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Il “cappotto” del nuovo shuttle europeo è made in Campania

Mi ha molto appassionato ieri il lancio in orbita ,in diretta televisiva, di quello che viene considerato il nipote europeo dello statunitense shuttle, un modulo prototipo che aprirà la strada a sistemi di rientro riutilizzabili, che svolgeranno diverse attività nello spazio “vicino” al nostro pianeta: recupero di detriti, ad esempio, o il trasporto di rifornimenti e astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

L’Italia è stata un partner fondamentale del progetto, come Urbi et Orbi hanno riferito nei collegamenti, specificando tuttavia che il cuore dell’attore italiano batteva a Torino per la progettazione. Vero, ma nessuno in tv ha ricordato che una componente fondamentale di IXV è stato sviluppato al Cira di Capua. Fondamentale perchè garantisce il riutilizzo di futuri veicoli  destinati al volo orbitale e suborbitale.

Ciò vede l’Italia al primo posto in Europa, grazie ai contributi dell’Agenzia spaziale italiana, del Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira) di Capua, che ha, tra le altre cose, qualificato il sistema di protezione termica della navetta e dell’industria nazionale, con Thales Alenia Space Italia prime contractor di un programma che coinvolge 40 partner europei. A loro si aggiunge il centro di controllo Altec, che ha seguito da Torino l’intera missione. (Fonte: formiche.net)

 

La Campania ha una lunga tradizione aerospaziale, nonostante lo scippo compiuto nel 2012 da alcune forze politiche di verde vestite che, attraverso una fusione societaria, spostarono la sede di Alenia a Varese.

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