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Effetto caldo: per Delrio meglio una pista cicliabile che l’alta velocità

Quando ho letto la notizia credevo ad un fake creato da pagine satiriche tipo Lercio, però poi un lettore mi ha passato il link dell’autorevole “Il Sole 24 Ore”, che purtroppo non lascia alcuno spazio all’immaginazione.

Leggete cosa dichiara il Ministro alle Infrastrutture Delrio (mentre imperversava Flegetonte):

Si farà una Venezia-Torino ciclabile.«Costa meno di tre chilometri di autostrada e porta un indotto economico di 150 milioni l’anno». Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, nel corso dell’audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato sulle linee programmatiche del ministero. L’opera sarà compresa nel «piano della mobilità ciclistica» che – ha detto Delrio – «io chiamo piano della mobilità dolce». Il ministro ha anche chiosato – fra le risatine dei parlamentari – dicendo: «Sapete che io sono malato di questa cosa».

Il ministro però fa sul serio. «Pensate al grande raccolto anulare ciclabile di Roma che sarà parte di questo piano: la sola presentazione dell’idea ha vinto a New York il secondo premio sui programmi di mobilità di tutto il mondo. Quaranta chilometri di piste ciclabili all’interno della città fino all’Appia Antica quanti se li possono permettere nel mondo oltre a noi?».

Se dunque, per Delrio, risulta difficile la realizzazione dell’alta velocità tra Napoli e  Bari causa presenza degli Appennini (si, lo ha detto davvero) e risulta altresì più affascinante viaggiare al Sud con lentezza (tra Bari e Matera, si ha detto veramente anche questo) al contrario creerebbe più  indotto una  pista ciclabile da Venezia a Torino. Il famoso indotto da pista ciclabile: pneumatici, trombette da bici, pedali, le finte sirene piazzate lì sul manubrio per fare i ragazzacci, il cestino porta spesa, il caschetto aggressivo…e poi tutti questi baretti sulla Torino-Venezia, un pò come la Route 66 americana, suggestivi, immersi in rubicondi tramonti. Ma com’è che nessuno ci aveva mai pensato prima?

Ancora più evocativa la pista ciclabile lungo il raccordo anulare, a Roma, proprio lì tra la salumeria di “Bruno l’infame” e i sentieri ricchi di varia umanità, gentili donnine scaricate lì dai furgoncini del “Teribbile” alla mattina e ricaricate poi a sera, e poi avanti col servizio notturno…che indotto signori.

Tutto ciò pur di non dare qualche spicciolo a quei terronacci che devono accontentarsi di viadotti crollati, strade interrotte e quella sana lentezza invocata dal sor Ministro che ti fa fare 9 ore in treno per andare dalla Calabria alla Puglia.

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