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Il paradosso del ladro che diventa sempre più povero

MAGISTRALE INTERVENTO DI PINO APRILE SUL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 19/2 SULL'ENNESIMO LIBRO SUL SUD MA CONTRO IL SUD... SEGUE TESTO INTEGRALE.<br />"Tutta colpa del Sud" titola il Corriere del Mezzogiorno, per il libro del docente dell'università autonoma di Barcellona, Emanuele Felice, Perché il Sud è rimasto indietro. Finalmente la verità (garantisce l'autore, facendo violenza alla sua modestia) sulla "questione meridionale e sui divari regionali che attualmente manca"! Ci avevano provato altri, in un secolo e mezzo, da monumenti del meridionalismo a stimati specialisti e docenti di oggi (Consiglio nazionale delle ricerche, Ufficio studi Banca d'Italia, Fondo monetario internazionale...). Ma ogni volta che qualcuno può suggerire una responsabilità che non sia del Sud, Felice mostra che sbaglia, è "superato". Perché è "Tutta colpa del Sud", se è rimasto indietro. E basta.<br />Sì, un secolo e mezzo fa un esercito lo invade, senza manco dichiarar guerra; distrugge fabbriche e commerci; massacra la popolazione; provoca una guerra civile che dura anni; deporta decine di migliaia di persone; per rappresaglia cancella intere cittadine dalla faccia della Terra; a Paese ormai unificato, impone una tassa solo agli aggrediti per farsi pagare le spese dell'aggressione; li induce a emigrare a milioni, per la prima volta nella storia; poi, per un secolo e mezzo, si costruisce un Paese unito a chiacchiere e ineguale nei fatti: al Sud meno (o zero) treni, meno (o zero) strade, autostrade, aeroporti, università e assistenza sanitaria.<br />Ma è "Tutta colpa del Sud", che è rimasto indietro; "si allontana" (!!), specie negli anni dei governi liberali e del fascismo, quando lo stato si svena per le industrie del Nord (quelle belliche sovvenzionate; l'Iri per risanarle poi, fallite).<br />Per 128 anni su 153, i governi sono retti da primi ministri non meridionali; tutti i grandi enti, rare le eccezioni, sono in mano a dirigenti del Centro-Nord (Eni, Enel, Telecom, Iri, Agip, Finmeccanica, Ferrovie, Anci, Consob, banche...), con risultati conseguenti: l'Eni svuota di petrolio la Lucania in cambio delle più basse compensazioni del pianeta, su cui mette le mani persino il Veneto, come se il petrolio fosse suo; le Ferrovie investono solo al Nord, con i soldi di tutti, e tagliano treni al Sud; le Fondazioni bancarie impiegano il 93,5 per cento dei fondi raccolti (pure a Sud) lontano dal Sud; Finmeccanica sposta al Nord commesse e centri direzionali che erano al Sud...; persino la Cassa per il Mezzogiorno non ha mai avuto un presidente meridionale.<br />Ma se il Sud è rimasto indietro, è solo per le classi dirigenti meridionali, da bocciare in blocco. Ne deriva l'assoluzione in blocco di quelle del Nord (dubitare di Formigoni, Trota&Cota, Scajola e altri che il mondo ci invidia?). Non solo Il Sud è rimasto indietro, ma si lamenta, incolpa altri. «M'hanno rimasto solo, 'sti quattro cornuti!» (Gassman, I soliti ignoti. Resta inspiegato il paradosso di un Sud "ladro" che più ruba, più lui diviene povero e il derubato ricco).<br />Felice condanna le teorie "assolutorie" del Sud e "accusatorie" contro il Nord (quelle "assolutorie" del Nord sono dogma da un secolo e mezzo: chi vince ha sempre ragione). Non considera manco l'ipotesi che la classe dirigente italiana sia tutta condannabile, se il Paese è malcostruito, squilibrato e astioso. Ma se a dirigerlo, per i 5/6 del tempo, non è stato il Sud, e le strutture di potere e dell'economia sono quasi sempre e quasi tutte in mani nordiche, si vuole almeno sospettare che le responsabilità andrebbero distribuite in proporzione? Come è pensabile che siano tutte addebitabili a chi ha comandato poco e per poco, e così male, da negare a se stesso scuole, strade, aeroporti, treni eccetera fatti altrove? (Al mondo, solo nel Nord d'Italia c'è un aeroporto ogni 50 chilometri; la Lombardia ha 21 centri di cardiochirurgia, più di tutta la Francia).<br />Non troverete, nel libro, una cosa che non sia sbagliata, negativa, disonesta, se meridionale; né una che non sia giusta, positiva, onesta, se nordica. Un mondo perfetto; ma di un altro universo, perché, nel nostro, tutto è sbagliato di un errore minimo e ineliminabile, "la costante di Planck".<br />Sulla minor resa (parliamone) degli studenti meridionali, l'autore tira fuori addirittura l'inclinazione dei terroni al magico: all'irrazionale (lui è abruzzese...). A tali argomenti, non rispondo: infilo spilloni nel pupazzetto. Felice cita Gianfranco Viesti, fra i suoi riferimenti. L'avesse letto, saprebbe che si spendono 5800 euro per uno studente pugliese e 10mila per uno trentino. Ma la Puglia, per rendimento, è una delle prime due regioni italiane e il Trentino una delle ultime due. Magia!<br />I Borbone volevano un popolo ignorante, per tenerlo soggiogato, Felice dice, e riporta i discussi indici di analfabetismo al Sud, 86 per cento, opposti al 45 del Piemonte. Tace sulla percentuale più alta: 90 per cento, nella Sardegna amministrata dal Piemonte, non dai Borbone.<br />E quando il Sud sembra avere un merito, per l'autore vale al contrario. Il Regno delle Due Sicilie era l'unico Paese in cui l'omosessualità non era reato? Una conferma dell'arretratezza del Sud, in cui i gay che altrove rischiavano la galera venivano per turismo sessuale. Mentre oggi il Sud è arretrato, perché "è un mondo basato sul maschilismo e la repressione della diversità". Riassumo: quand'era repressivo il Nord, eravamo arretrati, perché tolleranti; quand'è tollerante il Nord (dice lui), siamo arretrati, perché repressivi. Tanto, che due gay dichiarati sono eletti alla presidenza di importanti Regioni al Sud; mentre al Nord, di (almeno) uno, si sa, ma si finge di non sapere.<br />E dai! Persino nell'Eden di divina fattura c'era un albero con un difetto. Invece, se sopra la linea gotica dilagano corruzione, mazzette, mignotte a spese dei contribuenti, vacanze milionarie gratis e il Trota spende per fatti suoi un po' di soldi pubblici che la Lega non ha investito in diamanti, è perché il Sud sta meridionalizzando il Nord, che ruba per colpa dei terroni.<br />E se dici che il Sud non è e non era il posto del solo male, sei "filoborbonico". È il linguaggio di "filoleghisti" o filomassoni": porta a scrivere che la prima ferrovia d'Italia, la Napoli-Portici, era il "passatempo" dell'aristocrazia o serviva al re per andar al mare. Sì? Su quel treno, dal 1839 al 1857 salirono 15 milioni di passeggeri (Journal des chemins de fer). Tutti bagnini? Le sciocchezze contrapposte ("filoborbonico", "filomassonico" e filoaltro) mirano a sostituire il valore dei dati con quello di chi li propone. Se i fatti sono veri, il colore del filo è ininfluente.<br />Felice sostiene che, al momento dell'Unità, il Sud era molto più povero del Nord: "con tutta probabilità" (cioè sì o no?). Viene smentito, con i suoi stessi dati!, dai professori Vittorio Daniele e Paolo Malanima, del Consiglio nazionale delle ricerche, e da autorevoli specialisti ed enti di ricerca che lui contesta o, vedi il lavoro dell'università di Bruxelles, addirittura ignora (se non lo conosce, male; se lo conosce e tace, peggio). Ancora dieci anni dopo l'Unità e le distruzioni di una lunga guerra, la distanza economica fra Nord e Sud era imparagonabilmente minore di oggi. Ma Felice vuol farci credere che il Sud era sì indietro nel 1860, però sarebbe cresciuto come mai più, proprio in quei dieci anni di campi devastati da eserciti, fabbriche chiuse (si sparò pure sulle maestranze), commesse pubbliche trasferite a Nord, fucilazioni in massa, paesi incendiati, banche svuotate. L'economia meridionale crollò quando 'sto ben di dio finì e da allora andò quasi sempre peggio.<br />E Cristo morì di freddo.<br />Ce n'è pure per me, nel libro. Mi onora, non scherzo, ritrovarmi in compagnia, immeritatamente e fatte le debite proporzioni, di una eletta schiera (da F. S. Nitti a Franco Cassano) ognuno sbagliato per qualcosa. Con Terroni, ebbi togati rimproveri per il paragone fra i nazisti e i bersaglieri che, nel 1861, a Pontelandolfo e Casalduni, nel Beneventano, stuprarono, derubarono e uccisero da 400 a mille, forse molti di più, degli 8mila abitanti. Felice mi concede (come sdebitarmi?) che "il paragone con il massacro nazista a Marzabotto non sembra esagerato" (forse mia moglie ora mi fa rientrare in casa... visto pure il messaggio con cui, a nome dell'Italia, il presidente della Repubblica si scusa con Pontelandolfo, per un massacro "relegato ai margini dei libri di storia". Felice conosce qualcuno che li scrive? Paolo Mieli chiede dal 2003 che se ne parli nei testi di scuola.).<br />Il mio riferimento alle stragi dei khmer rossi in Cambogia, però, gli "appare del tutto fuori luogo", perché tale "manipolazione", falsando "le reali dimensioni delle tragedie, è la precondizione affinché proprio le peggiori tragedie tornino a ripetersi (Boom!) ...non per nulla, fra i 'migliori' manipolatori della storia, si segnalano i nazisti". Rieccomi tale, per rimbalzo cambogiano. Sulla "manipolazione della storia", riconosco la maggiore autorità di Felice Emanuele. Ma io cito i nazisti per le modalità dell'azione, e i khmer rossi perché, come gli italiani a Pontelandolfo, Casalduni e decine di altri paesi, colpirono il loro stesso popolo. Se Felice non l'ha capito, è grave: uno della sua intelligenza! Se l'ha capito, allora la sua osservazione "appare del tutto fuori luogo", perché tale "manipolazione" è "la precondizione, affinché proprio le peggiori tragedie tornino a ripetersi".<br />E si arrivi a dire: "Tutta colpa del Sud", che è rimasto indietro. Facendo tutto da solo. L'avevamo già sentita questa banalità? Mi pare. Da un secolo e mezzo.<br />E se provi a distinguere, per vedere se quel male è davvero assoluto (come a qualcuno conviene che sia) ti vuoi autoassolvere; dar la colpa ad altri. Ma se, a questo modo, fossero proprio quegli altri a volersi autoassolvere?<br />Se tale è il fine, questo è il libro perfetto per quel fine. Non è così che ne verremo fuori. Discutiamo pure a sangue, almeno dopo 150 anni, ma accettando che i conti con la storia non si chiudono mai, come ricorda Paolo Mieli, nel suo più recente libro. Tutto è rivedibile, a partire da quel che scrivo io, ovvio. Altro che "racconto veritiero", "narrazione finalmente coerente" e "tutto diventa chiaro"!<br />Eppoi, Planck ha ragione pure stavolta. Un errore che cambia senso e ragione di un gioiello c'è persino nel libro perfetto di Felice, che inizia con una citazione dalla biografia di Matteo Salvatore (l'Omero contadino del Tavoliere), il cui titolo è La luna aggira il mondo e voi dormite. Frase che la mamma analfabeta di Matteo disse una notte ai suoi figli: non avendo nulla per farli mangiare, li nutriva di poesia. Ma Felice la riporta male, così: La luna gira il mondo e voi dormite. Due lettere in meno, su centinaia di migliaia in 250 pagine; riducono un verso immortale a una banalità.<br />Il dettaglio contiene il tutto. PINO APRILE

Nel giorno del compleanno riporto una serie di riflessioni di Pino Aprile,pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno, che, traendo spunto da “perché il Sud è rimasto indietro” …ne approfitta per togliersi , e toglierci, qualche sassolino dalla scarpa..

Felice condanna le teorie “assolutorie” del Sud e “accusatorie” contro il Nord (quelle “assolutorie” del Nord sono dogma da un secolo e mezzo: chi vince ha sempre ragione). Non considera manco l’ipotesi che la classe dirigente italiana sia tutta condannabile, se il Paese è malcostruito, squilibrato e astioso. Ma se a dirigerlo, per i 5/6 del tempo, non è stato il Sud, e le strutture di potere e dell’economia sono quasi sempre e quasi tutte in mani nordiche, si vuole almeno sospettare che le responsabilità andrebbero distribuite in proporzione? Come è pensabile che siano tutte addebitabili a chi ha comandato poco e per poco, e così male, da negare a se stesso scuole, strade, aeroporti, treni eccetera fatti altrove? (Al mondo, solo nel Nord d’Italia c’è un aeroporto ogni 50 chilometri; la Lombardia ha 21 centri di cardiochirurgia, più di tutta la Francia).
Non troverete, nel libro, una cosa che non sia sbagliata, negativa, disonesta, se meridionale; né una che non sia giusta, positiva, onesta, se nordica. Un mondo perfetto; ma di un altro universo, perché, nel nostro, tutto è sbagliato di un errore minimo e ineliminabile, “la costante di Planck”.

Sulla minor resa (parliamone) degli studenti meridionali, l’autore tira fuori addirittura l’inclinazione dei terroni al magico: all’irrazionale (lui è abruzzese…). A tali argomenti, non rispondo: infilo spilloni nel pupazzetto. Felice cita Gianfranco Viesti, fra i suoi riferimenti. L’avesse letto, saprebbe che si spendono 5800 euro per uno studente pugliese e 10mila per uno trentino. Ma la Puglia, per rendimento, è una delle prime due regioni italiane e il Trentino una delle ultime due. Magia!

I Borbone volevano un popolo ignorante, per tenerlo soggiogato, Felice dice, e riporta i discussi indici di analfabetismo al Sud, 86 per cento, opposti al 45 del Piemonte. Tace sulla percentuale più alta: 90 per cento, nella Sardegna amministrata dal Piemonte, non dai Borbone.
E quando il Sud sembra avere un merito, per l’autore vale al contrario. Il Regno delle Due Sicilie era l’unico Paese in cui l’omosessualità non era reato? Una conferma dell’arretratezza del Sud, in cui i gay che altrove rischiavano la galera venivano per turismo sessuale. Mentre oggi il Sud è arretrato, perché “è un mondo basato sul maschilismo e la repressione della diversità”. Riassumo: quand’era repressivo il Nord, eravamo arretrati, perché tolleranti; quand’è tollerante il Nord (dice lui), siamo arretrati, perché repressivi. Tanto, che due gay dichiarati sono eletti alla presidenza di importanti Regioni al Sud; mentre al Nord, di (almeno) uno, si sa, ma si finge di non sapere.

E dai! Persino nell’Eden di divina fattura c’era un albero con un difetto. Invece, se sopra la linea gotica dilagano corruzione, mazzette, mignotte a spese dei contribuenti, vacanze milionarie gratis e il Trota spende per fatti suoi un po’ di soldi pubblici che la Lega non ha investito in diamanti, è perché il Sud sta meridionalizzando il Nord, che ruba per colpa dei terroni.

E se dici che il Sud non è e non era il posto del solo male, sei “filoborbonico”. È il linguaggio di “filoleghisti” o filomassoni”: porta a scrivere che la prima ferrovia d’Italia, la Napoli-Portici, era il “passatempo” dell’aristocrazia o serviva al re per andar al mare. Sì? Su quel treno, dal 1839 al 1857 salirono 15 milioni di passeggeri (Journal des chemins de fer). Tutti bagnini? Le sciocchezze contrapposte (“filoborbonico”, “filomassonico” e filoaltro) mirano a sostituire il valore dei dati con quello di chi li propone. Se i fatti sono veri, il colore del filo è ininfluente.

Felice sostiene che, al momento dell’Unità, il Sud era molto più povero del Nord: “con tutta probabilità” (cioè sì o no?). Viene smentito, con i suoi stessi dati!, dai professori Vittorio Daniele e Paolo Malanima, del Consiglio nazionale delle ricerche, e da autorevoli specialisti ed enti di ricerca che lui contesta o, vedi il lavoro dell’università di Bruxelles, addirittura ignora (se non lo conosce, male; se lo conosce e tace, peggio). Ancora dieci anni dopo l’Unità e le distruzioni di una lunga guerra, la distanza economica fra Nord e Sud era imparagonabilmente minore di oggi. Ma Felice vuol farci credere che il Sud era sì indietro nel 1860, però sarebbe cresciuto come mai più, proprio in quei dieci anni di campi devastati da eserciti, fabbriche chiuse (si sparò pure sulle maestranze), commesse pubbliche trasferite a Nord, fucilazioni in massa, paesi incendiati, banche svuotate. L’economia meridionale crollò quando ‘sto ben di dio finì e da allora andò quasi sempre peggio.
E Cristo morì di freddo.

Ce n’è pure per me, nel libro. Mi onora, non scherzo, ritrovarmi in compagnia, immeritatamente e fatte le debite proporzioni, di una eletta schiera (da F. S. Nitti a Franco Cassano) ognuno sbagliato per qualcosa. Con Terroni, ebbi togati rimproveri per il paragone fra i nazisti e i bersaglieri che, nel 1861, a Pontelandolfo e Casalduni, nel Beneventano, stuprarono, derubarono e uccisero da 400 a mille, forse molti di più, degli 8mila abitanti. Felice mi concede (come sdebitarmi?) che “il paragone con il massacro nazista a Marzabotto non sembra esagerato” (forse mia moglie ora mi fa rientrare in casa… visto pure il messaggio con cui, a nome dell’Italia, il presidente della Repubblica si scusa con Pontelandolfo, per un massacro “relegato ai margini dei libri di storia”. Felice conosce qualcuno che li scrive? Paolo Mieli chiede dal 2003 che se ne parli nei testi di scuola.).

Il mio riferimento alle stragi dei khmer rossi in Cambogia, però, gli “appare del tutto fuori luogo”, perché tale “manipolazione”, falsando “le reali dimensioni delle tragedie, è la precondizione affinché proprio le peggiori tragedie tornino a ripetersi (Boom!) …non per nulla, fra i ‘migliori’ manipolatori della storia, si segnalano i nazisti”. Rieccomi tale, per rimbalzo cambogiano. Sulla “manipolazione della storia”, riconosco la maggiore autorità di Felice Emanuele. Ma io cito i nazisti per le modalità dell’azione, e i khmer rossi perché, come gli italiani a Pontelandolfo, Casalduni e decine di altri paesi, colpirono il loro stesso popolo. Se Felice non l’ha capito, è grave: uno della sua intelligenza! Se l’ha capito, allora la sua osservazione “appare del tutto fuori luogo”, perché tale “manipolazione” è “la precondizione, affinché proprio le peggiori tragedie tornino a ripetersi”.
E si arrivi a dire: “Tutta colpa del Sud”, che è rimasto indietro. Facendo tutto da solo. L’avevamo già sentita questa banalità? Mi pare. Da un secolo e mezzo.
E se provi a distinguere, per vedere se quel male è davvero assoluto (come a qualcuno conviene che sia) ti vuoi autoassolvere; dar la colpa ad altri. Ma se, a questo modo, fossero proprio quegli altri a volersi autoassolvere?

Se tale è il fine, questo è il libro perfetto per quel fine. Non è così che ne verremo fuori. Discutiamo pure a sangue, almeno dopo 150 anni, ma accettando che i conti con la storia non si chiudono mai, come ricorda Paolo Mieli, nel suo più recente libro. Tutto è rivedibile, a partire da quel che scrivo io, ovvio. Altro che “racconto veritiero”, “narrazione finalmente coerente” e “tutto diventa chiaro”!

Eppoi, Planck ha ragione pure stavolta. Un errore che cambia senso e ragione di un gioiello c’è persino nel libro perfetto di Felice, che inizia con una citazione dalla biografia di Matteo Salvatore (l’Omero contadino del Tavoliere), il cui titolo è La luna aggira il mondo e voi dormite. Frase che la mamma analfabeta di Matteo disse una notte ai suoi figli: non avendo nulla per farli mangiare, li nutriva di poesia. Ma Felice la riporta male, così: La luna gira il mondo e voi dormite. Due lettere in meno, su centinaia di migliaia in 250 pagine; riducono un verso immortale a una banalità.
Il dettaglio contiene il tutto.
PINO APRILE
 

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