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Gigi di Fiore: la ripartizione degli investimenti nel Paese uguale a 154 anni fa

Il giornalista e storico Gigi di Fiore interviene oggi dal proprio blog con una interessante suggestione. La tendenza ad una sperequazione negli investimenti, tra le macro aree geografiche italiane, è rimasta quasi identica a 154 anni fa.

Determinando, di fatto una economia duale ed un divario che si è attenuato solo durante gli anni del boom economico, quando gli interventi ed i primi investimenti della Cassa del Mezzogiorno recarono qualche beneficio.

Ma quali furono i primi atti del nuovo Parlamento?

Scrive Gigi di Fiore:

Il quadro dei chilometri delle concessioni per opere ferroviarie dal 1861 al 1865 fornisce un insolito criterio di riequilibrio. Un quadro raccolto dal deputato della destra cavouriana Leopoldo Galeotti. Eccolo: 2937 chilometri nell’Italia “superiore”, 1481 nella “media”, 1805 in quella “meridionale”. La somma di chilometri tra Sardegna (che fino al 1863 non aveva neanche un metro di ferrovia) e Sicilia fu di 1847.

Sempre Galeotti ci fornisce le cifre degli investimenti per le strade: 3 milioni 575367 per le “province subalpine” e 2 milioni 500763 per le napoletane. Non esistevano più le Due Sicilie, né il regno Sardo-piemontese. Era il regno d’Italia, con le sue prime scelte parlamentari. E questi sono i numeri.

Illuminanti anche alcune leggi approvate tra il 1861 e il 1865: un prestito di 500 milioni per limitare il disavanzo maturato “per costruire l’Italia”. Ancora 226mila lire per il porto di Rimini. Poi, nel 1861, 8 concessioni ferroviarie nel centro-nord e due nel sud. Una delle due assai generica, fu approvata il 28 luglio: “costruzione di strade ferrate nelle province meridionali, napoletane e siciliane”. Significativa la legge del 18 agosto, che istituì “succursali e sedi della Banca nazionale nelle province meridionali”. Era la Banca centrale dell’ex regno Sardo-piemontese. Non fu consentita, invece, l’apertura di sedi del Banco di Napoli al nord.

 

In un parlamento che, secondo Leopoldo Galeotti, “Non conviene dimenticare che il Parlamento, nella sua quasi totalità (eccettuata la parte piemontese), era composto di uomini nuovi e inesperti. Così la balia di fare e disfare rimase nella sostanza agli uomini della burocrazia. Quello che avveniva ai deputati, toccava anche ai ministri piemontesi e non piemontesi”.

E se i deputati meridionali di ieri avevano dalla loro l’inesperienza, come esimente, oggi sono semplicemente peones

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