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Il “Leone di Vetro”, il film: come il Veneto fu ceduto all’Italia. Il regista? Un napoletano.

Si intitola “Il Leone di Vetro” e se vivete a Sud di Roma non lo vedrete mai. E’ un film che racconta le vicende storiche del Veneto che divenne italiano con il plebiscito del 1866. Il regista? Un napoletano alla prima esperienza con un lungometraggio: Salvatore Chiosi. La pellicola sarà presentata nello spazio della Regione Veneto al festival di Venezia

Ambientato nel 1866 il film narra, per l’appunto, del plebiscito del 22 ottobre che, di fatto, sancirà l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Attraverso le vicende di due famiglie venete – i Biasin che da generazioni producono e commerciano vino in tutta Europa, e i Querini, aristocratici in decadenza – si racconta il periodo tra la caduta di Venezia per mano di Napoleone e la sua annessione all’Italia.

Una annessione che,proprio come avvenuto l’ex Regno delle Due Sicilie, non fu indolore, ma  traumatica.

“Ho cercato di raccontare una storia scomoda, fuori da qualsiasi intento politico. Il Veneto ha vissuto, nel Risorgimento, molte esperienze simili a quelle del Sud”, chiosa Salvatore Chiosi fornendomi il pretesto per questo gioco di parole.

Gigi di Fiore, storico e giornalista de Il Mattino, nel proprio blog parte proprio dall’esperienza cinematografica del “Leone di Vetro” per raccontare le vicende storiche della Serenissima ed allacciarle alle vicende del Sud:

Il 21 ottobre del 1860 si votò per il plebiscito a Napoli, il 21 ottobre del 1866 si votò nel Veneto. Lì i risultati furono ancora di più da maggioranza bulgara: 641757 sì, solo 69 no e 366 schede nulle. Da ridere. Anche perché, nella Marina austriaca che aveva sconfitto quella italiana a Lissa, i marinai veneti erano la maggioranza

 

Ed ancora:

La cessione del Veneto, due giorni prima del plebiscito, fu sancita in un documento firmato in una camera dell’albergo Europa il 19 ottobre 1866. Un passa mano da farsa, come era già stato nel 1859 per la Lombardia: il Veneto girato dagli austriaci alla Prussia che poi lo passava all’Italia. La fortuna di una Nazione in fasce, sconfitta nelle due battaglie fondamentali di quella guerra (definita con enfasi Terza d’indipendenza), ma ugualmente arricchita di un territorio prezioso. Titolò la “Gazzetta di Venezia”: “Questa mattina, in una camera dell’albergo Europa, si è fatta la cessione del Veneto”Poi, anche in Veneto, un crollo economico, l’emigrazione all’estero di tre milioni di persone.

Sempre secondo la cronaca di Di Fiore la narrazione cinematografica, fortemente identitaria, e che trova terreno fertilissimo in questo momento politico e storico, è stata finanziata e sponsorizzata da imprenditori veneti (la Venicefilm che è la casa produttrice, il consorzio vini veneti e la Regione Veneto.

Auguro al film sorte diversa da quella di “Li Chiamarono Briganti” di Pasquale Squitieri che racconta la storia di Carmine Crocco e Ninco Nanco. Pellicola che come racconta Lorenzo del Boca: “per ammissione unanime dei commentatori, è stato boicottato in modo che lo vedesse il minor numero di persone possibile“. Secondo Wikipedia: il film fu ritirato dalle sale cinematografiche ed è introvabile sia in supporto VHS che DVD. I motivi della sospensione non sono stati resi noti, sebbene i sostenitori parlino di censura.

Come conclude di Fiore sul proprio blog: “Via col Vento non abita in Italia”.

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