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Corriere della Mezzanotte: quei fetentissimi ribelli meridionali

1974251_797519670275560_740193966_oLa Pravda della Mezzanotte continua nell’opera di rieducazione degli intellettuali sudisti e delle plebi terroniche alla riscoperta della propria storia.

Oggi c’è un approfondimento sull’inserto pugliese del Corriere della Sera dal sottotitolo “la ferocia dei ribelli meridionali”. Che poi basterebbe leggere un pò di Carlo Levi e Gramsci, anche solo da wikiquote, per avere un’idea di questi fetentissimi ribelli meridionali (alcuni di essi erano anche piemontesi e, disillusi dalla nuova Italia, combatterono al Sud per un ideale, tipo Antonio Gastaldi).

Così il giornalista e scrittore pugliese Raffaele Vescera, replica dal proprio profilo Facebook :

E’ un piacere per noi meridionalisti assistere alla giostra di interventi e dichiarazioni dei nostri oppositori, concentrati vieppiù sul milanese Corriere della Sera, sotto la prevedibile regia del “risorgimentalista” Galli della Loggia. Oggi, sulle pagine dell’edizione pugliese de Il Corriere del Mezzogiorno” è toccato suonare la tromba al pur pugliese José Mottola.
Costoro temono il risveglio del Sud, la sua nuova consapevolezza, a detta dello stesso Galli della Loggia, ormai maggioritaria tra i Meridionali, temono che si affermi la verità storica che il Sud, prima dell’unità d’Italia, non era né povero e né arretrato. Semmai lo è diventato dopo, grazie alla riduzione coloniale subita con la violenza. Il loro nemico maggiore è ovviamente Pino Aprile che con i suoi libri, letti da milioni di persone ha fatto svoltare la coscienza meridionale verso un ritrovato orgoglio dei “terroni”, da sempre calpestati, irrisi, umiliati, depredati e sfruttati dai “fratelli d’Italia” di nordica provenienza.
Se ci attaccano in maniera così grossolana, vuol dire che stiamo davvero vincendo, gli avversari del meridionalismo, non avendo più argomenti spendibili contro chi propugna il necessario riscatto del Mezzogiorno dallo stato di miseria economica e civile in cui è stato relegato dall’Italia unita, ci accusano di degenerazione “sudista”. Il passo da sudista a “sudicio” è davvero breve, lo ha già compiuto un secolo fa un tale Prampolini, emiliano fondatore del partito socialista, mentre il pur socialista Salvemini, pugliese, scriveva pagine bellissime sullo stato di inferiorità coloniale cui il nostro Sud era stato ridotto.
[…]
Continua Vescera : José Mottola, pur conoscendo la verità sugli stermini di massa compiuti dall’esercito piemontese contro popolazioni inermi, come è avvenuto a Pontelandolfo e Casalduni, giustifica gli scellerati massacri come giusta risposta a quelli compiuti dai briganti.
Sfugge al Mottola la piccola differenza che laddove i piemontesi rappresentavano un esercito a noi straniero, (a quel tempo i sabaudi parlavano francese) i cosiddetti briganti erano partigiani che difendano la propria terra dagli invasori. E sfugge al Mottola la differenza tra quanto hanno potuto fare i partigiani del Sud, armati di roncole e vecchi fucili, contro un esercito armato di tutto punto che radeva al suolo interi paesi con la propria artiglieria massacrando preti, donne e bambini.
Ma la logica della rappresaglia dei piemontesi che sterminavano tutti gli abitanti di un paese per vendicare qualche loro soldato ucciso e fatto a pezzi dai “briganti” non ha forse preceduto quella nazista alle Fosse Ardeatine e a Marzabotto?
E la scritta posta all’ingresso del campo di concentramento di Fenestrelle in cui i piemontesi internarono e sterminarono miglia di meridionali, “Vali quello che produci”, non ha forse preceduto l’ “Arbeit macht frei” di Aushwitz? Le teorie razziste contro i “Meridionali razza mediterranea inferiore e criminale” del piemontese Lombroso, cui Torino ha recentemente dedicato persino un museo, non hanno preceduto forse l’arianesimo nazista?
Il negare o minimizzare queste stragi compiute da un esercito regolare non è pari, forse, al negazionismo dei neonazisti?

Chissà quanto era feroce Angelina Romano, di anni 9. Dall’archivio storico militare si legge “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”.

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