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Ceglie: così le lobby dell’agroalimentare stanno distruggendo l’economia campana

Il dottor Donato Ceglie è uno che di rifiuti tossici se ne intende. Uno di quelli che ha svolto indagini per anni, sul traffico di rifiuti, lungo la dorsale Nord-Sud, evidenziando anche la natura profondamente razzista di alcuni dei suoi artefici (qui il video).

Oggi, il pm in una intervista al Corriere del Mezzogiorno, intercettazioni ed indagini alla mano, conferma quanto anche io su questo blog ho scritto un pò di tempo fa. venendo, da una manciata di detratrattori, tacciato d’essere terrone vittimista e visionario.

Vi sarebbe una reagi ben congegnata che starebbe ponendo in essere una serie di misure disinformative e speculatorie sull’agroalimentare campano e meridionale per rosicchaire fette di mercato.

Ecco alcuni stralci dell’intervista:

Donato Ceglie, sostituto procuratore generale della Repubblica, il magistrato che indagò sui fusti tossici e sul disastro ambientale. Prima, da pm, ci ha raccontato delle terre avvelenate. Ora, in un convegno, dice che è in corso un «attacco mediatico» ai prodotti che su quelle terre vengono coltivati. Non la trova una contraddizione?
«No, per nulla».

Ci spieghi il perché, allora.
«Il flusso di rifiuti tossici dal Nord al Sud è un fatto. Come è un fatto che siano stati interrati qui. Ed è un fatto che questo sversamento abbia delle conseguenze. Il problema, però, è che tutto questo si è verificato in determinate porzioni di territorio. Detta in altre parole, bisognerebbe individuare con esattezza i termini della questione».

E invece?
«E invece è in atto una guerra mediatica che non ha precedenti in tutta la storia repubblicana. Io la chiamo la terza guerra contro il Sud».

Ed ancora:

Adesso invece cosa sta accadendo?
«C’è un quantitativo impressionante di video, prime pagine e articoli che presentano una situazione completamente inquinata. Ma lo fanno dando notizie confuse, opinabili, strumentali. La verità è che il problema non è assolutamente così grave come certi media lo vogliono far sembrare».

Si riferisce a qualcuno in particolare?
«Be’, basterebbe quella copertina dell’Espresso dal titolo Bevi Napoli e poi muori. Ma no, l’attacco mediatico è una cosa che riguarda tutti».

Quale sarebbe l’obiettivo?
«L’ho detto a Cernobbio: vogliono mettere al tappeto il Sud, colpire i suoi due asset strategici: turismo e agroalimentare».

Ed infine sulle analisi che hanno confermato la bontà della mozzarella dop campana:

Quindi vede una regia dietro questi allarmi sul cibo?
«Certo, vogliono distruggere la mozzarella e il pomodoro per guadagnare un 6 o 7% di quota di mercato. E attenti, ché l’operazione Pomì è solo la prima di una lunga serie che seguirà».

Ecco, a proposito di mozzarella: ma c’era bisogno di attendere le analisi dei tedeschi per farci dire che era buona? Non ci si poteva muovere prima?
«E chi ci avrebbe creduto? Io i risultati che ha certificato il laboratorio Tuv di Siegen li conosco da mesi, ho sulla mia scrivania tutte le analisi. Però se quelle cose le dice l’Istituto superiore di sanità o l’assessorato regionale all’Ambiente nessuno ci dà peso. La verità è che le buone notizie non vanno mai in prima pagina. Per questo vincono gli altri».

Chi sono gli «altri»?
«I nemici del Sud. Quelli che stanno facendo propaganda, manipolando le coscienze e le emozioni alla ricerca di un tornaconto personale. Oggi vince chi la spara più grossa».

Più chiaro di così…

Intanto anche la Facoltà di Agraria di Portici, sta portando avanti l’iniziativa “Non si scherza coi Fuochi”, con l’intento di ridare credibilità all’agroalimentare campano , col conforto di dati scientifici.

«La disinformazione – dichiara il direttore del dipartimento di Agraria Paolo Masi, moderatore della discussione – sta danneggiando ancora di più i nostri territori. Si parla di terreni contaminati, ma in realtà la percentuale è dell’1%».

Così l’assessore Nunges:

Sull’«aggressione mediatica» ai prodotti campani, l’assessore ribadisce – d’accordo con il direttore Coldiretti Campania Prisco Sorbo – che «sapere che la nostra mozzarella è buona grazie a un test tedesco è indice di perdita di credibilità verso le nostre analisi». E proprio per recuperare l’affidabilità bisogna intervenire con un piano di comunicazione che affianchi lo screening di terreni e prodotti. Una strategia che dovrà coinvolgere anche i social network – gli stessi su cui Nugnes ha ricevuto minacce – e che potrà garantire maggiore immediatezza nella difesa e promozione del brand Campania. (Fonte: Corriere del Mezzogiorno)

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