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Gomorra chiede il pizzo a Gomorra. E la “mission” educativa?

Ricordo qualche tempo fa le forti perplessità che proprio dalle pagine di questo blog esprimevo a proposito della fiction “Gomorra”.

Non ho mai creduto che la mitizzazione del fenomeno criminale avesse qualcosa di educativo ed ho sempre creduto, al contrario, all’effetto emulazione, più che di condanna.

Tanto che ascoltavo in treno, tra passeggeri non napoletani, commenti sui personaggi della fiction, col capoclan in galera elevato a misericordioso benefattore.

Il direttore del Corriere del Mezzogiorno, sostenne che la fiction era un prodotto napoletano e glocal e andava difeso. Iinutile far finta di non vedere il marcio che c’era a Scampia (sic!).

Insomma w la fiction di denuncia che diventava addirittura di inchiesta.

Se non fosse che oggi si scopre che i rappresentanti della produzione di Gomorra avrebbero pagato, secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano: una somma ulteriore rispetto a quella pattuita da contratto per girare alcune scene a Torre Annunziata (Napoli), in un’abitazione di proprietà di uno dei parenti del boss (Gallo, ndr). Per le riprese avvenute lo scorso anno, infatti, la società di produzione Cattleya aveva individuato come location l’abitazione di Francesco Gallo a parco Penniniello a Torre Annunziata, usata come casa della ‘famiglia Savastano’, protagonista della serie.

Arrestati gli estorsori.

Traduciamo la vicenda in maniera dozzinale e superficiale, stando ovviamente al racconto effettuato dalla stampa. La produzione decide di girare la fiction a Napoli ed in provincia. Ora, quante case ci saranno tra Napoli e provincia che avrebbero potuto fungere da set? In ogni caso sceglie di rivolgersi al parente di un boss per chiedergli in prestito l’abitazione come scenario di “casa Savastano”.

Ora volete dirmi che era l’unica in grado di svolgere questa funzione? Mi risponderete che non vi aspettavate proprio che si trattasse della casa di un parente del boss. Risposta accettabile. Ma non ve ne siete neanche accorti quando è stato chiesto un surplus sul pattuito (pagato, secondo gli inquirenti)?

Mi direte che si tratta di business. Ma per favore non venitemi più a parlare di funzione sociale ed educativa, o peggio ancora di denuncia di Gomorra, che ha solo gettato una cortina di fumo di clichè e pregiudizi su un quartiere che ha tante storie virtuose ed oneste da raccontare.

La lotta alla mafia non è nè spettacolo nè business. E’ impegno e passione. Come quella di Giancarlo Siani, o Peppino Impastato che hanno rappresentato un esempio virtuoso di appartenenza alla propria terra.

 

 

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