima prevalere su ordine, pulizia, decoro, iniziative per migliorare la città e lotta al degrado. Roma ricorda sempre più la New York degli anni 80, col degrado fatto a sistema o la Napoli di una decina di anni fa immersa nella monnezza. Napoli oggi è ordinata, il centro è in gran parte pedonalizzato (pedonalizzazione vera, non quella nominale del centro di Roma), decorosa. La metropolitana è un fiore all’occhiello, curata, pulita, quasi ci si dimentica di essere in Italia. I graffiti sono assenti sia sulla struttura sia nei vagoni. Bellissimo il lungomare, anch’esso in gran parte pedonalizzato dal sindaco De Magistris e molto frequentato dalla città che prima lo ha criticato e adesso non potrebbe più farne a meno. Il confronto con il lungotevere o il lungomare di Ostia è impietoso. Come disse Joyce, Roma sembra un tizio che vive esibendo ai viaggiatori il cadavere della propria nonna. Un cadavere che ultimamente inizia a puzzare. L’augurio è che Roma possa cambiare passo e riprendere il suo posto tra le città più belle del mondo.

Andrea Zurechn


15
Mar 17

Quelle manifestazioni taciute contro camorra e terra dei fuochi

Non per appartenenza fisicamente militane, semplicemente per amore di verità. Seguo da qualche anno le iniziative del centro sociale Insurgencia, tra gli organizzatori della manifestazione anti Salvini di sabato, a cui verrebbe imputato scarso impegno nella lotta alle camorre.

L’affermazione è apodittica oltre che falsa, e rientra in un sistema tossico dell’informazione, o se volete superficiale, poco incline all’approfondimento, che si accontenta acriticamente di voci o comunicati stampa, giacché è tra i principali anmatori delle proteste anticamorra degli ultimi anni.

Ecco cosa scrivono oggi sul proprio profilo Facebook:

Vi rispetteremo quando farete manifestazioni contro la terra dei fuochi, ha scritto più di qualcuno in questi giorni, a proposito del corteo di sabato. Bene, noi eravamo tra i più attivi promotori di #unfiumeinpiena, la grande manifestazione che portò oltre centomila persone in piazza qualche anno fa.
Siamo stati in prima fila nella grande protesta popolare per la chiusura, poi ottenuta al caro prezzo di manganellate, arresti e denunce, della discarica di Chiaiano.
Siamo fra i promotori delle iniziative di #unpopoloincammino contro la camorra, ci abbiamo messo e ci mettiamo la faccia nel Rione Sanità e altrove perché si fermi la strage dei figli di questa città.
Ed è per questo che non rispettiamo nemmeno un poco quei napoletani che vengono a scrivere questi irricevibili commenti sulla nostra pagina, perché sono così indifferenti alle sorti di Napoli da non accorgersi nemmeno delle mobilitazioni che ogni giorno vengono portate avanti grazie a noi e alle tante altre forze sane della città.
Vi indignate per la contestazione a Salvini, quando è proprio il suo partito che per due decenni al grido di “Prima il Nord” ha sottratto a livello nazionale risorse al Sud e a Napoli. Ha sottratto scuole ai vostri figli, servizi sociali agli anziani, opportunità ai disoccupati. Noi non sappiamo che farcene dell’indignazione ipocrita a comando, e nemmeno del pentimento pezzotato/taroccato di Salvini, però prima di venire a dire a noi di fare qualcosa, iniziate a metterci la faccia.
Napoli è nostra, ha bisogno del supporto di tutti i suoi cittadini, anche del vostro, non fate il gioco di un razzista che fino a ieri ci ha sputato in faccia e oggi chiede scusa ipocritamente perché vuole i nostri voti.
Napoli è libera, non si è mai piegata a nessuno e non si piegherà a un leghista e alla sua piccola, mediocre banda di fiancheggiatori locali che, sperando in una poltrona alle prossime politiche, tradiscono la loro stessa gente.

 


13
Mar 17

Io, il “censore” che ha cancellato decine di insulti contro i meridionali

di Rosario dello Iacovo

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», ogni volta che leggo questa bufala, citazione attribuita a Voltaire che Voltaire non ha mai pronunciato, mi sale l’embolo.
È una di quelle frasi a effetto che nelle intenzioni di chi la utilizza dovrebbe testimoniare una straordinaria tolleranza, uno spirito radicalmente democratico che si spinge fino all’estremo sacrificio per permettere anche al nemico di esprimere la sua opinione. Oltre che, naturalmente, far emergere lo spessore culturale di chi la pronuncia con aria solenne.
Ma nella stragrande maggioranza dei casi sa che l’illuminismo fu la radicale affermazione dell’uomo al centro dell’universo, contro la religione e contro il potere politico di monarchia e aristocrazia? Sa che c’è l’illuminismo dietro le teste mozzate dei re? Altro che darei la vita, eccetera, eccetera.
Qualche giorno fa un nutrito numero di artisti napoletani ha realizzato come “Terroni Uniti” la canzone “Gente do Sud”, per ribadire i valori dell’accoglienza e della solidarietà in occasione della venuta in città di Salvini. Bene, mentre il leghista si calava nella parte del pentito per le offese rivolte a Napoli negli anni precedenti io, che sono uno degli amministratori del canale YouTube sul quale il pezzo è stato pubblicato, ho cancellato decine di insulti razzisti nei confronti dei meridionali.
Sono stato un censore? Avrei dovuto “dare la vita” per permettere a qualcuno di scrivere: “Terroni di merda”, “Parlate italiano”, “Lavatevi”, “Parassiti”? Su, spiegatemelo, perché la follia di quest’epoca rovescia il senso dei concetti.
Libertà di parola non vuol dire libertà di insulto, libertà di opinione non vuol dire che tu sei libero di venire ad abbattere il posto dove vivo con le ruspe.
No signori miei, la libertà è un concetto nobile che vale per tutti quelli che lo rispettano, così come la tolleranza si applica ai tolleranti. Io non avrei dato la vita perché Hitler potesse dire che ebrei, rom e avversari politici dovevano essere sterminati nei campi di concentramento, voi? Non darei la vita perché il Ku Klux Klan possa continuare a urlare “Negri di merda”.
E non la darò oggi perché Salvini possa venire qua a spiegarmi che sono italiano come lui e che il nemico oggi viene da lontano, mentre il ventre putrido della lega continua a dirmi che resto un terrone e parlo una lingua incomprensibile.
Ma non è mica solo una questione di inaccettabili offese, perché la lega negli ultimi due decenni ha contribuito a inasprire la distribuzione ineguale delle risorse in questo paese. Quando togli risorse a un territorio, quando lo trasformi in una pattumiera a cielo aperto per abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti industriali delle industrie del nord, grazie alla complicità delle mafie e della politica, quale risultato credi si ottenga: sviluppo, qualità della vita, giustizia sociale?
E non è un caso che sotto il palco di Salvini a Napoli ci fossero solo pezzi dell’ex PDL e neofascisti dichiarati, speranzosi di salire sul carroccio delle prossime politiche portando a casa poltrone. Ascari, traditori della propria gente in cambio del tornaconto personale, mascherato stavolta dietro il “Prima gli italiani”.
Come un secolo e mezzo prima, nello stesso nome dell’Italia e degli italiani, bersaglieri e carabinieri dei Savoia radevano al suolo paesi del sud, fucilavano finanche bambini di dieci anni, chiamando briganti i contadini che pur avevano creduto a un’unità che significasse più giustizia sociale, e invece di una riforma agraria più ugualitaria, si videro togliere anche le terre di uso comune.
Mi dispiace amici miei, io non darò mai la mia vita perché questa gente possa continuare a insultarmi, discriminarmi, privarmi di opportunità. Voi fate quello che volete, ma per favore non chiamatela libertà.
La libertà è un’altra cosa!


08
Mar 17

Cha “capata” Napoli-Real…

Un mio racconto per il Napulegno, ispirato da Paride Mazzone:

Non solo la serata non è stata proprio delle migliori (però, ragazzi, che “capata” Napoli-Real) ma avevo pure dimenticato le chiavi della macchina a casa, parcheggiata a Fuorigrotta dalla mattina in modo da avere il posto migliore e poter ritornare più comodamente in auto, a casa, dopo il match serale.
Così, mentre quella santa donna di mia moglie, a fine partita, era tornata a casa per riprendere le maledette chiavi, ripensando a quanto era ormai stato, mi avviavo coi miei figli a recuperare la vettura.
Giocavano a passarsi una lattina vuota, Elian e suo fratello, cercando di restituire, forse, una sorte migliore, al risultato della partita appena conclusa.
Li precedevo di una decina di passi, quando, una grossa auto coi finestrini oscurati si avvicinava a loro. Mi blocco e, preoccupato la osservo.
Un uomo cala il finestrino posteriore, allunga verso uno dei miei bambini una maglietta azzurra: “Tieni” gli sussurra.
“E’ gratis?” chiede mio figlio con un dubbio acerbo
“Certo che lo è…sai chi sono io?”
“No…”
“Sono il vicepresidente del Napoli”
Solo a quel punto Elian ha raccolto il prezioso cimelio, mentre il finestrino si richiudeva e la macchina si allontava.
“Rog! Rog! È la maglietta di Rog!” ha esultato Leon dopo aver strappato di mano la maglietta al fratello.
Questa mattina, appena sveglio, Elian mi ha chiamato, chiedendomi di mostrargli quella maglietta di Rog, per essere certo di non aver vissuto un sogno, meraviglioso, ma pur sempre sogno. La maglietta azzurra era lì a suggellare un patto d’amore che durerà tutta la vita.


06
Mar 17

Il premio “elmo con le corna celtico padano” di oggi va a…

Il premio “elmo con le corna celtico padano” di oggi 5 marzo, se lo aggiudica con distacco il dottor Alberto Giacomo Forchielli che da Wikipedia si legge essere : imprenditore, economista e blogger italiano; è esperto di economia e di affari internazionali, con particolare riguardo a Cina, India, Stati Uniti, Germania, Sud Est Asiatico e Singapore. Dirige «Mandarin Capital Partners», fondo che investe in aziende italiane e cinesi.

Costui in un impeto di originalità, sul proprio profilo Facebook (e un amico mi pare che lo abbia pure ripetuto in radio) ha dichiarato:

Prima di  decidere per l’assegnazione dell’elmo cornuto, che uno scippatore di nostra fiducia , nativo di Casavatore, ha trafugato in un noto museo celtico padano di Trezzano sul Naviglio, abbiamo avuto seri dubbi sull’identità dell’autore di questo raro canovaccio cabarettistico, avendolo confuso con una pessima esibizione di Crozza. Lo scippatore di cui sopra,  proveniente da Capodichino, provvederà  a consegnare  il manufatto cornuto insieme allo starter pack “il gioco delle tre carte” (realizzato a piazza Garibaldi) e ad una superba incisione del maestro puteolano Procolo ‘U curt  che ha vergato la riproduzione di un antico augurio osco sannita :  kitammuort ( che secondo la buonanima del professore Raffaele Adinolfi augurerebbe lunga vita e prosperità).

Motivazione: per avere il  dottor Forchielli (mandarin capital partnership, Md. osservatorio Asia, President) interpretato il più puro e tipico sentimento del padano medio ed averlo espresso con l’orgoglio e la franchezza delle care vecchie camicie verdi, custodi autentiche del vero spirito di padanità.

PS:  E ancora credete che questo Paese non cresca per colpa dell’euro? Buonanotte Italia.


03
Mar 17

C’AVITE ACCISE / Da Libero alla RAI: sbatti il salvinismo e l’antinapoletanità in prima pagina

Stamattina l’edicola e cartoleria “Gargiulo” di piazza Medaglie d’oro di Napoli ha affisso un cartello che ci è piaciuto molto, naturalmente,  dedicato ai lettori di Libero: ”Per rispetto a Napoli e ai napoletani questo giornale oggi non lo vendo”.

Il cartello si riferisce all’indegna prima pagina del giornale di Feltri, che stamattina titolava con un bel “PIAGNISTEO NAPOLETANO” producendosi in un tristemente noto collage, mischiando il calcio con l’assenteismo, gli “inciuci” del PD coi “morti” della Sicilia (i siciliani sono partenopei…non lo sapevate?) e scopriamo, grazie alla sagacia lumbard, anche – visto che ci troviamo – che siamo colpevoli di aver  Higuain e di aver dimenticato che abbiamo comprato Maradona (ma come, non vi siete accorti che nel Napoli gioca ancora Maradona?)

E menomale che ci sono i lumbard a ricordarci che Napoli ha più statali dell’intero Nord (nientemeno? E’ cresciuta così tanto la popolazione partenopea negli ultimi anni?), che  abbiamo gli assenteisti (i quali, magari, fanno anche comunella con giornalisti piuttosto noti, neh?) , che il calcio Napoli ha torto anche quando viene letteralmente derubato da arbitri “distratti”, che a Napoli c’è commercio di tessere del PD ( nel 2013, quando Gentili denunciò lo scandalo del tesseramento “a saldo” per il PD milanese, Milano era ancora provincia di Napoli…) e via discorrendo. Conclusione, per il Feltraccio nazionale:  “Non se ne può più”.

Sapete che vi diciamo? Ci tocca dargli ragione stavolta. Lombardi e veneti sono esasperati e vogliono l’autonomia.

Non ne possono più, giustamente, dei continui scandali nella Sanità (no, non il quartiere di Totò, eh, dove gli ospedali li tagliano), della frode milionaria del San Raffaele di Napoli, del Mose di Aversa, del Monte dei Paschi di Nola, del massacro di Taranto e Bagnoli per mano dell’Ilva di Caserta, del crack di Parmalat (che si chiama Parmalat ma, in realtà, ha sede legale a San Giuseppe vesuviano).

Hanno ragione ad essere stanchi, poveri lettori di Feltri, perché percorrono quotidianamente l’unica tratta urbana a pagamento d’Europa, i cui soldi vengono intascati dalla famiglia Benetton di Santa Maria Capua Vetere. Sono stanchi di morire intossicati dai rifiuti tossici sotterrati dalle aziende criminali del Sud sotto il loro naso. Sono stanchi di fungere da colonia interna per un mercato protetto che ha i capitali in una parte del paese ed il mercato di sbocco nell’altra, senza concorrenza, dato che le poche imprese sopravvissute fanno fatica a restare in piedi.

Ma soprattutto, non ce la fanno più i poveri padani a vedersi ogni giorno discriminati, derisi, umiliati e derubati, indicati come il male assoluto dai media nazionali, in un paese in cui sono sempre più ospiti e sempre meno graditi.

Come accade, ad esempio, per Tuttosport, rinominato dai tifosi TUTTOSPORC ed alla cui guida c’è un “negro da cortile” napoletano, che scomoda Totò e titola la prima pagina con un “Ma fateci il piacere”, facendo ricorso a tutti i pregiudizi, gli stereotipi e i luoghi comuni  a disposizione pur di attaccare i partenopei e difendere la Juventus (a proposito, i padani sono stanchi pure di mantenere la famiglia Agnelli di Cercola e la loro fallimentare e drenasoldi fabbrica di automobili).

E che dire, infine,  del caso del reo confesso Gianni Cerqueti che ha dichiarato di essere preoccupato per la sua incolumità, per via delle zozzerie dette da lui e i suoi compari nella diretta Rai del dopopartita della Coppa Italia disputata tra Juve e Napoli qualche giorno fa? Tranquillo, Giannino. Se a Napoli avessimo voluto fare del male ad ogni pennivendolo, personaggino qualunque, politico, opinionista che ci ha lanciato infamie addosso, a quest’ora l’Italia avrebbe meno abitanti di Malta.

Per vostra fortuna a Napoli abbiamo di meglio da fare che occuparci del nulla.

Come la manifestazione dell’11 marzo per respingere Salvini ma soprattutto il salvinismo: quella corrente pseudopolitica, pseudointellettuale, pseudotutto che ha fatto dell’antimeridionalismo in primis, e dell’intolleranza in genere, il suo marchio di fabbrica.

Perché, vedete, ve l’abbiamo appena dimostrato: non c’è bisogno di avere in tasca la tessera della Lega per essere leghista. E i leghisti ci fanno orrore, in tutte le salse.

Anche per questo ci auguriamo che saremo in migliaia, a Napoli, a respingere Salvini  e il suo bagaglio di antinapoletanità, smettendola di lamentarci solo sui social e dimostrando al barbaro invasore, civilmente e come l’edicolante Gargiulo, come – insomma – solo noi sappiamo fare, che i rifiuti tossici, da questo momento, li rispediamo al mittente…

Drusiana Vetrano per Identità Insorgenti


28
Feb 17

Ministero dello Sviluppo Economico leghista, fai una ricerca e ti chiamano terrone

E vi giuro che non si tratta di un titolo di Lercio.

Avete presente i “Captcha”? Ovvero quel sistema di sicurezza che compare per verificare che non siate robot, quando compilate un “form” su internet?

Bene, Francesco Lanza, (che da quanto ho capito non è proprio di Casavatore) dopo aver effettuato una ricerca sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (evidentemente padano), riceve un bel richiamo dal sito istituzionale che realizza per lui un bel captcha con la scritta “Terroni”. Ecco la foto della schermata:

Un insulto subliminale? Un omaggio al best seller di Pino Aprile? O un tentativo di hackeraggio del fratocugino di Borghezio? Mah…

I lettori più esperti mi segnalano comunque sia un problema imputabile  Google, ne prendo atto ma a questo punto si configurerebbe comunque una ipotesi di “culla in vigilando”, da parte del Ministero.

Continueremo a vivere, nonostante tutto, immaginando tutta una serie di prossimi captcha di questo tenore, quanto meno per par condicio: “a soreta” “mammt” “vafammocc” “lota”, o più italiani “zingaro” “frocio” “negro”, insomma tutta la più classica congerie di stereotipi nazional popolari tanto cari agli italiani in camicia verde e nera. E poi si chiedono pure perché questo Paese è l’unico che non cresce…