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I conti della sanità con i pesi di Calderoli

di Marco Esposito

Ho fatto i conti sugli effetti della formula ideata da Calderoli per ripartire la somma per la sanità pubblica (110 miliardi). La Campania “perde” 481mila residenti e quindi soldi in proporzione. Il Piemonte “guadagna” 317mila abitanti fittizi, utili solo ad aumentare il riparto delle risorse.

Al contrario di quel che si era detto sui costi standard, il prezzo della siringa eccetera, la ripartizione si fa in base al comma 7 dell’articolo 27 del decreto legislativo 68 del 2011, cioè in base alla popolazione “pesata per età”. In pratica chi ha più anziani e in particolare più anziani sopra i 75 anni riceve più soldi. Una regione con speranza di vita di due anni più bassa, come la Campania, si trova così quasi mezzo milione di abitanti diventati dei fantasmi per la sanità pubblica, e con un taglio molto forte di risorse (800 milioni a regime). Il tutto non perché si sono accertati sprechi (che con tale sistema nessuno misura) bensì con l’assurda motivazione che tanto si muore prima.

Oltre alla Campania, perdono residenti e risorse soprattutto Sicilia, Puglia e Calabria. Oltre al Piemonte, ne guadagnano soprattutto Liguria, Emilia Romagna e Toscana.

Tali regole entrano in vigore da subito e si applicano progressivamente in cinque anni.

Ma questa è una battaglia che si può vincere. Una legge del 1996 (la 622, articolo 1, comma 34) fa l’elenco dei parametri da utilizzare per ripartire la spesa sanitaria. C’è, com’è giusto, l’età. Ma ci sono anche sesso, speranza di vita, particolari epidemiologia, specificità territoriali e numero semplice di abitanti. Insomma l’età non può essere l’unico peso e un decreto legislativo non può abrogare una legge. Dobbiamo fermare questo sconcio non solo perché illegale, ma perché ingiusto.

(sul Mattino in edicola ieri 9 dicembre l’articolo con le tabelle sui pesi, fascia d’età per fascia d’età, e il confronto tra gli effetti in Campania e in Piemonte).

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