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Docente di diritto penale: siete cerebrolesi. Andatevene in Calabria

La notizia ha fatto il giro della rete col solito tam tam che caratteriza certe filosofiche esternazioni.

Il dotto estensore di turno dello screenshot che vedete a sinistra è di una docente di diritto Penale di Bergamo. che scrive, rivolgendosi agli studenti «Trasferitevi in Calabria. Avrete un futuro scintillante di consigliori della ‘ndrina. Perché qui non c’è più posto per voi, cerebrolesi»

La professoressa si difende asserendo che «Quelle parole non le ho pubblicate io e non le ho nemmeno cancellate. Quel post non l’ho mai visto e, se voi l’avete visto, credo l’abbiano messo gli studenti che sono risultati insufficienti all’ultimo compito scritto, per una ritorsione nei miei confronti».

Chissà magari un giorno i server di Facebook riveleranno la verità e chiarendo chi sia il reale estensore della frase quanto meno discriminatoria. Qualche studente, in realtà, sostiene che la prof non sarebbe nuova a certe esclamazioni Alcune testimonianze parlano di un’abitudine della professoressa ad apostrofare gli studenti come “calabresi”, usando toni inappropriati (fonte ustation.it)

Se la notizia fosse vera, tuttavia, io inviterei davvero gli studenti a trasferirsi in Calabria o in qualsiasi altra località del Sud, patria e culla del diritto e dell’insegnamento del medesimo. Terra di magistrati che hanno lottato e lottano quotidianamente con profitto contro la criminalità organizzata. E che di certo hanno avuto ben altri docenti.

La notizia testimonia che l’insulto, in salsa “discriminazione territoriale”, gode di un’ottima mobilità sociale.

Giusto per la cronaca, per quanto riguarda il “cerebrolesi”, si configurerebbe un reato di diffamazione ex art. ‘art. 595 del codice Penale.

Per quanto riguarda invece il radicamento territoriale delle ndrine, basterebbe dare un’occhiata agli ultimi comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e alla lista dei condannati, per accorgersi che hanno una estrazione territoriale piuttosto contigua alle aree geografiche ove la docente svolge il proprio insegnamento.

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4 comments

  1. … docente in che?
    Forse un corso di approfondimento in diritto penale le farebbe bene e l’aggiornerebbe in merito ai più reati che ha commesso twittando solamente in 140 parole.
    Suggeritele di tacere e di evitare di proferire altre 10 parole se non vuole correre il rischio di essere denunciata penalmente e di finire in galera (suo luogo ideale) per parecchi anni.

  2. Più che diffamazione è ingiuria (art. 594), con l’aggravante della presenza di più persone.