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Gigi di Fiore: così Nitti voleva salvare il Sud

Se riproponessi le idee di Nitti sul Mezzogiorno, senza citare la fonte, qualcuno lo annovererebbe tra visionari filoborbonici (sic).

Oggi Gigi di Fiore, giornalista e scrittore del Mattino, propone sul suo blog, le intuizioni che il politico lucano, proponeva 110 anni fa per dare una svolta alla “questione meridionale”. Inascoltato ovviamente.

Un breve estratto:

Dopo aver collaborato con l’inchiesta Saredo, nel marzo del 1904 Nitti fu incaricato di preparare il testo di una legge che aveva per obiettivo incentivare lo sviluppo economico della grande ex capitale delle Due Sicilie. Il testo fu pronto in poco tempo, venne poi approvato nel luglio del 1904.

Poche certezze, formule copiate poi da tanti: la creazione della siderurgia con l’Ilva a Bagnoli, l’attenzione ai cantieri navali Pattison e Armstrong a Pozzuoli, incentivi alle Cartiere meridionali e agli arsenali di Castellammare e Napoli.

Un modello che, oggi, sembra superato con la grande crisi europea del capitalismo sviluppatosi negli ultimi 50 anni. Ma nei suoi studi preparatori Nitti precisò alcune idee, valide ancora oggi. Come questa: “Il problema di Napoli interessa tutta l’Italia, si tratta di una città focolaio di vita intellettuale e morale di una quarta parte dello stato”.

Ed ancora:

Da qui il nodo essenziale: Napoli doveva trasformarsi da città di grande consumo a città di produzione. Con una mirata scelta di industrializzazione possibile. Niente “industrie sussidiate”, invece più trasporti, collegamenti per realizzare un’area metropolitana omogenea con i circondari. E un’ulteriore idea, valida allora ma anche oggi come filosofia d’impresa: “I cittadini di Napoli non devono chiedere allo Stato se non il meno che possibile e solo a scopo di iniziare una rinnovazione industriale”.

Ed invece si preferì sviluppare un sistema clientelare ed assistenziale che non ha risolto nulla (se non arricchire una oligarchia politica ed industriale che prese il posto dei latifondisti).

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