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Corriere della “Mezzanotte”: quegli intellettuali sudisti e borbonici

Leggevo un post di Marco Esposito, giornalista e scrittore,  dal proprio profilo Facebook e mi venivano in mente alcune domande da rivolgere al direttore del Corriere del Mezzogiorno.

Ecco cosa scrive Esposito:

La lettura del Corriere del Mezzogiorno/Sera/Notte è diventata quanto mai istruttiva per capire dove vogliono andare a parare. Oggi addirittura ci sono tre commenti antimeridionali. Nel primo il direttore Antonio Polito fa una scoperta: i napoletani si comportano bene quando si trovano in un bel posto, come nella metropolitana. Da ciò Polito ne deduce che i mali di Napoli vanno curati in casa senza accusare gli altri. Ora, si dà il caso che l’ultima “accusa” che abbiamo mosso al governo è di essere andato a Bruxelles per rinunciare ai fondi europei per il Sud in cambio di sconti fiscali alle imprese (quasi tutte del Nord). Cioè Renzi a chiesto a Bruxelles di non fare più opere come la metropolitana di Napoli (il principale progetto europeo) per dare sconti fiscali ai Brambilla. Per fortuna Bruxelles ha risposto con una pernacchia.

Negli altri due commenti in uno si sostiene che gli intellettuali del Sud sono diventati tutti più o meno borbonici perché foraggiati da politici di sinistra come Valenzi, Bassolino, De Magistris e Vendola. Nell’altro che non ce la si può prendere con il federalismo fiscale se al Sud le tasse sono alte perché la colpa è della classe dirigente locale.

Sarebbe utile ribattere nel merito, se a loro il merito interessasse. In realtà la versione locale del Corriere della Sera sta tentando un’operazione di indottrinamento alla minorità per convincere i suoi lettori che siamo tutti sbagliati, colpevoli, foraggiati. E che quindi se ci tolgono i fondi europei, se ci aumentano le tasse, se ci tagliano i servizi è colpa nostra. Una colpa antica, che viene da lontano.

Ma, come ha ammesso nei giorni scorsi Ernesto Galli della Loggia, ormai la maggioranza dei meridionali ha capito che i suoi mali derivano da questa Italia. La nostra onda è lunga. Il riflusso non passerà.

Prima nota a margine del Lazzaro:

Ora con tutto il rispetto per il Movimento Neoborbonico, che porta avanti certe istanze sin da tempi non sospetti, se Polito, come tanti, lasciasse la solita poltoncina in pelle, scendesse tra i mortali e decidesse di indagare “realmente” il fenomeno di questi intellettuali “sudisti” (come li ha definiti Galli della Loggia), si accorgerebbe cum summo stupore che si tratta di individui che provengono da esperienze, tradizioni ed ispirazioni, piuttosto variegate, diverse, forse quella “buona parte” di cui parla è pure repubblicana ed in qualche caso perfino progressista. A meno di non voler definire borbonici anche Gramsci, ZItara, Dorso e compagnia bella (perchè è chiaro che l’intellighenzia radical chic nazional pop rivolga l’accusa di borbonismo e neoborbonismo con fini assolutamente denigratori e diminutivi)

Seconda nota a margine del Lazzaro:

Il dottor Polito se la prende tanto con la classe politica e dirigenziale locale.

Bene. Allora copioincollo da wikipedia parte della biografia del direttore, che ha avuto sin dalla gioventù un innegabile impegno politico e civile militante:

Nel 1988 passa a la Repubblica, di cui resta vice-direttore di Eugenio Scalfari prima e di Ezio Mauro poi. Responsabile dell’edizione on-line del quotidiano e corrispondente da Londra, nel 2002 lascia la testata per fondare e dirigere Il Riformista, giornale della sinistra moderata (che lui ha definito “arancione”).

Nel 2006, in vista delle elezioni politiche, si candida come senatore con Democrazia è Libertà – La Margherita e viene eletto nella circoscrizione Campania. Nella XV legislatura ricopre l’incarico di segretario della III Commissione Permanente del Senato della Repubblica, Affari Esteri, Emigrazione. Le sue iniziative legislative si sono sempre concentrate su temi di attualità, tra cui il famoso Ddl contro i “Fannulloni” della Pubblica Amministrazione e l’uso delle intercettazioni telefoniche.

Nel 2007 viene eletto segretario cittadino della Margherita a Napoli.

Nel 2008, nonostante le richieste della Margherita, rifiuta di ricandidarsi al Senato tornando a dirigere “Il Riformista” che aveva lasciato durante l’esperienza parlamentare.

Mi perdoni Polito, senza voler generalizzare figuriamoci, senza sottendere alcun intento retorico alla domanda, solo per capire, ma lei, quando faceva parte proprio di quei politici locali che condanna (giustamente), quando era legislatore, napoletano e meridionale, cosa ha fatto per questo Mezzogiorno di terroni irrecuperabili?

Ripeto lei condanna giustamente la classe politica locale, ma il , 03/03/2008 a Giancarlo Perna de Il Giornale dichiarava, volendosi smarcare da una nuova candidatura al Senato: «Aggiungo altri due motivi. La tragedia dei rifiuti napoletani. Sono di Castellammare di Stabia e ho lì il mio collegio. Non me la sono sentita, per pudore, di rimettermi a girare la Campania a chiedere voti».

Davanti ad una evidente impotenza. Sua come dei cittadini che biasima.

Non è anche questo un modo di prendersela col “sistema Italia”, più che con se stessi?

«Perché lasci il Senato?».
«Non c’’è spazio per la discussione. O sei un soldatino o passi per traditore. Solo il governo fa le leggi, i parlamentari devono obbedire senza discutere. A che serve portare in Parlamento gente capace se non può fare leggi?».

Non è anche questo un modo di addebitare (secondo me giustamente) la colpa di certa arretratezza e immobilismo all’Italia, proprio come fanno gli intellettuali sudisti e borbonici?

 

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