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Il Sud ancora patria del familismo amorale. E il Corriere del Mezzogiorno si indigna.

Sono anni che denunciamo sui social network e tra queste pagine una tendenza all’induzione alla minorità o ad una rappresentazione distorta dela realtà, superata dalle moderne teorie sociologiche ed antropologiche, nei confronti del Sud. Ma tant’è, se accade sui libri di scuole nessuno se ne frega e si continuano a formare alunni dalle tendenze fortemente lombrosiane.

Oggi perfino il Corriere del Mezzogiorno (proprio quello che fino all’anno scorso definiva “suddista” e “bobbonico” chiunque denunciava queste “tendenze”) si indigna.

Il fatto: due giorni fa sullapagina Facebook di Briganti, una studentessa denunciava quanto un manuale pubblicato dalle Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori dedica alla questione meridionale:

«… sul tronco di una differenza di sviluppo economico hanno preso forma una organizzazione sociale ed una identità civile profondamente diverse da quelle delle regioni centro – settentrionali. Esse sono dominate da un individualismo diffidente, nel quale gli interessi della famiglia o del clan si antepongono e, inevitabilmente, si contrappongono a quelli dello stato e della collettività nazionale. Su questo sottofondo pesano gli intrecci clientelari e la pervasività della violenza come pratica diffusa e sostanzialmente accettata per la risoluzione dei conflitti, sul cui tronco sono sorte associazioni criminali di dimensioni gigantesche».

Quanto tanti di noi pensano o scrivono in merito a queste idiozie, le cui conseguenze denunciamo quotidianamente per il riverbero che generano nell’opinione pubblica ed i media lo sapete, riporto dunque le dichiarazioni raccolte dal giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Geremicca.

Gabriella Gribaudi, storica dichiara:

«È pazzesco e mi stupisce che studiosi di quella levatura si prestino a riproporre considerazioni ispirate ad una sorta di antropologia razzista che era in voga all’inizio del Novecento». La storica aggiunge: «La tesi del familismo amorale, poi, che fu introdotta dal sociologo Banfield nel 1958, è stata oggi ampiamente rivista. Se si vuole proprio insistere su questo tema, allora almeno si dia retta a Paul Ginsborg, che estese la categoria del familismo agli italiani tout court, non ai soli meridionali»

Lo storico Galasso, da sempre schierato contro la “retorica terronista” oggi aggiunge:

«Mi sembra ci si trovi al cospetto della stanca ripetizione di quel modello del familismo amorale che alcuni superficiali sociologi ed antropologi hanno attribuito al sud e su questa via è inevitabile che si cada in semplificazioni banali, per quanto orecchiabili, che certamente non aiutano a capire i fenomeni storici complessi».

Speriamo che costoro, Corriere del Mezzogiorno compreso, comprendano, come noi, che se da anni certi testi,mai corretti e su cui nessuno ha mai sollevato polemiche, hanno formato studenti, la lunga eco è giunta fino ad oggi generando tutto quel razzismo e quella discriminazione territoriale, latente e patente che incide in molteplici aspetti delle nostre vite quotidiane.Diventando storia minima.

Il caso del libro di testo citato non è l’unico in realtà (avevo segnalato già “Facciamo Geografia” edito sempre da Mondadori), tanto che una scuola di Battipaglia, intervistata dal periodico Il Brigante, contestò con un video il proprio testo scolastico “Chiedi alla Storia”, scritto da Franco Amerini e Roberto Roveda, edito, anche in questo caso, da Bruno Mondadori.

 E oggi pure un figlio della meneghina RCS se ne accorge, la storia siamo noi, adesso.

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