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Chi ha ucciso gli ulivi pugliesi?

Così prova a rispondere Pino Aprile con un proprio pezzo:

La risposta ufficiale è: il killer è la Xylella fastidiosa. Ma troppe incongruenze accompagnano questa soluzione del giallo; tante, da renderla almeno dubbia, se non falsa.

Per uscire dalle ambiguità, dirlo chiaro: non mi piace come è stata condotta la cosa; non mi convince quello che è stato detto sulla Xylella; e dal momento che siamo troppi ad avere questi dubbi (assicuro di non avere alcuna idea preconcetta: sono pronto a dire che ho torto, se mi si mostreranno ragioni chiare), la responsabilità forse non è di chi dubita, ma di chi non è convincente; il che fa pensare che possa non avere argomenti solidi per esserlo.

Se avessimo dato ascolto alle cose che sono state dette sin dall’inizio, senza cercare di capirne qualcosa di più, non avremmo probabilmente mai saputo che ai milioni o decine di migliaia di ulivi da abbattere ne corrispondevano solo 612 positivi alla Xylella. La quale, a detta del Centro di ricerca per l’agricoltura, presso l’apposito Ministero, non risulta letale per gli ulivi, secondo l’unica indagine scientifica condotta sull’infestante.

Si può discutere se un ceppo del batterio sia più o meno aggressivo, ma perché vengono trascurate o sottovalutate (non è così? Non ce ne siamo accorti) le esperienze di buone pratiche agricole ripristinate da alcuni coltivatori?

Non mi fido, e non sono il solo, di medici che non curano ma sopprimono. Sono disposto a ricredermi; ma tutto quello che accade, nella gestione di questa tragedia, mi induce a dubitare sempre di più, su come si procede e persino sul perché.

E il fatto che lo Stato preferisca mostrare la forza, invece della ragione, suscita cose tutte negative che vanno dal rifiuto al sospetto. Ripeto: sarebbe un errore pensare che questi sentimenti siano dovuti a malanimo e pregiudizio; abbraccerò chi, dopo avermi dimostrato che sono un cretino, salverà gli ulivi. Felice di essere un pugliese cretino confesso, ma con ancora gli ulivi. Alla fine, meglio cretino (manifestazione di insufficienza, quindi incolpevole), che farabutto (manifestazione di volontà, quindi colpevole).

Se, poi, i dettagli sono davvero rivelatori, allora questi sono proprio brutti: l’abbattimento prevede indennizzi di 100-200 euro, per un essere vegetale che può vivere millenni, lascito di generazioni. Non è un albero, è una storia che viene distrutta. E quella storia è la nostra. Con quei soldi non ci paghi manco il legno dell’ulivo (ne compro per le stufe di casa, so quanto costa).

Non so quanto sia possibile incremenare gli sforzi in questa direzione, ma credo che serva della disobbedienza civile ben fatta, che rafforzi il lavoro di contro-documentazione, ricerca scientifica, appello ad altre istituzioni, coinvolgimento di amici di altri Paesi mediterranei.

 

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