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Il partigiano meridionalista Guido Dorso

« No, il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile… »( Da La rivoluzione meridionale)

Non molti sanno che all’interno del movimenti di resistenza al nazifascismo, v’erano alcuni importanti meridionalisti. Uno di essi, è Guido Dorso. Uno di quelli che credeva nel meridionalismo come completamento, nell’equità e nella giustizia, della unità nazionale. Anche Dorso, come tanti meridionalisti di oggi che militano in partiti nazionali, s’accorse però delle forti resistenze nei partiti nazionali ad una reale risoluzione della cosiddetta questione meridionale.

Alcuni estratti da wikipedia:

La sua famiglia apparteneva a quella piccola borghesia legata al mondo impiegatizio che, ormai, non credeva più nell’unificazione nazionale e nei benefici che avrebbe potuto .ricavarvi.

Il vero e proprio esordio di Dorso si deve però far risalire alla collaborazione col foglio interventista “Il Popolo d’Italia“, il quotidiano fondato da Benito Mussolini. Una collaborazione breve, fatta in tutto da soli otto articoli, scritti tutti tra il 1º gennaio e il 26 maggio 1915. Nel settembre dello stesso anno, fu chiamato alle armi per prendere parte alla prima guerra mondiale, interrompendo, in questo periodo, la sua collaborazione ai giornali. Quest’ultima riprende solo nel 1919, quando Dorso comincia la pubblicazione del settimanale “Irpinia Democratica“, di cui vedono la luce però solo i primi quattro numeri, finché nel 1923, Dorso non diventa direttore del settimanale “Corriere dell’Irpinia“.

Dalle pagine di quest’ultimo, Dorso contesta duramente il Fascismo, ed i suoi articoli suscitano l’interesse di Piero Gobetti, che nel giugno del 1923 lo invita a collaborare alla sua rivista “La Rivoluzione Liberale”. Delle riflessioni partorite durante questa fase, è frutto il suo più celebre saggio “La rivoluzione meridionale” nel quale Dorso auspicava per il meridione, la nascita di una nuova classe dirigente di severo rigore morale. Per la nascita dei cosiddetti “Gruppi Liberali”, che dovevano rappresentare un momento di aggregazione politica del giornale torinese, Dorso ebbe l’incarico di scriverne l’articolo programmatico curando una nuova rubrica dal titolo “Vita meridionale” e da cui nacque un breve saggio, l'”Appello ai meridionali“.

Nel 1938 si impegna per una ricerca sistematica per un’ampia biografia di Mussolini, di cui vedono la luce però solo i primi capitoli. Con la caduta del regime fascista nel 1943, Dorso torna all’attivismo politico intervenendo con una quindicina di articoli su diversi giornali.

Successivamente si iscrive al Partito d’Azione, riprendendo con nuovo vigore l’idea della necessità della formazione della nuova classe dirigente meridionale, in grado di sostituirsi ad uno Stato burocratico accentratore temporaneamente in crisi. L’adesione al partito fu comunque caratterizzata da alti e bassi. Di questi anni è la memorabile “Relazione sulla questione meridionale“, pronunciata a Cosenza il 6 agosto 1944, durante il primo Congresso del Partito d’Azione.

Nel dicembre dello stesso anno per iniziativa di Dorso e del Partito d’Azione, si tiene a Bari il primo “Convegno di studi sui problemi del Mezzogiorno“, cui Dorso partecipa con un saggio sulla classe dirigente meridionale. Dal luglio al dicembre 1945 dirige il quotidiano l’Azione, pubblicando alcuni importanti articoli che più tardi vengono da lui stesso raccolti col titolo L’occasione storica, e nei quali Dorso afferma la necessità di cogliere al volo l’opportunità fornita dalla storia di far nascere la nazione, completando il risorgimento, dopo quello della conquista regia.

Nel dicembre del 1945 si dimette dal Partito d’Azione in seguito alla constatazione del venir meno dell’impegno meridionalistico. Alle prime elezioni della neonata Repubblica Italiana, il 2 giugno 1946, si presenta a capo di una lista di Alleanza Repubblicana, la quale include molti dei meridionalisti campani e pugliesi, ma che non ottiene un numero sufficiente di voti l’ingresso in parlamento. Gli viene offerta la direzione de “La Nazione” di Firenze, ma è costretto a rinunciarvi a causa del peggiorare delle sue condizioni di salute. Muore a causa di uno scompenso cardiaco.

Proprio il dissenso di Guido Dorso, che non fu l’unico a mostrarne verso un partito nazionale, credo debba essere tenuto in gran considerazione. E’ questo il punto che mi preme sottolineare. Esiste ancora la possibilità di un meridionalismo entro i confini dei partiti nazionali esistenti?

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