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Giù al Sud: come ti muovi, sbagli

Da qualche tempo ho denunciato la pessima abitudine della saccenza caratteristica dell’ intellighenzia radical chic italiana, nel bacchettare i cittadini meridionali a prescindere.

Se non denunciano,sono omertosi. Se lo fanno rischiano di essere tacciati di “camorrismo” (vedi quanto accaduto per le manifestazioni recenti a Bagnoli o quelle del 2008 per la discarica di Chiaiano, con le indagini della magistratura che dimostrarono a posteriori le ragioni dei residenti, senza che la stampa italiana ne desse la giusta notizia).

Lo stesso radicalchicchismo lamenta la mancanza di una società civile meridionale. Poi scendono in piazza a fiumi contro la terra dei fuochi, contro le trivellazioni indiscriminate, contro la speculazione su Bagnoli, contro l’inquinamento dell’Ilva e non va bene.

Oggi anche Pino Aprile , sul proprio profilo Facebook, affronta, come solo la sua penna sa fare, l’argomento:

Loro sanno tutto. Dio ti vede, ma qualche volta si distrae. Loro mai. Sei nei guai? Colpa tua: non protesti. Protesti? Lo fai male: senza concetto e senza progetto. Con concetto e progetto? Hai sbagliato il primo o il secondo, o tutti e due. Se la gente non si muove, sbaglia perché non si muove. Se si muove, ma dal basso, sbaglia, perché non ha saputo coinvolgere la gente alta. Se si muove la gente alta, sbaglia perché non ha saputo coinvolgere lu populu vascio. Se si muovono la gente dal basso e dall’alto, è sbagliato il modo. Se il modo non è sbagliato, lo è il momento. Se non sono sbagliati il modo e il momenti, lo sono “i toni”…
Loro sanno sempre dove sbagliato gli altri (che sbagliano sempre). E glielo dicono, con la noia e la spocchia di chi è stufo di spiegare al pianeta da che parte deve girare e a quale velocità. Loro hanno letto Croce. E passano il tempo a mettere il mondo in croce.
La sola certezza che precede ogni loro parola, ogni loro scritto è che gli altri sbagliano. E la vera ragione di cotanto indefesso errare è che gli altri sono gli altri e non sono loro… Però, pur avendo la capacità di cogliere tutti gli errori, costoro non fanno mai la cosa giusta, perché, semplicemente, non fanno. Claudio Velardi, per dire, insultava don Maurizio Patriciello, perché, quale portavoce della protesta della Terra dei fuochi, andrebbe in cerca delle telecamere, invece di fare denunce. Ma la gente della Terra dei fuochi denunce ne ha fatte quasi duemila, una aveva il vescovo come primo firmatario, e Velardi denunce non ne ha fatte manco una. Sorvolando sul fatto che pur se l’impegno di don Maurizio fosse sbagliato, o inutile (ma magari avercene) è comunque gratis; mentre Velardi, di professione lobbysta (cosa legittima, ci mancherebbe), di volta in volta devi cercare di capire se esprime opinioni sue o quelle più convenienti a chi lo assume.
Ma loro sono tanti; non potendoli citare tutti, li possiamo accomunare in una sorta di club, in cui ognuno, a turno, comincia un giro di geremiadi (e gli altri a seguire) contro l’inettitudine della classe dirigente locale (e la sguaiata reazione popolare). Leggi i nomi degli accigliati censori, scorri le carriere e… chi sono? La classe dirigente (dagli incarichi di governo a quelli universitari o nelle amministrazioni locali, regionali; passando dagli uni agli altri e ritorno). Ma i dirigenti sbagliati sono gli altri. E più sbagliati di tutti sono quelli che fanno qualcosa, magari per disperazione o senso civico, della comunità: dai Comitati della Terra dei fuochi ai disoccupati, ai ricostruttori di brandelli di una storia prostituita al più forte, ai tarantini saturi di veleni, che chiedono conto all’avvelenatore e sono rimproverati per attentato all’economia; alle associazioni contro il racket che verrebbero inquinate dal protagonismo dei “professionisti dell’antimafia” (vuoi mettere la discrezione dei professionisti della mafia?).
Chi fa, certo, rischia di sbagliare. Ma ci prova. Loro, non facendo, hanno sempre ragione a posteriori. Ma soffrono di strabismo: mai una parola per segnalare che hanno rubato al Sud i soldi europei; gli hanno tolto risorse per l’università, la salute, il lavoro, i trasporti, tanto che c’è chi sta pensando di tornare al mulo (se lo scoprono, gli fottono pure quello). Ma se qualcuno reagisce, loro non guardano la prepotenza dell’oppressore, ma la volgarità dell’oppresso che strilla. Proprio mentre ascoltavano Mozart! E dai!

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