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Il Brigantaggio? Una questione interna tra “terroni”

Lo ripeto per l’ennesima volta a chi mi scrive, definendomi “neobobbonico” con l’intento di offendermi. Non mi offendo. Ma, giusto per completezza dell’informazione, non sono monarchico e neppure neoborbonico. Al massimo neoangioino, o neogreco. Anche neonormanno, neospagnolo. E così via.

Ma proprio per questo, visto che i professoroni con la patente hanno a disposizione testate nazionali e la tv di stato, nel mio piccolo intendo dar voce a chi da anni, FONTI alla mano, documenti e specializzazioni in archivistica nel curriculum, proprio come il professor Gennaro de Crescenzo, presidente dell’associazione culturale neoborbonica (fondata dal mitico Riccardo Pazzaglia, che chiaramente disse “avremmo potuto chiamarci anche neogreci o neoangioini”, ma i professori e i direttori con la patente guardano il dito e non la luna) va scrivendo.

Perchè onestamente a me pare che il presente, ovvero il seguito deli accadimenti che viviamo, sia più coerente con quanto scrive De Crescenzo che i professori con la patente. Soprattutto quando si sostiene che il brigantaggio altro non fu che una contesa interna ai meridionali, decisa dall’arbitro Cialdini:

Il prof. A. Barbero, docente di storia medioevale (mille anni circa) ma da un paio di anni diventato esperto di storia del risorgimento, ospite di Rai Educational Storia, con il suo consueto stile ha definito “frottole” le tesi esposte in questi anni dai neoborbonici nati, secondo lui, come risposta alla Lega Nord (nessuna osservazione da parte sua sul fatto -pure banale da osservare- che la Lega Nord sia stato e sia una partito anche di governo nazionale e il movimento neoborbonico un diffusissimo e attivissimo ma semplice movimento culturale). Dose rincarata e stile confermato in un’intervista ad un sito internet quando ha dichiarato che chi sostiene
tesi come quelle dell’invasione piemontese, dei briganti-eroi-difensori o delle positive condizioni economiche delle Due Sicilie diffonde “frottole così grosse che c’è da vergognarsi perfino di doverle discutere, e che ci possa essere qualcuno che ci crede”… Sempre nella stessa trasmissione, poi, e con un giudizio storiograficamente non del tutto approfondito, dopo aver collocato Pontelandolfo in Lucania (!), ha definito la tragica e complessa guerra del “brigantaggio” una guerra di “ricchi contro poveri” e (giuriamo che non stiamo scherzando) “più una guerra del Sud contro il Sud che una guerra del Nord contro il Sud”. Peccato che pochi minuti prima lo stesso Barbero abbia dichiarato che almeno la metà dell’esercito sabaudo era sceso al Sud. Peccato che nessuno abbia avvertito le migliaia di meridionali massacrati e spesso anche decapitati (cfr., tra gli altri, i documenti dell’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano) che quei circa 200.000 soldati con accento piemontese erano venuti dalle nostre parti solo per dividere quei litigiosissimi terroni. Pare, però, che un nuovo filone di ricerca stia per dimostrare che molti di quei “briganti” si siano semplicemente suicidati (vi terremo aggiornati) con buona pace di chi davvero ha speso la sua vita tra quei documenti (in testa il colonnello C. Cesari) intuendo che si trattò di una guerra fondamentalmente caratterizzata da motivazioni politico-legittimiste. Insomma: il solito Barbero e la solita Rai che concede ad un prof. di storia medioevale uno spazio notevole per parlare di storia del risorgimento (saremmo curiosi di chiedere a Barbero quali ricerche abbia effettuato sul tema a parte la -breve- parentesi di Fenestrelle) senza un minimo contraddittorio (minimo sindacale di correttezza se si invitano interlocutori così polemici) e con libertà di offendere a destra e a manca e (magari fra qualche giorno) di lamentarsi con intere paginate delle proteste di chi si è sentito offeso. In sostanza, però, un’altra dimostrazione della “inquietudine” della cultura ufficiale di fronte al diffondersi della verità storica (come ammesso dagli stessi Galli Della Loggia…).

 

E si continua a negare un contraddittorio e quindi una storia finalmente condivisa. E si continua a mostrare un paese d’orientamento manicheo, da una parte i buoni e dall’altro i cattivi. Non è da tutti del resto confrontarsi col passato e diventare grandi. Soldato Blu, ad esempio, in Italia, sarebbe un film “suddista e neobobbonico”.

Oh giusto una precisazione la scelta del titolo del blog è proprio un dispetto ed una provocazione a chi ritiene i làzzari esseri privi di cervello ed intelletto. Come quelli che pretendono di  educare il popolo, istruirlo e conoscerne le esigenze pur avendo la puzza sotto al naso, tenendosi sempre qualche gradino sopra. Ben distanti.

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