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De Magistris: preservare la laicità della Deputazione di San Gennaro e non snaturare la sua storia

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Così Luigi De Magistris, primo cittadino ed in quanto tale capo della deputazione a proposito della decisione presa dal Ministro degli interni Alfano di consegnare di fatto la gestione del culto del santo alla curia di Napoli:

Già, perchè, nella peculiarità propria che contraddistingue la città, San Gennaro non appartiene alla Chiesa Ufficiale, ma al popolo napoletano:

La Deputazione, è l’Organo di Governo della Cappella del Tesoro di San Gennaro, e sin dal 1601 tutela il “Tesoro”, contribuendo ad alimentare il Culto del Santo Patrono. La Deputazione ha le sue radici negli antichi “sedili” del Patriziato e del Popolo Napolitano, cui un tempo era affidato il governo della nostra Città. Difatti i “sedili” erano cinque: Capuana, Portanova, Montagna, Nido e Porto, oltre a quello del Popolo. E ciascuno di essi forniva due rappresentanti.
Dal 1811, in attuazione del “Bollettino delle Leggi”, emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è presieduta dal primo Cittadino di Napoli (Sindaco).

Così racconta la vicenda Wikipedia:

Istituita la “Deputazione della reale cappella del Tesoro”, sin dal principio l’organismo ha tenuto ad affermare e a difendere il diritto di patronato della città di Napoli sulla cappella proprio perché questa era diretta espressione della volontà dei napoletani e quindi espressione della laicità, autonomia ed indipendenza rispetto alla curia arcivescovile.

Nel 1605 la Deputazione, infatti, ottenne la bolla di fondazione da papa Paolo V e dopo tre anni, l’8 giugno 1608, iniziarono i lavori di costruzione del luogo sacro.

I primi problemi, però, arrivarono in corso d’opera con il cardinalearcivescovoFrancesco Boncompagni che si oppose fermamente all’esenzione della Deputazione dalla giurisdizione dell’ordine diocesano.

Ulteriori problemi si ebbero dopo l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli il 17 febbraio 1861 quando si pubblicarono alcuni decreti luogotenenziali relativi a benefici e cappellanie laicali. La Deputazione si batté perché le fosse riconosciuto il diritto di patronato laicale e il 13 maggio del 1861 la reale cappella del tesoro di San Gennaro fu dichiarata esente dalla precedente legge del 17 febbraio essendo stata riconosciuta Istitutione sui generis. Rimase dunque intatta la laicità della proprietà che ha resistito anche alle leggi post unitarie del 7 luglio 1866 e del 15 agosto 1867, con le quali fu negato il riconoscimento di laicità a tutti gli ordini e alle congregazioni religiose regolari, ai conservatori musicali e ai ritiri che comportassero vita in comune e avessero carattere ecclesiastico. Tutti i luoghi di proprietà di tali enti soppressi furono incamerati dal demanio statale e fu sancita l’incapacità per ogni ente morale ecclesiastico di possedere immobili, fatte salve le parrocchie. La natura laica della Deputazione sancita dalle bolle pontificie fu mantenuta grazie anche ad un appassionato memoriale inviato alla Camera del governo italiano e sottoscritto dal presidente Rodrigo Nolli, allora sindaco di Napoli, e da tutti i deputati, con il quale si ricordava la natura laica della Deputazione, il diritto di patronato ottenuto da tre bolle pontificie e l’aspra guerra sostenuta contro la curia arcivescovile di Napoli per il mantenimento dello stato giuridico e la piena autonomia.

Il 15 agosto 1927, papa Pio XI con la bolla Neapolitanae Civitatis gloria riconosceva che le bolle pontificie di papa Paolo V eUrbano VIII avevano definito il diritto di patronato della città di Napoli sulla cappella, l’amministrazione dei beni, l’elezione dei cappellani coi relativi diritti e doveri, il servizio del culto divino ed altri privilegi ad essa inerenti.

Fino alla decisione del Ministro Alfano.

Francesco Andoli, giornalista napoletano profeta laico del culto di San Gennaro, così risponde a Lucilla Parlato su Identità Insorgenti:

il popolo napoletano è talmente devoto al suo Patrono da volersene prendere cura in prima persona. Badate bene, questa non è una questione di folklore bensì una delicatissima querelle socio-antropologica. Qui è in ballo la nostra storia, la nostra identità. Dunque mi auguro che non salti fuori il solito Saviano a “pontificare” che abbiamo cose bene più serie a cui pensare. Grazie Roberto, ma anche San Gennaro, per i partenopei, è un tema serissimo. Il cardinale Sepe, da buon pastore, dovrebbe avere massimo rispetto delle esigenze e delle istanze del suo gregge. Sottrarre San Gennaro alle cure dirette del popolo napoletano equivale a scippare un figlio ad una madre. E a Napoli si sa che, una cosa del genere, è inammissibile. Ma Sepe è nato a Caserta, solo per questo gli possiamo concedere l’indulgenza nostra e quella di Gennaro. Se la curia e i politici vorranno farci questo grave torto, di certo non resteremo fermi a guardare. Daremo battaglia fino…all’ultima goccia di sangue!

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