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Clamoroso UK: ti chiedono se sei siciliano o napoletano. Discriminazione o valorizzazione identitaria?

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La notizia la riporta il Messaggero raccogliendo la denuncia di alcuni cittadini emigrati in Inghilterra. Questo si legge nell’articolo:

 «Lei è italiano, siciliano o napoletano?». Questa richiesta della burocrazia di Sua Maestà ha fatto storcere il naso a molti connazionali che vivono oltre Manica. E in tanti, dopo l’estemporanea iniziativa degli uffici pubblici inglesi del dopo Brexit, ancora si chiedono se si tratta di una forma di sondaggio voluto proprio per evitare che vi siano discriminazioni o una paurosa gaffe etnica.

La questione non dovrebbe suscitare clamore né imbarazzo visto che qualche anno fa avevo riportato analoga iniziativa del Governo Americano, che chiede, nell’application form di chi intende cercare lavoro, la propria appartenenza linguistica.

Anche Linkedin, il celebre portale di network professionale, prevede la  possibilità di dichiarare la propria origine linguistica (o etnica?).

In tanti lo ignorano, o forse, mossi dalle dichiarazioni del ministro inglese sulle liste di lavoratori stranieri, ne hanno subodorato la discriminazione.

Tanti italiani emigrati oltremanica se ne sarebbero accorti al momento dell’iscrizione dei propri figli a scuola.

Al Gazzettino una docente dichiara:

«All’inizio pensavo fosse uno scherzo, di quelle bufale che si trovano su Internet, ma poi per capire meglio ho chiamato la persona, una mia cara amica, e lei mi ha confermato tutto». Michele La Motta, da 25 anni a Cambridge, di origini partenopee ma di fatto inglese, commenta: «La signora mi ha detto che doveva iscrivere la sua bambina al primo anno di quella che in Italia è la prima media. Qui ormai si fa tutto online. Al momento di descrivere la nazionalità, sul modulo ha però trovato alcune opzioni che fino a poco tempo fa non c’erano».
In effetti le categorie presenti sul sito governativo (che poi riportava a quello della scuola) erano sempre state molto chiare e semplici: britannico bianco, scozzese, irlandese o gallese; bianco europeo o altre nazionalità.
«Ora invece tutto sembra cambiato -continua il docente che a Cambridge insegna Italiano e Spagnolo -, al posto di bianco europeo sono state aggiunte diverse opzioni e quando si arriva all’Italia compare questa scritta: Italian (Any Others), Italian (Napoletan) e Italian (Sicilian). Non ci volevo credere, ma è la pura verità. Infatti abbiamo scritto pure ad un giornale locale per capire cosa stesse accadendo».

E un ricercatore sardo, cui pure era stata chiesta la propria appartenenza etno linguistica avrebbe pure ricevuto la spiegazione da parte delle istituzioni inglesi:

«Anche a me è capitata la stessa cosa – testimonia Matteo Cadeddu, giovane fisico ora all’Istituto nazionale di astrofisica di Cagliari-, addirittura, dopo che mi avevano chiesto se ero sardo mi hanno pure domandato se mi sentissi più tedesco che italiano e, a dire il vero, la cosa un po’ mi ha infastidito. Mi hanno poi spiegato che è una forma di sondaggio voluto proprio per evitare che vi siano discriminazioni. Le istituzioni inglesi sono obbligate a farlo e i dati vengono utilizzati da un ente esterno che verifica che statisticamente non sia stato rifiutato nessuno per la sua etnia, mah sarà…».

Il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, invece, esulta ravvisando nella circostanza  un chiaro riconoscimento identitario:

Nei moduli di iscrizione alle scuole inglesi, si scopre che è inserita una differenza, di identità e lingua, tra italiani, napoletani e siciliani. La notizia è oggi pubblicata sul Mattino e sul Messaggero in edicola (http://www.ilmessaggero.it/…/gran_bretagna_iscrizione_scuol…), interpretata come discriminazione. Si tratta di un riconoscimento culturale ad una lingua autonoma, da storia antica, che è inserito da tempo come titolo nelle richieste di curriculum delle aziende americane. 

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1 comment

  1. In un mondo dove contano i popoli e le nazionalità e non gli stati fasulli è un grande successo! Il regno Unito ha rispettato le identità dei Popoli che compongono lo stato, concedendo autonomia e addirittura potere avere squadre sportive proprie a competizioni europee e mondiali.