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Il Monaldi, San Procolo e la mia personalissima Frittole

Esistono giornate particolari in cui il diaframma sottile che divide categorie e dimensioni geografiche distanti tra di loro, sembra frantumarsi in un unico istante, in un solo posto.

Succede che per una serie di circostanze inaspettate vadano completamente fuori uso il navigatore dell’automobile ed il cellulare, così da trovarmi, irrimediabilmente, senza alcun punto di riferimento e senza alcuna meta precisa. O meglio la meta io ce l’avevo ma ero fuori strada di circa 50 km. Nell’entroterra marchigiano.

Vi confesso che stavo per mettermi a piangere quando all’improvviso un cartello, che per qualsiasi puteolano che si rispetti rappresenta un obbligo morale: chiesa di San Procolo. Una pia illusione, seguita, senza ulteriori interrogativi, per devozione. Ho sempre creduto, infatti,  che Procolo  fosse un santo legato alla tradizione esclusiva dei Campi Flegrei.

Mi sbagliavo. E l’ho imparato soltanto seguendo quella strada sterrata che mi ha condotto in una frazione di un paese sconosciuto e remoto, tale Monte Vidon Combatte, un nome più vicino all’epopea del Signore degli Anelli che ad una località geografica vera e propria.

Fino alla frazione di San Procolo, una manciata di case sparse nella campagna marchigiana su colline e crinali indorati dal grano e baciati dal sole. Non più di una cinquantina di abitanti.
Come Massimo Troisi, avevo trovato la mia Frittole. Una chiesa completamente diroccata e semidistrutta dal recente terremoto, sostituiva il passaggio a livello cinematografico che costrinse al ritorno al 1492, il duo di “Non ci resta che piangere”. Una chiesa sulla cui parete principale campeggiava l’intitolazione a San Procolo.

Ho parcheggiato proprio davanti alla chiesa al termine di un percorso che aveva finito per soccorrermi, dopo essermi perso, con l’evocazione geografica della mia Pozzuoli.

Una signora minuta proprio fuori ad una casa prospiciente la Chiesa è stata il mio “Vitellozzo”.

-Signora mi scusi ma questa è proprio la chiesa di San Procolo?

-Certo, non sa leggere?

-Sì ha ragione, ma io credevo che il santo fosse rigorosamente puteolano..

– Guardi che questa chiesa è qui dal Medioevo …abbiamo anche il busto con la reliquia..vuole vederla?

Io a questa fede feticista onestamente non credo, ma il fatto che  qualcun altro potesse possedere le reliquie del santo “nostro” un po’ mi faceva incazzare.

– Signò ma sicuro che questi frammenti sono del Santo?

Un lungo silenzio ha accompagnato la risposta a quella considerazione da miscredente municipalista.

– Guardi se cerca la via per l’autostrada deve svoltare lì dove c’è la targa del Monaldi.

– Monaldi? Il Monaldi quello dell’ospedale?

Si lui.

 

Insomma, San Procolo, Monaldi che ho sempre creduto napoletano e che invece era nato in quelle campagne da meno di 50 abitanti e che poi aveva insegnato a Napoli fino a diventare senatore e ministro, in una cinquantina di metri quadri un filo oro come il grano univa luoghi distanti 400 chilometri.

E allora mi sono perso ancora di più, per sentirmi più vicino a casa, in questa mia personalissima Frittole.

Ps: la chiesa di San Procolo, pur facendo parte del FAI, è inagibile dallo scorso anno e, con altissima probabilità, rimarrà diroccata fino a quando non provvederanno a salvarla fondi privati. Solo privati.

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