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Dalla Calabria, eccellenze surgelate italiane

C’è un luogo a pochi chilometri dal simbolo della provvisorietà meridionale e della superficialità italiana, la Salerno-Reggio Calabria, dove si macinano utili ed un’azienda di successo che esporta prodotti calabresi nel mondo dando del tu alle multinazionali del settore cui, in passato, ha pure venduto i propri prodotti.

Il fondatore è Antonio Tenuta, imprenditore calabrese, ex bancario ed ex assistente volontario di matematica finanziaria all’ Università di Bari, un “contadino dal cervello fino” che vicino Cosenza, a Mongrassano, sul finire degli anni 70, ha messo su un piccolo impero economico basato in gran parte sulla trasformazione del pomodoro.

Tutto inizia con qualche quintale di pomodoro non raccolto, destinato al macero che il signor Tenuta decide di non distruggere ma di piazzarlo in grosse celle frigorifero per rivenderle all’industria conserviera: nasce uno dei più importanti stabilimenti italiani di surgelati, la Gias. Prodotti di qualità e controllo diretto sulla filiera produttiva mettono in evidenza il lavoro dell’azienda calabrese, così che anche la Findus le mette “gli occhi addosso”. In senso buono ovviamente, soprattutto su quei San Marzano che produceva il signor Tenuta, divenendo primo cliente dell’azienda oggi guidata da una donna, Gloria, prime esperienze lavorative a Milano per una multinazionale, figlia del fondatore e che non si perde d’animo neppure quando la multinazionale di cui sopra decide di defilarsi. Così  al Sole 24 Ore dichiara:

«Sono tornata con minime aspettative e ho affrontato situazioni difficili –  racconta la presidente  –  Quando la Findus ha internalizzato le produzioni abbiamo sofferto. Ma con sacrificio ne siamo usciti. E abbiamo sempre mantenuto  l’impegno di restituire al consumatore ingredienti e sapori autentici»

Temperamento calabrese. Ma l Gias macina utili e profitti :

L’azienda fattura  30 milioni di euro, ha  250 clienti (il 30% all’estero) e 80 dipendenti che durante la produzione orticola salgono a 350. Sono 350mila le tonnellate delle materie prime processate, 370 le referenze prodotte. Il futuro è soprattutto nei piatti pronti ispirati alle tradizioni regionali (in packaging più funzionali e accattivanti, in vendita nella grande distribuzione, da Esselunga a Auchan): scialatielli all’amalfitana, carbonara, strozzapreti alla siciliana. Le vendite sono incoraggianti. La crisi, fortunatamente,  non ha danneggiato  il  mercato del surgelato: solo nel 2014 il comparto ha registrato una lieve flessione (-1%) a fronte di un calo complessivo del settore alimentare del 3%, per un fatturato complessivo di circa 28 miliardi di euro (un quarto di quello dell’industria alimentare). Contro ogni pregiudizio,  il  frozen food piace a circa il 70%  degli italiani (soprattutto al Nord)  e spopola addirittura tra i giovani, che ne apprezzano praticità e varietà, come risulta da uno studio dell’Istituto Italiano Alimenti Surgelati.

Quando mangiate le prossime melanzane surgelate beh pensate che con elevatissima probabilità provengono proprio dalla Calabria che fa impresa.  Chissà quanto sarebbe bella se avesse pure una rete autostradale come le regioni settentrionali e, perchè no, pure una bella linea d’alta velocità che la collegasse al resto d’Europa. Come ai tempi di Mongiana. E se la si smettesse pure di pensare, come dico spesso, che l’agricoltura è roba da “poveri”, invece di considerare che insieme al turismo è un settore di traino dell’economia meridionale, forse riusciremmo a prenderci cura delle nostre terre affrancandole dai nuovi feudatari e dagli interessi di chi specula con rifiuti tossici, monnezza ed industria pesante.

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